In spiaggia: uno spettacolino improvvisato
Irene e Tommaso avevano deciso di prendersi un giorno libero a ottobre, quando le spiagge diventano silenziose e il turismo estivo è solo un ricordo sbiadito. Erano una coppia giovane, lei 25 anni, lui 27, insieme da un paio d’anni, sempre alla ricerca di un brivido per spezzare la routine. Quel giorno avevano scelto una spiaggia nudista poco frequentata, un tratto di costa isolato a un’ora di macchina dalla città. Era una giornata fresca, con un sole tiepido e un vento leggero che portava l’odore del mare. La spiaggia era quasi deserta, solo qualche gabbiano e l’orizzonte piatto davanti a loro.
Arrivati, si erano sistemati su un telo grande, blu scuro, steso sulla sabbia morbida lontano dalla battigia. Irene era una ragazza minuta, con capelli castani mossi che le arrivavano alle spalle, un corpo snello ma con curve morbide sui fianchi e un seno piccolo e sodo. Tommaso, più alto e robusto, aveva spalle larghe, un accenno di barba e capelli corti spettinati. Si erano spogliati senza troppi pensieri, abituati a stare nudi insieme, ridendo per il freddo che pizzicava la pelle. “Cazzo, fa freschino,” aveva detto lei, incrociando le braccia sul petto mentre si guardava intorno. “Non c’è un’anima, meglio così,” aveva risposto lui, stendendosi sul telo con un ghigno.
All’inizio erano rimasti tranquilli, sdraiati a chiacchierare di sciocchezze, ma l’aria di libertà che si respira in posti come quello aveva iniziato a scaldare l’atmosfera. Irene si era girata su un fianco, appoggiandosi su un gomito, e aveva guardato Tommaso con un sorriso malizioso. “Sai che mi piace quando ci guardano, vero?” aveva detto, la voce bassa ma carica di intenzione. Lui aveva alzato un sopracciglio, già intuendo dove volesse andare a parare. “Irene, qui non c’è nessuno, rilassati.” Ma lei aveva insistito, con un tono giocoso ma fermo: “Non ancora. Ma se arriva qualcuno, voglio che veda tutto.” Tommaso aveva scosso la testa, ridendo, ma dentro di sé sentiva già un misto di eccitazione e imbarazzo. L’idea di farsi vedere lo stuzzicava, ma lo metteva anche un po’ a disagio. Però con Irene era sempre così: lei spingeva, lui si lasciava trascinare.
Dopo qualche minuto, mentre il sole cominciava a scaldare un po’ di più, Irene si era avvicinata, sfiorandogli il petto con le dita. “Dai, non fare il timido,” aveva sussurrato, strusciandosi contro di lui. La sua pelle era fresca, ma il contatto aveva acceso subito qualcosa in Tommaso. Si erano baciati piano, con calma, le mani che esploravano i corpi nudi senza fretta. Lui le aveva accarezzato la schiena, scendendo fino al sedere tondo e sodo, stringendolo leggermente. Lei aveva ridacchiato, mordendogli il labbro inferiore. “Se continui così, non mi fermo più,” aveva detto lui, la voce già un po’ roca. “E chi ti ha chiesto di fermarti?” aveva risposto lei, con quel tono ironico che lo faceva impazzire.
La tensione cresceva, ma non erano ancora al punto di non ritorno. Tommaso si era guardato intorno, un po’ paranoico, ma la spiaggia sembrava ancora vuota. Eppure, qualcosa nell’aria era cambiato. Irene, sdraiata sopra di lui, aveva iniziato a strofinarsi contro il suo bacino, i movimenti lenti ma deliberati. Lui sentiva il calore del suo corpo, il respiro di lei che si faceva più pesante. “Cazzo, Irene, ci vedono se arriva qualcuno,” aveva mormorato, ma senza troppa convinzione. Lei aveva sorriso, gli occhi che brillavano di malizia. “E allora? Che guardino.”
I preliminari erano andati avanti per un bel po’, con una lentezza quasi esasperante. Irene si era messa a cavalcioni sopra di lui, senza ancora farlo entrare, limitandosi a strofinarsi contro il suo membro già duro. Le sue mani erano appoggiate sul petto di Tommaso, le unghie che gli graffiavano leggermente la pelle. Lui le stringeva i fianchi, cercando di mantenere il controllo, ma ogni movimento di lei lo faceva impazzire. “Sei una stronza, lo sai?” aveva detto, ridendo a fatica. Lei aveva inclinato la testa, facendo ondeggiare i capelli. “E tu sei troppo lento. Muoviti.” Lo aveva baciato con forza, la lingua che cercava la sua, mentre con una mano si toccava il seno, pizzicandosi un capezzolo scuro e turgido. Tommaso aveva lasciato scorrere le mani lungo le sue cosce, sentendo i muscoli contrarsi sotto le dita. Poi, con un movimento fluido, le aveva infilato due dita dentro, trovandola già bagnata. Lei aveva emesso un gemito basso, chiudendo gli occhi per un attimo. “Oh, sì, così,” aveva sussurrato, muovendosi contro la sua mano.
