Umiliato e eccitato al casting porno
Sono Marco, ho 23 anni, e mi sono messo in una situazione del cazzo per colpa di una scommessa persa con i miei amici. Abbiamo trovato un annuncio online, un casting per un film porno “amatoriale di alto livello”, diceva. Soldi facili, esperienza unica, roba da ridere. Ho perso la scommessa giocando a carte, e la penitenza era presentarmi a questo provino. Pensavo fosse uno scherzo, che non ci sarebbe stato niente di serio, ma quando sono arrivato in questo appartamento di lusso in centro, ho capito che non si scherzava per niente.
L’appartamento era pazzesco, sembrava uscito da una rivista di design: pavimenti di marmo, divani di pelle, finestre che davano su mezza città. Dentro c’era un tizio sulla quarantina, il regista, che si è presentato come Luca. Capelli brizzolati, aria da fighetto, ma con un tono che ti faceva capire che comandava lui. Con me c’erano altri due ragazzi della mia età, Mattia e Simone, entrambi un po’ tesi ma con quella faccia da “facciamo i duri”. E poi c’era lei, una ragazza russa di nome Katia, vent’anni o poco più, bionda, occhi chiari che ti trapassavano, un corpo da urlo con curve che sembravano disegnate. Indossava un vestitino aderente che lasciava poco all’immaginazione, e già mi sentivo agitato solo a guardarla.
Luca ci ha spiegato le regole del casting senza giri di parole. “Questo è un test. Si gira una scena di prova, niente di complicato. Katia vi spoglia, vi misura il cazzo, e in base alle dimensioni vi assegno un ruolo. Chi ha il più grosso la scopa, chi è medio le fa un pompino, e chi ce l’ha più piccolo… beh, le lecca i piedi. Tutto davanti alla telecamera, chiaro?” Io ho sentito un nodo allo stomaco. Non ero pronto per ‘sta roba, ma ormai ero lì, e non volevo passare per il coglione che scappa. Mattia e Simone sembravano più tranquilli, come se fossero già abituati a ste cose. Io, invece, sudavo freddo.
Ci siamo seduti su un divano, e Luca ha acceso la telecamera. Katia si è avvicinata con un sorrisetto malizioso. “Chi inizia, ragazzi?” ha detto con un accento russo che ti faceva venir voglia di tutto. Io ho alzato una mano, tanto per togliermi il pensiero, ma dentro di me tremavo. Lei si è messa davanti a me, mi ha fatto alzare e ha iniziato a togliermi la maglietta. Le sue mani erano fredde, ma il tocco era deciso, sicuro. Sentivo il cuore battermi forte, e quando mi ha slacciato i jeans e li ha tirati giù, insieme ai boxer, mi sono sentito nudo in tutti i sensi. Ero già mezzo duro, ma non sapevo se fosse abbastanza. Lei ha tirato fuori un metro da sarta, lo ha appoggiato al mio cazzo e ha letto il numero. “Non male, ma vediamo gli altri,” ha detto con un tono che mi ha fatto sentire una merda.
Ha fatto la stessa cosa con Mattia e Simone. Mattia era il più dotato, e lo sapeva, perché si è messo a ghignare come un idiota. Simone era nella media, e io… beh, io ero il più piccolo. Quando Katia ha annunciato i risultati, con Luca che zoomava sulla mia faccia con la telecamera, ho sentito il sangue salirmi alla testa. “Marco, a te i piedi,” ha detto lei ridendo, e gli altri due sono scoppiati a ridere pure loro. Luca ha aggiunto: “Dai, non fare il timido, è solo un gioco.” Io volevo sprofondare, ma allo stesso tempo sentivo una strana eccitazione montare dentro di me. Essere umiliato così, davanti a tutti, mi faceva sentire piccolo, ma anche… vivo, in un modo che non capivo.
