Notte di fuoco
Sono Debora, ho diciannove anni, e quella notte alla festa non la dimenticherò mai. Non ero mai stata una che si lascia andare facilmente, ma c’era qualcosa nell’aria, un’elettricità che mi pizzicava la pelle. La musica batteva forte, un basso che mi vibrava dentro, e io ero lì, con un bicchiere di vodka e succo d’arancia in mano, a guardare la folla sudata che si dimenava. Non conoscevo quasi nessuno, ero venuta con un’amica che si era già persa tra la gente. Poi li ho visti: Mattia e Alberto. Due ragazzi che sembravano usciti da un sogno sporco. Mattia aveva i capelli scuri, un po’ spettinati, e un sorriso da bastardo che ti faceva venir voglia di scoprire cosa nascondesse. Alberto, invece, era più massiccio, con una mascella squadrata e uno sguardo che ti spogliava senza bisogno di parole. Entrambi avevano ventitré anni, e si muovevano come se quella festa fosse il loro regno.
Mi hanno notata subito. Ero appoggiata al muro, con un vestitino nero aderente che mi arrivava appena sopra le ginocchia. Non era niente di speciale, ma mi faceva sentire a mio agio, con le gambe scoperte e le spalle fuori. Mattia si è avvicinato per primo, con una birra in mano, e mi ha detto: “Non sembri una che viene spesso a queste feste. Come ti chiami?” La sua voce era profonda, un po’ rauca, come se avesse fumato troppo. Ho risposto con un sorriso timido: “Debora. E no, non ci vengo spesso.” Lui ha riso, un suono corto e secco, e ha chiamato Alberto con un cenno. “Vieni qua, c’è una ragazza che merita la nostra attenzione.”
Alberto si è piazzato accanto a me, così vicino che sentivo il calore del suo corpo. “Piacere, Debora. Sei sola stasera?” ha chiesto, guardandomi dritto negli occhi. Ho sentito un brivido lungo la schiena, ma ho fatto finta di niente. “Sì, più o meno. La mia amica è sparita.” Hanno scambiato un’occhiata, un sorrisetto complice che mi ha fatto battere il cuore più forte. “Beh, allora ci pensiamo noi a farti compagnia,” ha detto Mattia, posandomi una mano leggera sulla spalla. Non era un tocco innocente, lo sapevamo tutti e tre.
Abbiamo parlato per un po’, o meglio, loro parlavano e io ridevo, un po’ imbarazzata ma sempre più a mio agio. Mi offrivano da bere, mi facevano complimenti, mi sfioravano come per caso. A un certo punto, Alberto mi ha preso per mano e mi ha tirato verso il centro della stanza. “Balliamo, dai,” ha detto, e non ho avuto il coraggio di dire di no. La musica era assordante, e il suo corpo contro il mio era una sensazione nuova, intensa. Sentivo i suoi muscoli sotto la maglietta, il suo respiro caldo vicino al mio orecchio. Mattia ci ha raggiunti, mettendosi alle mie spalle, e mi sono ritrovata stretta tra loro due, i loro movimenti che mi spingevano, mi accarezzavano senza toccarmi davvero. “Ti piace?” ha sussurrato Mattia, e io ho annuito, incapace di parlare.
Dopo un po’, quando ero già rossa in faccia e con il fiato corto, Alberto mi ha guardato con un’intensità che mi ha fatto tremare. “Andiamo in un posto più tranquillo,” ha detto, e non era una domanda. Mattia mi ha preso per la vita, guidandomi verso una porta sul retro. Siamo finiti in una stanza piccola, con un divano vecchio e una luce fioca che arrivava da una lampada nell’angolo. Non c’era tempo per pensare. Mattia ha chiuso la porta dietro di noi, e Alberto mi ha spinta contro il muro, le sue mani subito sui miei fianchi. “Sei sicura di volerlo fare?” ha chiesto, ma il suo tono era già sicuro della risposta. “Sì,” ho mormorato, con la voce che tremava di eccitazione.
Da quel momento, tutto è diventato un vortice. Alberto mi ha baciata con forza, la sua lingua che invadeva la mia bocca, un sapore di birra e qualcosa di selvatico. Le sue mani sono scese sul mio sedere, stringendo con decisione, mentre Mattia mi baciava il collo, mordicchiandomi la pelle fino a farmi gemere. “Cazzo, sei bollente,” ha detto Mattia, la voce carica di desiderio, mentre mi sollevava il vestito fino alla vita. Ho sentito le sue dita scivolare sotto il bordo delle mie mutandine, sfiorandomi la pelle sensibile, e un calore umido si è acceso tra le mie cosce. Non avevo mai provato niente del genere, ero vergine, ma in quel momento non importava: volevo tutto.
Alberto si è tirato indietro per un attimo, abbassandosi i jeans e lasciandomi vedere il rigonfiamento nei suoi boxer. Era grande, lo vedevo chiaramente, e il pensiero di quello che stava per succedere mi ha fatto girare la testa. “Togliti tutto,” mi ha ordinato, e io ho obbedito, con le mani che tremavano mentre facevo scivolare via il vestito e le mutandine. Ero nuda davanti a loro, vulnerabile, ma il modo in cui mi guardavano mi faceva sentire potente. Mattia si è inginocchiato davanti a me, le sue mani che mi allargavano le cosce. “Guardate che fica perfetta,” ha detto, e poi ho sentito la sua lingua, calda e bagnata, che mi leccava lentamente, esplorando ogni piega. Ho lasciato uscire un gemito forte, le gambe che quasi cedevano, mentre Alberto mi teneva per i fianchi, impedendomi di cadere. “Ti piace, eh?” ha ringhiato, e io ho annuito, incapace di parlare.
