Racconti Piccanti
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Mia moglie e il bull: mi pisciano addosso

Mia moglie e il bull: mi pisciano addosso

12 Marzo 2026·6 min di lettura

Mi chiamo Simone, ho 41 anni e, diciamocelo, non sono proprio il prototipo dell’uomo che fa girare la testa. Sono magro, troppo magro, con le spalle strette e un fisico che sembra non avere mai visto una palestra. E sì, lo ammetto, non sono messo bene neanche là sotto. Piccolo, insignificante, una cosa che mia moglie Martina ha sempre fatto finta di non notare. Martina, 33 anni, è tutto il contrario: mora, capelli lunghi e lucidi, un corpo atletico che sembra scolpito, con cosce sode e un culo che farebbe impazzire chiunque. Siamo sposati da sei anni, ma da un po’ le cose tra noi sono… complicate. Non che non ci vogliamo bene, ma il sesso? Un disastro. O meglio, lo era, fino a quando non è entrato in scena Marco.

Marco ha 31 anni, un metro e novanta di pura arroganza. L’ho conosciuto per caso, un amico di amici, uno di quei tipi che entrano in una stanza e tutti smettono di parlare per guardarlo. Fisico da palestra, tatuaggi sulle braccia, mascella squadrata e un atteggiamento da “io comando e tu obbedisci”. Non so come sia successo, ma una sera a cena, dopo qualche bicchiere di troppo, Martina ha iniziato a flirtare con lui davanti a me. E io, invece di incazzarmi, ho sentito una strana eccitazione. Non so spiegarlo, ma vederla ridere alle sue battute, toccargli il braccio, mi ha fatto sentire… vivo. Da lì, le cose sono degenerate. O evolute, dipende dai punti di vista.

È sabato sera, siamo a casa nostra, un appartamento normale, niente di che. La tensione nell’aria è palpabile. Marco è seduto sul divano, con una birra in mano, e guarda Martina come se fosse un pezzo di carne da divorare. Lei è in leggings aderenti e maglietta corta, i muscoli delle gambe che si intravvedono a ogni movimento. Io sono in un angolo, con una birra anch’io, ma mi sento un intruso nella mia stessa casa. Martina mi lancia uno sguardo, un misto di sfida e divertimento.

“Simone, perché non vai a prendere un’altra birra per Marco?” dice, con un tono che non ammette repliche.

“Sì, dai, muoviti,” aggiunge Marco, con quel ghigno da stronzo che ha sempre stampato in faccia. Mi alzo, vado in cucina, ma mentre passo vicino a Martina, lei mi sfiora il braccio. È un tocco leggero, ma mi fa venire i brividi. Torno con la birra, e Marco la prende senza nemmeno ringraziarmi. “Bravo, cagnolino,” dice, e Martina scoppia a ridere.

La serata va avanti così, con battute, sguardi, e una tensione che mi fa sudare freddo. A un certo punto, Martina si alza e dice: “Vado in bagno a rinfrescarmi.” Marco le risponde, con voce bassa: “Aspetta, vengo con te.” Io rimango seduto, il cuore che mi batte forte. So cosa sta per succedere, e una parte di me vorrebbe fermarli, ma un’altra parte, quella malata, vuole vedere tutto.

Li seguo dopo qualche minuto, con la scusa di dover usare il bagno anch’io. La porta è socchiusa, e quando mi avvicino sento i loro respiri pesanti. Spingo piano la porta e li vedo. Martina è appoggiata al lavandino, i leggings abbassati fino alle caviglie, le gambe leggermente divaricate. Marco è dietro di lei, con i pantaloni slacciati, una mano sul fianco di mia moglie e l’altra che le stringe i capelli. Lei geme piano, e lui le mormora qualcosa all’orecchio che non riesco a sentire. Mi fermo sulla soglia, incapace di muovermi. Martina mi vede nello specchio e sorride, un sorriso cattivo, di sfida.

“Guarda chi c’è,” dice, con voce roca. Marco si gira verso di me e scoppia a ridere. “Che cazzo vuoi, nanetto? Vuoi guardare come si scopa una donna vera?”

