Racconti Piccanti
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Voglio il tuo cazzo, sposato o no

Voglio il tuo cazzo, sposato o no

04 Marzo 2026·5 min di lettura

Non so nemmeno perché sto scrivendo questa roba, ma devo sfogarmi. Sono ancora mezza sconvolta da quello che è successo. Mi chiamo Sara, ho 28 anni, e questa estate io e la mia migliore amica, Giulia, siamo andate in vacanza in un paesino sul mare. Sette giorni di sole, alcol e cazzate, lontane da tutto. Non avevamo niente in testa se non divertirci, ma non immaginavo che saremmo finite in un casino del genere.

Eravamo al terzo giorno, sedute a un bar sulla spiaggia. Io con un bikini nero, Giulia con uno rosso che le faceva un culo da paura. Bevevamo mojito e ridevamo come sceme, quando abbiamo notato questo tipo al tavolo vicino. Sulla quarantina, capelli brizzolati, abbronzato, con una camicia sbottonata che lasciava intravedere un petto peloso. Non era un figo da copertina, ma aveva quel fascino da uomo vissuto, sai, uno che ci sa fare. Abbiamo visto che aveva la fede al dito, e vicino a lui c’erano una donna e due bambini piccoli. La famiglia perfetta, insomma. Ma io e Giulia, forse per noia, forse perché eravamo già un po’ brilli, abbiamo iniziato a guardarlo e a ridacchiare tra di noi. “Guarda che pezzo di papà,” ha detto Giulia, e io ho riso così forte che lui si è girato. Ci ha sorriso, un sorriso da stronzo che sa di essere osservato.

Abbiamo iniziato a stuzzicarlo, per gioco. Io mi sono passata una mano tra i capelli, guardandolo dritto negli occhi, mentre Giulia si chinava in avanti per mostrare un po’ di tette. Lui cercava di non guardarci, ma lo vedevo che ogni tanto buttava l’occhio. La tensione è salita piano piano. Quando la moglie è andata via con i bambini per farli dormire, lui è rimasto lì con una birra in mano. Abbiamo colto l’occasione. “Ehi, perché non vieni a bere qualcosa con noi?” gli ho detto, con un tono che sembrava innocente ma non lo era per niente. Lui ha esitato, ha guardato verso l’albergo dove era andata la sua famiglia, poi ha scrollato le spalle e si è seduto con noi. “Solo un bicchiere,” ha detto. Ma ne abbiamo bevuti cinque. E poi altri cinque. Era ubriaco perso, rideva, raccontava cazzate, e noi lo provocavamo sempre di più. Giulia gli ha messo una mano sulla gamba, io gli ho sussurrato all’orecchio: “Non ti capita mai di volere qualcosa di diverso?” Lui ha deglutito, rosso in faccia, ma non si è tirato indietro.

A un certo punto siamo usciti dal bar, barcollando tutti e tre. Eravamo fuori, vicino alla spiaggia, e l’aria salata mi pizzicava la pelle. Giulia gli ha preso la mano e l’ha portato verso un angolo buio, dietro una baracca di legno. Io li ho seguiti, con il cuore che mi batteva forte. Non so perché lo stavamo facendo. Forse era la voglia di trasgredire, di sentire qualcosa di forte, di proibito. Lui ci guardava con gli occhi lucidi, un misto di voglia e paura. “Non dovrei…” ha balbettato, ma Giulia l’ha zittito con un bacio, lento, profondo, mentre io mi avvicinavo e gli accarezzavo la schiena. Sentivo il suo respiro pesante, le sue mani tremavano ma poi hanno iniziato a toccarci, prima timide, poi più decise. Io avevo un casino in testa: sapevo che era sbagliato, ma più ci pensavo, più mi eccitavo.

