Eccomi qui, con i tacchi che mi stringono i piedi e il tessuto del vestito aderente che mi sfrega sulla pelle. È un abito nero, corto, con le spalline sottili che scivolano appena sulle spalle. Sotto, sento il peso del plug che preme dentro di me, una pressione costante, un promemoria di cosa sono in questa stanza. La gabbietta di metallo intorno al mio membro mi morde la carne, un fastidio che si trasforma in un’eccitazione frustrante ogni volta che mi muovo. Non posso farci niente, non posso liberarmi, e questo mi fa sentire ancora più esposto. Tengo il vassoio con le mani che tremano appena, i bicchieri di vino che tintinnano lievemente mentre cammino verso il divano dove sono seduti loro: il mio capo, mia moglie e un ragazzo che non ho mai visto prima.
“Serva, portami un altro bicchiere,” dice il mio capo, senza nemmeno guardarmi. La sua voce è secca, autoritaria, come se fossi un oggetto. Non è la prima volta che mi chiama così, ma stasera c’è una durezza nuova, un tono che mi fa rabbrividire. Mia moglie, seduta accanto a lui, ride piano, giocherellando con una ciocca dei suoi capelli scuri. “Sì, fai in fretta,” aggiunge, con un sorriso che mi trafigge. Il ragazzo, un tipo sulla trentina con i capelli corti e un’aria spavalda, mi squadra per un attimo, ma poi distoglie lo sguardo, come se non valessi la pena di attenzione.
“Subito,” rispondo, con la voce che mi trema un po’. Mi chino per posare il vassoio sul tavolino, e il plug dentro di me si sposta appena, facendomi contrarre i muscoli. La gabbietta stringe di più, e un’ondata di calore mi sale lungo la schiena. So che non posso farci nulla, che sono bloccato in questo stato di eccitazione impotente, e questo mi fa sentire ancora più sottomesso. Prendo un bicchiere pieno e lo porgo al mio capo, che lo afferra senza un grazie, senza nemmeno alzare gli occhi.
“Versami dell’acqua, serva,” dice mia moglie, con quel tono che è un misto di scherno e comando. Mi avvicino a lei, e mentre verso l’acqua dalla caraffa, i suoi occhi mi fissano per un istante, freddi ma con una scintilla di divertimento. “Non versare nemmeno una goccia, capito?” dice, e io annuisco, sentendo il cuore battermi forte. Il ragazzo ride sotto i baffi, guardandomi come se fossi uno spettacolo comico. “Che bravo cameriere che sei,” commenta, con un tono che trasuda sarcasmo.
Mi ritiro di qualche passo, restando in piedi vicino al muro, pronto a rispondere a qualsiasi richiesta. Li osservo parlare tra loro, ignorarmi completamente. Il mio capo, un uomo sulla cinquantina con una presenza che riempie la stanza, gesticola mentre racconta qualcosa. Mia moglie gli sorride, appoggiandogli una mano sul braccio, e il ragazzo annuisce, con un’espressione che sembra quasi di sfida. Io sono qui, con il plug che mi riempie, la gabbietta che mi tormenta, il vestito che mi fa sentire nudo anche se sono coperto. Ogni tanto uno di loro mi chiama per qualcosa – un altro drink, un tovagliolo – e io obbedisco, sempre con quel “sì, signore” o “sì, signora” che mi esce di bocca quasi automaticamente.
Dopo un po’, l’atmosfera cambia. Il vino ha sciolto le lingue, le risate si fanno più alte, i toni più rilassati. Mia moglie si alza e si avvicina al ragazzo, sedendosi sulle sue ginocchia con una mossa fluida. Lo bacia, un bacio lento e profondo, e io sento una fitta di gelosia mista a un desiderio che non posso sfogare. Il mio capo ci guarda, un sorriso obliquo sulle labbra, e poi si volta verso di me. “Serva, vieni qui,” dice, battendo una mano sul divano accanto a sé. Il cuore mi salta in gola, ma obbedisco, camminando con i tacchi che risuonano sul pavimento.
“Sì, signore?” chiedo, con la voce bassa, quasi un sussurro.
“Guardali,” mi ordina, indicando mia moglie e il ragazzo che continuano a baciarsi, le mani di lui che scivolano sotto la sua gonna. Io guardo, e sento il sangue pulsarmi nelle tempie. Il plug dentro di me sembra premere ancora di più, come se rispondesse a quello che vedo. “Ti piace, vero?” mi chiede il mio capo, con una voce che è quasi un ringhio. Non aspetto che io risponda, mi afferra per il braccio e mi tira più vicino. “Rispondi.”
“Sì, signore,” dico, con il fiato corto. La sua mano si posa sulla mia coscia, sotto l’orlo del vestito, e io rabbrividisco al contatto. La pelle è ruvida, decisa, e risale piano, fino a sfiorare l’elastico delle mutandine che indosso sotto. “Sei tutto teso, serva,” commenta, con un ghigno. “Scommetto che quella gabbietta ti sta facendo impazzire.”
