Nella grotta termale nascosta
Sono le due di notte quando scendo lungo la scogliera, con il cuore che batte forte nel petto. Il mare sotto di me è un’enorme distesa nera, punteggiata appena dal riflesso della luna. Ho sentito parlare di questa grotta da un pescatore del posto, un uomo anziano con la pelle bruciata dal sole, che mi ha raccontato di un luogo segreto, accessibile solo via mare e solo con la marea bassa. Una grotta con una sorgente termale naturale, acqua calda che sgorga dalla roccia e si mescola al sale del mare. Non ho resistito. Dovevo vederla con i miei occhi.
Indosso solo un costume nero, un due pezzi semplice, e porto con me una piccola torcia che spengo non appena metto piede sulla spiaggia di ciottoli. Il rumore delle onde che si infrangono è l’unico suono intorno a me. Trovo la piccola insenatura che il pescatore mi ha descritto e mi tuffo in acqua. È fredda, mi fa rabbrividire, ma nuoto con decisione verso la parete di roccia che si erge a una ventina di metri. La grotta è lì, nascosta, un’entrata stretta che si intravede appena sotto la luce pallida della luna. Mi infilo dentro, l’acqua mi arriva al petto, e subito sento il calore. È come entrare in un abbraccio, un tepore che mi scalda la pelle gelata. L’interno è buio, ma la luce della luna filtra dall’entrata, illuminando appena le pareti umide e irregolari. Mi guardo intorno, incantata. L’acqua è limpida, con un vapore leggero che sale in spirali. Sono sola, o almeno credo.
Non so quanto tempo passo lì, immersa fino al collo, con le mani che accarezzano la superficie. Il silenzio è rotto solo dal gocciolio lontano di acqua che cade da qualche stalattite. Poi, un rumore diverso. Un lieve sciabordio, come di remi che tagliano l’acqua. Mi irrigidisco, il cuore mi salta in gola. Non può essere la marea, è ancora bassa. Mi giro verso l’entrata della grotta, ma non vedo nulla, solo il riflesso argenteo della luna. Eppure lo sento, un movimento nell’acqua, un’onda leggera che mi sfiora. Non sono più sola.
“Dovremmo andarcene subito,” sussurra una voce maschile, bassa, quasi impercettibile. Mi guardo intorno, ma non vedo nessuno. L’acqua è scura, nasconde tutto. Un’altra voce risponde, più ruvida. “Aspetta. Guarda lì. C’è qualcuno.”
Mi accorgo che sto trattenendo il fiato. Non so se devo parlare, se devo muovermi. Poi li vedo, due ombre che emergono dalla penombra. Due uomini, a torso nudo, i capelli bagnati che gocciolano. Uno è più alto, con spalle larghe e una barba corta, l’altro più snello, con tatuaggi che gli coprono un braccio. Non dicono nulla, si avvicinano lentamente, l’acqua che si increspa intorno a loro. Li osservo, incapace di muovermi. Non so chi siano, ma non ho paura. Non ancora.
“Sei qui da sola?” chiede il più alto, la voce profonda, quasi un sussurro. Annuisco, la gola secca. “Sì. E voi?”
“Siamo usciti con la barca,” risponde l’altro, con un sorriso appena accennato. “Non pensavamo di trovare compagnia in un posto come questo. Ti dispiace se restiamo?”
Scuoto la testa. “No. C’è posto per tutti.” Ma c’è qualcosa nel modo in cui mi guardano, nei loro occhi che brillano sotto la luce fioca, che mi fa accelerare il battito. Restiamo in silenzio per un po’, immersi nell’acqua calda, a pochi metri l’uno dall’altro. Sento il calore che mi avvolge, ma non è solo quello della sorgente. È il loro sguardo, il modo in cui si muovono, come se stessero decidendo qualcosa senza parlare.
