Racconti Piccanti
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Mi piace essere ridotto così

Mi piace essere ridotto così

26 Marzo 2026·8 min di lettura

Alessandro è seduto sul divano con il telefono in mano. Ha appena risposto a mia madre.

«Ciao zia, tutto bene?» dice con quella voce calma e calda che mi fa sempre sciogliere.

Io non posso muovermi. Luca è in piedi davanti a me e mi tiene la testa con entrambe le mani, spingendo il suo cazzo spesso e duro dentro e fuori dalla mia bocca con movimenti lenti e profondi. Ogni volta che arriva in fondo sento la gola che si contrae intorno a lui, i conati che mi fanno lacrimare gli occhi. La saliva mi cola abbondante dal mento, scende sul petto e mi bagna i capezzoli.

Dietro di me, Matteo è inginocchiato e mi tiene i fianchi con presa salda. Il suo cazzo grosso mi sta aprendo di nuovo. Lo sento entrare centimetro dopo centimetro, caldo, duro, implacabile, fino a quando le sue palle non premono contro il mio culo. Poi inizia a muoversi: spinte lente ma potenti che mi fanno sobbalzare in avanti, costringendomi a prendere ancora più a fondo il cazzo di Luca.

Mia madre parla allegra dal vivavoce.

«Come sta il mio Marco? Si trova bene lì da te?»

Alessandro sorride guardandomi dritto negli occhi, mentre io vengo usato da entrambi i lati.

«Sta benissimo,» risponde con tono sereno. «Si è adattato perfettamente. È diventato molto più tranquillo e obbediente. Mangia bene, dorme bene… è davvero un altro ragazzo.»

Proprio in quel momento Matteo spinge più forte, un colpo secco e profondo che mi fa gemere forte intorno al cazzo di Luca. Il suono che esce è bagnato, osceno, soffocato. Sento il mio culo stringersi istintivamente intorno al cazzo di Matteo, come se volesse trattenerlo dentro.

Mia madre ride. «Che voce ha? Sembra strano…»

Alessandro mi accarezza i capelli sudati senza smettere di guardarmi.

«No, è solo un po’ stanco dopo cena. Ma è felice. Vero, Marco?»

Luca spinge fino in fondo, premendomi il naso contro il pube. Non respiro. La gola mi si contrae violentemente intorno a lui. Matteo sceglie quel preciso istante per iniziare a scoparmi sul serio: spinte lunghe, forti, ritmiche, che mi fanno sbattere avanti e indietro tra i loro due cazzi.

Sento tutto con una chiarezza spaventosa. Il cazzo di Luca che mi gonfia la gola. Il cazzo di Matteo che mi allarga il buco, che colpisce quel punto dentro di me facendomi vedere le stelle. Il mio stesso cazzo, durissimo, che dondola sotto di me e gocciola sul pavimento una striscia continua di liquido trasparente.

E la cosa più intensa è quanto mi piace.

Mi sento una troia. Una troia nuda, con il collare, che viene scopata in bocca e nel culo mentre sua madre parla al telefono. E invece di vergognarmi fino a morire… godo da morire.

Ogni spinta di Matteo mi manda scariche di piacere dritto al cervello. Il mio culo si contrae intorno a lui, lo stringe, lo succhia. Luca mi usa la gola come un buco e io ci metto impegno, cerco di rilassarmi, di prenderlo più a fondo possibile. Voglio che mi usino. Voglio che mi riempiano.

Mia madre continua a parlare, ringraziando Alessandro per quanto si sta prendendo cura di me. Io intanto vengo martellato senza pietà. Il suono bagnato della carne che sbatte contro il mio culo riempie la stanza. Le mie lacrime cadono sul pavimento mentre gemo e singhiozzo intorno al cazzo di Luca.

Quando mia madre dice dolcemente «Ti voglio bene, tesoro», Luca viene per primo. Getti caldi e densi mi esplodono direttamente in gola. Ingoio tutto quello che posso, tossendo, mentre un po’ di sperma mi esce dal naso. Pochi secondi dopo Matteo affonda fino alle palle e scarica dentro di me con un grugnito basso, riempiendomi di altro seme caldo.

Crollo in avanti sul pavimento quando mi lasciano andare, ansimante, distrutto, con il culo che pulsa e il seme che mi cola abbondante fuori dal buco aperto.

Alessandro si alza, si avvicina e mi solleva il mento con due dita. Mi guarda con quel sorriso dolce che mi ha rovinato.

«Bravo,» mormora piano. «Sei stato proprio una brava troietta stasera. La mamma è felicissima di sapere che qui stai così bene.»

Sento le sue parole entrarmi dentro. Troietta. Mi chiama troietta e io sento il mio cazzo pulsare forte, ancora duro, ancora gocciolante.

Non riesco più a negarlo.

Mi piace essere ridotto così. Mi piace essere la troia di casa. Mi piace essere usato mentre mia madre parla al telefono. Mi piace sentirmi pieno del loro seme, umiliato, sudato, con le labbra gonfie e il culo che stilla.

E più mi sento troia… più intensamente godo.

Ripenso a quando sono arrivato qui, ingenuo e timido, con le valigie in mano e la testa piena di gratitudine verso Alessandro.

