Racconti Piccanti
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La voce che mi ha spezzato (parte 3)

La voce che mi ha spezzato (parte 3)

07 Aprile 2026·11 min di lettura

Paolo rimase fermo dentro Federica per quelli che sembrarono minuti interi.

Non si muoveva. Non spingeva. Stava semplicemente lì, il cazzo sepolto fino in fondo nella figa di mia moglie, mentre lei respirava a bocca aperta, gli occhi socchiusi. Io ero ancora in ginocchio a mezzo metro da loro, le mani appoggiate sulle cosce nude, il mio cazzo che pulsava inutilmente nell’aria, una goccia dopo l’altra che cadeva sul tappeto.

Il silenzio era denso. Si sentiva solo il respiro di Federica, un po’ irregolare, e il battito del mio cuore che mi rimbombava nelle orecchie.

Paolo mi guardò. Non sorrideva più. Il suo sguardo era calmo, quasi annoiato, come se stesse facendo la cosa più naturale del mondo.

«Lo senti, Fabio?» disse piano. «Lo senti quanto è stretta? Quanto è calda? Quanto mi sta stringendo anche se non mi muovo?»

Annuii debolmente. Non riuscivo a parlare.

Federica aprì gli occhi e mi guardò. Aveva le guance rosse, le labbra umide. Il suo sorriso era lento, pigro, pieno di un divertimento quasi infantile.

«Amore… è così pieno» mormorò, la voce un po’ roca. «Lo sento fino in fondo. È diverso dal tuo… è più spesso. Mi apre di più.»

Quelle parole mi colpirono dritte nello stomaco. Avrei dovuto sentire rabbia, gelosia, dolore. Invece sentii solo una vergogna liquida che mi scendeva lungo la spina dorsale e si accumulava nelle palle, facendole contrarre dolorosamente. Il mio cazzo ebbe un sussulto violento e lasciò cadere un’altra goccia trasparente.

Paolo cominciò a muoversi. Non erano spinte forti. Erano movimenti lenti, circolari, come se stesse esplorando il corpo di mia moglie con calma scientifica. Ogni volta che usciva quasi del tutto, vedevo le labbra di Federica strette intorno al suo cazzo lucido dei suoi umori. Poi rientrava piano, centimetro dopo centimetro, fino a premere il bacino contro di lei.

Federica emise un gemito lungo, basso, che finì in una risatina sorpresa.

«Cazzo… ogni volta che entra mi fa sentire così… riempita.»

Paolo le mise una mano sul ventre, premendo leggermente, come per farle sentire meglio la sua presenza dentro.

«Raccontaglielo» disse, senza guardarmi. «Raccontagli esattamente cosa provi.»

Federica mi fissò. I suoi occhi erano lucidi, ma non di vergogna. Di puro divertimento malizioso.

«Fabio… quando lui spinge, sento la cappella che mi preme contro un punto che tu non hai mai toccato così bene. È come se… mi stesse prendendo un posto che era tuo, ma che in realtà non lo è mai stato davvero.»

Rise piano, una risatina leggera che le fece tremare il petto.

«Scusa amore, ma è vero. Con te è bello… ma con lui è diverso. È più… animale. Più sicuro.»

Ogni parola mi entrava nella testa e si depositava lì, lenta, pesante. Non riuscivo a distogliere lo sguardo. Vedevo il suo cazzo che entrava e usciva da lei con quella lentezza esasperante. Vedevo le vene sul suo membro gonfie. Vedevo come Federica contraeva i muscoli delle cosce ogni volta che lui affondava.

Paolo continuava a parlare con quel tono basso, quasi monotono, come se stesse facendo una lezione.

«Guarda bene, cuck. Guarda come la sua figa si adatta a me. Guarda come si bagna di più a ogni spinta. Tu l’hai scopata per anni, eppure non l’hai mai fatta bagnare così tanto solo entrando.»

