Racconti Piccanti
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Ora mi senti dentro

Ora mi senti dentro

24 Marzo 2026·10 min di lettura

Mi chiamo Luca, ho 22 anni e vivo in un appartamento condiviso da circa sei mesi. È un posto piccolo, due stanze e un bagno, in una zona periferica della città, ma è tutto quello che posso permettermi con il mio stipendio da cameriere. Il mio coinquilino si chiama Matteo, ha 35 anni, ed è il tipo di persona che non passa inosservata. Alto, spalle larghe, una barba curata e uno sguardo che sembra sempre sapere qualcosa che tu non sai. Lavora come tecnico in un’azienda, ma la sua vera passione sembra essere la palestra: ha un fisico scolpito, di quelli che noti anche sotto una semplice maglietta. Condivide l’appartamento con la sua fidanzata, Sara, una ragazza carina e tranquilla che va e viene spesso. Io, invece, sono il classico studente squattrinato, un po’ timido, che cerca di tirare avanti tra turni al ristorante e lezioni all’università.

Non ci ho messo molto a capire che le pareti di questo posto sono sottili. Troppo sottili. La prima volta che ho sentito Matteo e Sara farlo, ero nella mia stanza, con gli auricolari nelle orecchie, cercando di studiare. Ma i gemiti di lei e i grugniti profondi di lui hanno attraversato il muro come se non ci fosse stato niente a separarci. All’inizio ero imbarazzato, ho alzato il volume della musica, ma poi… non so come dirlo, mi sono ritrovato a togliere gli auricolari. Ho ascoltato. E ho continuato ad ascoltare ogni volta che succedeva. Non so perché, ma il modo in cui Matteo sembrava prendere il controllo, il tono della sua voce quando parlava a Sara, mi faceva qualcosa. Non era solo curiosità, era un’eccitazione che non riuscivo a ignorare. E sì, lo ammetto, più di una volta mi sono toccato mentre li sentivo, immaginando chissà cosa, con il cuore che batteva all’impazzata e il fiato corto.

Non avrei mai pensato che lui lo sapesse. Credevo di essere discreto, di non fare rumore. Ma una sera, circa una settimana fa, mentre Sara era sotto la doccia, Matteo è entrato in cucina dove stavo preparando un panino. Mi ha guardato dritto negli occhi, con un sorriso che non riuscivo a decifrare, e ha detto: “Sai, Luca, le pareti sono davvero di carta qui. Fai attenzione a non farti beccare.” Ho sentito il sangue gelarsi, ho balbettato qualcosa come “non capisco” mentre il viso mi andava a fuoco. Lui ha solo riso, una risata bassa, e se n’è andato. Da quel momento, ho cercato di evitare il suo sguardo, di non incrociarlo più del necessario. Ma sentivo i suoi occhi su di me, ogni volta che ci trovavamo nella stessa stanza.

Era un venerdì sera quando tutto è cambiato. Sara era uscita per andare a una cena con delle amiche, e io ero nella mia stanza, sdraiato sul letto con il telefono in mano, cercando di distrarmi. Sentivo Matteo muoversi nell’altra stanza, il rumore dei suoi passi pesanti sul pavimento. Non so perché, ma avevo il battito accelerato, come se stessi aspettando qualcosa. E poi, senza preavviso, la porta della mia stanza si è aperta. Non ho avuto il tempo di reagire. Matteo era lì, in piedi, con una maglietta nera aderente e un paio di pantaloni della tuta grigi. Mi ha fissato per un attimo, poi ha chiuso la porta dietro di sé con un gesto lento, quasi deliberato.

“Che ci fai qui?” ho chiesto, con la voce che tremava appena. Mi sono tirato su, sedendomi sul bordo del letto, ma lui non ha risposto subito. Ha fatto un passo verso di me, poi un altro, fino a essere a meno di un metro. Il suo sguardo era pesante, mi schiacciava.

“Lo sai perché sono qui,” ha detto, con quella voce profonda che avevo sentito così tante volte attraverso il muro. “Ti ho sentito, Luca. Tutte le volte che ti fai una sega mentre ascolti me e Sara. Pensavi che non me ne accorgessi? Pensavi che non sentissi i tuoi respiri affannati?”

Ho aperto la bocca per negare, per dire qualsiasi cosa, ma non ci sono riuscito. Mi sentivo nudo sotto i suoi occhi, come se potesse vedere tutto quello che avevo fatto, tutto quello che avevo pensato. E poi, in un movimento rapido, si è chinato su di me, mi ha afferrato il viso con una mano e mi ha tappato la bocca con l’altra. Il suo palmo era caldo, ruvido, e odorava leggermente di sapone. Il cuore mi è schizzato in gola, ma non riuscivo a muovermi.

