Racconti Piccanti
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Voglia di cazzo… del fidanzato di mia figlia

Voglia di cazzo… del fidanzato di mia figlia

05 Marzo 2026·5 min di lettura

Ho 47 anni, e non mi vergogno di dire che la mia vita sessuale è stata un deserto per troppo tempo. Dopo il divorzio, qualche avventura c’è stata, ma niente di che. Sono ancora in forma, curve al posto giusto, ma non mi sentivo più quella di un tempo. Fino a quella dannata festa in piscina a casa di mia sorella. Un mucchio di gente, amici, parenti, il sole che picchiava e l’alcol che girava come acqua. Io, con un costume intero nero che mi faceva sentire un po’ fuori posto tra tutte quelle ragazzine in bikini, ho iniziato a bere. Un bicchiere di vino, poi un altro. E poi un cocktail. Ero brilla, ridevo troppo forte, e mi sentivo gli occhi addosso.

Tra la folla c’era Luca, il fidanzato di mia figlia. Venticinque anni, alto, spalle larghe, un sorriso che ti stende. Non è solo bello, ha quel modo di guardarti che ti fa sentire nuda, come se sapesse già tutto di te. È gentile, sempre educato, ma c’è qualcosa di ambiguo in lui, una sicurezza che ti mette in soggezione. Lo conoscevo da un paio d’anni, e non avevo mai pensato a lui in quel modo. Cioè, sì, l’avevo notato, ma era il ragazzo di mia figlia, per la miseria. Però quel giorno, con l’alcol in circolo e il caldo che mi faceva sudare, non riuscivo a togliermelo dalla testa.

È iniziato tutto con uno sguardo. Ero seduta su una sdraio, con un altro bicchiere in mano, e l’ho visto che mi fissava dall’altra parte della piscina. Non ha distolto gli occhi, no, mi ha guardato dritto, con un mezzo sorriso. Ho sentito un calore che non aveva niente a che fare col sole. Ho abbassato lo sguardo, imbarazzata, ma dentro di me qualcosa si è acceso. Poi è venuto verso di me, con quella camminata sicura, e si è seduto accanto. “Fa caldo, eh? Ti vedo un po’ rossa,” ha detto, con una voce calma ma che mi ha fatto tremare. Mi ha sfiorato il braccio con la scusa di passarmi una bottiglia d’acqua. Un tocco leggero, ma elettrico. Ho riso, un po’ nervosa, e ho detto qualcosa di stupido tipo “Sì, troppo sole.” Ma dentro di me pensavo: “Che cazzo sto facendo? Questo è il ragazzo di mia figlia.” Però non riuscivo a smettere di guardarlo, i suoi occhi, le sue mani. E lui lo sapeva.

Abbiamo chiacchierato un po’, sempre con quella tensione sotto. Ogni tanto mi sfiorava, una mano sulla spalla, un gesto casuale mentre rideva. Io ero un disastro, mezza ubriaca, mezza eccitata, e con un senso di vergogna che mi mordeva lo stomaco. Ma più bevevo, meno me ne fregava. Alla fine, mi ha detto: “Vieni un attimo dentro, ti faccio vedere una cosa.” Non so perché l’ho seguito. Forse perché volevo vedere fin dove sarebbe arrivato. O forse perché lo volevo e basta.

Siamo entrati in casa, lontano dalla festa, e ci siamo infilati in un piccolo ripostiglio vicino alla cucina. Ha chiuso la porta e mi ha guardato con un’espressione che non lasciava spazio a dubbi. “Sai che sei una gran figa, vero?” ha detto, avvicinandosi. Io ho provato a ridere, a fare la disinvolta, ma il cuore mi batteva all’impazzata. Mi ha preso il viso tra le mani e mi ha baciato. Un bacio duro, deciso, con la lingua che cercava la mia. Io l’ho lasciato fare, anche se una parte di me urlava che era sbagliato. Ma il suo odore, il sapore della sua bocca, mi stavano mandando fuori di testa. Gli ho messo le mani sul petto, prima per spingerlo via, poi per tirarlo più vicino.

Abbiamo iniziato a toccarci, lenti ma decisi. Mi ha abbassato le spalline del costume, scoprendomi il seno. “Cazzo, che tette,” ha mormorato, stringendole con le mani. Io mi sentivo bruciare, ma allo stesso tempo mi vergognavo da morire. “Luca, non possiamo,” ho sussurrato, ma lui ha solo sorriso e ha continuato. Mi ha leccato i capezzoli, piano, facendomi gemere nonostante cercassi di stare zitta. Poi mi ha tirato giù il costume fino alla vita, e ha infilato una mano tra le mie cosce. Ero già bagnata, e quando ha iniziato a sfregarmi lì sotto, ho chiuso gli occhi, incapace di resistere. “Ti piace, eh?” ha detto, e io ho solo annuito, con la testa che girava.

Dopo un po’, mi ha spinto in ginocchio. “Succhia,” ha ordinato, slacciandosi i pantaloncini. Non so perché l’ho fatto, ma l’ho fatto. Gliel’ho preso in bocca, tutto, sentendo il suo sapore salato, il suo odore forte. Lui mi ha preso i capelli e ha iniziato a muovermi la testa, senza delicatezza. “Cazzo, sì, così,” gemeva, spingendo sempre più forte. Io quasi soffocavo, ma non volevo smettere. La vergogna mi bruciava, ma l’eccitazione era più forte. Ogni tanto mi guardava dall’alto, con quegli occhi che mi facevano sentire una troia, e io mi sentivo viva come non mai.

Poi mi ha tirato su, mi ha girato contro il muro e mi ha abbassato il costume fino alle caviglie. “Stai zitta, ok?” ha detto, e mi ha messo una mano sulla bocca. Con l’altra mi ha aperto le gambe e me l’ha messo dentro, duro, senza aspettare. Ho sentito un dolore misto a piacere, un bruciore che mi ha fatto stringere i denti. Ha iniziato a spingere, forte, con un ritmo che mi faceva tremare. La sua mano sulla bocca mi soffocava i gemiti, ma sentivo tutto: il suono dei nostri corpi che sbattevano, il suo respiro pesante, l’odore di sudore e sesso. “Cazzo, sei stretta,” ha ringhiato al mio orecchio, e io ho chiuso gli occhi, lasciando che mi scopasse senza pietà. Ogni spinta era un misto di vergogna e godimento, ma non volevo che smettesse.

Quando abbiamo finito, ero un relitto. Mi ha lasciata lì, contro il muro, con le gambe che tremavano. Si è tirato su i pantaloncini e mi ha fatto un sorrisetto. “Ci vediamo fuori,” ha detto, come se niente fosse. Io mi sono sistemata il costume con le mani che mi tremavano, sentendo ancora il suo sapore in bocca, il suo odore addosso. Sono tornata alla festa con la testa incasinata, ma con una voglia che non provavo da anni. Non so cosa succederà, ma una cosa è sicura: non dimenticherò mai quel momento. E, cazzo, non vedo l’ora di rifarlo.

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