Come sono diventato lo schiavo di mia moglie e il suo amante (parte 2)
Ecco, ci siamo. Sto tremando ancora mentre scrivo, cazzo. Il cuore mi batte forte, ho le mani sudate e il cazzo mezzo duro nei pantaloni solo a ripensare a quella sera. È passato quasi un anno, ma la vergogna è fresca come allora. Sara mi aveva preparato tutto con calma, come se stesse organizzando una cenetta romantica. Invece era la prima volta che avrei visto mia moglie farsi scopare da un altro uomo davanti ai miei occhi.
Era un venerdì di novembre. Marco aveva scritto a Sara nel pomeriggio: «Stasera passo da voi verso le 21. Digli di prepararsi». Lei mi aveva fatto vedere il messaggio sul telefono, sorridendo con quel labbro morsicato che mi faceva impazzire. Io ero già rosso in faccia, seduto sul divano con una birra in mano che non riuscivo nemmeno a bere.
«Luca, amore… stasera si fa sul serio. Tu starai buono, ok? Niente scenate, niente gelosia da cornutino. Tu guardi e basta. E se ti comporti bene, magari ti lascio leccare dopo.»
La voce era dolce, ma gli occhi brillavano di qualcosa di nuovo: eccitazione pura nel vedermi umiliato. Io annuii, senza riuscire a parlare. Avevo il cazzo duro da ore, ma lei mi aveva proibito di toccarmi tutto il giorno. «Voglio che arrivi già carico, così capisci quanto sei inutile rispetto a lui.»
Marco arrivò puntuale. Alto, spalle larghe, barba corta, jeans e camicia nera. Quando entrò in casa mi strinse la mano con una presa forte, mi guardò dritto negli occhi e disse solo: «Ciao, Luca. Grazie per avermi invitato». Lo disse con un mezzo sorriso, come se sapesse già tutto. Come se sapesse che io ero lì solo per fare da sfondo.
Sara gli saltò al collo e lo baciò sulla bocca davanti a me. Un bacio lungo, profondo, con la lingua. Io rimasi lì impalato, con le mani lungo i fianchi, a sentire il sangue che mi saliva alla faccia. Lei si staccò solo per guardarmi e dire, ridendo: «Vedi, cornuto? Già così mi piace più di te».
Andammo in camera da letto. Sara aveva preparato tutto: luci basse, lenzuola pulite, una sedia in un angolo per me. Marco si spogliò senza fretta. Quando si tolse i boxer vidi il suo cazzo: grosso, spesso, già mezzo duro. Molto più del mio. Sara si morse il labbro e si inginocchiò subito davanti a lui, senza nemmeno guardarmi.
«Cazzo, Marco… è ancora più bello dal vivo.»
Io mi sedetti sulla sedia come un idiota, con i pantaloni ancora addosso. Sara mi lanciò un’occhiata mentre prendeva in bocca quel cazzo. «Tu stai lì e guardi, amore. Non ti muovere.»
Lo succhiò con una fame che non le avevo mai visto. Gemiti forti, saliva che colava, mani che gli stringevano le palle. Marco le teneva la testa e le spingeva piano, guardandomi ogni tanto con quel sorriso di superiorità. «Tua moglie ha una bocca da troia, Luca. Lo sapevi?»
Io non risposi. Avevo la gola secca. Il cazzo mi pulsava nei pantaloni, ma non osavo toccarmi. Sara si voltò verso di me mentre lo leccava dal basso verso l’alto.
«Lo vedi, cornuto? Questo sì che è un cazzo vero. Il tuo è carino… ma questo mi fa bagnare solo a guardarlo.»
Poi si alzò, si tolse il vestitino nero che aveva addosso (niente biancheria sotto) e si mise a quattro zampe sul letto, il culo verso Marco. «Scopami. Forte. Voglio che mio marito senta ogni colpo.»
Marco non se lo fece ripetere. La penetrò con un colpo solo, fino in fondo. Sara urlò di piacere, un urlo vero, di quelli che con me non aveva mai fatto. Lui cominciò a sbatterla con ritmo forte, le mani sui fianchi, mentre lei mi fissava negli occhi.
«Guarda, Luca… guarda come mi riempie. Lo senti? È dentro di me fino alle palle. Tu non ci arrivi nemmeno.»
Ogni spinta faceva tremare il letto. I suoi gemiti diventavano sempre più alti. Io ero lì, seduto, con le mani strette sui braccioli della sedia, il viso in fiamme, il cazzo che mi faceva male tanto era duro. Vergogna. Eccitazione. Umiliazione totale. E lei godeva proprio di quello.
Dopo una decina di minuti Marco la girò sulla schiena, le alzò le gambe sulle spalle e la penetrò di nuovo. Sara mi guardò, aveva gli occhi lucidi di piacere.
«Vieni più vicino, cornuto. Voglio che vedi bene come mi fa venire.»
Mi alzai, tremando, e mi avvicinai al bordo del letto. Ero a mezzo metro da loro. Vedevo il suo cazzo grosso entrare e uscire dalla figa di mia moglie, lucido dei suoi umori. Sara allungò una mano e mi strinse il cazzo attraverso i pantaloni.
«Sei durissimo… ti piace vedermi così, vero? Dillo.»
«S-sì…» mormorai, la voce rotta.
«Più forte. Dillo bene.»
«Sì… mi piace vederti scopare da lui.»
Lei rise, poi venne. Un orgasmo violento, urlando il nome di Marco, il corpo che si inarcava. Lui non si fermò, la sbatté ancora più forte finché non venne anche lui, dentro di lei, grugnendo. Io vidi tutto: il suo cazzo che pulsava, il seme che colava fuori quando uscì.
Sara rimase lì, ansimante, con la figa aperta e piena. Mi guardò, sorridendo soddisfatta.
«Adesso vieni qui, schiavo. Lecca. Pulisci tutto quello che il mio amante ha lasciato dentro di me.»
Io esitai solo un secondo. Poi mi inginocchiai tra le sue gambe, la faccia che bruciava di vergogna, e cominciai a leccare. Il sapore era salato, caldo, strano. Lei mi accarezzava la testa mentre Marco, ancora nudo accanto a noi, rideva piano.
«Bravo cornuto. Questa è solo l’inizio.»
Quella fu la prima volta. La prima di tante. Da quella sera non sono più stato lo stesso.
