Stai più attenta la prossima volta
Alessandra guidava lungo la statale deserta, con la radio a tutto volume e la testa persa nei suoi pensieri. Aveva 35 anni, un matrimonio finito da un paio d’anni e due bambini che le succhiavano via ogni briciolo di energia. Non era proprio il momento di litigare con chiunque, figuriamoci con un poliziotto. Ma quella sera, tornando da un’uscita con un’amica, aveva premuto un po’ troppo sull’acceleratore. Le tette abbondanti, che a malapena stavano dentro la maglietta scollata, sobbalzavano a ogni buca della strada. Era stanca, voleva solo arrivare a casa e buttarsi sul divano.
Improvvisamente, nello specchietto retrovisore, apparvero le luci blu. “Cazzo, ci mancava solo questo,” borbottò tra sé, accostando sul bordo della strada. Un poliziotto scese dalla gazzella, alto, spalle larghe, con la classica aria da macho che ti guarda come se fossi già in torto. Si avvicinò al finestrino con passo deciso, la torcia in mano. Alessandra abbassò il vetro, cercando di fare un sorriso di circostanza.
“Buonasera, signora. Ha idea di quanto stava andando?” La voce di lui, Luca, 39 anni, era ferma, ma c’era qualcosa nei suoi occhi, un guizzo che non sembrava solo professionale. Alessandra lo notò subito, ma fece finta di niente.
“Ehm, non proprio… forse un po’ troppo veloce?” rispose, con un tono che sperava fosse abbastanza remissivo da evitarsi rogne.
“Scenda dall’auto, per favore. E spenga il motore,” disse lui, senza nemmeno guardarla in faccia. Alessandra sospirò, obbedì e uscì dall’auto, incrociando le braccia sotto il petto. Notò che Luca la squadrava, il suo sguardo che scivolava sulla scollatura per un secondo di troppo. E poi, abbassando gli occhi, vide qualcosa che la fece quasi ridere: un’erezione evidente, che premeva contro i pantaloni della divisa. “Ma dai,” pensò, “questo è eccitato sul serio?”
“Venga con me nella gazzella, dobbiamo controllare i documenti,” disse lui, indicando il veicolo parcheggiato poco più avanti. Alessandra alzò un sopracciglio, ma non protestò. Non aveva voglia di fare storie, e in fondo cosa poteva succederle? Salì sul sedile posteriore come le aveva indicato, mentre Luca chiudeva la portiera dietro di lei e si sedeva accanto. L’odore di sudore e colonia economica riempiva l’abitacolo, e la tensione iniziò a montare.
“Mi dia la patente,” disse lui, ma invece di aspettare una risposta, si avvicinò. Troppo. Alessandra sentì il cuore accelerare, un misto di fastidio e curiosità. “Senti, non possiamo fare in fretta? Devo tornare a casa, ho i bambini che mi aspettano,” provò a dire, ma la voce le uscì meno convinta di quanto avrebbe voluto. Luca la guardò, un sorrisetto sul volto.
“Tranquilla, non ci vuole molto,” rispose, e senza preavviso le mise una mano sulla coscia, appena sotto l’orlo della gonna. Alessandra si irrigidì, ma non si mosse. “Che cazzo stai facendo?” chiese, con un tono che voleva essere indignato ma che tradiva una certa incertezza. Dentro di sé, una parte minuscola e inconfessabile si chiedeva cosa sarebbe successo se non l’avesse fermato.
“Shh, stai buona,” mormorò lui, mentre la mano scivolava più in alto, sotto la gonna, fino a sfiorare le mutandine. Alessandra trattenne il respiro, combattuta. Da una parte voleva schiaffeggiarlo e urlare, dall’altra… era da tanto che nessuno la toccava così. La sua vita era un deserto di responsabilità, e quel gesto, per quanto sbagliato, le stava risvegliando qualcosa che aveva sepolto da anni.
Luca non perse tempo. Con un movimento deciso, le afferrò le mutandine e le strappò via, facendola sobbalzare. “Ma sei fuori?” sbottò lei, ma la sua protesta si spense in un gemito quando lui iniziò a toccarla, le dita che esploravano senza delicatezza ma con una sicurezza che la fece tremare. “Cazzo, sei già bagnata,” ridacchiò lui, e Alessandra arrossì, odiandosi per come il suo corpo stava rispondendo.
