Racconti Piccanti
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Il fratello del mio fidanzato mi tratta da troia

Il fratello del mio fidanzato mi tratta da troia

31 Marzo 2026·5 min di lettura

Mi chiamo Alessandro, ho 25 anni, e fino a quest’estate pensavo di conoscere i miei limiti. Sono gay da sempre, l’ho detto ai miei già al liceo, e sto con Davide da quasi due anni. Una relazione dolce, tranquilla, piena di coccole e “ti amo” sussurrati. Ma senza fuoco. Senza quella cosa che mi fa svegliare la notte con il cuore che batte forte e il cazzo duro solo a pensarci. Io ho sempre avuto fantasie oscure, quelle che non ho mai osato dire a nessuno: volevo essere sottomesso, usato, umiliato. Volevo sentirmi piccolo, sporco, inferiore. Volevo essere trattato come un oggetto.

Poi è arrivata l’estate in Versilia, nella grande casa di famiglia di Davide. E ci si è aggiunto suo fratello maggiore, Matteo.

Matteo ha 29 anni, un fisico da bestia da palestra: spalle larghe, braccia gonfie di vene, addominali che sembrano scolpiti nel marmo, e quel cazzo di atteggiamento da maschio alfa che mi faceva abbassare lo sguardo ogni volta che entrava in una stanza. Etero convinto, cacciatore seriale di ragazze, sempre con quel sorrisetto sarcastico sulle labbra quando guardava me e Davide. «Troppo morbidi», ci chiamava. Soprattutto me. «Il fidanzatino del mio fratellino… che tenero».

Quando Davide si è ammalato all’improvviso e ha dovuto tornare a Milano per qualche giorno, io sono rimasto solo con lui in quella casa enorme sul mare.

La prima sera è successo per caso. Stavo usando il suo computer per cercare una cosa e ho dimenticato di chiudere una cartella. Matteo l’ha aperta. Dentro c’erano i miei video privati, quelli che guardavo di nascosto: ragazzi legati, schiaffeggiati, costretti a leccare culi e a farsi scopare mentre venivano insultati. C’era anche la mia cronologia di chat anonime dove chiedevo di essere chiamato “troia”, “puttana da cazzo”, “schiavo inutile”.

Matteo non ha detto niente quella sera. Mi ha solo guardato con un sorriso lento, pericoloso, che mi ha fatto venire un nodo allo stomaco.

Il giorno dopo ha iniziato.

Ha portato a casa la prima ragazza conosciuta in spiaggia, una bionda con le tette grosse e il culo alto. Li ho sentiti dal salotto. I gemiti di lei, i grugniti profondi di lui, il rumore ritmico della testiera del letto che sbatteva contro il muro. Poi il suono bagnato e osceno della sua figa che veniva scopata senza pietà. Sono rimasto lì, seduto sul divano, con il cazzo duro nei pantaloncini, a stringere i pugni mentre ascoltavo Matteo che la faceva urlare: «Prendilo tutto, troia… così… brava, apri quelle cosce».

Quando lei se n’è andata, lui è sceso di sotto. Sudato, ancora mezzo nudo, il cazzo che gli pendeva pesante tra le gambe, ancora lucido dei suoi umori. Mi ha guardato dritto negli occhi.

«Hai sentito tutto, vero, Alessandro?»

Ho annuito, la faccia in fiamme.

Si è avvicinato, mi ha preso per i capelli e mi ha tirato giù dal divano, in ginocchio davanti a lui.

«Apri la bocca».

Non ho resistito. Ho aperto. Lui mi ha infilato il cazzo ancora sporco della figa della ragazza tra le labbra. Sapeva di fica, di sudore e di sesso crudo. Mi ha scopato la gola senza delicatezza, spingendo fino a farmi lacrimare.

«Questo è quello che fai tu, mentre mio fratello ti tratta come un fidanzatino romantico. Io ti tratto per quello che sei: una puttanella che ha bisogno di essere usata».

