Buon compleanno cornuto
La casa di Roberto era un caos di voci maschili e risate sguaiate. Era il suo quarantaduesimo compleanno, e aveva voluto festeggiare in modo semplice: una cena in casa con sei amici, tutti maschi, tra bicchieri di vino da quattro soldi e pizze surgelate. La sala da pranzo era un disastro di cartoni unti e bottiglie vuote. Claudia, sua moglie da dieci anni, si aggirava tra gli invitati con un sorriso un po’ forzato, ma sexy da morire con quel vestito aderente nero che le fasciava le curve abbondanti. Era mora, capelli lunghi fino alla schiena, un seno pieno che sembrava sfidare la gravità e un culo tondo che attirava gli sguardi di tutti. Roberto lo sapeva, lo vedeva, e in un angolo della sua mente ci godeva pure.
Il rapporto con Claudia era sempre stato complicato. Lei aveva un fuoco dentro che lui non era mai riuscito a spegnere del tutto, e dopo i primi anni di matrimonio aveva smesso di provarci. Era diventato un cornuto consapevole, uno che si eccitava a immaginare la moglie con altri. Non ne parlavano apertamente, ma Claudia lo sapeva e ogni tanto gli lanciava frecciatine, giusto per ricordargli chi comandava in quella dinamica. Tra gli invitati c’era Stefano, un amico di vecchia data, trentacinque anni, alto, spalle larghe, mascella squadrata e un’aria da stronzo che non passava inosservata. Era il classico tipo che entrava in una stanza e tutti si giravano, e Roberto lo aveva sempre guardato con un misto di invidia e rispetto. Stefano era uno che prendeva quello che voleva, senza chiedere permesso.
La serata scorreva tra battute volgari e brindisi, ma c’era una tensione nell’aria che Roberto non riusciva a decifrare. Quando arrivò il momento di aprire i regali, Stefano si alzò in piedi con un ghigno e gli porse una scatolina avvolta in carta nera. “Tieni, amico, questo è per te. Un pensiero speciale.” Roberto la aprì con un sorriso incerto, e dentro trovò un collare di pelle nera con una placchetta metallica incisa con una sola parola: “Cornuto”. La stanza esplose in una risata collettiva, e Roberto sentì le guance bruciargli. Cercò di fare il disinvolto, ma Stefano lo interruppe: “Mettilo. Adesso. Fatti vedere da tutti.” Il tono non ammetteva repliche, e Roberto, con le mani che tremavano appena, se lo allacciò al collo sotto gli occhi divertiti degli altri. Claudia, dall’altro lato della stanza, lo fissava con un sorriso ambiguo, come se stesse godendo di quella piccola umiliazione.
La tensione si tagliava con il coltello. Stefano si avvicinò a Claudia, le posò una mano sulla schiena, proprio sopra il culo, e le sussurrò qualcosa all’orecchio. Lei rise piano, un suono che fece stringere lo stomaco a Roberto. Poi, senza preavviso, Stefano la spinse verso il tavolo dove troneggiava la torta di compleanno, ancora intatta con le sue candeline spente. “Togliamoci questo sfizio, dai,” disse ad alta voce, e con un gesto deciso le sollevò il vestito fino alla vita, rivelando un perizoma rosso che a stento conteneva le sue forme. Gli invitati iniziarono a fischiare e battere le mani, mentre Roberto restava paralizzato, incapace di dire una parola. Dentro di lui si agitavano vergogna, rabbia, ma anche una dannata eccitazione che non riusciva a ignorare.
