Racconti Piccanti
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“Non ci credi, vero?”

“Non ci credi, vero?”

24 Marzo 2026·8 min di lettura

Sono Federico, ho vent’anni e una voglia che non si spegne mai. Gioco a pallavolo nella squadra universitaria, e ogni allenamento è un’occasione per sfogarmi, sudare e, diciamocelo, rimorchiare. Ma non sto qui a raccontarvi delle ragazze della mia età. No, quello che è successo con Luisa, la mamma di Matteo, il mio compagno di squadra, è tutta un’altra storia.

Era un sabato pomeriggio, e Matteo mi aveva invitato a casa sua per studiare un paio di schemi di gioco prima della partita importante della settimana successiva. Abitano in una villetta appena fuori città, un posto tranquillo, con un giardinetto ben curato. Arrivo, suono il campanello, e invece di Matteo mi apre lei, Luisa. Cinquantacinque anni, ma portati da Dio. Una donna robusta, con curve che non puoi ignorare. Indossava una camicetta leggera, un po’ sbottonata, e un paio di jeans aderenti che le stringevano i fianchi. Ma quello che mi colpisce subito sono le tette. Enormi, piene, che sembrano voler esplodere da quella stoffa. Mi guarda con un sorriso timido, arrossendo appena, mentre mi fa entrare.

“Ciao Federico, Matteo è uscito un momento con il padre. Torna tra un’ora, ma accomodati pure,” dice, la voce un po’ incerta, mentre si sposta per farmi passare. Sento il profumo del suo shampoo, qualcosa di dolce, quasi vanigliato, e già mi parte un pensiero che non dovrebbe.

“Grazie, Luisa. Non ti preoccupi, aspetto volentieri,” rispondo, con un sorrisetto che non riesco a trattenere. Mi siedo sul divano, lei si mette sulla poltrona di fronte. Incrocia le gambe, e vedo che mi lancia occhiate veloci, come se volesse dire qualcosa ma non trovasse il coraggio. Io, invece, di coraggio ne ho da vendere.

“Allora, Luisa, come mai sei così nervosa? Ti faccio paura?” le chiedo, buttandola sul ridere, ma con un tono che lascia intendere altro. Lei arrossisce di nuovo, si sistema i capelli dietro l’orecchio e scuote la testa.

“No, figurati. È che… non sono abituata a stare da sola con i compagni di Matteo. Di solito c’è sempre lui,” risponde, e la sua voce trema appena. Io mi sporgo un po’ in avanti, appoggiando i gomiti sulle ginocchia, e la fisso negli occhi.

“Beh, ora ci sono io. E non mordo, sai. A meno che non me lo chiedi,” dico, e vedo che le sfugge un sorriso imbarazzato. Sta al gioco, anche se non lo ammette. Si alza di scatto, come per sfuggire al momento, e va verso la cucina.

“Vuoi qualcosa da bere? Un succo, acqua?” mi chiede, dandomi le spalle. Io non rispondo subito, perché sto guardando il modo in cui i jeans le fasciano il culo. Rotondo, sodo, perfetto per una donna della sua età. Mi alzo e la seguo, fermandomi proprio dietro di lei mentre apre il frigo.

“Un succo va benissimo, ma non serve che ti disturbi. Dimmi dove sono i bicchieri, faccio io,” le dico, avvicinandomi quel tanto che basta per farle sentire il mio fiato sul collo. Lei si irrigidisce, ma non si sposta. Sento il suo respiro accelerare, e capisco che ci sta. Sta morendo dalla voglia, anche se fa finta di niente.

“Sono… sono lì sopra,” balbetta, indicando un pensile. Allungo il braccio sopra di lei, sfiorandole la schiena con il petto. Lei trema, e io non resisto più. Mi chino e le parlo all’orecchio, con voce bassa.

“Luisa, non ci credi, vero? Che ti sto pensando da quando ti ho vista la prima volta in palestra. Che muoio dalla voglia di toccarti,” sussurro, e sento che il suo corpo si scioglie sotto le mie parole. Si gira lentamente, il viso a pochi centimetri dal mio. I suoi occhi sono pieni di desiderio, ma anche di paura. Mi piace da impazzire.

“Federico, non dovremmo… non è giusto,” dice, ma la sua voce è un filo, come se non ci credesse nemmeno lei. Io sorrido, le metto una mano sulla guancia e la accarezzo.

“Non c’è niente di sbagliato in quello che vogliamo. E tu lo vuoi, lo vedo,” ribatto, e prima che possa dire altro, la bacio. Un bacio lento, profondo, con la lingua che esplora la sua bocca. Sa di menta, e il suo respiro caldo mi fa impazzire. Lei all’inizio resiste, ma poi si lascia andare, le sue mani si posano sui miei fianchi. La spingo contro il bancone della cucina, premendo il mio corpo contro il suo. Sento le sue tette schiacciate contro il mio petto, morbide e pesanti, e il mio cazzo già duro nei pantaloni che preme contro la sua pancia.

“Federico, ti prego… e se torna qualcuno?” sussurra, ansimando, mentre le bacio il collo, succhiando la pelle delicata. Ha un profumo dolce, di crema idratante, mischiato a un leggero odore di sudore. Mi eccita da morire.

