Racconti Piccanti
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Al cinema

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27 Marzo 2026·3 min di lettura

Eravamo al cinema, in una di quelle sale multisala quasi vuote del pomeriggio infrasettimanale. Avevamo scelto l’ultima fila in alto, quella che nessuno occupa mai perché è troppo in fondo. Il film era iniziato da una ventina di minuti: un thriller noioso, con luci basse e dialoghi lunghi. Intorno a noi c’erano solo una decina di persone sparse, tutte concentrate sullo schermo.

Tu eri seduta alla mia destra, con la testa appoggiata sulla mia spalla. Io avevo il braccio intorno a te. All’inizio era solo una carezza innocente sulla tua coscia, sopra i jeans. Poi la mia mano è scesa più giù, tra le tue gambe, premendo piano sul tessuto. Ti sei mossa leggermente, aprendo un po’ le cosce senza dire niente.

Ho slacciato il bottone dei tuoi jeans con una mano sola, lentamente. La zip è scesa con un rumore quasi impercettibile, coperto dal suono del film. Hai alzato il bacino di pochissimo per aiutarmi mentre facevo scivolare i jeans e le mutandine appena sotto il sedere, quel tanto che bastava.

Le mie dita sono scivolate subito tra le tue labbra. Eri già bagnata, calda e scivolosa. Ho iniziato ad accarezzarti con movimenti lenti, circolari sul clitoride, sentendolo gonfiarsi sotto il tocco. Tu hai trattenuto il respiro e ti sei morsa il labbro, cercando di restare immobile.

Dopo qualche minuto ti sei girata verso di me. Senza una parola, hai abbassato la testa sul mio grembo. Ho aperto velocemente la cintura e i pantaloni, liberando il cazzo già duro. Tu l’hai preso in mano, l’hai accarezzato un paio di volte, poi hai aperto le labbra e l’hai preso in bocca.

Era caldo, umido e stretto. Hai iniziato lentamente, solo con la punta, leccandola piano con la lingua mentre la mano continuava a muovere la base. Poi hai preso più profondità, facendo scivolare le labbra lungo tutta l’asta, fino a sentirti la gola. Succhiavi con calma, con movimenti lenti e profondi, come se avessimo tutto il tempo del mondo.

Il suono era minimo: solo leggeri rumori umidi che si perdevano tra gli effetti sonori del film. Ogni tanto alzavi un po’ la testa per respirare dal naso, poi tornavi giù, prendendolo più a fondo. La tua lingua lavorava sotto, premendo sulla vena, girando intorno alla cappella quando uscivi quasi del tutto.

Io tenevo una mano tra i tuoi capelli, accarezzandoli dolcemente, senza spingere. Con l’altra mano continuavo a toccarti tra le gambe, le dita che scivolavano dentro e fuori dalla tua fica bagnata, sincronizzandosi con il ritmo della tua bocca.

Sentivo il piacere salire piano ma inesorabile. Tu lo percepivi dal modo in cui il mio cazzo pulsava più forte. Hai accelerato leggermente, succhiando con più intensità, la testa che si muoveva su e giù con movimenti brevi e regolari. La saliva ti colava lungo la mano mentre mi masturbavi e succhiavi allo stesso tempo.

Ero vicinissimo. Ti ho stretto piano i capelli per avvertirti. Tu non ti sei tirata indietro. Anzi, hai preso il cazzo più a fondo possibile e hai iniziato a succhiare con forza, la lingua che premeva forte sotto la punta.

Quando sono venuto, ho dovuto mordermi il labbro per non fare rumore. Fiotti caldi e abbondanti ti hanno riempito la bocca. Tu hai continuato a succhiare piano, ingoiando tutto senza lasciarne uscire nemmeno una goccia, le guance che si incavavano leggermente per succhiare fino all’ultima stilla.

Solo quando hai sentito che avevo finito, hai tirato fuori lentamente il cazzo, l’hai leccato con cura per pulirlo, e l’hai rimesso dentro i pantaloni. Poi ti sei rialzata con naturalezza, ti sei sistemata i jeans e ti sei appoggiata di nuovo contro di me, come se niente fosse successo.

Ti ho baciato i capelli e ti ho sussurrato all’orecchio, con la voce ancora un po’ roca:

«Sei stata bravissima…»

Sul grande schermo il film continuava, completamente indifferente. Noi siamo rimasti lì, mano nella mano, con il tuo sapore ancora sulla mia lingua e il mio sulla tua, mentre il resto della sala non aveva la minima idea di cosa fosse appena accaduto nell’ultima fila.

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