Racconti Piccanti
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Ti distrai facilmente, eh?

Ti distrai facilmente, eh?

23 Marzo 2026·7 min di lettura

Sono sempre stato un tipo riservato, uno che preferisce starsene in disparte piuttosto che attirare l’attenzione. Eppure, quando ho visto Serena per la prima volta al centro yoga del quartiere, ho capito che dovevo trovare un modo per starle vicino. Non è stato amore a prima vista, niente di così sdolcinato. Era puro desiderio, una cosa fisica, quasi istintiva. Serena aveva un corpo scolpito ma naturale, con curve che sembravano disegnate apposta per farti perdere la testa. I suoi capelli castani, sempre legati in una coda alta, oscillavano a ogni movimento, e i suoi piedi – sì, i piedi – erano qualcosa che non riuscivo a ignorare. Perfetti, con le dita lunghe e curate, spesso nudi durante le lezioni. Non so perché mi fissassi su di loro, ma era una cosa che mi faceva impazzire.

Mi sono iscritto al centro senza pensarci due volte, anche se non avevo mai fatto yoga in vita mia. Ho scelto una lezione privata, uno-a-uno, pagando un extra che non potevo permettermi. Non era per “migliorare la postura” o altre scuse che mi raccontavo. Era per lei. Solo per lei. La prima lezione è stata un disastro: ero goffo, sudato, incapace di seguire anche le indicazioni più semplici. Ma Serena era paziente, con quella voce calma e profonda che ti faceva sentire a tuo agio anche mentre ti correggeva. “Respira, non forzare,” mi diceva, posandomi una mano leggera sulla schiena. Ogni tocco era come una scossa, e io cercavo di non guardarla troppo, di non farle capire quanto mi agitasse.

Oggi è la terza lezione. Sono arrivato presto, come sempre, con il cuore che mi batte già forte prima ancora di entrare nella sala. La stanza è piccola, con un solo specchio grande su una parete e due tappetini già pronti a terra. L’odore di incenso aleggia nell’aria, mescolato a qualcosa di più terreno, il sudore delle lezioni precedenti. Serena è già lì, a piedi nudi, con un top aderente nero e dei leggings grigi che le fasciano le gambe in modo quasi indecente. Mi saluta con un sorriso tranquillo, come se non avesse idea dell’effetto che ha su di me. “Pronto per oggi? Lavoriamo sulla concentrazione,” dice, con un tono che sembra quasi una sfida.

Inizio a sudare ancora prima di muovermi. La lezione comincia con qualche esercizio di respiro, seduti a gambe incrociate. Mi dice di chiudere gli occhi, di “sentire il corpo”, ma tutto quello che sento è il suo profumo, un misto di crema idratante e sudore leggero. La guardo di nascosto mentre si alza per mostrarmi una posizione, i piedi che si muovono sicuri sul tappetino. Mi mordo l’interno della guancia per non fissarla troppo, ma è inutile. Ogni volta che si gira, il mio sguardo cade lì, su quelle piante lisce che si piegano a ogni passo.

“Passiamo alla posizione del bambino,” dice, inginocchiandosi sul tappetino davanti a me. “Seguimi.” Mi metto in posizione, con le ginocchia a terra e la fronte che sfiora il pavimento, le braccia distese davanti. Lei è a pochi centimetri da me, nella stessa posizione, ma con i piedi proprio sotto il mio viso. Li vedo, così vicini che potrei contarne ogni linea, ogni dettaglio. Il suo tallone è leggermente lucido di sudore, e l’odore, un misto di pelle calda e fatica, mi colpisce come un pugno. Il respiro mi si accorcia, non riesco a controllarlo. Sento il sangue pulsarmi nelle tempie, e non solo lì. I leggings che indosso non nascondono niente, e so che se si gira lo noterà subito.

“Ti distrai facilmente, eh?” La sua voce mi arriva come uno schiaffo, bassa ma divertita. Alzo lo sguardo, con la faccia che brucia, e la vedo che mi guarda da sopra la spalla, ancora in posizione. Ha un mezzo sorriso, gli occhi che brillano di una curiosità che mi fa gelare il sangue. Non so cosa dire, balbetto qualcosa tipo “Scusa, io… non volevo…” ma lei mi interrompe con una risata leggera. “Tranquillo, succede. Ma devi lavorare sulla concentrazione.” Si alza con un movimento fluido, mettendosi in piedi davanti a me. “Rimaniamo su questa posizione. Respira. Guarda i miei piedi, se ti aiuta a stare fermo.” Non capisco se sta scherzando o no, ma il tono è serio, quasi autoritario.

Mi rimetto in posizione, con il viso a pochi centimetri dai suoi piedi. Il cuore mi martella nel petto, e ogni respiro sembra amplificato. Lei si muove appena, flettendo le dita, e io non so se lo fa apposta o se sono solo io a immaginare cose. “Così, bravo. Respira con me,” dice, e la sua voce mi guida, ma non riesco a concentrarmi su nient’altro che sull’odore, sul calore che sento così vicino. La tensione dentro di me cresce, è insopportabile. Vorrei dire qualcosa, fare qualcosa, ma ho paura di rovinare tutto.

