Racconti Piccanti
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La prima volta davanti allo specchio

La prima volta davanti allo specchio

05 Maggio 2026·7 min di lettura

Non so come ci siamo arrivati, ma quando ho varcato la soglia della sua camera, ho sentito un brivido risalirmi lungo la schiena. Marco mi ha guardata con quegli occhi scuri, intensi, che sembrano sempre sapere cosa voglio prima ancora che lo capisca io. La porta si è chiusa dietro di noi con un clic soffocato, e il mondo esterno è sparito. Eravamo solo noi due, il suo respiro caldo sul mio collo e le sue mani già pronte a sfiorarmi.

«Vieni qui» ha mormorato, la voce bassa, quasi un ordine. Mi ha guidata verso il centro della stanza, di fronte a uno specchio grande, a figura intera, appoggiato al muro. Il riflesso ci ha rimandato la nostra immagine: io, con la camicetta ancora abbottonata ma già sgualcita, e lui, dietro di me, più alto, con le spalle larghe che sembravano pronte a inghiottirmi. Mi ha posato le mani sui fianchi, stringendo appena, e ho sentito il calore del suo corpo premere contro il mio.

«Ti voglio spogliare piano» ha detto, le labbra vicine al mio orecchio. Ho annuito, incapace di rispondere, mentre le sue dita iniziavano a slacciare i bottoni della mia camicetta, uno per uno, con una lentezza che mi faceva impazzire. Ogni tanto alzavo lo sguardo nello specchio, incrociando i suoi occhi che non si staccavano mai dai miei. Quando la camicetta è caduta a terra, ha fatto scivolare le mani sotto le spalline del reggiseno, sfiorandomi la pelle con i polpastrelli ruvidi. Ho sentito i capezzoli indurirsi sotto il tessuto, e un gemito mi è sfuggito senza che potessi controllarlo.

«Ti piace, vero?» ha chiesto, con un sorriso appena accennato, mentre slacciava il gancetto sulla schiena. Il reggiseno è caduto, lasciandomi scoperta. Nello specchio, ho visto il mio petto nudo, i seni pieni, e le sue mani che li accarezzavano, stringendoli con una pressione che era il perfetto equilibrio tra dolcezza e possesso. «Guardati» ha sussurrato. «Sei bellissima.»

Le sue parole mi hanno fatto arrossire, ma non ho distolto lo sguardo. Non potevo. Le sue mani sono scese lungo il mio ventre, fino alla cintura della gonna. L’ha abbassata con un movimento rapido, lasciandomi solo con le mutandine di pizzo nero. Ha infilato un dito sotto l’elastico, sfiorandomi appena sopra il pube, e ho sentito un’ondata di calore tra le gambe. «Sei già bagnata, lo sento» ha detto, e il tono della sua voce, così sicuro, mi ha fatto tremare.

«Marco…» ho mormorato, ma lui mi ha interrotta con un bacio sul collo, mordicchiandomi la pelle mentre mi abbassava le mutandine fino alle caviglie. Ero completamente nuda, di fronte allo specchio, con il suo corpo ancora vestito dietro di me. La differenza mi faceva sentire vulnerabile, ma anche incredibilmente eccitata. «Ora guarda» ha detto, e ho sentito la sua mano scivolare tra le mie cosce, aprirmi delicatamente. Le sue dita hanno trovato il mio clitoride, accarezzandolo con movimenti lenti, circolari, che mi facevano ansimare. Nello specchio vedevo tutto: la mia bocca socchiusa, le guance arrossate, e le sue dita che si muovevano su di me.

«Ti voglio vedere mentre ti prendo» ha detto, e il suo tono era così deciso che non ho potuto fare altro che annuire. Si è slacciato la cintura, il rumore del metallo che tintinnava sembrava amplificato nel silenzio della stanza. Quando si è abbassato i pantaloni, ho visto il rigonfiamento nei suoi boxer, e il cuore mi è salito in gola. Ha tirato fuori il suo cazzo, duro, grosso, con la pelle tesa e la punta già lucida. Era più grande di quanto immaginassi, lungo almeno venti centimetri, con vene sporgenti che pulsavano sotto la superficie. Lo ha accarezzato un paio di volte, guardandomi nello specchio con un’espressione che era pura fame.

«Ti piace?» ha chiesto, e io ho annuito, incapace di distogliere lo sguardo. «Allora girati un po’, voglio che lo vedi entrare.» Mi ha guidata con le mani, facendomi inclinare leggermente in avanti, con le mani appoggiate al bordo dello specchio. Sentivo il freddo del vetro sotto le dita, ma il calore del suo corpo dietro di me era tutto ciò che contava. Ha posizionato la punta del suo cazzo contro la mia apertura, sfregandola appena, e ho sentito quanto ero bagnata, quanto lo volevo dentro di me.

«Piano, all’inizio» ho sussurrato, e lui ha riso piano. «Tranquilla, ci vado piano… per ora.» Ha spinto appena, e ho sentito la pressione, la sensazione di essere aperta, dilatata. Nello specchio vedevo tutto: il suo cazzo che scompariva dentro di me, centimetro dopo centimetro, la mia carne che si adattava a lui. Era una visione oscena, ma incredibilmente eccitante. Ho sentito un bruciore iniziale, poi solo piacere, un piacere denso, profondo, che mi faceva gemere senza controllo.

