Racconti Piccanti
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Voglio farti urlare davanti a lui

Voglio farti urlare davanti a lui

07 Marzo 2026·4 min di lettura

Sono Nicolo, ho 37 anni e passo la vita sulla mia moto, con il vento che mi sbatte in faccia e l’odore di benzina nelle narici. Il mio corpo è duro, scolpito da anni di palestra e di lavori di merda, e non passo inosservato. Da un paio di mesi, ogni volta che entro al bar sotto casa, Giorgia, la barista di 29 anni, mi guarda con quegli occhi che parlano da soli. È una di quelle donne che ti fanno girare la testa: curve al posto giusto, un sorriso sfacciato e un modo di muoversi che ti fa venir voglia di saltarle addosso lì, sul bancone. Abbiamo flirtato per settimane, battute sporche, sguardi, lei che si piega apposta per farmi vedere il culo. Poi, tre giorni fa, mi ha sussurrato: “Vieni a casa mia venerdì sera. Mio marito vuole guardare.” Non ho fatto domande. Ho solo annuito.

Arrivo a casa loro con la moto, gli stivali ancora sporchi di fango dopo un giro in collina. Scendo, suono il campanello e Giorgia apre la porta in una vestaglia di seta nera che lascia poco all’immaginazione. “Entra,” dice, con quella voce roca che mi fa già venir duro. Dentro, l’appartamento è normale, un salotto con divano e tv, ma si sente una tensione nell’aria, come se qualcosa di grosso stesse per succedere. Mi porta in camera da letto, e lì vedo lui, Luca, suo marito. È legato a una sedia, con una gabbietta di metallo sul cazzo e un bavaglio in bocca. Mi guarda con occhi pieni di un misto di paura e voglia. Non dico niente, ma dentro di me scatta qualcosa: un bisogno di dominare, di far vedere chi comanda.

Giorgia si avvicina a me, mi mette una mano sul petto e sussurra: “Fallo sentire inferiore.” Non ho bisogno di altre spinte. La guardo negli occhi, le afferro il mento e la bacio con forza, spingendo la lingua nella sua bocca. Lei geme piano, si struscia contro di me, e io sento il suo calore attraverso i jeans. Guardo Luca con la coda dell’occhio: sta tremando, ma non distoglie lo sguardo. “Sai che c’è?” dico a Giorgia, con un ghigno. “Prima di prenderti, voglio che tuo marito si sottometta per bene.” Mi avvicino a lui, sempre con gli stivali sporchi, e gli punto la suola davanti alla faccia. “Lecca,” ordino, togliendogli il bavaglio. Lui esita, ma poi lo fa, con la lingua che passa sul fango. Giorgia mi guarda, eccitata da morire, e io la tiro a me, baciandola di nuovo mentre suo marito è ai miei piedi. Dentro di me c’è un casino di pensieri: so che è una cosa sbagliata, ma mi piace da impazzire l’idea di umiliarlo e di farla godere davanti ai suoi occhi.

Ci spostiamo vicino al letto, ma non ci sdraiamo. La tensione è troppo alta, voglio che sia lento, che Luca veda tutto. Le faccio scivolare la vestaglia dalle spalle, lasciandola cadere a terra. È nuda, perfetta, e io le passo le mani sui fianchi, scendendo fino al culo, stringendolo forte. Lei ansima, mi slaccia la cintura con mani frettolose. “Piano,” le dico, “facciamolo soffrire un po’.” Mi tolgo la maglietta, mostrando il petto e le braccia tatuate, e vedo i suoi occhi illuminarsi. Le accarezzo i seni, pizzico i capezzoli finché non diventano duri, poi scendo con la bocca, succhiandoli piano mentre lei geme e si aggrappa ai miei capelli. Le mie mani scivolano più in basso, tra le sue cosce, e la trovo già bagnata fradicia. “Cazzo, sei pronta,” le dico, infilando un dito dentro di lei, poi due, muovendoli lenti ma decisi. Lei si morde il labbro, guarda Luca e gli dice: “Vedi? Questo è un uomo vero.” Lui emette un mugolio patetico, e io sento una scarica di adrenalina. La faccio sedere sul bordo del letto, le apro le gambe e mi metto in ginocchio. La lecco piano, gustandomi il suo sapore, mentre lei si contorce e mi tira i capelli. “Oh cazzo, sì,” mormora, e io continuo, succhiando e mordicchiando finché non trema tutta.

Non resisto più. Mi alzo, mi slaccio i jeans e tiro fuori il cazzo, duro come il marmo. Giorgia lo guarda con fame, ma io la faccio alzare e la spingo contro il muro, vicino alla sedia di Luca. “Adesso ti scopo come si deve,” le dico, sollevandola da terra. Lei mi avvolge le gambe attorno ai fianchi, stringendomi forte, e io la penetro piano, sentendo ogni centimetro che scivola dentro di lei. È stretta, calda, e geme forte mentre la riempio. “Senti come ti riempio,” le dico, guardando Luca dritto negli occhi. “Tuo marito non ci arriva neanche.” Lui ha le guance rosse, gli occhi lucidi, ma non distoglie lo sguardo. Spingo più forte, con un ritmo costante, facendola sbattere contro il muro a ogni affondo. Il suono dei nostri corpi che sbattono insieme riempie la stanza, mescolato ai suoi gemiti e ai miei grugniti. L’odore del sesso è ovunque, acre e forte, e io le mordo il collo, lasciando un segno mentre la scopo senza sosta. “Cazzo, sei una troia perfetta,” le dico, e lei risponde ansimando: “Dammi tutto, Nicolo, fammi venire.” Accelero, sentendo i muscoli delle sue cosce stringersi attorno a me, e alla fine vengo dentro di lei con un ringhio, riempiendola fino all’orlo. Lei trema, viene anche lei, urlando il mio nome.

La metto giù piano, con il fiato corto, ma non abbiamo finito. “Adesso tocca a lui,” dico, con un sorriso cattivo. La faccio sedere sul viso di Luca, ancora legato alla sedia. “Pulisci tutto,” ordino, mentre lei si abbassa su di lui, facendogli sentire il casino che ho lasciato. Io mi accendo una sigaretta, mi appoggio al muro e guardo la scena, con il cuore che batte ancora forte. Non dico niente, non c’è bisogno. Il desiderio è ancora nell’aria, e io mi sento bene, soddisfatto, senza rimpianti. Giorgia mi guarda con un sorrisetto, e io so che non sarà l’ultima volta.

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