La prima regola sembrava così innocua: «In casa si sta scalzi, è più igienico e ti rilassa». Ho accettato subito, togliendomi scarpe e calzini senza pensarci troppo. Quando Alessandro ha iniziato a massaggiarmi i piedi la sera, le sue mani calde e forti sulla mia pelle mi hanno fatto sospirare di piacere. Non ho protestato quando mi ha chiesto di ricambiare. Mi sono inginocchiato, ho preso il suo piede tra le mani e ho iniziato a baciarlo timidamente. La pelle era calda, leggermente salata. Ho sentito il mio cazzo indurirsi dentro i pantaloni mentre la mia lingua passava tra le sue dita. Ho pensato: “È solo un massaggio, è normale tra cugini”. Invece stavo già leccando i piedi del mio padrone senza saperlo.

Poi è arrivata la regola della nudità. «Quando siamo soli è meglio stare nudi, ti aiuterà a superare la timidezza». Ero imbarazzato da morire, ma lui mi guardava con quel sorriso dolce e mi diceva che ero bellissimo. Mi sono spogliato lentamente, tremando. Appena rimasto nudo ho sentito il suo sguardo sul mio cazzo che si alzava contro la mia volontà. Invece di coprirmi, ho lasciato che mi guardasse. Ogni volta che mi diceva «Bravo, lascia che ti veda tutto» sentivo un calore strano nello stomaco. Inconsciamente volevo che mi guardasse. Volevo essere esposto.

Le sessioni di gola sono state il punto di non ritorno. La prima volta mi ha detto che era un “esercizio per rilassare la gola e ridurre l’ansia”. Mi sono inginocchiato tra le sue gambe, ho aperto la bocca e ho preso la punta del suo cazzo. Era caldo, duro, con un sapore forte che mi ha fatto lacrimare gli occhi. Quando ha iniziato a spingermi la testa giù con dolcezza, dicendo «Respira dal naso… bravo… prendine di più», ho avuto conati fortissimi. La saliva mi colava ovunque, mi scendeva sul mento, sul petto. Eppure il mio cazzo era durissimo, gocciolante. Ogni volta che mi soffocava un po’ di più sentivo un piacere oscuro crescermi dentro. Pensavo di farlo solo per accontentarlo. Invece stavo scoprendo quanto mi piacesse sentirmi usato la bocca.

Quando è arrivato Luca per la prima volta, ero già nudo per regola. Alessandro mi ha detto di salutarlo leccandogli i piedi. Mi sono inginocchiato senza protestare, ho tolto le sue scarpe e ho iniziato a passare la lingua sulla sua pianta calda e sudata. Sentivo il sapore più intenso, più maschio. Mentre leccavo, Luca mi guardava e Alessandro mi accarezzava i capelli dicendomi quanto fossi bravo. Poi mi hanno fatto succhiare entrambi. Passavo da un cazzo all’altro, con la gola che bruciava, le lacrime che scendevano, il cazzo che mi pulsava dolorosamente. Mi sentivo una troia. E invece di fermarmi, volevo di più.

Matteo ha completato la trasformazione. Quando è entrato in casa e mi ha visto nudo e in ginocchio, ho provato un’umiliazione così forte che mi ha fatto tremare. Alessandro gli ha detto semplicemente: «Marco ha imparato tante regole nuove». Matteo ha sorriso e mi ha fatto leccare i suoi piedi mentre ancora aveva il sapore della strada. Poi mi hanno fatto mettere a quattro zampe. Matteo mi ha preparato con poco lubrificante e mi ha infilato il cazzo dentro con un colpo solo. Ho gridato, ma Alessandro mi teneva la testa e mi sussurrava «Lasciati andare… senti quanto ti piace essere aperto». E aveva ragione. Sentivo il cazzo di Matteo che mi allargava brutalmente, che mi riempiva fino in fondo, e il mio buco si contraeva intorno a lui per il piacere. Venivo scopato dal mio stesso cugino mentre un altro mi teneva la bocca occupata, e io godevo come non avevo mai goduto in vita mia.

Da quel momento ho smesso di fingere con me stesso.

Ho accettato ogni nuova regola con ingenuità apparente, ma dentro di me sapevo. Quando Alessandro mi ha messo il collare, ho abbassato la testa e l’ho lasciato fare. Quando mi hanno detto che da quel momento in poi avrei servito tutti e tre ogni sera, ho sentito il cazzo indurirsi all’istante. Leccare piedi, prendere cazzi in gola fino a soffocare, essere scopato brutalmente uno dopo l’altro… ogni cosa mi faceva scoprire un pezzo nuovo di me.

Ora lo so con chiarezza.

Non desideravo altro che diventare la troia di casa.

Volevo essere nudo tutto il tempo. Volevo inginocchiarmi e leccare piedi sudati appena entravano dalla porta. Volevo sentirmi la gola gonfia di cazzo mentre piangevo. Volevo essere aperto e riempito di seme caldo fino a colare.

Ogni regola che accettavo ingenuamente mi portava più vicino a ciò che ero davvero: una troia obbediente, sempre pronta, che gode nel sentirsi umiliata e usata.

E stasera, mentre vengo scopato in bocca e nel culo mentre parlo con mia madre al telefono, mentre il seme mi cola dal buco e dalle labbra, mentre il mio cazzo pulsa senza essere toccato… capisco di essere esattamente dove volevo arrivare.

Sono diventato la troia perfetta.

E godo da morire ogni secondo di questa trasformazione.

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