“Non torna nessuno per un’ora. Abbiamo tutto il tempo,” le dico, mordendole piano il lobo dell’orecchio. Le mie mani scendono sui suoi fianchi, poi più giù, stringendole il culo con forza. Lei geme, un suono basso e roco che mi fa perdere la testa. La faccio girare, spingendola a piegarsi sul bancone, con il culo verso di me. Le tiro giù i jeans con uno strattone, insieme agli slip di cotone bianco, semplici ma così eccitanti. La sua pelle è chiara, liscia, e vedo le sue cosce tremare mentre le accarezzo.

“Sei bellissima, Luisa. Non sai quanto ti voglio scopare,” le dico, con la voce carica di desiderio. Lei si volta appena, guardandomi con gli occhi socchiusi.

“Non dire così… è troppo volgare,” mormora, ma il tono è falso, eccitato. Io rido piano, mentre le infilo una mano tra le cosce. È bagnata fradicia, le dita scivolano senza fatica, e lei geme più forte.

“Volgare? Ma se ti piace. Sento come sei bagnata. Lo vuoi, vero?” le chiedo, muovendo le dita dentro di lei, sentendo i suoi muscoli contrarsi. Lei annuisce, mordendosi il labbro.

“Sì… sì, lo voglio. Ma fai in fretta, ti prego,” dice, con la voce spezzata dal piacere. Io non me lo faccio ripetere due volte. Mi abbasso i pantaloni e i boxer, liberando il cazzo. È duro come il marmo, lungo e spesso, e lo strofino contro di lei, facendola gemere di nuovo. Sento il calore della sua carne, il suo odore muschiato che mi riempie i polmoni.

“Tranquilla, ci penso io. Ti faccio godere come non hai mai goduto,” le dico, spingendomi dentro di lei con un colpo deciso. È stretta, calda, e il modo in cui mi avvolge mi fa quasi venire subito. Lei urla, un suono soffocato, mentre si aggrappa al bordo del bancone.

“Oh Dio, Federico… sei enorme. Piano, ti prego,” ansima, ma io so che non lo vuole davvero piano. Comincio a muovermi, prima lentamente, poi più veloce, sbattendo contro di lei con forza. Ogni spinta è un’esplosione di sensazioni: il suono della nostra pelle che sbatte, il suo odore, il sapore del suo collo quando lo bacio. Le sue tette ballano sotto la camicetta, e io gliele stringo con una mano, sentendo i capezzoli duri sotto la stoffa.

“Ti piace, eh? Dimmi quanto ti piace,” le ordino, dandole una sculacciata leggera sul culo. Lei geme, spingendosi indietro contro di me.

“Mi piace… mi piace troppo. Non fermarti, scopami più forte,” risponde, e la sua voce è pura lussuria. Io aumento il ritmo, spingendo fino in fondo, sentendo il suo corpo tremare sotto di me. La cucina è piena dei nostri suoni: i suoi gemiti, i miei grugniti, il rumore bagnato di me che entro ed esco da lei. La faccio girare di nuovo, voglio guardarla in faccia mentre gode. La sollevo sul bancone, aprendole le gambe. Il suo viso è rosso, i capelli scompigliati, e mi guarda con occhi pieni di desiderio.

“Guardami, Luisa. Guardami mentre ti scopo,” le dico, spingendomi di nuovo dentro di lei. Lei si aggrappa alle mie spalle, le unghie che mi graffiano la pelle attraverso la maglietta. La sento contrarsi intorno a me, sempre di più, e capisco che sta per venire.

“Sto per… Federico, sto per venire,” ansima, e io le metto una mano sulla bocca per soffocare il suo urlo mentre esplode. Il suo corpo si scuote, le cosce mi stringono i fianchi, e io continuo a spingere, prolungando il suo piacere. Il suo sapore, il suo odore, la sensazione della sua carne che pulsa intorno a me: è tutto troppo. Sento il calore montare dentro di me, un fuoco che non posso più contenere.

“Luisa, ci sono quasi… dove lo vuoi?” le chiedo, con la voce roca, mentre rallento appena per non venire subito. Lei mi guarda, ansimando, e scuote la testa.

“Dentro… dentro di me. Ti prego,” risponde, e quelle parole mi mandano oltre il limite. Con un ultimo affondo, vengo dentro di lei, sentendo il mio cazzo pulsare mentre mi svuoto. È un piacere che mi travolge, mi fa tremare le gambe, e per un momento non esiste nient’altro. Solo io e lei, il nostro respiro affannoso, il calore dei nostri corpi.

Restiamo così per qualche istante, appoggiati l’uno all’altra, mentre il mondo torna piano piano intorno a noi. Le accarezzo i capelli, sentendo il suo cuore battere veloce contro il mio petto. Lei alza lo sguardo, un misto di soddisfazione e imbarazzo negli occhi.

“Non ci credo che l’abbiamo fatto… proprio qui, in cucina,” dice, con un sorriso timido. Io rido, dandole un bacio sulla fronte.

“Non ci credi, vero? Eppure è successo. E non è l’ultima volta,” le rispondo, con una sicurezza che la fa arrossire di nuovo. Ci sistemiamo i vestiti in fretta, giusto in tempo prima che si senta il rumore della porta d’ingresso. Matteo e suo padre sono tornati. Luisa mi lancia un’occhiata complice, e io so che questo è solo l’inizio.

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