Allungò una mano verso di me senza smettere di muoversi dentro di lei. Mi prese il mento tra due dita e mi sollevò leggermente la faccia.

«Dimmi la verità. Ti sei mai sentito così piccolo mentre la scopavi?»

Esitai. La voce mi uscì strozzata.

«No…»

«Esatto. Perché tu non sei mai stato quello che la faceva sentire così. Eri solo… il marito. Io invece sono quello che la sta reclamando davanti a te.»

Federica gemette più forte quando Paolo aumentò appena il ritmo. Non era ancora veloce, ma era più profondo. Ogni spinta arrivava fino in fondo e rimaneva lì un secondo di troppo.

Lei mi guardò di nuovo, il sorriso che si allargava.

«Lo vedi come mi guarda mentre mi scopa? Come se fossi sua. E tu… tu sei lì in ginocchio che goccioli come un ragazzino. Oddio, Fabio, non pensavo che mi avrebbe fatto questo effetto vederti così arrendevole. Mi eccita da morire.»

Si toccò il clitoride con due dita, disegnando piccoli cerchi lenti, mentre Paolo continuava a muoversi dentro di lei.

«Vieni più vicino» mi ordinò Paolo. «Voglio che vedi esattamente dove entra.»

Obbedii. Mi spostai in ginocchio fino a trovarmi a meno di trenta centimetri. L’odore di sesso era fortissimo: caldo, dolce, un po’ acre. Vedevo ogni dettaglio. Vedevo come le labbra di Federica si aprivano intorno al cazzo di Paolo, come si bagnavano, come si contraevano.

Paolo uscì quasi del tutto, lasciando solo la cappella dentro, poi spinse di nuovo lentamente fino in fondo. Federica emise un sospiro tremante.

«Lo vedi?» disse Paolo. «Questo è il mio posto adesso. Tu puoi solo guardare. E leccare dopo.»

Federica rise di nuovo, una risata bassa e divertita.

«Povero amore… stai tremando. Il cazzo ti pulsa e non puoi nemmeno toccarti. Ti piace davvero tanto essere trattato così, eh?»

Non risposi. Non ce n’era bisogno. Il mio corpo rispondeva per me: il cazzo che gocciolava copiosamente, le guance in fiamme, il respiro corto.

Paolo accelerò appena il ritmo, ma sempre con controllo assoluto. Ogni spinta era misurata. Ogni volta che entrava fino in fondo, Federica emetteva un piccolo gemito che finiva in una risatina incredula.

«Fabio…» disse lei dopo un po’, la voce spezzata dal piacere, «credo che verrò presto… e non sarà per te. Sarà perché lui mi sta scopando davanti a mio marito.»

Paolo mi guardò, il viso calmo, quasi sereno.

«Senti, cuck? Tua moglie sta per venire sul mio cazzo. E tu sei qui a guardare. Dimmi quanto ti piace.»

Deglutii. La voce mi uscì in un sussurro spezzato:

«Mi… mi piace.»

Paolo sorrise per la prima volta da quando aveva iniziato a scoparla.

«Lo so. E questo è solo l’inizio.»

Federica inarcò la schiena, le dita che si muovevano più veloci sul clitoride. Il suo respiro diventò irregolare, i gemiti più alti.

E io rimasi lì, in ginocchio, a guardare il mio migliore amico che portava mia moglie verso l’orgasmo con una calma sadica e totale, mentre la mia mente si scioglieva lentamente in un mix di vergogna, eccitazione e resa assoluta.

Non volevo fermarlo.

Volevo solo continuare a sentire quella sensazione di essere completamente, irrimediabilmente sottomesso.

Federica stava per venire. Lo capivo dal modo in cui il suo corpo si tendeva, dal respiro che diventava corto e affannoso, dal modo in cui stringeva le dita sul bracciolo del divano. Paolo continuava a muoversi dentro di lei con quel ritmo lento, implacabile, ogni spinta profonda e controllata. Non accelerava. Non aveva bisogno di farlo. Sapeva esattamente cosa stava facendo.

