Racconti Piccanti
Racconti Piccanti

Sbattersi la figlia del padrone

Sbattersi la figlia del padrone

11 Marzo 2026·8 min di lettura

Laura aveva vent’anni e una vita che molti avrebbero invidiato, ma che a lei sembrava una prigione dorata. Viveva in una villa immensa in collina, con un giardino che sembrava un parco e una piscina che usava più per farsi selfie che per nuotare. Suo padre, un imprenditore sempre in viaggio, le lasciava carte di credito senza limiti e zero regole, ma anche zero attenzioni. Laura passava le giornate da sola, annoiata, a cercare emozioni forti su internet o a provocare chiunque incrociasse il suo cammino. Era viziata, capricciosa, e con un corpo che sapeva di poter usare come arma: alta, snella, con curve morbide e un viso da bambola che nascondeva un carattere da stronza.

Giacomo, il giardiniere della villa, era tutto l’opposto. Trentasei anni, spalle larghe, braccia muscolose segnate dal lavoro manuale, e una faccia ruvida con una barba di qualche giorno che gli dava un’aria da uomo vissuto. Veniva tre volte a settimana per curare le aiuole, potare gli alberi e tenere tutto in ordine. Era un tipo tranquillo, sempre educato, ma con uno sguardo che tradiva pensieri poco innocenti. Sapeva che Laura lo osservava dalla finestra o dal bordo piscina, e non gli dispiaceva. Anzi, cazzo, gli piaceva da morire. Ma teneva tutto sotto controllo: lavorava per suo padre, e perdere quel posto per una ragazzina viziata non era un’opzione.

La tensione tra loro iniziò a montare piano, quasi per gioco. Laura, sdraiata su un lettino a bordo piscina in un bikini microscopico, lo chiamava per sciocchezze. “Giacomo, mi porti un asciugamano?” oppure “Giacomo, puoi spostare quest’ombrellone? Non mi piace il sole qui.” Lui rispondeva sempre con un sorriso tirato, ma dentro ribolliva. Vedeva il modo in cui lei si stiracchiava, mostrando il culo perfetto o il seno che quasi scappava dal reggiseno. Era una provocazione continua, e Laura lo sapeva. Lo faceva apposta, perché voleva vedere fino a che punto poteva spingersi. Si sentiva potente, ma allo stesso tempo aveva una voglia matta di essere messa al suo posto, di sentirsi desiderata per davvero.

Un pomeriggio d’estate, con un caldo che ti faceva sudare anche stando fermo, Laura decise di alzare la posta. Giacomo stava tagliando l’erba vicino alla piscina, a torso nudo, con la pelle lucida di sudore e i muscoli che si tendevano a ogni movimento. Lei, in un costume rosso che lasciava poco all’immaginazione, si avvicinò con un bicchiere di limonata in mano. “Ehi, non fai una pausa? Sembri un mulo, non un uomo,” disse con un sorrisetto malizioso.

Giacomo si fermò, si pulì il sudore dalla fronte con il dorso della mano e la guardò dritto negli occhi. “Grazie, signorina, ma sto bene. Il lavoro non aspetta.” Il tono era rispettoso, ma c’era qualcosa di duro sotto, una sfida. Laura inclinò la testa, facendo scivolare una ciocca di capelli biondi sulla spalla nuda. “Ma dai, non fare il serio. Siediti un attimo. Non lo dico a papà, tranquillo.” Gli porse il bicchiere, sfiorandogli le dita con le sue, e quel contatto, per quanto leggero, fece scattare qualcosa in entrambi. Lui lo prese, bevve un sorso, ma non si sedette. La guardò invece in un modo che la fece rabbrividire, anche sotto quel sole cocente.

Dentro di sé, Laura era un misto di eccitazione e insicurezza. Non aveva mai fatto niente con un uomo, solo qualche bacio e palpatina con ragazzi della sua età, tutti troppo goffi per farle provare qualcosa di vero. Giacomo era diverso: era grande, sicuro, e aveva mani che sembravano poterla spezzare. E lei lo voleva, anche se non lo ammetteva nemmeno a se stessa. Lui, d’altra parte, stava lottando con i suoi istinti. Sapeva che quella ragazzina era un problema, ma ogni volta che lo provocava, il suo autocontrollo si assottigliava. Voleva sbatterla contro il primo muro e farle capire chi comandava, ma si tratteneva. Per ora.

Il giorno dopo, Laura decise di passare all’azione. Lo aspettò vicino al capanno degli attrezzi, dove lui teneva le sue cose, indossando un vestitino corto che a malapena le copriva le cosce. Quando Giacomo arrivò, con una zappa in spalla, lei gli si parò davanti. “Mi aiuti a prendere una cosa lassù? Non ci arrivo,” disse, indicando uno scaffale alto. Lui sospirò, posò la zappa e si avvicinò. Dovette sporgersi sopra di lei per raggiungere lo scaffale, e il suo petto le sfiorò la schiena. Laura si morse il labbro, premendosi appena contro di lui, e Giacomo si irrigidì. “Signorina, non è una buona idea,” mormorò, con la voce bassa e roca.

“Che c’è, hai paura di me?” lo stuzzicò lei, girandosi e ritrovandosi a pochi centimetri dal suo viso. Sentiva l’odore del suo sudore, un misto di terra e maschio che la fece tremare. Lui le mise una mano sul fianco, non per attirarla, ma per spostarla di lato, ma quel tocco bastò a farla ansimare piano. “Non ho paura. Ma tu dovresti averne di quello che stai chiedendo,” disse, guardandola con un’intensità che la fece sentire nuda, anche con quel vestitino addosso.

