La prima volta al fiume
Sono Monica, ho ventun anni, e non dimenticherò mai quel giorno in montagna con Giovanni. Eravamo partiti per una gita con degli amici, ma a un certo punto ci siamo staccati dal gruppo. Io ero nervosa, con il cuore che mi batteva forte. Sapevo che con lui poteva succedere qualcosa, e lo volevo. Lo desideravo da morire, anche se mi sentivo una ragazzina spaventata.
Camminavamo lungo un sentiero che portava a un fiume. Il rumore dell’acqua era l’unica cosa che rompeva il silenzio tra noi. Giovanni, vent’anni, alto, con quei muscoli che si vedevano sotto la maglietta aderente, mi guardava ogni tanto con un sorrisetto. Sapeva che ero in imbarazzo, ma non mi lasciava tregua. “Che c’è, Moni? Sei tutta rossa. Pensi a qualcosa di sporco?” mi ha detto, con una voce bassa, quasi un sussurro. Ho abbassato lo sguardo, sentendo le guance bruciarmi. “No, niente, smettila,” ho borbottato, ma lui ha riso e mi ha preso per mano, tirandomi verso il bordo del fiume.
Ci siamo fermati su una roccia piatta, circondati da alberi e dal rumore dell’acqua che scorreva veloce. L’aria era fresca, ma io sudavo. Giovanni si è seduto e mi ha fatto segno di avvicinarmi. “Vieni qui, non mordo. O forse sì, se me lo chiedi,” ha detto, con un ghigno che mi ha fatto tremare le gambe. Mi sono seduta vicino a lui, le ginocchia che quasi si toccavano. Sentivo il suo profumo, un misto di sudore e dopobarba, e mi faceva girare la testa. Ero bagnata già solo a stargli vicino, e mi vergognavo di quanto lo desiderassi.
“Lo so che ci stai pensando,” ha detto, guardandomi dritto negli occhi. “Non fare la santarellina con me. Dimmi cosa vuoi.” La sua voce era dolce, ma decisa, e mi ha fatto sentire nuda, come se potesse leggermi dentro. Ho deglutito, con la gola secca. “Io… non lo so, Gio. È la prima volta, ho paura di fare schifo,” ho confessato, abbassando lo sguardo. Lui mi ha preso il mento con due dita e mi ha costretto a guardarlo. “Non farai schifo. Ti guido io. Fidati, cazzo, sarà bello,” ha detto, e poi mi ha baciato. La sua lingua ha spinto contro la mia, dura, insistente, e io mi sono lasciata andare, sentendo un calore che mi esplodeva nello stomaco e scendeva più in basso, tra le cosce.
Le sue mani erano ovunque. Mi ha afferrato i fianchi, tirandomi più vicina, e io sentivo il suo cazzo già duro sotto i jeans, che premeva contro di me. “Togliti la maglietta,” mi ha ordinato, con un tono che non ammetteva rifiuti. Ho esitato un secondo, ma poi ho obbedito, tremando mentre mi sfilavo la maglietta e restavo in reggiseno. “Cazzo, sei uno spettacolo,” ha detto, guardandomi con gli occhi che brillavano di voglia. Mi ha slacciato il reggiseno con una mossa veloce e ha iniziato a succhiarmi i capezzoli, uno dopo l’altro, con la lingua che girava lenta e poi mordicchiava, facendomi gemere. Ogni morso era un lampo di dolore che si trasformava in piacere, e io stringevo le sue spalle, con le unghie che gli graffiavano la pelle.
“Dai, toccami,” mi ha detto, prendendo la mia mano e portandola sui suoi jeans. Ho sentito il rigonfiamento, duro come pietra, e ho iniziato a massaggiarlo sopra la stoffa, timida ma curiosa. “Più forte, Moni, non mi rompi,” ha ringhiato, e io ho obbedito, stringendo di più, sentendo il calore del suo cazzo attraverso i pantaloni. Lui ha slacciato la cintura e si è tirato giù tutto, boxer compresi. Il suo cazzo è schizzato fuori, lungo, grosso, con la cappella lucida di liquido trasparente. Non avevo mai visto niente del genere da così vicino, e mi sono sentita la bocca asciutta, ma anche un desiderio pazzesco di toccarlo, di assaggiarlo.