I preliminari furono lunghi, quasi estenuanti. Luca le allargò le cosce con le mani, spingendola a sedersi meglio sul sedile posteriore, la gonna ormai arrotolata sui fianchi. Le sue dita si muovevano con ritmo, dentro e fuori, mentre con il pollice le strofinava il clitoride. Alessandra cercava di non guardarlo, ma ogni tanto i loro occhi si incrociavano, e lei vedeva quella smorfia di soddisfazione sul volto di lui. “Ti piace, eh?” le sussurrò, e lei non rispose, mordendosi il labbro per non dargli la soddisfazione di un sì. Ma i suoi fianchi si muovevano da soli, assecondando il tocco. Lui si chinò su di lei, le labbra che sfioravano il collo, lasciando una scia di piccoli morsi. L’odore del suo sudore era forte, ma in qualche modo eccitante, e Alessandra si ritrovò a stringergli la spalla con una mano, come per chiedergli di continuare.
Dopo un po’, Luca si tirò indietro, slacciandosi la cintura dei pantaloni. “Girati,” ordinò, la voce roca. Alessandra esitò per un istante, ma poi obbedì, mettendosi a quattro zampe sul sedile, le mani appoggiate allo schienale. Sentiva il cuore batterle all’impazzata, un misto di paura e desiderio che non riusciva a razionalizzare. Lui le sollevò la gonna completamente, esponendo il suo culo tondo e pieno, e lei lo sentì armeggiare con i pantaloni. Poi, senza preavviso, sputò sulle dita e le passò tra le sue natiche, preparandola. “Rilassati,” le disse, e Alessandra chiuse gli occhi, stringendo i denti.
Quando la penetrò, fu lento ma deciso. Alessandra emise un gemito soffocato, il dolore che si mescolava a una sensazione di pienezza che non provava da troppo tempo. Luca si muoveva con colpi profondi, tenendole i fianchi con le mani, le dita che affondavano nella carne. “Cazzo, sei stretta,” grugnì lui, e lei non rispose, troppo concentrata a respirare e a non cedere del tutto. Il sedile cigolava sotto il loro peso, l’odore di sesso e sudore che riempiva l’abitacolo. Ogni spinta di lui era accompagnata da un suono umido, e Alessandra sentiva il sudore scenderle lungo la schiena, sotto la maglietta.
“Ti piace così, vero?” le chiese lui, rallentando per un momento, come per farla parlare. “Fottiti,” rispose lei tra un respiro e l’altro, ma la voce era spezzata, e lui rise piano, aumentando il ritmo. Alessandra sentiva il calore crescerle dentro, il piacere che montava nonostante tutto. Le sue tette ballonzolavano a ogni colpo, sfregando contro il tessuto della maglietta, e lei si aggrappò allo schienale con più forza, i gemiti che le sfuggivano senza controllo.
Dopo un po’, Luca si fermò, uscendo da lei con un movimento lento. “Girati, ora finisci tu,” disse, sedendosi sul sedile con le gambe divaricate, il membro lucido e duro davanti a lei. Alessandra lo guardò per un secondo, il respiro corto, poi si inginocchiò tra le sue gambe, sul pavimento della gazzella. Non c’era spazio per pensare, solo per agire. Lo prese in bocca, sentendo il sapore salato sulla lingua, e iniziò a succhiare, la testa che si muoveva su e giù. Luca le mise una mano tra i capelli, guidandola, ma non con forza. “Cazzo, sì, così,” mormorò, la voce tesa. Lei lo sentiva pulsare contro il palato, e aumentò il ritmo, le labbra strette intorno a lui. I suoni erano osceni, umidi, e l’odore del suo sesso le riempiva le narici.
Non ci volle molto. Luca emise un grugnito profondo, stringendole i capelli per un istante, e poi venne, caldo e abbondante, direttamente in gola. Alessandra deglutì, senza pensarci troppo, e si tirò indietro, passandosi una mano sulla bocca. Lui la guardò, ansimando, un sorrisetto soddisfatto sul volto. “Stai più attenta la prossima volta, troia,” disse, con un tono che era mezzo serio e mezzo ironico, mentre si ricomponeva e richiudeva i pantaloni.
Alessandra non rispose, si sistemò la gonna come meglio poteva, senza mutandine, e scese dalla gazzella senza guardarlo. Tornò alla sua auto, il cuore ancora a mille, ma con una strana calma dentro. Mise in moto e ripartì, senza voltarsi indietro.