Mattia continuava a succhiarmi, la sua lingua che si muoveva veloce, entrando e uscendo, mentre le sue dita mi stimolavano il clitoride con piccoli cerchi. L’odore del mio stesso desiderio mi riempiva le narici, un misto di sudore e eccitazione che mi faceva impazzire. Alberto, intanto, si era liberato dei boxer, e ora il suo membro era davanti a me, duro e spesso, con una vena pulsante che correva lungo tutta la lunghezza. “Succhiamelo,” ha detto, spingendomi la testa verso il basso. Non sapevo cosa fare, ma ho aperto la bocca, lasciandolo scivolare dentro. Era caldo, salato, e così grande che quasi non ci stava. Ho iniziato a muovermi, succhiando piano, mentre lui gemeva, le mani nei miei capelli. “Brava, così, continua,” mi incitava, e il suo tono rude mi eccitava ancora di più.
Dopo un po’, Mattia si è alzato, slacciandosi i pantaloni. Il suo membro era più lungo di quello di Alberto, ma meno spesso, con la punta già bagnata di pre-sperma. “Adesso ti scopiamo per bene,” ha detto, e mi hanno spinta sul divano. Mi sono sdraiata sulla schiena, le gambe aperte, il cuore che mi martellava nel petto. Alberto si è posizionato tra le mie cosce, sfregando la punta del suo membro contro la mia apertura bagnata. “Sei stretta, cazzo,” ha mormorato, e poi ha spinto dentro, lentamente ma con decisione. Ho sentito un dolore acuto, ma subito dopo un piacere intenso, profondo, che mi ha fatto gridare. “Piano, piano,” ho detto, ma lui ha riso. “Tranquilla, ti abituerai.”
Ha iniziato a muoversi, ogni spinta più forte, più profonda, il suono dei nostri corpi che sbattevano l’uno contro l’altro che riempiva la stanza. Il sudore gli colava lungo la fronte, e l’odore del suo corpo, un misto di muschio e desiderio, mi avvolgeva. Mattia, nel frattempo, si era inginocchiato accanto a me, il suo membro vicino alla mia bocca. “Prendilo,” ha detto, e io l’ho fatto, succhiandolo mentre Alberto mi penetrava senza sosta. La sensazione di essere riempita in due modi diversi era indescrivibile, un sovraccarico di piacere che mi faceva tremare tutta.
Dopo un po’, si sono scambiati. Mattia si è messo tra le mie gambe, il suo membro che scivolava dentro di me con facilità, grazie all’umidità che ormai mi ricopriva. Era più lento di Alberto, ma ogni movimento era calcolato, profondo, come se volesse farmi impazzire. “Ti piace il mio cazzo, vero?” ha chiesto, e io ho annuito, gemendo intorno al membro di Alberto, che ora mi riempiva la bocca con spinte decise. Il sapore salato, il calore, il suono dei loro gemiti e dei miei mugolii soffocati: era tutto così reale, così crudo, che mi sembrava di fluttuare.
Mi hanno girata, mettendomi a quattro zampe sul divano. Alberto dietro di me, le sue mani che mi stringevano i fianchi con forza, lasciando probabilmente dei segni sulla pelle. Ha spinto dentro di nuovo, questa volta con un angolo che mi faceva vedere le stelle, colpendo un punto dentro di me che mi faceva urlare di piacere. “Cazzo, sei una troia perfetta,” ha ringhiato, e le sue parole, invece di offendermi, mi hanno eccitata ancora di più. Mattia era davanti, tenendomi il viso con una mano mentre mi spingeva il suo membro in bocca, andando a fondo, fino a farmi lacrimare gli occhi. Il ritmo era frenetico, i loro movimenti sincronizzati, e io ero solo un corpo che si abbandonava al piacere, ogni muscolo teso, ogni nervo in fiamme.
Non so quanto tempo sia passato, ma a un certo punto ho sentito un calore che cresceva dentro di me, un’onda che si avvicinava inarrestabile. “Sto per venire,” ho ansimato, e Alberto ha riso, spingendo più forte. “Vieni per me, dai,” ha detto, e Mattia ha aggiunto: “Fallo, voglio sentirti.” È esploso tutto in un istante, un orgasmo che mi ha travolta come un uragano, facendomi tremare e urlare, il mio corpo che si contraeva intorno ad Alberto. Pochi secondi dopo, li ho sentiti venire anche loro, uno dopo l’altro, i loro gemiti rauchi che si mescolavano ai miei, il calore del loro piacere che mi riempiva e mi bagnava.
Quando è finito, ero distrutta, il corpo molle e appiccicoso di sudore e fluidi. Mi hanno aiutata a rialzarmi, passandomi una maglietta per pulirmi. “Sei stata incredibile,” ha detto Mattia, con un sorriso soddisfatto. Alberto ha annuito, dandomi una pacca sul sedere. “Se vuoi rifarlo, sai dove trovarci.” Ho riso, ancora stordita, ma dentro di me sapevo che quella notte aveva cambiato tutto.
