Racconti Piccanti
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Voglio quel cazzo dentro di me

Voglio quel cazzo dentro di me

10 Marzo 2026·8 min di lettura

Mi chiamo Roberto, ho 27 anni e fino a qualche mese fa pensavo di avere la vita perfetta. Una ragazza, un lavoro stabile, una routine che non mi faceva pensare troppo. Poi quella stronza di Giulia mi ha mollato. Ha detto che non mi amava più, che si era innamorata di un altro. Un coglione con la moto e i tatuaggi, uno che probabilmente non sa nemmeno come si scrive “impegno”. Da quel giorno mi sono chiuso in me stesso. Le donne? Non ci penso nemmeno. Mi fanno schifo, tutte quante. Non mi fido più, non voglio più avere a che fare con loro. Ma il desiderio, quello non sparisce. Anzi, si trasforma in qualcosa di strano, qualcosa che non avevo mai considerato prima.

Non so nemmeno come sia iniziato. Forse è stato per noia, forse per rabbia, ma ho iniziato a fantasticare su cose diverse. Cose che non avrei mai ammesso con nessuno. Mi eccitava l’idea di farmi inculare. Sì, proprio così, senza giri di parole. Io, che sono sempre stato etero, che non ho mai guardato un uomo in quel modo, mi sono ritrovato a pensarci continuamente. All’inizio era solo un pensiero, poi ho provato a metterci un dito, poi due. È stato strano, un misto di disagio e piacere che non riuscivo a spiegarmi. Alla fine ho comprato un dildo online. Nero, medio, niente di esagerato. Quando è arrivato, ero imbarazzato persino a scartarlo. Ma appena l’ho provato, cazzo, ho capito che era quello che volevo. Mi faceva godere come non mai. Mi masturbavo con quel coso dentro, immaginando che fosse qualcun altro a muoverlo.

Non bastava, però. Volevo di più. Volevo un uomo vero. Così ho scaricato un’app di incontri, una di quelle dove non devi per forza cercare l’amore. Ho messo un profilo anonimo, senza foto, solo qualche descrizione vaga. Non sapevo nemmeno cosa scrivere, ma alla fine ho buttato lì che cercavo esperienze nuove, che ero curioso. Ho iniziato a chattare con un po’ di gente, ma la maggior parte erano solo chiacchiere inutili. Poi ho conosciuto Massimo. Ventitré anni, gay dichiarato, solo attivo. Un tipo che sapeva quello che voleva. Mi ha mandato subito delle foto: alto, muscoloso, un fisico da palestra che non passava inosservato. Aveva un’aria sicura di sé, quasi arrogante, ma cazzo, mi eccitava da morire. Abbiamo chattato per giorni. Gli raccontavo quello che facevo con il dildo, gli mandavo foto mentre me lo infilavo nel culo. Non so perché lo facevo, mi sentivo un idiota, ma allo stesso tempo non riuscivo a smettere. Lui rispondeva con messaggi pieni di porcate, mi diceva cosa mi avrebbe fatto se ci fossimo visti. Ogni volta che leggevo le sue parole, mi sentivo il cuore in gola.

Dopo una settimana di chat, abbiamo deciso di incontrarci. Ero un fascio di nervi. Non avevo mai fatto una cosa del genere, non sapevo nemmeno se avrei avuto il coraggio di andare fino in fondo. Ci siamo dati appuntamento in un pub vicino casa mia, un posto tranquillo dove potevamo bere una birra e parlare un po’. Quando l’ho visto arrivare, ho sentito una scarica di adrenalina. Era ancora più figo di persona: jeans aderenti, maglietta che gli segnava i muscoli, un sorriso che sembrava dire “so già che mi vuoi”. Ci siamo seduti, abbiamo ordinato da bere e abbiamo chiacchierato di cose banali. Lavoro, sport, cazzate varie. Ma sotto sotto c’era una tensione che si tagliava con il coltello. Ogni tanto mi guardava in un modo che mi faceva venir voglia di sparire, ma allo stesso tempo non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso.

Dopo la seconda birra, mi ha chiesto se volevo andare da qualche altra parte. Sapevo cosa intendeva, e anche se dentro di me una voce mi diceva di lasciar perdere, ho detto di sì. “Andiamo da me,” ho borbottato, cercando di sembrare sicuro. In realtà avevo lo stomaco in gola. Durante il tragitto verso casa non abbiamo parlato molto. Sentivo il suo profumo, un misto di colonia e sudore, e già mi immaginavo cosa sarebbe successo. Quando siamo entrati nel mio appartamento, mi sentivo un coglione. La casa era un casino, piatti nel lavandino, vestiti sparsi ovunque, ma a lui non sembrava importare. Si è guardato intorno e ha detto: “Carino qui. Rilassati, non mordo.” Ma il tono della sua voce diceva altro.

Ci siamo seduti sul divano, e lui ha provato ad avvicinarsi. Ha messo una mano sulla mia gamba, e io mi sono tirato indietro come un idiota. “Non ti bacio,” gli ho detto subito, con un tono più duro di quanto volessi. “Non l’ho mai fatto con un uomo, e non mi va. Facciamo solo quello di cui abbiamo parlato.” Lui ha sorriso, un sorriso che mi ha fatto sentire ancora più a disagio. “Tranquillo, Roby. Non ti obbligo a fare niente. Però se vuoi il mio cazzo, devi prepararti per bene.” Quelle parole mi hanno colpito come un pugno. Sapevo cosa intendeva, e anche se una parte di me voleva mandarlo a fanculo, l’altra parte non vedeva l’ora.

