Racconti Piccanti
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Una pallonata al sole (e non solo)

Una pallonata al sole (e non solo)

20 Marzo 2026·8 min di lettura

Sono Giuseppe, ho 22 anni e sono a Barcellona per l’Erasmus. È una città che ti travolge, piena di vita, ma anche un posto dove a volte mi sento fuori luogo. Sono un tipo riservato, non uno che si butta subito nelle situazioni. Però, da quando sono qui, ho deciso di spingermi un po’ oltre i miei limiti. Uno dei miei obiettivi era andare in una spiaggia nudista. Non so perché, ma l’idea di stare nudo in pubblico, con il rischio di essere visto, mi eccita e mi terrorizza allo stesso tempo. So che non ho un fisico da urlo, e soprattutto sono sempre stato insicuro per le mie dimensioni laggiù. Non è che ci penso sempre, ma quando si tratta di spogliarmi davanti a qualcuno, mi blocco.

Era un sabato di primavera, il sole già caldo ma non ancora insopportabile. Ho preso un treno e sono andato verso una spiaggia fuori città, una di quelle meno frequentate, lontana dai turisti. Si chiama Platja del Prat, un posto enorme, con dune e scogli, dove puoi trovare angoli isolati se vuoi. Quando sono arrivato, c’era poca gente: qualche coppia, un paio di gruppi sparsi, ma niente di caotico. Mi sono guardato intorno, col cuore che mi batteva forte. Mi sono detto: “Dai, Giuseppe, ora o mai più”. Però non ce la facevo a spogliarmi lì, in mezzo a tutti. Così ho camminato lungo la riva finché non ho trovato una specie di conca, una spiaggetta più piccola circondata da scogli bassi. Era perfetta, quasi nascosta. Ho steso l’asciugamano, mi sono tolto tutto con mani tremanti e mi sono sdraiato a pancia in giù. Non volevo che qualcuno mi vedesse davanti, non ancora.

Il sole mi scaldava la schiena, il rumore delle onde mi rilassava. Dopo un po’, ho iniziato a sentirmi bene, quasi libero. Non c’era nessuno intorno, solo il vento e il mare. Mi sono dimenticato dell’imbarazzo e ho chiuso gli occhi. Non so quanto tempo sia passato, ma mi sono addormentato. Un sonno profondo, di quelli che ti fanno perdere la cognizione di tutto.

Poi, un colpo secco. Un dolore improvviso, come una frustata sul culo. Mi sono svegliato di soprassalto, con un “Ahia!” strozzato in gola. Mi sono girato appena e ho visto un pallone da spiaggia rotolare via. Subito dopo, un ragazzo è corso verso di me, in costume, con un sorrisetto in faccia. “Scusa, amico, non volevo! Tutto bene?” ha detto, con un accento italiano che mi ha spiazzato. Era più o meno della mia età, capelli scuri un po’ mossi, abbronzato, con un corpo atletico ma non troppo scolpito. Mi sono tirato su di scatto, coprendomi con le mani, il cuore che mi batteva all’impazzata. “Sì, sì, tutto ok,” ho borbottato, rosso in faccia.

Lui si è avvicinato, sempre ridendo. “Cazzo, guarda come sei rosso. Ti sei bruciato, sai? La schiena e pure il culo, è un disastro.” Ho abbassato lo sguardo, sentendomi un idiota. Aveva ragione, la pelle mi tirava, bruciava da matti. Non ci avevo pensato, ero troppo preso dall’idea di essere nudo. “Aspetta, ho una crema dopo-sole,” ha detto, guardandomi con un’espressione che sembrava sincera. “Vieni con me, te la spalmo, altrimenti stasera stai da schifo.”

Io non sapevo che fare. Da una parte volevo sparire, dall’altra mi sentivo in imbarazzo a rifiutare. “No, grazie, ce la faccio da solo,” ho provato a dire, ma lui ha insistito. “Dai, non fare storie, sei nudo, ti aiuto io. Non è niente di che.” Ha allungato una mano per tirarmi su. Io, con una vergogna che mi divorava, ho cercato di coprirmi meglio che potevo mentre lo seguivo. Non volevo che vedesse, ma lui sembrava non farci caso. Siamo arrivati vicino al suo ombrellone, dove c’erano altri tre o quattro ragazzi, tutti in costume, con lattine di birra sparse intorno. Appena mi hanno visto, sono scoppiati a ridere. Uno ha detto: “Oh, ma guarda questo, che roba piccola che c’ha!” Un altro ha aggiunto: “Ma dove l’hai trovato, un peperoncino così?” Ridevano forte, con quella sfrontatezza di chi ha già bevuto un po’ troppo.

Mi sono sentito morire. Ho abbassato la testa, stringendo i denti, e ho fatto per andarmene. Non ce la facevo a stare lì. Il ragazzo che mi aveva colpito con la pallonata mi ha raggiunto subito. “Ehi, scusa, sono dei coglioni, non farci caso. Dai, ti aiuto io con la crema, andiamo più in là, dove non rompono.” Io ero ancora mortificato, ma qualcosa nel suo tono mi ha fatto annuire. Non so perché, forse perché sembrava davvero dispiaciuto, o forse perché una parte di me voleva vedere dove andava a finire quella situazione. Mi sono rimesso l’asciugamano intorno alla vita e l’ho seguito.