Proprio in quel momento, Tommaso aveva notato qualcosa con la coda dell’occhio. A una cinquantina di metri, dietro una duna bassa, tre uomini sulla quarantina erano comparsi come per caso. Erano vestiti, con dei cani al guinzaglio, e fingevano di passeggiare, ma due di loro avevano binocoli da birdwatching appesi al collo. Non ci voleva un genio per capire che non stavano guardando gli uccelli. “Irene, cazzo, ci sono tre tizi laggiù,” aveva detto, la voce tesa. Lei si era girata appena, senza smettere di muoversi, e aveva sorriso. “Perfetto. Gira il culo verso di loro,” aveva detto, con un tono che non ammetteva repliche. Tommaso aveva esitato per un secondo, il cuore che gli batteva forte, ma l’eccitazione aveva avuto la meglio. “Sei pazza,” aveva mormorato, ma l’aveva accontentata, aiutandola a ruotare il corpo in modo che il suo sedere fosse perfettamente visibile da lontano.
Ormai erano troppo presi per tornare indietro. Irene si era sollevata leggermente, afferrando il membro di Tommaso con una mano e guidandolo dentro di sé con un movimento lento. Lui aveva emesso un grugnito, sentendo il calore e l’umidità che lo avvolgevano. Lei si era abbassata piano, prendendolo tutto, e aveva iniziato a cavalcarlo con movimenti esagerati, sollevandosi quasi fino a farlo uscire per poi scendere di nuovo con forza. Le sue mani erano appoggiate sulle cosce di lui, il corpo inclinato indietro per mostrare ogni dettaglio. I suoi seni piccoli sobbalzavano a ogni spinta, e il suono dei loro corpi che si scontravano era l’unico rumore oltre al vento e alle onde lontane. “Cazzo, Irene, sei uno spettacolo,” aveva detto lui, la voce spezzata dal piacere. Lei aveva riso, ansimando. “Lo so. E quei tre lo stanno vedendo bene, no?” Aveva girato la testa verso la duna, sapendo che i binocoli erano puntati su di lei, e aveva accentuato i movimenti, inarcando la schiena.
Tommaso le stringeva i fianchi, spingendo verso l’alto per assecondare il ritmo. Il sudore gli imperlava la fronte, e l’odore di lei, un misto di pelle e sesso, lo faceva impazzire. “Ti piace farti guardare, eh, troietta?” aveva detto, con un ghigno. Lei aveva annuito, mordendosi il labbro. “Sì, cazzo, mi piace. E a te?” Lui non aveva risposto, ma il modo in cui la scopava da sotto, con spinte sempre più profonde, era una risposta più che chiara. Irene aveva iniziato a toccarsi il clitoride con due dita, muovendole in cerchi veloci, il respiro che si trasformava in gemiti sempre più forti. “Sto per venire, Tom, non fermarti,” aveva ansimato. Lui aveva aumentato il ritmo, sentendo i muscoli di lei contrarsi intorno a lui. “Vieni, dai, fammi sentire,” aveva ringhiato, e un attimo dopo lei aveva gridato, un urlo acuto che si era perso nel vento, il corpo che tremava mentre l’orgasmo la scuoteva. Tommaso non aveva resistito oltre: con un ultimo affondo, aveva sentito tutto esplodere, riempiendola con fiotti caldi mentre grugniva di piacere.
Mentre riprendevano fiato, ancora avvinghiati, Tommaso aveva lanciato un’occhiata verso la duna. I tre uomini, che fino a quel momento avevano finto di non guardare, erano in cerchio, ognuno con una mano nei pantaloni. Non ci voleva molta immaginazione per capire cosa stessero facendo. Uno dopo l’altro, avevano finito, lasciando piccole macchie scure sulla sabbia, prima di allontanarsi con i cani come se niente fosse. Irene, ancora sdraiata sopra di lui, aveva riso piano. “Spettacolo anche per loro, eh?” aveva detto, con un sorrisetto soddisfatto. Tommaso aveva scosso la testa, ma non aveva potuto fare a meno di sorridere. “Sei impossibile.” Erano rimasti lì, nudi e appagati, lasciando che il vento fresco asciugasse il sudore sulla loro pelle.