Claudia non oppose resistenza. Si chinò sul tavolo, le mani appoggiate vicino alla torta, mentre Stefano le abbassava il perizoma con calma, come se stesse scartando un regalo. Le sue natiche piene erano esposte a tutti, la pelle liscia e invitante. Stefano si slacciò i jeans con una mano, tirando fuori un cazzo già duro, grosso, che fece alzare qualche sopracciglio tra i presenti. “Guarda come si fa, Roby,” disse con un ghigno, prima di sputarsi sulla mano e passarla sulla punta. Claudia emise un gemito basso quando lui iniziò a strofinarsi contro di lei, senza ancora penetrarla, prendendosi tutto il tempo del mondo. Roberto, con quel collare al collo, sentiva il cuore battergli all’impazzata, ma non riuscì a distogliere lo sguardo. Stefano le accarezzava i fianchi, le stringeva le chiappe, e lei si inarcava per offrirgli un accesso migliore. “Dai, non farmi aspettare,” mormorò Claudia, la voce già roca.
I preliminari durarono un’eternità. Stefano la stuzzicava, entrando appena con la punta e poi ritirandosi, facendola mugolare di frustrazione. Le sue mani esploravano ogni curva del suo corpo, scendendo tra le cosce per sfiorarle il clitoride con dita esperte. Claudia si mordeva il labbro inferiore, i suoi gemiti sempre più forti, mentre il tavolo scricchiolava sotto il suo peso. Ogni tanto Stefano lanciava un’occhiata a Roberto, come per dirgli: “Vedi cosa perdo per colpa tua?” Gli altri invitati, ormai senza freni, facevano commenti volgari, incitavano Stefano a “darle una lezione”. Claudia, con il viso arrossato, si girava verso di loro e rideva, come se fosse la regina di quella festa.
Quando finalmente Stefano decise di spingersi dentro, lo fece con una lentezza esasperante. Claudia urlò un “Cazzo, sì!” che riecheggiò nella stanza, mentre lui la penetrava fino in fondo, le mani sui suoi fianchi per tenerla ferma. Il ritmo era costante, profondo, ogni affondo accompagnato da un suono umido e dal respiro pesante di entrambi. Lei era piegata sul tavolo, le tette che strusciavano sulla tovaglia, mentre lui le dava colpi decisi, facendola sobbalzare ogni volta. L’odore di sesso riempiva l’aria, un misto di sudore e eccitazione che sembrava coinvolgere tutti. Gli invitati applaudivano, qualcuno gridava “Dagliene di più!” e Stefano, con un sorriso da bastardo, aumentava il ritmo, facendo sbattere il tavolo contro il muro. Claudia godeva senza vergogna, i suoi urli sempre più acuti: “Cazzo, Stefano, non fermarti, ti prego!”
Roberto, fermo in un angolo, non riusciva a muoversi. Era umiliato, sì, ma anche eccitato da morire. Stefano lo guardò e gli fece segno di avvicinarsi. “Vieni qua, cornuto. Spegni le candeline mentre mi guardi.” Gli porse un dildo enorme, nero, lucidissimo, e gli ordinò di stare fermo. Roberto, con le mani che tremavano, si chinò sulla torta mentre Stefano, senza smettere di scopare Claudia, iniziò a spingere il dildo nel culo di Roberto. Il dolore era acuto, ma misto a una sensazione che lo fece quasi svenire dall’imbarazzo e dal piacere. “Auguri cornuto,” gli sibilò Stefano all’orecchio, mentre continuava a muoversi dentro Claudia con affondi sempre più violenti.
Dopo un po’, Stefano uscì da Claudia con un gemito rauco, il cazzo ancora duro e bagnato. “Girati, troia,” le disse, e lei obbedì subito, inginocchiandosi davanti a lui. Le prese la testa con una mano e si masturbò davanti alla sua bocca aperta, finché non le venne dentro con un grugnito, schizzi bianchi che le colavano sulle labbra e sul mento. Claudia lo guardò con occhi pieni di lussuria, senza pulirsi. Stefano, con un ghigno, le disse: “Vai dal tuo uomo. Fagli assaggiare cosa non riesce a dargli tu.” Lei si alzò, si avvicinò a Roberto e lo baciò con forza, spingendo la lingua nella sua bocca, facendogli sentire il sapore salato e caldo dello sperma di Stefano. Roberto, con il collare al collo e il dildo ancora dentro, chiuse gli occhi e si lasciò baciare, il cuore che gli martellava nel petto.
