Laura lo vuole, e lo prende
Laura aveva 54 anni, un’età in cui molte donne si sentono invisibili, ma lei no. Non si era mai sentita così. Capelli tinti di un castano lucido, un corpo che portava bene i suoi anni grazie a ore di palestra, e un atteggiamento da “non rompetemi le scatole” che in azienda la rendeva rispettata, se non temuta. Era una responsabile del personale, una di quelle che decidono chi resta e chi va, e questo le dava un potere che la faceva sentire viva. Ma da qualche settimana, c’era un’altra cosa che la teneva sveglia la notte: Giulio, il nuovo stagista di 23 anni.
Giulio era arrivato in ufficio con l’aria di chi non sa bene dove si trova. Timido, quasi impacciato, con quegli occhi verdi che sembravano sempre persi altrove. Ma sotto quella camicia mal stirata e quei jeans un po’ larghi, si intravedeva un fisico da urlo. Spalle larghe, braccia definite, e un culo che Laura non riusciva a smettere di fissare ogni volta che lui si chinava a raccogliere qualcosa. Lo vedeva passare davanti alla sua scrivania senza mai degnarla di uno sguardo, senza mai dire una parola che non fosse strettamente necessaria. E questo la faceva impazzire. Più lui la ignorava, più lei lo desiderava. Era come un gioco perverso nella sua testa: ogni “buongiorno” borbottato a mezza bocca da Giulio diventava un invito, ogni volta che lui distoglieva lo sguardo era un rifiuto che la eccitava ancora di più.
All’inizio Laura aveva cercato di mantenere il controllo. Si diceva che era solo una fantasia, una cosa stupida. Ma poi, di sera, a casa, si ritrovava a pensare a lui mentre si toccava sotto le coperte. Immaginava di strappargli quella camicia di dosso, di sentire le sue mani giovani e forti su di lei. Era ossessionata, e lo sapeva. Ma non riusciva a smettere.
In ufficio, la tensione cresceva giorno dopo giorno. Laura trovava scuse per passare vicino alla postazione di Giulio, per sfiorarlo “per caso” mentre gli passava un fascicolo. Una volta, mentre erano soli in sala riunioni a riordinare dei documenti, lei si era avvicinata un po’ troppo, sfiorandogli il braccio con il seno. Lui non aveva detto niente, aveva solo alzato lo sguardo per un attimo, con un’espressione che poteva essere fastidio o qualcos’altro. Laura non riusciva a capirlo, ma quel contatto, per quanto breve, le aveva mandato un brivido lungo la schiena. Avrebbe voluto afferrarlo lì, in quel momento, ma si era trattenuta. Non era ancora il momento.
Giulio, dal canto suo, non era stupido. Aveva notato gli sguardi di Laura, le scuse patetiche per stargli vicino. Non gli interessava, o almeno così pensava. Era lì per fare esperienza, non per creare casini. Ma c’era qualcosa in lei, nel modo in cui lo fissava con quegli occhi affamati, che lo disturbava e allo stesso tempo lo incuriosiva. Si sentiva osservato, quasi braccato, e una parte di lui cominciava a chiedersi cosa sarebbe successo se avesse ceduto, solo per vedere fino a dove lei sarebbe arrivata.
Il punto di rottura arrivò un venerdì pomeriggio, verso la fine dell’orario di lavoro. L’ufficio era quasi vuoto, molti erano già usciti per il weekend. Laura aveva deciso che non poteva più aspettare. Si era messa un rossetto rosso acceso, una camicetta con un bottone slacciato di troppo, e aveva cercato Giulio con lo sguardo. Lo trovò vicino alla macchina del caffè, da solo. Si avvicinò con passo deciso, il cuore che le batteva forte ma la voce ferma.
“Giulio, hai un minuto? Ho bisogno di parlarti di una cosa,” disse, con un tono che non lasciava spazio a repliche.
Lui la guardò, un po’ sorpreso, ma annuì. “Certo, dimmi.”
“Non qui. Vieni un attimo nei bagni, è una cosa riservata.” Laura non aspettò risposta, si girò e si avviò verso i bagni in fondo al corridoio, sapendo che lui l’avrebbe seguita. E infatti lo fece, con un misto di curiosità e diffidenza.
Una volta dentro, Laura chiuse la porta dietro di loro e si voltò a guardarlo. “Senti, non giriamoci intorno. So che hai capito cosa voglio. E sono stanca di fare giochetti. Quindi, vuoi o non vuoi?”
Giulio rimase in silenzio per un attimo, poi un sorrisetto gli increspò le labbra. “Cazzo, sei diretta. Ma non pensi che sia un po’… fuori luogo?”
“Fuori luogo?” Laura rise, un po’ nervosa, un po’ eccitata. “Giulio, ti guardo da settimane. E tu lo sai. Non fare il santarellino. Dimmi di no e me ne vado. Ma non dirmi che non ci hai mai pensato.”