“Se ti piace tanto sentirmi, ora mi senti dentro,” ha sussurrato, con un tono che non ammetteva repliche. Mi ha lasciato la bocca, ma il suo viso era ancora a pochi centimetri dal mio. I suoi occhi scuri mi trapassavano, e io non riuscivo a distogliere lo sguardo.

“Matteo, io… non so di cosa stai parlando,” ho balbettato, ma lui ha scosso la testa, un sorrisetto che gli increspava le labbra.

“No, no, non fare il finto tonto. Lo vuoi. Lo vedo da come mi guardi, da come arrossisci ogni volta che ti parlo. E adesso lo avrai.” Si è rialzato per un momento, togliendosi la maglietta con un gesto fluido. Il suo torso era esattamente come lo immaginavo: muscoloso, con una leggera peluria scura che scendeva verso l’addome. Ho deglutito, sentendo il calore salirmi al viso, ma anche più in basso, tra le gambe.

“Non so se…” ho iniziato, ma lui mi ha interrotto.

“Zitto. Non devi parlare. Devi solo stare fermo e lasciarmi fare.” Si è inginocchiato davanti a me, sul mio letto, e mi ha spinto indietro fino a farmi sdraiare. Il materasso ha cigolato sotto il suo peso, e io mi sono ritrovato con la schiena contro la testiera, il respiro corto. Le sue mani, grandi e calde, si sono posate sulle mie cosce, stringendo appena attraverso i pantaloni della tuta che indossavo. Ho sentito un brivido, un misto di paura ed eccitazione che non riuscivo a controllare.

“Ti tolgo questi,” ha detto, con un tono fermo, quasi un ordine. Ha tirato giù i pantaloni insieme ai boxer in un solo movimento, lasciandomi esposto. Il suo sguardo si è posato su di me, sul mio sesso già mezzo duro, e ha sorriso. “Guarda qua. Sei già pronto, eh?”

Non ho risposto, non ci riuscivo. Mi ha afferrato con una mano, stringendo piano ma con decisione, e ha iniziato a muovere il palmo su e giù, lentamente. La sensazione era intensa, quasi troppo, e ho lasciato sfuggire un gemito basso. Il suo tocco era ruvido, diverso da qualsiasi cosa avessi provato prima, e l’odore del suo corpo, un misto di sudore e colonia, mi riempiva i polmoni.

“Ti piace, vero?” ha detto, guardandomi dritto negli occhi mentre la sua mano continuava a muoversi. “Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto. Ma questo è solo l’inizio.”

Si è chinato su di me, la sua bocca a pochi centimetri dal mio membro, e ho sentito il calore del suo respiro sulla pelle. Poi ha aperto le labbra e mi ha preso dentro, lentamente, avvolgendomi con una pressione calda e umida. Ho gettato la testa indietro, stringendo le lenzuola con le mani, mentre un suono strozzato mi usciva dalla gola. La sua lingua si muoveva con precisione, esplorando ogni centimetro, e il rumore, quel suono bagnato e ritmico, mi faceva impazzire.

“Matteo, cazzo…” ho mormorato, senza nemmeno rendermene conto. Lui ha alzato lo sguardo, senza smettere, e i suoi occhi erano pieni di una soddisfazione quasi animalesca.

“T’ho detto di stare zitto,” ha borbottato, con la bocca ancora intorno a me, la voce attutita ma autoritaria. Poi si è fermato, si è tirato su e si è slacciato i pantaloni, lasciandoli cadere a terra. Quando ho visto quello che nascondeva sotto, ho sentito una stretta allo stomaco. Era grosso, molto più di quanto mi aspettassi, lungo e spesso, con vene che sporgevano sotto la pelle tesa. Si è accarezzato un paio di volte, guardandomi, e ha detto: “Ora vediamo quanto ti piace sentirti pieno.”

Ha preso qualcosa dalla tasca dei pantaloni, un piccolo flacone di lubrificante, e se n’è versato un po’ sulla mano. Poi si è chinato di nuovo su di me, spingendomi le gambe verso l’alto, piegandole fino a che i miei piedi non toccavano quasi il materasso. Ho sentito le sue dita, fredde e scivolose, premere contro di me, e ho istintivamente stretto i muscoli, irrigidendomi.