Da quel giorno è diventato un vortice.

Ogni pomeriggio portava una ragazza diversa. A volte due. Io dovevo stare in casa. A volte mi obbligava a guardare dalla porta socchiusa della camera. Vedevo il suo corpo potente che si muoveva sopra di loro, il modo in cui le teneva ferme per i fianchi mentre le sbatteva il cazzo dentro fino in fondo, le loro urla di piacere, i suoi insulti volgari. E io rimanevo lì, con il cazzo che mi colava nelle mutande senza nemmeno toccarmi, umiliato e eccitatissimo.

Poi, quando loro se ne andavano, toccava a me.

Matteo mi prendeva senza lubrificante, senza preliminari, senza un bacio. Mi spingeva a faccia in giù sul letto ancora caldo e bagnato degli umori delle ragazze, mi apriva le natiche con le mani grandi e mi infilava dentro quel cazzo grosso e spesso che aveva appena scopato fighe strette. Mi scopava duro, brutale, facendomi male e facendomi godere come mai nessuno prima.

«Senti quanto è aperto il tuo culo da frocio?» ringhiava mentre mi sbatteva. «Mio fratello ti scopa così? No, vero? Lui ti fa l’amore. Io ti uso come un buco da scaricare. Dimmi che ti piace essere la mia puttana di riserva».

Io piangevo, gemendo, spingendo il culo indietro contro di lui come una troia disperata. «Sì… mi piace… usami… sono la tua puttana…»

Mi veniva dentro senza chiedermelo, riempiendomi di sborra calda e densa, poi mi obbligava a pulirgli il cazzo con la lingua, ancora sporco dei miei stessi umori e del suo sperma.

Le umiliazioni erano continue.

Mi faceva indossare solo un paio di slip di Davide mentre mi scopava, dicendomi: «Guarda, indossi la biancheria del tuo ragazzo mentre ti faccio diventare la mia sgualdrina». Mi obbligava a chiamarlo “padrone” o “fratello maggiore” mentre mi sborrava in faccia. A volte mi pisciava addosso nella doccia, ridendo mentre io mi toccavo freneticamente sotto il getto caldo della sua urina.

La cosa più sporca e più eccitante era proprio la consapevolezza del tradimento. Ogni volta che il suo cazzo mi apriva il culo, pensavo a Davide, al suo sorriso dolce, alle sue carezze tenere. E mi sentivo uno schifo. Un traditore schifoso. Ma invece di fermarmi, quell’idea mi faceva venire ancora più forte. Sapevo che tra pochi giorni Matteo sarebbe tornato alla sua vita, alle sue ragazze, al suo ruolo di fratello etero e dominante. E io sarei dovuto tornare da Davide, fingere che nulla fosse successo, baciarlo sulla bocca che aveva succhiato il cazzo del fratello, farmi toccare da lui con amore mentre il mio buco ancora pulsava per le scopate violente di Matteo.

L’ultima notte, prima che Davide tornasse, Matteo mi ha legato le mani dietro la schiena con la sua cintura, mi ha messo a quattro zampe sul letto e mi ha scopato per quasi un’ora senza sosta. Mi schiaffeggiava il culo, mi tirava i capelli, mi sputava in bocca.

«Quando tornerai dal mio fratellino, ogni volta che lui ti bacerà penserai a come ti ho ridotto il culo. Ogni volta che ti dirà “ti amo” ricorderai che sei solo la mia troia segreta. E ti bagnerai come una puttana, vero?»

Sono venuto senza toccarmi, urlando, mentre lui mi riempiva per l’ultima volta.

Adesso Davide è tornato. Mi abbraccia, mi dice che gli sono mancato. Io sorrido, lo bacio, gli dico anch’io che mi è mancato.

Ma dentro di me sto già contando i giorni fino alla prossima volta che Matteo deciderà di venire a trovarci.

E odio quanto lo desidero.

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