Racconti Piccanti
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Guardare mia moglie farsi sbattere dal mio amico

Guardare mia moglie farsi sbattere dal mio amico

05 Marzo 2026·5 min di lettura

Sono Carlo, ho 47 anni, e da un po’ di tempo ho questa fissazione che mi rode dentro. Mia moglie, Sara, 42 anni, è una donna che attira gli sguardi: curve al posto giusto, un culo che parla da solo e un modo di muoversi che ti fa girare la testa. Da anni so che ha una cotta per il mio migliore amico, Marco. Lo guarda con certi occhi, ride troppo alle sue battute del cazzo, si morde il labbro quando lui le parla. E io, invece di incazzarmi, ci penso di continuo. Voglio vederla con lui. Voglio stare lì, a guardare mentre un altro se la prende. Non so perché, ma l’idea mi fa impazzire.

È sabato sera, siamo a casa di Marco. Ho organizzato tutto io. Ho detto a Sara che andavamo da lui per una birra, niente di che. Lei si è messa un vestito nero aderente, troppo corto per essere casuale, e tacchi che fanno rumore a ogni passo. Io l’ho guardata mentre si preparava e già sentivo il sangue pompare. Marco ci apre la porta, camicia sbottonata, jeans stretti, un sorrisetto che dice tutto. “Ehi, belli, entrate,” fa lui, e Sara gli sorride in quel modo che mi fa stringere lo stomaco.

Ci sediamo in salotto, birra in mano, chiacchiere inutili. Ma l’aria è carica, pesante. Marco le fa complimenti, le dice che sta da dio con quel vestito, e lei ride, si passa una mano tra i capelli, lo guarda fisso. Io sto zitto, bevo, e sento il cuore che mi batte forte. Poi lui si avvicina, le mette una mano sulla coscia, come se niente fosse, e le chiede se le va di ballare. C’è della musica di sottofondo, una roba lenta, e Sara mi guarda per un attimo, come a chiedere permesso. Io annuisco, un nodo in gola. Voglio che succeda. Voglio vedere.

Ballano, vicini, troppo vicini. Le mani di Marco scivolano sui suoi fianchi, poi più giù, fino a sfiorarle il culo. Lei non si tira indietro, si struscia un po’ contro di lui. Io sono seduto sul divano, la birra ormai calda in mano, e ho un misto di rabbia e voglia che mi brucia dentro. Vorrei urlare, ma allo stesso tempo non voglio che si fermino. Marco mi guarda e ghigna: “Tutto bene, Carlo? Ti piace lo spettacolo?” Io non rispondo, ma il mio silenzio è un sì.

Dopo un po’ smettono di ballare. Si siedono sul divano accanto a me, lei in mezzo. Marco le accarezza la gamba nuda, risalendo piano sotto il vestito. Sara respira più forte, si morde il labbro. Io li guardo, ipnotizzato. Lui si china e le bacia il collo, lento, mentre le sue mani esplorano. Lei chiude gli occhi, un gemito leggero le sfugge. Io stringo i braccioli del divano, il cuore che mi esplode. Marco mi guarda di nuovo: “Guarda come gode, amico. Vuoi che continui?” Io annuisco, la voce non mi esce. Sara apre gli occhi, mi fissa per un attimo, poi si gira verso di lui e lo bacia, un bacio profondo, bagnato. Vedo le loro lingue muoversi, sento i suoni umidi dei loro respiri. Mi sento fuori posto, ma non riesco a distogliere lo sguardo.

Le mani di Marco adesso sono sotto il vestito, le slaccia la zip sulla schiena. Il tessuto cade, scoprendo il reggiseno nero di pizzo. Le bacia il collo, scende verso il petto, le lecca la pelle mentre le sgancia il reggiseno con un gesto secco. I suoi seni sono liberi, i capezzoli già duri. Lui li prende in bocca, uno alla volta, succhiando piano, mentre lei geme e gli stringe i capelli. Io guardo ogni movimento, ogni dettaglio. Marco alza lo sguardo verso di me: “Ti piace vedere tua moglie così, eh? Guarda come si bagna per me.” Sara ride piano, un suono che mi colpisce dritto allo stomaco. Mi sento umiliato, ma è una sensazione che mi eccita da morire.

Adesso lui le tira su il vestito fino alla vita, le mutandine nere sono già umide. Gliele sfila piano, facendole scivolare lungo le cosce, poi le getta sul pavimento. Lei apre le gambe, sfacciata, e io vedo tutto. Marco si inginocchia davanti a lei, le bacia l’interno delle cosce, poi scende più giù. La sua lingua la tocca, la lecca piano, e Sara si inarca, gemendo forte. “Cazzo, Marco, sì, continua,” dice lei, la voce spezzata. Io non ce la faccio più, mi slaccio i pantaloni, tiro fuori il cazzo e inizio a toccarmi, guardando loro. Ogni movimento della sua lingua, ogni gemito di Sara, mi manda fuori di testa.

Dopo un po’ lui si rialza, si slaccia i jeans e li fa cadere. È già duro, e Sara lo guarda con una voglia che non le ho mai visto per me. Si sdraia sul divano, le gambe aperte, e gli dice: “Vieni, scopami davanti a lui.” Marco sorride, si mette sopra di lei, la punta del suo cazzo che sfiora la sua apertura. Entra piano, centimetro per centimetro, e lei ansima, gli graffia la schiena. Io vedo tutto: il modo in cui lui la riempie, i loro corpi che si muovono lenti, il suono bagnato di ogni spinta. “Cazzo, sei stretta,” grugnisce lui. “Ti piace, Carlo? Guarda come me la scopo,” mi dice, ghignando. Sara ride, mi guarda mentre ansima: “Ti eccita, vero? Guarda il tuo amico che mi fa godere.” Le loro parole mi bruciano, ma non riesco a smettere di toccarmi.

Lui accelera, le sue spinte diventano più profonde, più forti. Il divano cigola sotto di loro, i loro gemiti riempiono la stanza. Sento l’odore del sesso, il sudore sulla loro pelle. Lei gli avvolge le gambe intorno ai fianchi, lo tira più dentro, e io vedo il suo cazzo sparire completamente in lei a ogni colpo. “Sto per venire, cazzo,” dice lei, e un attimo dopo si inarca, tremando tutta, un urlo strozzato che mi fa quasi perdere il controllo. Marco rallenta, poi esce da lei, si tocca un paio di volte e le viene addosso, schizzi bianchi che le colpiscono il ventre e i seni. Io vengo nello stesso momento, un casino sulle mani, il respiro affannoso.

Restiamo lì per un po’, in silenzio, il fiato corto. Poi Sara si pulisce con un fazzoletto, si riveste solo a metà. “Io resto qui stanotte,” mi dice, senza guardarmi negli occhi. Marco sorride, un sorriso da stronzo soddisfatto. “Vai a casa, Carlo. Ci pensiamo noi,” aggiunge lui. Io annuisco, mi tiro su i pantaloni e prendo le chiavi. Non dico niente. Esco, la porta si chiude alle mie spalle, e mentre cammino verso la macchina sento ancora i loro odori su di me. Non so come mi sento, ma una cosa è certa: lo rifarei domani stesso.

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