“Rilassati,” ha detto, con un tono che non era gentile ma nemmeno minaccioso. “Se ti opponi, fa più male. Fidati, ci so fare.” Ha spinto un dito dentro, piano, e ho sentito un bruciore leggero, un disagio che però si è trasformato presto in qualcos’altro, una sensazione strana ma non sgradevole. Ha continuato a muovere la mano, aggiungendo un secondo dito, preparandomi con una lentezza che sembrava quasi crudele, come se volesse farmi sentire ogni istante.

“Sei stretto, cazzo,” ha detto, con un sorriso compiaciuto. “Ma ci sta. Ci staremo dentro alla perfezione.” Ha ritirato le dita e si è posizionato tra le mie gambe, tenendomi fermo con una mano sul fianco. Ho sentito la pressione del suo sesso contro di me, caldo e duro, e ho trattenuto il respiro.

“Guardami,” ha ordinato, e io ho obbedito, incrociando i suoi occhi mentre spingeva dentro, lentamente, centimetro dopo centimetro. Il bruciore era intenso, quasi insopportabile all’inizio, ma lui non si è fermato, continuando a entrare finché non è stato completamente dentro. Ho sentito ogni dettaglio, la pienezza, il calore, il modo in cui il suo corpo sembrava invadere il mio. Il suo respiro era pesante, e un leggero sudore gli brillava sulla fronte.

“Ecco, così,” ha grugnito, iniziando a muoversi, con spinte lente ma profonde. “Senti com’è? Senti come ti apro?” Ogni parola era scandita dal ritmo dei suoi fianchi, e io non riuscivo a fare altro che annuire, con la bocca socchiusa, emettendo suoni che non riuscivo a controllare.

“Rispondi,” ha detto, accelerando appena, una mano che si stringeva sul mio fianco, le unghie che affondavano nella pelle. “Dimmi che ti piace.”

“Sì… sì, mi piace,” ho ansimato, con la voce rotta. “Cazzo, Matteo, non smettere.”

“Bravo,” ha ringhiato, con un sorriso soddisfatto. “Lo sapevo che eri uno che impara in fretta.” Ha cambiato angolazione, spingendo più in alto, e ha colpito un punto che mi ha fatto vedere le stelle. Ho gridato, un suono acuto che non riconoscevo come mio, e lui ha riso, un suono basso e gutturale. “Trovato il punto giusto, eh? Ora ti faccio godere come non hai mai goduto.”

Ha continuato a muoversi, aumentando il ritmo, il suono dei nostri corpi che si scontravano che riempiva la stanza. Sentivo l’odore del sudore, il calore della sua pelle contro la mia, il sapore salato sulle mie labbra quando mi sono morso il labbro per non urlare troppo forte. Ogni spinta era precisa, calcolata, e io mi sentivo completamente alla sua mercé, incapace di fare altro che lasciarmi prendere.

“Sei mio adesso, capito?” ha detto, con la voce roca, mentre una mano scivolava tra di noi per afferrarmi di nuovo, muovendosi in sincronia con le sue spinte. “Nessun altro ti farà sentire così. Solo io.”

“Sì… solo tu,” ho mormorato, con il cervello annebbiato dal piacere, dal modo in cui ogni movimento mi portava più vicino al limite. Sentivo il calore crescere, una pressione che si accumulava dentro di me, pronta a esplodere.

“Vieni per me,” ha ordinato, con gli occhi fissi nei miei, il respiro irregolare. “Fammi vedere quanto ti piace.”

Non ci è voluto molto. Con un’ultima spinta profonda, il mondo è esploso. Ho gridato il suo nome, il corpo che si contraeva sotto di lui, mentre un’ondata di piacere mi travolgeva, lasciandomi tremante e senza fiato. Pochi istanti dopo, l’ho sentito irrigidirsi, un gemito profondo che gli usciva dal petto mentre si svuotava dentro di me, il calore che mi riempiva in un modo che non dimenticherò mai.

Siamo rimasti così per un momento, ansimanti, con il suo peso su di me, la sua pelle appiccicosa di sudore contro la mia. Poi si è tirato fuori lentamente, facendomi sussultare, e si è sdraiato accanto a me, con un sorriso soddisfatto sul viso.

“Visto?” ha detto, con la voce ancora roca. “Te l’avevo detto che ti sarebbe piaciuto sentirlo dentro.”

Non ho risposto. Ero troppo stanco, troppo sconvolto da quello che era appena successo. Ma mentre lo guardavo, con il respiro che tornava normale, ho capito una cosa: non avrei mai più ascoltato i suoi gemiti attraverso il muro allo stesso modo.

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