Lui la fissò, e per la prima volta Laura vide qualcosa nei suoi occhi: non più indifferenza, ma un lampo di desiderio. “Ok, va bene. Ma se ci beccano, non è colpa mia.”
Laura non rispose, si avvicinò a lui e gli posò una mano sul petto, sentendo i muscoli sotto la camicia. Lui non si mosse, ma il suo respiro si fece appena più veloce. Lei iniziò a sbottonargli la camicia lentamente, assaporando ogni istante. La sua pelle era liscia, calda, e quando gli scoprì il torace, vide gli addominali definiti che aveva solo immaginato. Si chinò a baciarlo sul collo, inspirando il suo odore, un misto di sapone e sudore leggero. Giulio inclinò la testa indietro, lasciandola fare, e Laura sentì le sue mani posarsi sui suoi fianchi, stringendola appena.
Non c’era fretta, non ancora. Laura voleva goderselo. Gli passò le mani sulle spalle, scendendo lungo le braccia, mentre con la lingua gli sfiorava la clavicola. Lui emise un sospiro basso, quasi un gemito, e questo la fece sorridere. “Ti piace, eh?” mormorò contro la sua pelle.
“Non male,” rispose lui, con quel tono ironico che la fece ridere. Ma poi la tirò verso di sé, baciandola sulla bocca con una forza che la colse di sorpresa. La sua lingua era decisa, esigente, e Laura si abbandonò a quel bacio, premendo il suo corpo contro il suo. Sentiva il calore di Giulio attraverso i vestiti, e la sua eccitazione crescere.
Le mani di lui scivolarono sotto la camicetta di Laura, accarezzandole la schiena, poi scendendo verso il sedere. Lei si strinse a lui, sentendo la sua erezione attraverso i pantaloni. “Cazzo, sei duro,” gli sussurrò all’orecchio, e lui ridacchiò.
“Colpa tua, no?”
Non parlarono più per un po’. Laura si inginocchiò davanti a lui, slacciandogli i jeans con mani tremanti dall’eccitazione. Quando gli abbassò i boxer, vide il suo membro, duro e teso, e non poté fare a meno di leccarsi le labbra. Lo prese in mano, accarezzandolo lentamente, poi lo avvicinò alla bocca, sfiorandolo con la lingua. Giulio emise un gemito più forte stavolta, posandole una mano sulla testa, senza forzarla ma guidandola appena. Laura lo prese in bocca, succhiando con calma, assaporando ogni reazione di lui, ogni respiro spezzato.
Dopo qualche minuto, Giulio la fermò, tirandola su. “Basta, o finisco troppo presto,” disse, con la voce roca. La fece girare, spingendola contro il lavandino. Laura si appoggiò con le mani al bordo, guardandolo nello specchio mentre lui le sollevava la gonna e le abbassava le mutandine. Sentì le sue dita sfiorarle, esplorarla, e un brivido le attraversò il corpo. “Sei fradicia,” mormorò lui, e Laura non poté che annuire, mordendosi il labbro.
Poi Giulio si posizionò dietro di lei, entrando lentamente. Laura trattenne il fiato mentre lo sentiva riempirla, centimetro dopo centimetro. Era una sensazione intensa, quasi dolorosa all’inizio, ma poi il piacere prese il sopravvento. Lui iniziò a muoversi, prima piano, poi con più forza, tenendola per i fianchi. Laura si guardava nello specchio, vedendo il suo volto arrossato, i capelli scompigliati, e dietro di lei Giulio, concentrato, con il sudore che gli colava sulla fronte. Ogni spinta era accompagnata da un suono, un misto di respiri pesanti e gemiti bassi. L’odore del sesso, acre e caldo, riempiva l’aria.
“Cazzo, sì, così,” gli disse Laura, spingendosi indietro contro di lui per sentirlo più a fondo. Giulio accelerò, stringendole i fianchi con più forza, e il ritmo diventò quasi frenetico. Laura sentiva il piacere montare, un’onda che la travolse quando finalmente raggiunse l’orgasmo, stringendosi intorno a lui con un gemito soffocato. Anche Giulio non resistette oltre, uscendo appena in tempo per venire sulla sua schiena, con un grugnito profondo.
Rimasero fermi un attimo, ansimando. Laura si raddrizzò, sentendo le gambe tremare un po’. Si girò verso di lui, e si scambiarono uno sguardo che non aveva bisogno di parole. Si sistemarono i vestiti in silenzio, con un’intesa tacita. Lei si passò una mano tra i capelli, lui si abbottonò la camicia.
“Beh, non male per un venerdì pomeriggio,” disse Laura con un sorrisetto, rompendo il silenzio.
Giulio rise piano. “Già. Ma ora sparisco, prima che qualcuno entri.”
E con questo, uscì dal bagno, lasciandola lì con il cuore che ancora batteva forte e un senso di appagamento che non provava da tempo.