Io ero ancora in ginocchio, vicinissimo, gli occhi fissi sul punto in cui il suo cazzo entrava e usciva dalla figa di mia moglie. Ogni dettaglio era inciso nella mia mente: le labbra gonfie e lucide, il modo in cui si allargavano intorno a lui, il filo trasparente di umori che si tendeva ogni volta che Paolo usciva quasi del tutto.

Paolo mi guardò. Il suo viso era calmo, quasi impassibile, ma negli occhi c’era una luce fredda, sadica.

«Sta per venire, cuck» disse piano, la voce bassa e precisa. «Senti come le si contrae la figa intorno al mio cazzo? Sta stringendo perché vuole tenermi dentro. Vuole che la riempia.»

Federica emise un gemito più acuto, quasi una risata strozzata.

«Oddio… sì… sto per… Fabio, guardami… guardami mentre vengo sul cazzo del tuo migliore amico.»

Le sue dita sul clitoride si muovevano veloci adesso, piccole circonferenze frenetiche. Paolo spinse un po’ più a fondo, rimase lì, ruotando lentamente il bacino. Federica inarcò la schiena di scatto.

Il suo orgasmo arrivò come un’onda lenta. Non fu un’esplosione violenta. Fu qualcosa di profondo, prolungato. Il corpo le tremò, le cosce si strinsero intorno ai fianchi di Paolo, un gemito lungo e roco le uscì dalla gola. Vidi chiaramente i suoi muscoli interni contrarsi intorno al cazzo di lui, una serie di spasmi visibili anche da dove ero inginocchiato.

«Cazzo… sì… così…» ansimò lei, gli occhi socchiusi che ogni tanto si aprivano per cercare i miei. «Lo sento… lo sento pulsare dentro… è così pieno…»

Paolo non venne. Rimase fermo, lasciando che lei cavalcasse l’orgasmo fino in fondo, un sorriso sottile sulle labbra.

Quando Federica si rilassò, il respiro ancora irregolare, lui si sfilò lentamente. Il suo cazzo uscì lucido, coperto dai suoi umori, ancora duro e gonfio. Una goccia densa colò dalla cappella.

Paolo si voltò verso di me. Il tono della voce cambiò. Non era più solo calmo. Era diretto, umiliante, più crudele.

«Guardati, Fabio. Sei inginocchiato qui da mezz’ora con il cazzo che gocciola come un rubinetto rotto. Tua moglie è venuta come non l’hai mai fatta venire tu, e tu non hai nemmeno potuto toccarti. Patetico.»

Le parole mi colpirono come schiaffi lenti. Sentii il viso bruciare, ma il cazzo mi diede un altro spasmo violento, lasciando cadere una lunga goccia sul tappeto.

Paolo si alzò dal divano, si mise in piedi davanti a me. Il suo cazzo era all’altezza della mia faccia. L’odore era forte: sesso, sudore, l’aroma di Federica.

«Lecca» ordinò semplicemente.

Esitai solo un secondo. Poi mi sporsi in avanti e passai la lingua sulla cappella. Il sapore era salato, muschiato, mescolato con quello dolce di mia moglie. Leccai lentamente, pulendo ogni centimetro mentre Paolo mi guardava dall’alto.

«Bravo. Lecca bene il cazzo che ha appena fatto venire tua moglie. Senti il sapore? È questo che le piace adesso.»

Federica si era messa seduta sul divano, le gambe ancora aperte, il suo sperma che cominciava a colare lentamente fuori di lei. Mi guardava con un sorriso ampio, quasi incredulo, gli occhi che brillavano di puro divertimento.

«Oddio, amore… lo stai leccando davvero. Stai pulendo il cazzo di Paolo dopo che mi ha scopata. Non riesco a crederci… ma mi eccita da morire vederti così sottomesso.»

Paolo rise piano, una risata bassa e soddisfatta. Mi mise una mano sulla testa e mi spinse via dal suo cazzo.

