Un giro in pedalò da sballo
Sono in vacanza con i miei, in un campeggio sul lago. Diciannove anni, e mi sento una prigioniera: loro sempre a controllarmi, io che vorrei solo divertirmi. Il posto è carino, ma sto morendo di noia. Passo le giornate a guardare il lago, a immaginarmi chissà cosa, a fantasticare su ragazzi che vedo passare. Ho una testa piena di pensieri sporchi, lo ammetto, ma non ho mai fatto niente per davvero. Sono curiosa da morire, però anche un po’ spaventata. Non so neanche come si fa, sul serio.
Un pomeriggio, mentre sto sdraiata sulla riva con un libro che non riesco a leggere, si avvicina un ragazzo. “Ciao, sono Giorgio,” dice, con un sorriso che mi fa battere il cuore. È della mia età, capelli mossi scuri, occhi che brillano. È gentile, non uno di quelli che ci provano subito con frasi da cretino. Parliamo un po’, mi racconta che è qui con degli amici, che gli piace il campeggio perché si sente libero. Mi fa ridere, è simpatico, e mi guarda in un modo che mi scalda dentro. Dopo un po’ mi chiede: “Ti va di fare un giro in pedalò domani? Solo noi due, tranquilli.” Io faccio la finta indecisa, ma dentro sto già dicendo sì. Voglio stare con lui, vedere cosa succede. La curiosità mi mangia viva.
Il giorno dopo ci troviamo al noleggio dei pedalò. È presto, il lago è calmo, quasi nessuno in giro. Saliamo su quel coso traballante, io rido perché mi sento goffa, e lui mi aiuta a sedermi. Pedaliamo piano, lontani dalla riva. L’aria è fresca, ma io sento caldo. Ogni tanto le nostre gambe si sfiorano sotto il pedalò, e non so se lo fa apposta, ma ogni tocco mi manda un brivido. Lo guardo, lui mi guarda, e c’è una tensione che non riesco a spiegare. Vorrei buttarmi, dire qualcosa di audace, ma ho paura di fare una figura di merda. Però lo voglio. Lo voglio davvero. Lui rompe il silenzio: “Ti piace qui, vero? Si sta bene, solo noi.” La sua voce è bassa, come se stesse provando a capire cosa penso. Io annuisco, ma dentro sto pensando a come sarebbe baciarlo, toccarlo. Sono un casino di pensieri.
Dopo un po’ ci fermiamo in mezzo al lago. Lui si avvicina, mi mette una mano sul ginocchio. “Posso?” chiede, e io, con la voce che trema, dico “Sì.” Mi bacia, piano, ma con decisione. Le sue labbra sono calde, sa di menta, e io mi sciolgo. Gli metto le mani sul collo, lo tiro più vicino. Il cuore mi esplode, ma c’è una vocina dentro che dice: “E se non sei pronta? E se è un errore?” Però la voglia è più forte. Ci baciamo più forte, le lingue che si intrecciano, e sento le sue mani che scivolano lungo la mia schiena, sotto la maglietta. Mi tocco il fiato, ma non voglio smettere. È la prima volta che provo una cosa del genere, e mi piace da impazzire.
Ci stacchiamo un attimo, ansimando. Lui mi guarda, sorride: “Sei sicura? Non voglio correre.” Io lo fisso negli occhi e dico: “Sì, voglio. Ma fai piano, ok? Non l’ho mai fatto.” Lui annuisce, serio, come se capisse quanto è importante per me. Ci baciamo ancora, e piano piano ci spostiamo sul fondo del pedalò, stretti in quel poco spazio. Lui mi fa sdraiare, mi toglie la maglietta, e io gli tolgo la sua. La sua pelle è calda contro la mia, e mi bacia il collo, poi più giù, sul petto. Mi slaccia il reggiseno con calma, e quando lo toglie mi sento nuda in un modo che non è solo fisico. Mi tocca i seni, li bacia, e io gemo piano, perché è una sensazione nuova, bellissima. Le sue mani scendono sui miei fianchi, mi slacciano i pantaloncini. Io faccio lo stesso con i suoi, anche se mi tremano le dita. Siamo solo in mutande, e ci stringiamo, sentendo il calore l’uno dell’altra. Lui mi accarezza tra le gambe, sopra la stoffa, e io mi mordo il labbro per non gridare. “Ti piace?” sussurra, e io faccio sì con la testa, incapace di parlare. Poi mi toglie anche quelle, e io lo lascio fare, perché ormai non c’è niente che mi ferma.
Siamo nudi, nel mezzo del lago, su un pedalò del cazzo, e non mi importa di niente. Lui si mette sopra di me, ma non pesa, mi guarda negli occhi. “Dimmi se vuoi che mi fermo,” dice, e io scuoto la testa. Si mette un preservativo – lo vedo che lo tira fuori dalla tasca dei pantaloncini – e io sono contenta che ci pensi. Poi si avvicina, lo sento contro di me, duro, e mi entra dentro piano. Fa male, un po’, e io stringo i denti, ma lui va lentissimo, mi bacia, mi accarezza. “Piano, tranquilla,” mormora. Dopo un po’ il dolore passa, e diventa qualcosa di diverso, un piacere che non avevo mai provato. Si muove, dentro e fuori, con un ritmo costante, e io gli metto le mani sui fianchi, seguendo i suoi movimenti. Il pedalò dondola appena, l’acqua schizza intorno, e sento l’odore del lago misto al suo sudore. Gemo, non riesco a trattenermi, e lui ansima, mi dice: “Cazzo, sei bellissima.” Io gli stringo le braccia intorno, voglio di più, e lui accelera un po’, ma sempre con attenzione. Ogni spinta mi fa tremare, sento il suo fiato caldo sul collo, i nostri corpi che si scontrano con un rumore umido, appiccicoso. “Ti piace, eh?” grugnisce, e io rispondo: “Sì, cazzo, non smettere.” Non so più chi sono, sono solo sensazioni, calore, voglia.
Quando finiamo, siamo sudati, sfiniti. Lui si sdraia accanto a me, stretti in quello spazio minuscolo, e mi tiene una mano. Il cuore batte ancora forte, ma sto bene. Non so cosa dire, ma non serve. Lui mi sorride, mi bacia sulla fronte. “È stato… wow,” dice piano, e io rido, perché non so come altro reagire. Mi sento diversa, ma non in modo brutto. Sono felice di averlo fatto con lui, di aver scelto Giorgio per la mia prima volta. Restiamo lì un po’, a guardare il cielo sopra il lago, poi ci rivestiamo piano, senza fretta. Pedaliamo indietro, e dentro di me c’è un casino di emozioni, ma una cosa è chiara: lo voglio ancora, e so che anche lui mi vuole. Non è solo sesso, c’è qualcosa di più. E per ora, mi basta così.
