Sbavare per i piedi di un altro uomo
Ho trentasei anni, una vita normale, lavoro in un ufficio, mi alleno in palestra tre volte a settimana. Non sono uno che si fa notare, passo inosservato e mi va bene così. Però c’ho un segreto che non ho mai detto a nessuno, manco al mio migliore amico. Mi piacciono i piedi. Non di tutti, eh, ma di certi ragazzi, quelli con i piedi grandi, curati, potenti. Non so perché, ma è una fissa che mi porto dietro da anni. Non è solo guardarli, è volerli toccare, annusare, leccare. È una cosa che mi fa impazzire, ma non ho mai avuto il coraggio di fare niente. Fino a quando non ho conosciuto Roberto.
Lo incontro in palestra, un tipo come me, coetaneo, fisico normale ma ben messo. La prima cosa che noto sono i suoi piedi. Numero 45, cazzo, li vedo nello spogliatoio quando si toglie le scarpe da ginnastica. Larghi, con le dita lunghe, la pianta che sembra scolpita. Mi fisso subito, non riesco a staccare gli occhi. Ogni volta che ci alleniamo insieme, trovo una scusa per guardarlo mentre si cambia. Mi sento un idiota, ma non riesco a smettere. È un’ossessione. Lui sembra non accorgersi di niente, ride, scherza, parla di lavoro e di donne. Io annuisco, ma nella testa ho solo una cosa: quei piedi.
Una sera, dopo un allenamento pesante, siamo nello spogliatoio. Siamo gli ultimi, gli altri sono già andati via. Mi sto cambiando, cerco di non guardarlo, ma è più forte di me. Lui si siede sulla panca, si toglie le scarpe e inizia a massaggiarsi un piede. “Cazzo, sono distrutto,” dice, e io sento il cuore che mi batte all’impazzata. Mi giro, faccio finta di sistemare la borsa, ma i miei occhi sono lì, fissi. Poi lui alza lo sguardo e mi becca. “Ehi, ma che hai da guardare sempre i miei piedi?” dice, con un mezzo sorriso. Mi gelo. Vorrei sprofondare. Balbetto qualcosa, non so nemmeno cosa, ma lui ride. “Tranquillo, non me ne frega niente. Anzi, sai che c’è? Dopo ‘sta fatica, un massaggio ai piedi non mi dispiacerebbe. Che dici, me lo fai?”
Non ci credo. Mi tremano le mani, ma annuisco. “Ok, ci sto,” dico, con la voce che mi esce a fatica. Dentro di me è un casino: voglio farlo, ma ho paura di quello che potrebbe succedere, di come potrebbe reagire se capisse quanto mi piace. Ci sediamo sulla panca, lui appoggia i piedi sulle mie gambe. Sono caldi, sudati, l’odore è forte ma a me fa impazzire. Inizio a massaggiarli, con le mani che tremano un po’. La pelle è ruvida sotto le dita, le dita dei piedi si muovono leggermente mentre spingo con i pollici sulla pianta. “Cazzo, sei bravo,” dice lui, chiudendo gli occhi. Io non rispondo, sono concentrato, ma nella testa ho solo una cosa: voglio leccarli. Non ora, non così, ma non riesco a pensare ad altro.
Continuo a massaggiare, passo alle caviglie, poi torno giù. Ogni tanto gli lancio un’occhiata, per vedere se capisce qualcosa, ma lui sembra rilassato, quasi addormentato. Però a un certo punto apre gli occhi e mi guarda, con un’espressione strana. “Lo vuoi fare, vero?” dice, e io mi blocco. “Fare cosa?” chiedo, ma la voce mi trema. Lui sorride, un sorriso che mi fa sentire nudo. “Non fare il finto tonto. Ti vedo come li guardi. Vuoi leccarmeli, no?” Mi si secca la gola. Non so cosa dire. Vorrei negare, ma so che non serve. “E allora?” chiedo, cercando di sembrare tranquillo, ma dentro sto andando in pezzi. Lui si tira indietro un po’, incrocia le braccia. “Non lo so, non sono mica sicuro di volerlo. Sai che c’è? Implorami. Fammi vedere quanto lo vuoi.”
Mi sento umiliato, ma allo stesso tempo eccitato da morire. Non so perché, ma quelle parole mi accendono. “Dai, Roberto, non fare lo stronzo,” dico, ma lui scuote la testa. “No, no, devi dirmelo. Implorami, cazzo, o niente.” Mi mordo il labbro, il cuore mi batte fortissimo. “Per favore,” mormoro, a fatica. “Più forte,” dice lui, con quel sorrisetto del cazzo. “Per favore, fammi leccare i tuoi piedi,” dico, sentendomi un idiota, ma non riesco a fermarmi. Lui ride, poi finalmente annuisce. “Va bene, ma solo un po’. Non esagerare.”
Mi avvicino, il suo piede è ancora sulle mie gambe. Mi chino lentamente, lo annuso prima, l’odore è forte, salato, mi fa girare la testa. Poi tiro fuori la lingua e passo sulla pianta, dal tallone verso le dita. Il sapore è acre, sudato, ma a me piace da impazzire. Lecco piano, tra le dita, sentendo la pelle ruvida sotto la lingua. Lui fa un verso, una specie di grugnito. “Cazzo, è strano,” dice, ma non mi ferma. Continuo, passo alla parte interna del piede, poi succhio leggermente il dito più grande. Sento il mio respiro che si fa pesante, sono eccitato come non mai. Ogni movimento della mia lingua mi manda fuori di testa, il sapore, l’odore, tutto. “Ok, basta,” dice a un certo punto, tirando indietro il piede. Mi fermo, ansimando, lo guardo. Lui si alza, si rimette le scarpe senza dire una parola. “Ci vediamo domani in palestra,” dice, e se ne va, lasciandomi lì, seduto sulla panca, con il cuore che mi esplode nel petto e un misto di eccitazione e frustrazione che non so gestire.
Non so cosa succederà domani, ma una cosa è certa: non smetterò di pensarci. E se lui me lo chiederà ancora, io ci sarò.