Poi, senza preavviso, il più alto si avvicina. L’acqua gli arriva alla vita, e vedo i muscoli del suo petto contrarsi mentre si muove. “Fa caldo qui dentro, vero?” dice, con un tono che non è solo una constatazione. Annuisco, incapace di distogliere lo sguardo. L’altro si sposta dall’altro lato, circondandomi. Non dico nulla, ma il mio corpo reagisce, un formicolio che mi corre lungo la schiena.
Sento una mano sfiorarmi la vita sotto l’acqua, leggera, quasi impercettibile. Non so di chi sia, ma non mi tiro indietro. Un’altra mano mi sfiora il collo, le dita bagnate che scivolano sulla pelle. Alzo lo sguardo e vedo il più alto davanti a me, i suoi occhi fissi nei miei. “Se vuoi che ci fermiamo, basta dirlo,” sussurra. Ma non lo dico. Non voglio.
Le mani si fanno più audaci, una scivola sul mio seno, sopra il tessuto del costume, l’altra mi accarezza la schiena, scendendo piano. Chiudo gli occhi, lasciandomi andare al calore dell’acqua e al tocco. Sento il loro respiro vicino, il profumo di sale e pelle bagnata. “Ti piace?” chiede il più snello, la voce roca, mentre le sue dita sfiorano l’elastico del mio costume. “Sì,” rispondo, quasi senza fiato.
Non so chi dei due mi sollevi per primo, ma mi ritrovo fuori dall’acqua, sdraiata su una roccia piatta e liscia, ancora calda per la sorgente. L’aria è fresca sulla mia pelle bagnata, ma non ho tempo di pensarci. Il più alto si china su di me, la sua bocca trova la mia, un bacio deciso, con la barba che mi graffia appena il mento. Sento il sapore del sale sulle sue labbra, la sua lingua che si intreccia con la mia. L’altro è più in basso, le sue mani mi sfiorano le cosce, scostano il tessuto del costume. “Guardati,” mormora, “sei tutta bagnata, e non è solo l’acqua.” La sua voce è un ringhio basso, e io rido piano, imbarazzata ma eccitata.
Le sue mani mi aprono le gambe con delicatezza, ma decise. Sento il suo respiro caldo tra le cosce, poi la sua lingua, lenta, che esplora ogni centimetro. Gemo, incapace di trattenermi, mentre il più alto mi bacia il collo, mordicchiandomi la pelle. Le sue mani scendono sui miei seni, li stringono attraverso il tessuto, poi scostano il costume, lasciando che l’aria fresca mi sfiori i capezzoli. “Hai un corpo da perdere la testa,” mi dice all’orecchio, mentre li pizzica appena, facendomi inarcare la schiena.
Giù, l’altro continua, la sua lingua si muove con un ritmo che mi fa tremare. È lento, ma insistente, e ogni tanto si ferma per succhiare, mandandomi ondate di piacere che mi fanno stringere le mani sulla roccia. “Ti piace così, vero?” dice, alzando lo sguardo su di me, il viso lucido d’acqua e di me. “Non smettere,” riesco a dire, la voce spezzata. Lui sorride e torna giù, più deciso, mentre sento le sue dita unirsi alla sua bocca, esplorando, spingendo appena dentro di me.
Il più alto si sposta, si inginocchia accanto a me, e vedo che si è tolto il costume. È duro, la sua erezione davanti ai miei occhi, grossa, con vene che pulsano sotto la pelle. “Toccami,” mi dice, e io lo faccio, la mia mano lo avvolge, sentendo il calore e la durezza. È pesante, e il modo in cui ansima mentre lo stringo mi fa sentire potente. “Così, brava,” mormora, mentre mi bacia di nuovo, la sua mano che mi accarezza i capelli bagnati.
Non so quanto tempo passi, ma il piacere tra le mie gambe cresce, diventa quasi insostenibile. L’altro non si ferma, la sua lingua e le sue dita lavorano insieme, portandomi al limite. “Sto per venire,” gemo, e lui risponde senza alzare la testa. “Allora vieni. Voglio sentirti.” E lo faccio, con un grido che riecheggia nella grotta, il corpo che trema mentre l’orgasmo mi travolge, lasciandomi senza fiato.