“Vuoi succhiarmelo, vero?” ha chiesto, con un sorriso sporco. Io ho annuito, senza parole, e mi sono chinata. L’ho preso in mano, sentendo la pelle calda e liscia sotto le dita, e poi l’ho messo in bocca, piano, assaggiando il sapore salato sulla lingua. Giovanni ha tirato indietro la testa e ha gemuto. “Cazzo, sì, così, continua. Usa la lingua, dai.” Ho fatto come mi diceva, leccando lungo l’asta, succhiando la punta, mentre lui mi spingeva la testa giù con una mano, non troppo forte ma abbastanza da farmi capire chi comandava. Sentivo il suo respiro spezzato, i suoi gemiti, e mi eccitava da morire sapere che gli stavo dando piacere.
Dopo un po’ mi ha tirato su. “Basta, sennò vengo subito,” ha detto, ansimando. Mi ha spinto giù sulla roccia, stendendomi sulla schiena, e mi ha tolto i pantaloncini e le mutandine in un colpo solo. Ero nuda, esposta, con l’aria fresca che mi accarezzava la pelle e il cuore che mi martellava nel petto. “Cazzo, guarda come sei bagnata,” ha detto, passando un dito tra le mie labbra, sfiorando il clitoride. Ho sussultato, con un gemito che non sono riuscita a trattenere. “Ti piace, eh? Sei pronta per me,” ha detto, e io ho annuito, anche se dentro avevo una paura fottuta.
Si è messo sopra di me, con il cazzo che sfiorava l’entrata. “Farò piano, okay? Ma dimmi se ti fa male,” ha detto, e per un momento la sua voce era dolce, quasi tenera. Ho annuito di nuovo, mordendomi il labbro. Ha spinto piano, la cappella che entrava dentro di me, e io ho sentito una fitta, un bruciore che mi ha fatto stringere i denti. “Respira, Moni, rilassati,” mi ha detto, fermo per un attimo, aspettando che mi abituassi. Poi ha spinto ancora, più a fondo, e io ho sentito come mi riempiva, un misto di dolore e una pienezza che non avevo mai provato. “Cazzo, sei stretta da morire,” ha ringhiato, iniziando a muoversi, lento, con spinte controllate.
Ogni movimento era come un’onda dentro di me. Sentivo il suo cazzo scivolare dentro e fuori, il calore della sua pelle contro la mia, il rumore bagnato dei nostri corpi che si scontravano. Ogni tanto dava un colpo più secco, più profondo, e io urlavo, un gemito che mi scappava dalla gola senza controllo. “Ti piace quando lo faccio forte, eh?” ha detto, con un sorrisetto, e io ho annuito, con le mani che gli afferravano il culo, spingendolo più dentro. “Sì, cazzo, più forte,” ho detto, con la voce rotta, e lui ha aumentato il ritmo, sbattendomi con colpi che mi facevano tremare tutta.
Il piacere montava dentro di me, una tensione che cresceva a ogni spinta, concentrata lì, tra le cosce, ma che si spargeva in tutto il corpo. Sentivo il clitoride pulsare ogni volta che il suo bacino sfregava contro di me, il suo cazzo che mi apriva, mi riempiva fino a farmi male in un modo che era troppo bello. “Sto per venire, Moni, cazzo, non resisto,” ha detto, con la voce tesa, i movimenti sempre più veloci, disperati. “Dentro, vieni dentro,” ho sussurrato, senza pensare, spinta solo dal desiderio di sentirlo fino in fondo. Lui ha ringhiato, ha dato un ultimo colpo profondo, e ho sentito il calore del suo sperma che mi riempiva, schizzo dopo schizzo, mentre il suo corpo tremava sopra il mio.
Anche io ero al limite. Il piacere è esploso, una scarica che mi ha fatto urlare, con le gambe che tremavano e la figa che si stringeva intorno a lui, pulsando senza sosta. Non riuscivo a respirare, avevo il fiato corto, il cuore che mi scoppiava nel petto. Giovanni è rimasto dentro di me per un po’, ansimando, con la fronte appoggiata alla mia. Poi si è tirato fuori piano, e ho sentito il suo sperma colarmi fuori, caldo e appiccicoso tra le cosce.
Ci siamo baciati, un bacio lungo, sporco, con le lingue che si cercavano ancora, come se non fossimo mai sazi. “Cazzo, è stato incredibile,” ha detto lui, con un sorriso stanco ma soddisfatto. Io ho annuito, ancora scossa, con il corpo che vibrava per quello che era appena successo. Ero sverginata, finalmente, e anche se sentivo un po’ di dolore, non me ne fregava niente. Ero sua, in quel momento, e volevo solo che mi stringesse ancora. E lui lo ha fatto, tenendomi contro di sé, mentre il rumore del fiume ci cullava e il sole iniziava a scendere dietro le montagne.