«Cazzo, sei stretta» ha grugnito, spingendo ancora un po’. Quando è entrato del tutto, ho sentito le sue palle premere contro di me, e il suo respiro diventare più pesante. «Guardaci» ha detto, e io ho obbedito. Nello specchio, vedevo il suo bacino premuto contro il mio, i suoi muscoli tesi, e il mio viso contorto dal piacere. Ha iniziato a muoversi, lentamente all’inizio, uscendo quasi del tutto per poi rientrare con una spinta decisa. Ogni movimento era un’esplosione di sensazioni: il suo cazzo che mi riempiva, la frizione contro le pareti interne, il suono bagnato dei nostri corpi che si scontravano.

«Ti piace vederti mentre ti scopo?» ha chiesto, la voce roca, e io ho annuito, ansimando. «Sì… sì, tanto.» Ha aumentato il ritmo, le sue mani che mi stringevano i fianchi con forza, lasciando probabilmente dei segni sulla pelle. Ogni spinta era più profonda, più veloce, e io sentivo il piacere montare dentro di me, una pressione che cresceva a ogni colpo. Il suo odore, un misto di sudore e colonia, mi riempiva le narici, e il sapore del suo respiro, quando si chinava a baciarmi il collo, era salato, reale.

«Girati, voglio vederti in faccia» ha detto a un certo punto, uscendo da me con un movimento lento che mi ha fatto gemere di frustrazione. Mi ha voltata verso di lui, sollevandomi per farmi sedere sul bordo di un comò accanto allo specchio. Le mie gambe si sono aperte automaticamente, e lui si è posizionato tra di esse, il suo cazzo ancora duro, lucido dei miei umori. «Guardati nello specchio di lato» ha ordinato, e io ho girato la testa. Vedevo il profilo dei nostri corpi, il modo in cui mi teneva le cosce, la sua erezione che premeva di nuovo contro di me.

Ha spinto dentro con una sola spinta, facendomi gridare. «Cazzo, Marco!» ho esclamato, e lui ha sorriso, un sorriso predatorio. «Ti piace, eh? Lo vuoi più forte?» Non ho avuto il tempo di rispondere, perché ha iniziato a muoversi con un ritmo brutale, ogni colpo così profondo che sentivo quasi male, ma un male dolce, che si mescolava al piacere. Sentivo l’odore del sesso, intenso, umido, e il suono dei nostri corpi, uno schiaffo bagnato che riempiva la stanza. Le sue palle sbattevano contro di me a ogni spinta, e io sentivo ogni dettaglio del suo cazzo, ogni vena, ogni pulsazione.

«Sto per venire» ho ansimato, le mani aggrappate alle sue spalle, le unghie che gli graffiavano la pelle. «Vieni per me, allora» ha ringhiato, senza rallentare. Ha infilato una mano tra di noi, trovando il mio clitoride e strofinandolo con il pollice, un movimento rapido che mi ha mandato oltre il limite. L’orgasmo mi ha colpito come un’onda, facendomi tremare, stringermi attorno a lui con spasmi violenti. «Cazzo, sì, così» ha grugnito, sentendo le mie contrazioni. Ho urlato il suo nome, il piacere così intenso che quasi non riuscivo a respirare.

Non si è fermato, però. Ha continuato a spingere, il suo ritmo implacabile, il suo cazzo che sembrava ancora più duro dentro di me. «Non ho ancora finito» ha detto, la voce tesa, il sudore che gli colava lungo la fronte. Mi ha sollevata di nuovo, facendomi sdraiare sul letto senza mai uscire da me. Si è posizionato sopra, le mie gambe attorno ai suoi fianchi, e ha ricominciato a muoversi, più lento ma più profondo, come se volesse sentire ogni millimetro di me.

«Sei così bagnata, cazzo» ha mormorato, chinandosi a baciarmi. La sua lingua aveva il sapore del desiderio, e io l’ho ricambiato, mordendogli il labbro inferiore. «Voglio sentirti venire ancora» ha detto, e ha accelerato, i suoi movimenti che diventavano disperati, irregolari. Sentivo il suo cazzo pulsare dentro di me, e sapevo che era vicino. «Dove lo vuoi?» ha chiesto, ansimando.

«Dentro» ho risposto senza pensarci, e lui ha emesso un gemito profondo, spingendo un’ultima volta con una forza che mi ha fatto sobbalzare. Ho sentito il calore del suo sperma riempirmi, un’ondata dopo l’altra, mentre anche il mio secondo orgasmo mi travolgeva, meno intenso ma più lungo, facendomi tremare sotto di lui. Siamo rimasti così, immobili per un momento, i nostri respiri che si mescolavano, i corpi ancora uniti.

Alla fine, si è ritirato lentamente, e ho sentito il vuoto, il suo sperma che colava tra le mie cosce. Mi ha guardata con un sorriso soddisfatto, passandosi una mano tra i capelli bagnati di sudore. «Sei stata incredibile» ha detto, e io ho ricambiato il sorriso, ancora incapace di parlare, il corpo pesante e sazio.

Nello specchio, vedevo ancora il riflesso dei nostri corpi, sudati, disfatti, e quella visione mi ha fatto sentire di nuovo un brivido. Sapevo che non sarebbe stata l’ultima volta.

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