Ma non è finita. Mi sollevano di nuovo, mi fanno sdraiare su di loro. Il più alto si stende sotto di me, il suo corpo solido contro il mio, l’acqua calda che ci bagna ancora. Sento la sua erezione premere contro di me, dura, insistente. “Mettiti sopra,” mi dice, e io lo faccio, guidandolo dentro di me con un movimento lento. È grosso, mi riempie, e io ansimo mentre mi abituo alla sensazione. “Cazzo, sei stretta,” grugnisce, le mani sui miei fianchi, guidandomi su e giù.
L’altro si posiziona dietro di me, le sue mani mi accarezzano la schiena, poi scendono più in basso. Sento qualcosa di freddo, forse l’acqua, forse del lubrificante che ha portato con sé, non lo so. “Rilassati,” mi sussurra all’orecchio, mentre le sue dita mi preparano, piano, con attenzione. “Ce la fai a prenderci entrambi?” chiede, e io annuisco, anche se sono nervosa. “Sì, proviamoci.”
Sento la pressione, lenta, mentre si spinge dentro di me da dietro. È una sensazione strana, intensa, un misto di disagio e piacere. “Piano,” dico, e lui si ferma, lasciandomi il tempo di adattarmi. “Dimmi quando,” mormora, e dopo un momento gli dico di continuare. Quando è completamente dentro, gemo forte, sentendomi piena come non mai. Loro due si muovono, prima piano, trovando un ritmo. Uno sotto, che mi spinge dentro con forza, l’altro dietro, più lento ma profondo.
“Guardaci, ti stiamo prendendo tutta,” dice il più alto, la voce roca, mentre mi stringe i fianchi. “Ti piace sentirci così, vero?” aggiunge l’altro, mordendomi il lobo dell’orecchio. “Sì, non smettete,” rispondo, la voce tremante. Ogni movimento è un’onda di piacere, amplificata dall’acqua calda che ci circonda, dal suono dei loro respiri e dei nostri corpi che si incontrano. Sento l’odore del mare, del sudore, il calore della loro pelle contro la mia.
Il ritmo aumenta, i loro movimenti si fanno più decisi. Il più alto mi guarda negli occhi, il viso contratto dal piacere. “Sto per venire, dove vuoi che lo faccia?” chiede, ansimando. “Dentro,” rispondo senza pensarci, e lui sorride, un sorriso quasi feroce. L’altro dietro di me accelera, le sue mani mi stringono la vita. “Anche io, cazzo, sei troppo,” dice, e io sento il suo corpo tremare contro il mio.
Il climax arriva per tutti e tre quasi nello stesso momento. Io vengo per prima, un altro orgasmo che mi scuote, facendomi gridare, le unghie che graffiano la schiena di quello sotto di me. Poi li sento, uno dopo l’altro, venire dentro di me, i loro gemiti che si mescolano al rumore dell’acqua. Restiamo così per un momento, ansimanti, i corpi ancora intrecciati, l’acqua calda che ci avvolge come una coperta.
Ma non c’è tempo per riposare. Sento un rumore lontano, uno sciabordio più forte, e mi rendo conto che la marea sta salendo. “Dobbiamo andare,” dice il più alto, alzandosi di scatto, l’acqua che gocciola dal suo corpo. “Se restiamo, ci blocchiamo qui dentro.” Ci rivestiamo in fretta, i movimenti goffi, ancora scossi da quello che è successo. “E se qualcuno ci vede uscire insieme?” chiedo, mentre nuotiamo verso l’entrata della grotta. “Che vedano pure,” risponde l’altro con una risata. “Dopo questa notte, non mi importa di niente.”
Raggiungiamo la barca, una piccola imbarcazione di legno, e ci issiamo a bordo. Il mare è più mosso ora, la marea sale veloce. Mi guardano, un ultimo sorriso prima di remare verso la riva. Non so i loro nomi, non so se li rivedrò. Ma il calore della grotta, il tocco delle loro mani che emergono dall’acqua, resterà con me per molto tempo.