Katia si è tolta il vestito, restando in perizoma e reggiseno, e si è seduta su una poltrona. Ha appoggiato i piedi su un pouf davanti a lei, smalto rosso perfetto, pelle liscia. “Vieni qui, Marco,” mi ha detto con quel tono da padrona che mi ha fatto rabbrividire. Mi sono messo a quattro zampe, con la telecamera che mi riprendeva, e ho iniziato a leccarle i piedi. Sapevano di crema, un po’ dolce, un po’ salato, e mentre lo facevo sentivo le risate degli altri. Mattia si è seduto sulla poltrona, con Katia che gli saliva sopra, e Simone si è messo in piedi davanti a lei. Io ero lì, in basso, a fare la parte del servo, e mi sentivo una nullità. Ma cazzo, mi piaceva. Non so perché, ma mi piaceva.
Mentre le leccavo i piedi, succhiando piano le dita e sentendo il suo gemito leggero ogni volta che ci andavo più deciso, vedevo con la coda dell’occhio cosa succedeva sopra di me. Katia si era abbassata il perizoma e si era messa a cavalcioni su Mattia. Lui le aveva afferrato i fianchi, e lei si era calata lentamente sul suo cazzo, emettendo un gemito profondo. “Cazzo, sei grosso,” gli ha detto, e lui ha sorriso compiaciuto. Io sentivo il mio cazzo pulsare, duro come mai, mentre leccavo i suoi piedi e ascoltavo i suoni di loro che scopavano. Lei si muoveva su e giù, il suo culo che sbatteva contro le cosce di Mattia, un rumore ritmico, bagnato, che mi mandava fuori di testa. Simone, davanti a lei, le aveva messo una mano sulla testa e le aveva infilato il cazzo in bocca. “Succhialo bene, troia,” le ha detto, e lei ha obbedito, con versi soffocati e saliva che le colava sul mento.
Io ero ancora lì, a quattro zampe, con la faccia sui suoi piedi. Le succhiavo l’alluce, le leccavo il tallone, e ogni tanto lei mi dava un colpetto con il piede, come per dirmi “fai meglio”. “Bravo, lecca bene, coglione,” mi ha detto a un certo punto, e gli altri hanno riso di nuovo. Luca, con la telecamera, si è avvicinato e mi ha inquadrato da vicino. “Guarda che faccia da perdente,” ha detto, e io ho sentito un mix di vergogna e piacere che non so spiegare. Il mio cazzo era così duro che mi faceva male, e non potevo farci niente, perché le mie mani erano impegnate a tenermi in equilibrio.
Katia si muoveva sempre più veloce su Mattia, i suoi gemiti erano forti, quasi urla. “Cazzo, sì, scopami così,” diceva, mentre il rumore dei loro corpi che sbattevano riempiva la stanza. L’odore del sesso era ovunque, un misto di sudore e umori che mi faceva girare la testa. Simone le teneva i capelli stretti in una mano, spingendole la testa avanti e indietro sul suo cazzo. “Sto per venire,” ha detto a un certo punto, e lei ha aperto la bocca, lasciando che le schizzasse dentro. Io vedevo tutto da sotto, con la lingua ancora sui suoi piedi, e sentivo il mio cazzo gocciolare senza che lo toccassi nemmeno.
Mattia ha accelerato, afferrandola per il culo e spingendo più forte. “Vengo, cazzo,” ha grugnito, e lei ha urlato un “sì” mentre lui si svuotava dentro di lei. Io ero ancora lì, a leccare i suoi piedi, con il cuore che mi batteva all’impazzata e un’eccitazione che non avevo mai provato prima. Quando hanno finito, Katia mi ha guardato dall’alto, con un sorriso crudele. “Hai fatto un buon lavoro, perdente,” ha detto, dandomi un ultimo colpetto con il piede sulla faccia. Luca ha spento la telecamera e ha detto: “Ottimo, ragazzi, abbiamo materiale interessante.”
Mi sono rialzato, con le ginocchia che mi tremavano e il cazzo ancora duro nei pantaloni che mi ero rimesso. Non ho detto niente, ma dentro di me ero un casino di emozioni. Essere umiliato così, davanti a tutti, mi aveva fatto sentire una merda, ma anche incredibilmente eccitato. Non so se lo rifarei, ma di sicuro non lo dimenticherò mai. Ho salutato gli altri con un cenno, ho preso le mie cose e sono uscito da quell’appartamento, con il pensiero di Katia e di quella scena che mi girava ancora in testa. E, cazzo, non vedevo l’ora di tornarci.