Non rispondo, ma non riesco nemmeno ad andarmene. Rimango lì, con le gambe che tremano, mentre Marco inizia a spingere dentro di lei. Martina si morde il labbro, i suoi occhi nello specchio non lasciano i miei. Ogni movimento di Marco è deciso, potente, e il rumore dei loro corpi che si scontrano riempie il bagno. Lei è piegata in avanti, le mani appoggiate al bordo del lavandino, il culo perfetto che si muove a ritmo con lui. Marco ha i muscoli tesi, le braccia che brillano di sudore, e il suo cazzo – grosso, molto più grosso del mio – entra ed esce da lei con una facilità che mi fa sentire ancora più insignificante.

“Dai, Martina, diglielo,” grugnisce Marco, senza smettere di pomparla. Lei ride, ansimando. “Simone, tesoro, guarda come si fa. Guarda e impara.”

Mi bruciano le guance, ma resto lì, ipnotizzato. Marco rallenta un attimo, le accarezza il culo con una mano, poi le dà uno schiaffo leggero. “Ti piace, vero?” le chiede. “Cazzo, sì,” risponde lei, con un gemito. Lui si volta verso di me. “E a te, frocio, ti piace guardare? Vieni qui, avvicinati.”

Mi muovo come un automa, entro nel bagno e chiudo la porta dietro di me. La stanza è piccola, l’odore di sudore e sesso mi colpisce subito. Marco mi indica la vasca vuota. “Mettiti lì dentro, in ginocchio. Ora.” Non so perché obbedisco, ma lo faccio. Mi inginocchio nella vasca, il freddo delle piastrelle contro le ginocchia mi fa rabbrividire. Martina mi guarda e ride di nuovo. “Patetico,” sussurra, mentre Marco riprende a scoparla più forte.

I preliminari sono stati lunghi, pieni di insulti e risate, ma ora si passa al livello successivo. Marco grugnisce, il ritmo si fa più veloce, più violento. Martina urla, un misto di piacere e dolore, mentre lui le stringe i fianchi con forza, lasciando segni rossi sulla sua pelle. “Cazzo, sto per venire,” dice lui, con voce roca. Lei ansima: “Dentro, vieni dentro di me.” E lui lo fa, con un ultimo affondo profondo, un grugnito animale che rimbomba nel bagno. Resta fermo un attimo, poi si tira fuori lentamente. Il suo cazzo è ancora duro, lucido dei suoi fluidi e di quelli di Martina. Lei si gira, si appoggia al lavandino, le gambe che tremano un po’.

Marco si volta verso di me, con un ghigno. “Lavati con questa, schifoso, perché l’acqua non ti meriti.” E prima che possa capire, inizia a pisciarmi addosso. Il getto caldo mi colpisce il petto, poi la faccia, mentre cerco di girarmi. L’odore è forte, pungente, e il liquido mi brucia gli occhi. Martina ride, una risata acuta, e si avvicina al bordo della vasca. “Tocca a me,” dice, e si mette in posizione sopra di me, lasciando che anche il suo getto mi colpisca in pieno viso. Marco, con la voce piena di disprezzo, aggiunge: “Sei solo un water umano per noi.”

Sono fradicio, l’odore mi soffoca, ma non mi muovo. Marco mi guarda dall’alto, il cazzo ancora in mano, e mi ordina: “Tira fuori quel cosino ridicolo che hai e fatti una sega. Voglio vedere se riesci a venire anche così.” Non so perché, ma obbedisco di nuovo. Mi slaccio i pantaloni, lo tiro fuori – piccolo, patetico – e inizio a toccarmi. Loro mi guardano, Martina con un sorrisetto divertito, Marco con disprezzo. Ogni tanto mi sputano addosso, i loro sputi che si mescolano al resto sul mio viso. “Dai, water, sbrigati,” dice lui, e io, nonostante tutto, sento il piacere montare. È umiliante, ma è anche… liberatorio, in un modo malato. Con un ultimo spasmo, vengo, un getto debole che mi macchia la maglietta già bagnata.

Resto lì, in ginocchio, ansimante, mentre loro si rivestono con calma. Marco si tira su la zip dei pantaloni e mi lancia un ultimo sguardo. “Patetico,” dice, e se ne va. Martina mi guarda un attimo, poi scrolla le spalle e lo segue. Io rimango nella vasca, fradicio, con il cuore che batte ancora forte. Non so cosa dire, non so cosa pensare. Ma una cosa è certa: non vedo l’ora che succeda di nuovo.

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