Mi ha detto di spogliarmi e di mettermi a quattro zampe sul letto. Ero imbarazzato da morire, ma ho fatto come mi ha detto. Mi sono tolto i vestiti, sentendo i suoi occhi su di me mentre lo facevo. Quando mi sono messo in posizione, con il culo per aria, mi sono sentito vulnerabile come mai in vita mia. Lui era ancora vestito, con quella cazzo di maglietta che gli stava appiccicata addosso, e questo mi faceva sentire ancora più nudo. Ha preso il dildo dal comodino – gli avevo detto dove lo tenevo – e ha tirato fuori un tubetto di lubrificante dalla tasca. “Rilassati,” mi ha detto, con una voce bassa, quasi un sussurro. Ha versato il gel freddo sul mio culo, e io ho stretto i denti per il disagio. Poi ha iniziato a spingere il dildo dentro di me, piano, con una calma che mi faceva impazzire. Sentivo ogni centimetro che entrava, il bruciore iniziale che piano piano lasciava spazio a un piacere strano, intenso.

Mentre lo muoveva dentro e fuori, si è chinato vicino al mio orecchio. La sua voce era un sussurro caldo, pieno di porcate che mi facevano andare fuori di testa. “Ti piace, eh? Immaginati in un vicolo, al buio, con uno sconosciuto che ti sbatte contro il muro e ti incula così forte che non riesci nemmeno a parlare. O magari in palestra, nello spogliatoio, con tutti che ti guardano mentre uno ti piega sul banco e ti apre il culo. Ti piacerebbe, vero, troia?” Le sue parole erano come benzina sul fuoco. Ogni frase mi faceva immaginare situazioni sempre più perverse, e il dildo che continuava a muoversi dentro di me mi mandava in un altro mondo. Non ce la facevo più. “Cazzo, Massimo, scopami. Ti prego, non resisto,” ho detto, con la voce spezzata. Non mi riconoscevo nemmeno mentre lo dicevo, ma non mi importava.

Lui ha riso piano, ha tirato fuori il dildo con un movimento lento che mi ha fatto gemere, e si è alzato. L’ho sentito spogliarsi dietro di me, il rumore della cintura che cadeva a terra, i jeans che scivolavano via. Poi ha versato altro lubrificante, e ho sentito la sua cappella premere contro di me. “Respira,” mi ha detto, e poi ha iniziato a spingere. Cazzo, faceva male. Era molto più grosso del dildo, e per un momento ho pensato di dirgli di smettere. Ma poi ha iniziato a muoversi, piano all’inizio, e il dolore si è trasformato in qualcosa di diverso, un piacere che non avevo mai provato. Mi teneva per i fianchi, le sue mani forti che mi stringevano, e ogni spinta era più decisa della precedente. “Cazzo, sei stretto,” mi ha detto, con la voce roca. “Ti apro per bene, vedrai.” Io non riuscivo nemmeno a rispondere, emettevo solo gemiti, suoni che non controllavo. Sentivo l’odore del sudore, il suo e il mio, che si mescolava nell’aria, e il rumore dei nostri corpi che sbattevano l’uno contro l’altro.

Mi ha scopato così, a quattro zampe, per un tempo che mi è sembrato infinito. Ogni tanto cambiava ritmo, rallentava per farmi riprendere fiato, poi accelerava di colpo, facendomi urlare. A un certo punto mi ha fatto girare, mi ha messo sulla schiena con le gambe sollevate sulle sue spalle. In quella posizione lo sentivo ancora più in fondo, e vedevo il suo viso, sudato, con un’espressione di pura lussuria. “Guardami mentre ti scopo,” mi ha detto, e io non riuscivo a distogliere gli occhi. Mi ha preso il cazzo in mano e ha iniziato a masturbarmi mentre continuava a spingere. Era troppo, non ce la facevo. Sono venuto con un gemito strozzato, schizzando ovunque, mentre lui continuava a muoversi dentro di me. Dopo qualche minuto, ho sentito il suo ritmo cambiare, diventare irregolare. “Cazzo, sto per venire,” ha grugnito, e poi ha spinto un’ultima volta, forte, riempiendomi. Ho sentito il calore dentro di me, una sensazione strana ma incredibilmente intensa.

Siamo rimasti così per un po’, ansimando, senza dire niente. Poi si è tirato fuori piano, e ci siamo sdraiati sul letto, uno accanto all’altro. Ero distrutto, il corpo che tremava ancora, ma c’era anche una sorta di calma, come se avessi sfogato qualcosa che mi tenevo dentro da troppo tempo. Massimo mi ha passato un braccio intorno alle spalle, e io non l’ho respinto. Non so perché, ma mi sentivo bene così, con lui vicino. Non c’era niente da dire, niente da spiegare. Abbiamo chiuso gli occhi e ci siamo addormentati, abbracciati, senza pensare a cosa sarebbe successo dopo. E in quel momento, sinceramente, non me ne fregava niente.

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