Non riesco a parlare, annuisco solo, sentendo il metallo che mi stringe, il membro che spinge contro le sbarre senza potersi liberare. Dall’altra parte del divano, mia moglie si è tolta la maglietta, e il ragazzo le sta baciando il collo, le mani che le stringono i seni. Lei geme piano, un suono che mi arriva dritto al basso ventre. “Vieni qui, serva,” dice all’improvviso, voltandosi verso di me. “Aiutami con questa cerniera.” Indica la gonna, e io mi avvicino, con le mani che tremano mentre abbasso la zip. Il tessuto scivola via, lasciando le sue gambe nude, e il ragazzo le accarezza con una fame che mi fa deglutire a fatica.
“Brava, serva,” dice lei, con un sorriso perfido. “Ora togliti quel vestito. Voglio vederti.” Non esito, anche se il cuore mi martella nel petto. Slaccio le spalline e lascio cadere l’abito a terra, restando con le mutandine di pizzo e la gabbietta che spicca sotto il tessuto sottile. Il plug dentro di me si fa sentire ancora di più ora che sono esposto, e il mio capo ride piano. “Guardate che troietta,” dice, rivolgendosi agli altri due. “Con quel giocattolo nel culo e il cazzo bloccato. Patetico.”
Il ragazzo si stacca da mia moglie per un momento e mi guarda, con un’espressione di puro desiderio. “Vieni qui,” mi ordina, e io mi avvicino, inginocchiandomi davanti a lui senza nemmeno pensarci. Mi tira per i capelli, non forte, ma abbastanza da farmi capire chi comanda. “Togliti quelle mutandine,” dice, e io obbedisco, sentendo l’aria fresca sulla pelle. La gabbietta brilla sotto la luce, e il plug mi riempie con una pressione che è quasi insostenibile.
Mia moglie si avvicina, si mette alle mie spalle e mi spinge in avanti, facendomi appoggiare le mani sul pavimento. “Resta così,” mi sussurra all’orecchio, il suo respiro caldo contro la mia pelle. Sento le sue mani che mi accarezzano il sedere, poi un dito che sfiora il plug, premendolo appena. Un gemito mi sfugge dalla gola, e lei ride. “Ti piace, eh? Lo sapevo.” Con un movimento lento, lo estrae appena, poi lo spinge di nuovo dentro, facendomi tremare. Il metallo della gabbietta mi morde, il membro pulsa inutilmente, e io ansimo, incapace di controllarmi.
Il ragazzo si slaccia i pantaloni davanti a me, tirando fuori il suo membro, duro e spesso, con le vene che spiccano sotto la pelle. “Apri la bocca, serva,” mi ordina, e io lo faccio, sentendo il sapore salato sulla lingua mentre lo prendo. È grosso, mi riempie la bocca, e io lo succhio con una fame che non riesco a nascondere. Lui geme, stringendomi i capelli, spingendo i fianchi contro di me. “Brava, così,” dice, con la voce roca. “Fammi vedere quanto sei brava.”
Dietro di me, mia moglie continua a giocare con il plug, estraendolo e reinserendolo con un ritmo lento, torturante. Ogni movimento mi manda ondate di piacere misto a dolore, e la gabbietta mi tiene prigioniero, impedendomi di liberarmi. Sento il suo respiro accelerare, poi una mano che mi schiaffeggia il sedere, lasciandomi un bruciore caldo sulla pelle. “Ti piace essere usata, vero?” mi chiede, e io riesco solo a mugolare, con la bocca piena.
Il mio capo si alza dal divano e si avvicina, slacciandosi la cintura. Lo vedo con la coda dell’occhio, il suo membro già duro, e un brivido mi attraversa. “Toglile quel plug,” dice a mia moglie, e lei obbedisce, estraendolo con un movimento lento che mi fa gemere forte. La sensazione di vuoto dura solo un attimo, perché subito dopo sento il capo posizionarsi dietro di me, le sue mani che mi afferrano i fianchi. “Rilassati, serva,” mi dice, e poi lo sento spingere, entrare dentro di me con una pressione che mi fa vedere le stelle. È grosso, mi riempie completamente, e io ansimo, con il ragazzo che continua a spingere nella mia bocca.
Il ritmo si fa frenetico. Davanti a me, il ragazzo mi tiene la testa ferma, i suoi gemiti sempre più forti, il sapore del suo piacere che mi invade la bocca. Dietro, il capo mi possiede con spinte profonde, ogni movimento che mi scuote il corpo, il suono della carne contro la carne che riempie la stanza. Mia moglie è accanto a me, mi accarezza la schiena, poi si china e mi bacia il collo, mordendomi piano. “Sei nostra, serva,” mi sussurra, e quelle parole mi fanno perdere ogni controllo.
Sento il ragazzo irrigidirsi, un gemito gutturale che gli esce dalla gola mentre si svuota nella mia bocca, il sapore caldo e intenso che mi riempie. Lo ingoio, senza scelta, mentre il capo dietro di me accelera, le sue mani che mi stringono i fianchi così forte da lasciare i segni. Anche lui si lascia andare, con un ringhio, e io sento il calore dentro di me, un’ondata che mi travolge. La gabbietta mi tiene ancora prigioniero, ma il piacere è così intenso che quasi non ci faccio caso.
Resto lì, tremante, mentre si ritirano entrambi. Mia moglie mi aiuta a rialzarmi, ma solo per spingermi di nuovo sul divano, a pancia in su. “Non abbiamo finito,” dice, con un sorriso che promette altro. E io so che la serata è appena iniziata.