Dopo qualche minuto che sembra un’eternità, mi fa alzare. “Passiamo a un’altra posizione. Mettiti in quadrupedia, come me.” Si mette a quattro zampe sul tappetino, con il sedere leggermente sollevato, e io la seguo, cercando di non guardarla troppo. Si avvicina per correggermi la postura, posandomi una mano sulla schiena. “Rilassa le spalle,” dice, e poi, con un tono più basso, aggiunge: “Sai, non è la prima volta che noto come mi guardi i piedi. Ti piacciono, vero?” Mi si secca la gola, non riesco a rispondere. Lei ride piano, senza malizia, solo con una sorta di complicità. “Non c’è niente di male. Dimmi la verità.”

“Io… sì, mi piacciono,” mormoro, con la faccia in fiamme. Non so come ho trovato il coraggio di dirlo, ma è come se un peso mi si fosse tolto dal petto. Lei annuisce, come se si aspettasse quella risposta. “Bene. Allora facciamo un gioco. La lezione finisce tra mezz’ora. Ti do un compito speciale.” Si siede sul tappetino, allungando le gambe davanti a sé, i piedi proprio sotto il mio viso. “Leccali. Se lo fai bene, ti do un premio. Ma devi seguire il mio ritmo.”

Non credo alle mie orecchie. La guardo, in cerca di un segno che stia scherzando, ma i suoi occhi sono seri, con una scintilla di sfida. Mi abbasso lentamente, il cuore che mi esplode nel petto. La sua pianta è calda, leggermente umida di sudore, e il sapore è forte, salato, reale. Passo la lingua con cautela, sentendo ogni piega della pelle, e lei emette un piccolo suono di approvazione. “Bravo, così. Più lento, non correre.” Mi guida con la voce, e io seguo, incapace di pensare a nient’altro. Il desiderio mi brucia dentro, e ogni suo movimento, ogni parola, lo alimenta.

Dopo qualche minuto, si tira indietro e si alza in piedi. “Ora il premio,” dice, con un sorriso che mi fa tremare. Prende una boccetta di olio da massaggio dal suo zaino e se lo versa sui piedi, facendolo scorrere sulle dita e sulle piante fino a farli brillare. “Sdraiati sulla schiena,” ordina, e io obbedisco senza fiatare. Si siede sul tappetino accanto a me, posando i piedi oliati sul mio inguine. Sento il calore attraverso i leggings, e quando inizia a muoversi, sfregando lentamente, quasi mi manca il respiro. “Se vieni prima che finisca la lezione, ti tolgo l’abbonamento,” dice, con un tono che è mezzo serio e mezzo scherzoso. “Quindi resisti, ok?”

Annuisco, stringendo i denti, mentre i suoi piedi scivolano su di me con un ritmo che mi fa impazzire. Sono caldi, scivolosi, e la pressione è perfetta, alternata tra leggera e decisa. Mi afferra con le dita dei piedi, stringendo appena, e io devo trattenermi con tutte le mie forze per non cedere subito. “Cazzo, Serena, sei… sei incredibile,” riesco a dire, con la voce roca. Lei ride, un suono basso e caldo. “Concentrati, non parlare. Senti solo questo.” Aumenta il ritmo, poi lo rallenta, giocando con me come se sapesse esattamente quanto posso resistere. L’odore dell’olio si mescola a quello della sua pelle, e il suono dei suoi piedi che si muovono contro di me è l’unica cosa che riesco a sentire.

Ogni tanto mi guarda, con quegli occhi che sembrano leggermi dentro. “Stai andando bene,” dice, e quelle parole mi spingono ancora più al limite. Stringo i pugni, cercando di controllare il respiro, ma è una battaglia persa. Il calore, la pressione, il modo in cui muove le dita – è troppo. “Serena, non ce la faccio più,” mormoro, e lei sorride, senza fermarsi. “Resisti ancora un po’. La lezione non è finita.” Ma il suo tono è quasi un invito, e quando aumenta di nuovo il ritmo, non riesco a trattenermi. L’orgasmo mi travolge come un’onda, violento, incontrollabile, e io mi abbandono completamente, con un gemito che non riesco a soffocare.

Lei si ferma, togliendo i piedi con calma, e mi guarda con quel mezzo sorriso di prima. “Beh, sei durato quasi fino alla fine. Ti perdono per stavolta.” Si pulisce i piedi con un asciugamano, tranquilla, come se niente fosse. Io sono ancora sdraiato, con il fiato corto, incapace di dire una parola. Mi sento svuotato, ma in un modo che non avevo mai provato prima. Serena si alza, sistemandosi i capelli. “Ci vediamo alla prossima lezione. Lavora sulla resistenza, ok?” Mi fa l’occhiolino, e io so che tornerò, costi quel che costi.

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