Ci siamo spostati verso la nostra stanza, in un residence poco lontano. Appena entrati, abbiamo chiuso la porta e ci siamo buttati sul letto. Le luci erano basse, l’odore di salsedine e sudore ci avvolgeva. Giulia ha iniziato a baciargli il collo, gli ha slacciato la camicia, mentre io gli toglievo i pantaloni. Lui era già duro, si vedeva attraverso i boxer. Glieli ho abbassati piano, e quando l’ho visto ho sentito una fitta allo stomaco. Non era enorme, ma aveva qualcosa di… invitante. Ho iniziato a toccarlo con la mano, lentamente, mentre Giulia gli leccava il petto. Lui gemeva piano, con la testa all’indietro, e continuava a dire: “Cazzo, non ci credo…” Io e Giulia ci siamo guardate e abbiamo riso, ma dentro di me sentivo un fuoco che non riuscivo a spegnere. Gli abbiamo tolto tutto, e anche noi ci siamo spogliate. Mi sentivo vulnerabile, ma eccitata da morire. Gli ho baciato l’interno coscia, salendo piano verso il suo cazzo, mentre Giulia gli mordicchiava un capezzolo. Lui tremava, e io ho iniziato a leccarlo, prima piano, poi più forte, sentendo il sapore salato della sua pelle. Giulia si è messa a cavalcioni sul suo petto, facendogli vedere tutto, e lui ha iniziato a toccarla tra le gambe. Io lo succhiavo, con la saliva che mi colava sul mento, e sentivo i suoi gemiti sempre più forti.

Poi ci siamo spostati. Giulia si è sdraiata sul letto, a gambe aperte, e lui si è messo sopra di lei. Io mi sono inginocchiata vicino, guardandoli mentre lui la penetrava piano. Vedevo il suo cazzo entrare e uscire, lucido, mentre Giulia ansimava e gli diceva: “Più forte, cazzo, spingi.” Io mi toccavo, non riuscivo a smettere, e a un certo punto lui mi ha guardata e mi ha detto: “Vieni qui.” Mi sono messa accanto a Giulia, a quattro zampe, e lui si è spostato dietro di me. Ha iniziato a leccarmi il culo, con la lingua calda e bagnata, e io ho urlato dal piacere. Poi ha preso un po’ di saliva con le dita e ha iniziato a prepararmi, piano, mentre Giulia si masturbava guardandoci. Quando mi ha penetrato da dietro, ho sentito un bruciore che poi è diventato un piacere assurdo. Si muoveva lento, ma deciso, e io gli dicevo: “Cazzo, sì, così, non smettere.” Giulia si è avvicinata e ha iniziato a baciarmi, mentre lui mi sbatteva sempre più forte. Sentivo l’odore del nostro sudore, i rumori dei nostri corpi che sbattevano, i gemiti che sembravano animali.

Poi ci siamo alternati. Lui si è sdraiato, io mi sono messa sopra di lui, cavalcandolo, sentendo il suo cazzo dentro di me, duro come il marmo. Giulia gli succhiava le palle, e ogni tanto si chinava per leccarmi. Ero in estasi, non capivo più niente, gridavo: “Sto venendo, cazzo!” e lui mi stringeva i fianchi, spingendo più a fondo. Quando siamo venuti, quasi insieme, ho sentito il suo calore dentro di me, e Giulia ci guardava con un sorriso da stronza, toccandosi ancora.

Alla fine ci siamo buttati sul letto, distrutti. Lui aveva lo sguardo perso, continuava a ripetere: “Non ci credo, non ci credo.” Io e Giulia ci siamo messe a ridere, ma dentro di me sentivo un po’ di senso di colpa. Sapevo che aveva una famiglia, che quello che avevamo fatto era una merdata. Ma in quel momento non ci pensavo. Ci siamo rivestiti in silenzio, lui si è alzato, ha preso le sue cose e ha detto: “Non dite niente, per favore.” Poi è uscito, senza guardarci negli occhi. Io e Giulia siamo rimaste lì, a fissare il soffitto. Non so se rifarei una cosa del genere, ma cazzo, è stata una delle esperienze più intense della mia vita.

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