Abbiamo camminato per un paio di minuti, allontanandoci dal gruppo, verso un angolo ancora più isolato, tra scogli alti che sembravano formare una specie di grotta aperta. Non c’era nessuno, solo il rumore del mare e il vento. Mi sono seduto su una roccia liscia, sempre con l’asciugamano addosso. Lui si è messo accanto a me, tirando fuori un tubetto di crema dalla tasca del costume. “Toglilo, dai, che ti spalmo la schiena,” ha detto, con un tono calmo ma deciso. Io ho esitato, ma poi ho lasciato cadere l’asciugamano, girandomi di spalle. Sentivo il cuore battermi forte, un misto di vergogna e di un’eccitazione che non volevo ammettere.

Ha iniziato a spalmarmi la crema sulla schiena, con movimenti lenti, quasi troppo attenti. Le sue mani erano fresche sulla mia pelle bollente, e nonostante il bruciore, mi sentivo strano, come se stessi trattenendo il fiato. “Cazzo, sei proprio cotto, eh,” ha detto, ridendo piano. “Non sei abituato al sole, si vede.” Io ho provato a rispondere qualcosa, ma mi è uscito solo un “Già” strozzato. Le sue mani sono scese più in basso, sui fianchi, poi sui glutei. Mi sono irrigidito subito. “Che stai facendo?” ho chiesto, con la voce che tremava un po’.

“Rilassati, sto solo mettendo la crema. Hai il culo che sembra un pomodoro, vuoi che ti lasci così?” ha risposto, con un tono che sembrava normale, ma c’era qualcosa nei suoi occhi, un lampo che mi ha fatto capire che non era solo una crema. Non so perché, ma non gli ho detto di smettere. Una parte di me voleva che continuasse, anche se mi sentivo in bilico tra l’imbarazzo e qualcosa che non riuscivo a controllare. Le sue mani hanno iniziato a massaggiare più forte, scendendo tra le natiche. Ho sentito un dito sfiorarmi lì, proprio nel mezzo, e il mio corpo ha avuto un sussulto. “Ehi, ma che cazzo fai?” ho detto, girandomi appena.

Lui mi ha guardato dritto negli occhi, con un sorrisetto. “Shh, stai zitto e goditela. Non fare rumore, ok?” Non mi ha dato il tempo di rispondere. Mi ha spinto in avanti, facendomi appoggiare le mani sulla roccia, e si è messo dietro di me. Sentivo il suo respiro sul collo, il suo corpo vicino al mio. Ero terrorizzato, ma allo stesso tempo c’era un calore dentro di me che non riuscivo a spegnere. Ha continuato a toccarmi lì, con le dita umide di crema, girando intorno al buchetto, premendo piano. Il mio respiro si è fatto più corto. “Ti piace, vero?” ha sussurrato. Io non ho risposto, non ce la facevo a parlare, ma il mio silenzio era una risposta.

Ha tirato giù il costume con un movimento rapido, e ho sentito il suo cazzo duro sfiorarmi. Era caldo, e mi sono accorto che lo volevo, anche se la paura mi stringeva lo stomaco. “Piano, ok?” ho detto, con un filo di voce. Lui ha riso piano. “Tranquillo, ci penso io.” Ha spinto, piano all’inizio, ma poi più forte, entrando dentro di me. Ho sentito un dolore acuto, un bruciore che mi ha fatto stringere i denti, ma non ho urlato, non potevo. Mi ha messo una mano sulla bocca, premendo forte. “Zitto, cazzo, non voglio che ci sentano,” ha detto, con un tono ruvido. Io ho annuito, con gli occhi chiusi, mentre lui iniziava a muoversi, dentro e fuori, con un ritmo che all’inizio era lento ma poi è diventato più veloce.

Ero piegato sulla roccia, con le mani che cercavano di tenermi fermo, mentre lui mi teneva per i fianchi, spingendo sempre più forte. Sentivo il suo respiro affannoso, i suoi gemiti soffocati. “Cazzo, sei stretto, mi fai impazzire,” ha detto, con la voce roca. Io non riuscivo a parlare, sentivo solo il mio corpo che si abbandonava, il dolore che lasciava spazio a qualcos’altro, un piacere che mi faceva tremare. L’odore del mare si mescolava a quello del sudore, della crema, del suo corpo contro il mio. I suoi movimenti erano decisi, ogni spinta mi faceva sentire pieno, vulnerabile, ma anche vivo come non mai. La roccia sotto di me era fredda, ruvida, e il contrasto con il calore del suo cazzo dentro di me mi mandava fuori di testa.

Ha continuato per un po’, cambiando ritmo, rallentando e poi accelerando, come se volesse prolungare il momento. “Ti piace, eh, lo sento,” ha detto, con una risata bassa. Io ho annuito, incapace di negarlo. Ero perso, il mio corpo rispondeva da solo. Poi ha iniziato a muoversi più veloce, con spinte più profonde, e ho capito che stava per venire. “Cazzo, ci sono,” ha grugnito, e l’ho sentito pulsare dentro di me, caldo, mentre mi riempiva. Ha tirato fuori piano, con un sospiro, lasciandomi vuoto ma ancora tremante.

Mi sono girato, con le gambe che a malapena mi reggevano, e l’ho guardato. Lui si stava rimettendo il costume, con un sorrisetto soddisfatto. “Ecco la crema, finisci tu se vuoi,” ha detto, porgendomi il tubetto. Mi ha fatto un occhiolino, come se niente fosse, e ha aggiunto: “Ci si vede in giro, no?” Poi si è allontanato, lasciandomi lì, nudo, con il cuore che ancora mi batteva forte e il corpo che bruciava, ma non solo per il sole.

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