«Basta così. Ora tocca a te pulire lei. Ma prima… ho voglia di vedere quanto sei disposto a scendere in basso.»

Si sedette di nuovo sul divano, accanto a Federica. Poi sollevò un piede nudo e lo allungò verso la mia faccia.

«Leccami i piedi, cuck.»

Il cuore mi saltò in gola. Era una cosa nuova, più diretta, più degradante. Non era più solo guardare o leccare la figa di Federica. Era umiliazione pura, personale.

Paolo mi guardò con occhi freddi, divertiti.

«Cosa c’è? Pensavi che mi sarei fermato al sesso? No. Voglio vedere fino a che punto arrivi. Leccami i piedi. Lentamente. E mentre lo fai, voglio che mi dici quanto ti piace essere trattato così dal tuo migliore amico.»

Federica si morse il labbro, gli occhi spalancati per l’eccitazione.

«Fallo, Fabio… ti prego. Voglio vederti.» La sua voce era dolce, ma carica di curiosità sadica. «Voglio vedere mio marito che lecca i piedi dell’uomo che mi ha appena scopata.»

Mi chinai. Il piede di Paolo era caldo, leggermente sudato dopo aver scopato. Odorava di pelle e di uomo. Esitai un istante, poi passai la lingua sulla pianta, dal tallone alla punta delle dita. Il sapore era salato, terroso. Continuai a leccare, lentamente, coprendo ogni centimetro mentre la vergogna mi inondava il petto come lava calda.

Paolo mi guardava con un sorriso crudele.

«Più lento. Goditelo. Dimmi cosa provi.»

Deglutii, la lingua ancora sul suo piede.

«Mi… mi sento umiliato» mormorai tra una leccata e l’altra. «Mi sento piccolo… debole… ma non riesco a fermarmi. Mi eccita… da morire.»

Federica rise piano, una risata genuina e divertita.

«Cazzo, sei proprio cotto. Guardati… leccagli i piedi come un cane. E il cazzo ti pulsa ancora di più. Sei davvero il mio cuck perfetto.»

Paolo spinse leggermente il piede contro la mia bocca, facendomi aprire le labbra.

«Succhiami le dita. E continua a parlare. Voglio sentire quanto ti piace essere il mio giocattolo.»

Obbedii. Presi le dita del suo piede in bocca, una dopo l’altra, succhiandole piano mentre parlavo tra un gemito e l’altro.

«Mi piace… mi piace quando mi chiami cuck… mi piace quando mi dici che non sono abbastanza per lei… mi piace essere sotto di te…»

Ogni parola mi costava fatica, ma ogni parola mi faceva eccitare di più. Il mio cazzo era dolorante, rosso, che gocciolava senza sosta.

Dopo qualche minuto Paolo ritirò il piede, soddisfatto.

«Bravo. Ora vai da tua moglie. Lecca tutto. Pulisci quello che ho lasciato dentro di lei. E mentre lo fai, voglio che ringrazi me per averla fatta venire così bene.»

Mi spostai tra le gambe di Federica. Lei mi aprì le cosce con le mani, guardandomi dall’alto con quel sorriso divertito che ormai non lasciava più il suo viso.

«Vieni, amore… puliscimi. Lecca il suo sperma dalla mia figa mentre io ti guardo.»

Chinai la testa. Il sapore era fortissimo: denso, salato, mescolato con il suo sapore dolce. Leccai lentamente, profondamente, ingoiando tutto mentre Federica mi accarezzava i capelli come si fa con un animale domestico.

Paolo mi guardava dall’alto, la voce di nuovo bassa e diretta.

«Sei proprio nato per questo, Fabio. Vent’anni di amicizia e ora sei qui a leccarmi i piedi e a mangiare il mio sperma dalla figa di tua moglie. E la cosa più bella è che non vuoi che finisca.»

Aveva ragione.

Non volevo che finisse.

Volevo solo continuare a sprofondare.

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