Passarono al livello successivo nel capanno stesso, poco dopo. Laura, con il cuore che le batteva all’impazzata, lo seguì dentro con la scusa di aiutarlo a mettere a posto. La porta si chiuse alle loro spalle, e l’aria si fece pesante. Lui era vicino a un tavolo, a sistemare degli attrezzi, quando lei gli si avvicinò di nuovo, stavolta senza dire nulla. Gli sfiorò il braccio, poi scese con le dita fino alla mano ruvida. Giacomo si voltò di scatto, la afferrò per i polsi e la spinse contro il muro di legno, non forte, ma deciso. “Smettila di fare la stronza, Laura. Sai cosa vuoi, vero?” disse, il fiato caldo sul suo collo.

Lei annuì, senza fiato, le guance rosse. “Sì… lo voglio.” La sua voce era un sussurro, ma bastò. Giacomo le lasciò i polsi, ma non si allontanò. Le accarezzò il viso con una mano callosa, poi scese lungo il collo, fino alla scollatura del vestito. Le sue dita si infilarono sotto la stoffa, sfiorando la pelle morbida del seno. Laura gemette piano, chiudendo gli occhi. Lui le sollevò il mento, costringendola a guardarlo. “Sei sicura? Perché se inizi, non mi fermo.” Lei annuì di nuovo, e fu l’ultima esitazione.

Le mani di Giacomo si fecero più decise. Le tirò giù il vestito dalle spalle, lasciandola in reggiseno e mutandine bianche, di pizzo, che contrastavano con la sporcizia del capanno. Le accarezzò i fianchi, poi le cosce, stringendo appena mentre le baciava il collo, mordicchiandola piano. Laura si aggrappò alle sue spalle, sentendo i muscoli duri sotto le dita. Lui le slacciò il reggiseno con un gesto rapido, lasciandolo cadere a terra, e si fermò un attimo a guardarla. I suoi seni erano piccoli ma sodi, con capezzoli rosa già turgidi. “Cazzo, sei uno spettacolo,” mormorò, prima di prenderne uno in bocca, succhiando con forza mentre con l’altra mano le pizzicava l’altro.

Laura gemette più forte, le gambe che le tremavano. Non aveva mai provato nulla di simile, un misto di piacere e vergogna che la faceva impazzire. Giacomo scese con la lingua lungo il suo stomaco, fino all’orlo delle mutandine, che tirò giù lentamente, rivelando il suo sesso liscio, già umido. Si inginocchiò davanti a lei, le afferrò una gamba e la appoggiò sulla sua spalla, aprendola. “Rilassati, principessina,” disse con un ghigno, prima di leccarla piano, partendo dal basso verso l’alto. Laura urlò quasi, stringendogli i capelli, mentre lui continuava, alternando lingua e dita, esplorandola con calma ma senza sosta. L’odore del suo desiderio lo fece impazzire, e lei si sentiva sempre più esposta, vulnerabile, ma eccitata da morire.

Quando finalmente si alzò, Laura era un disastro, con il fiato corto e le guance in fiamme. Giacomo si slacciò i jeans, lasciandoli cadere insieme ai boxer, e lei vide per la prima volta un uomo nudo, il suo membro duro e grosso che la fece deglutire a vuoto. Lui la sollevò senza sforzo, facendola sedere sul bordo del tavolo, e le allargò le gambe con le mani. “Ti faccio male solo all’inizio, ok? Poi ti piacerà, fidati,” disse, posizionandosi tra le sue cosce. Laura annuì, nervosa ma vogliosa, e lui iniziò a spingere piano, entrando solo con la punta. Lei si irrigidì, sentendo un bruciore acuto, ma Giacomo la baciò sulla bocca, distraendola, mentre avanzava un po’ di più.

“Porca troia, sei stretta,” grugnì lui, fermandosi per darle il tempo di abituarsi. Laura respirava a fatica, ma il dolore stava lasciando spazio a qualcos’altro, una pienezza che la faceva gemere. “Muoviti… ti prego,” sussurrò, e lui non se lo fece ripetere. Iniziò a spingere, prima lento, poi con più ritmo, tenendola per i fianchi mentre il tavolo scricchiolava sotto di loro. Ogni colpo era profondo, deciso, e Laura si sentiva sbattuta come non aveva mai immaginato, con il suo corpo che rimbalzava a ogni affondo. “Ti piace, eh, puttanella? Lo sapevi che finiva così,” le disse lui tra i denti, con un ghigno sporco. Lei non rispose, ma i suoi gemiti dicevano tutto, mentre gli stringeva le spalle e si abbandonava.

L’odore di sudore e sesso riempiva il capanno, mescolandosi al rumore dei loro corpi che sbattevano e dei respiri affannosi. Giacomo la girò di colpo, mettendola a pancia in giù sul tavolo, con il culo all’aria, e la prese da dietro, afferrandola per i capelli con una mano mentre con l’altra le stringeva un fianco. “Cazzo, guardati, la figlia del padrone che si fa scopare come una troia,” ringhiò, e Laura, invece di offendersi, si eccitò ancora di più, spingendosi contro di lui. Ogni colpo la faceva tremare, e quando finalmente venne, con un urlo strozzato, lui la seguì poco dopo, uscendo appena in tempo e lasciandosi andare sulla sua schiena con un grugnito.

Rimasero fermi un attimo, ansimando, con il sudore che colava e il cuore che batteva all’impazzata. Giacomo si tirò su i pantaloni, dandole una pacca leggera sul culo. “Sei stata brava, principessina. Ma ora fila, prima che qualcuno ci veda.” Laura, ancora scossa, si rivestì in fretta, con un sorrisetto sulle labbra. Non c’era spazio per rimpianti o pensieri profondi. Era stato esattamente quello che voleva, e lo sapevano entrambi.

Lascia un commento