I massaggi speciali di Elena
Elena aveva 51 anni e un passato da estetista che le aveva insegnato a leggere i corpi come fossero libri aperti. Dopo aver chiuso il centro estetico per via di un fallimento, aveva trovato il modo di arrotondare con massaggi a domicilio. Non i soliti massaggi, però. I suoi erano “speciali”, e chi la chiamava lo sapeva benissimo. Con quel suo modo di fare sfacciato, un po’ volgare e sempre diretto, si era costruita una clientela fissa, per lo più uomini di mezza età con portafogli pieni e voglie represse. Viveva in un bilocale alla periferia di Roma, ma passava la maggior parte del tempo in giro, con la sua borsa nera piena di oli, creme e qualche giocattolo che tirava fuori solo con i più audaci.
Quel giorno aveva un appuntamento a casa di Marco, un cliente abituale, un cinquantenne separato che pagava bene e non faceva troppe storie. Arrivò puntuale, con i suoi jeans attillati che mettevano in mostra un culo ancora sodo nonostante l’età, e una maglietta scollata che lasciava intravedere il tatuaggio di una rosa sul décolleté. I capelli tinti di un biondo platino, un po’ crespi sulle punte, le davano un’aria da femme fatale di quartiere. Marco però non c’era. Al suo posto, ad aprire la porta, trovò un ragazzo. Alto, con spalle larghe e un viso da angelo caduto, ma pieno di brufoli rossi che tradivano un’ansia da manuale. “Tu chi cazzo sei?” chiese Elena, senza giri di parole, appoggiandosi allo stipite con una mano sul fianco.
“Sono Davide, il figlio di Marco. Mio padre ha avuto un imprevisto al lavoro, mi ha detto di dirle che paga lo stesso, ma che oggi non può,” rispose il ragazzo, con la voce che tremava un po’. Aveva 19 anni, ma sembrava più piccolo, con quel modo di evitare il suo sguardo e di giocherellare con l’orlo della maglietta. Elena lo squadrò da capo a piedi. Era un gran bel pezzo di ragazzo, con quei lineamenti scolpiti e un fisico che prometteva bene sotto i vestiti larghi. Ma era anche un fascio di nervi, e questo la eccitava. “Beh, visto che sono qua, tanto vale fare qualcosa. Che ne dici di un massaggio gratis, ragazzino? Ti vedo teso come una corda di violino,” disse con un sorrisetto malizioso.
Davide arrossì fino alla punta delle orecchie. “Io… non lo so, non credo…” balbettò, ma Elena era già dentro casa, con la borsa in mano. “Tranquillo, non mordo. Almeno non subito,” gli fece l’occhiolino, chiudendo la porta alle sue spalle. Lo guidò verso la camera da letto con una sicurezza che non ammetteva repliche. Davide la seguì, combattuto tra la curiosità e un’ansia che gli chiudeva lo stomaco. Non aveva mai avuto una ragazza, figuriamoci un’esperienza con una donna come quella. Ma c’era qualcosa nel tono di Elena, nel modo in cui lo guardava come se fosse un dolce da scartare, che gli faceva venire voglia di stare al gioco, anche se non capiva bene quale fosse.
“Spogliati, su. Devo fare un controllo completo,” ordinò lei, appoggiando la borsa sul comodino e tirando fuori un lettino pieghevole da massaggio che aveva portato con sé. Davide esitò, con le mani ferme sulla cintura. “Un controllo? Ma che vuol dire?” chiese, con un filo di voce. Elena scoppiò a ridere, una risata roca e piena. “Vuol dire che se vuoi un massaggio come si deve, devo vedere con cosa lavoro. Dai, non fare il timido, tanto sono abituata a vedere tutto.” La sua voce era un misto di scherno e provocazione, e Davide, nonostante l’imbarazzo, sentì una scarica di adrenalina. Si tolse la maglietta, rivelando un torso magro ma definito, con qualche brufolo anche sulle spalle. Poi, con le mani tremanti, si abbassò i pantaloni. Elena lo osservava senza pudore, con un sorrisetto che lo fece sentire nudo in tutti i sensi. “Non male, ragazzino. Ora sdraiati qui.”
Davide obbedì, sdraiandosi a pancia in su sul lettino. Elena tirò fuori delle fasce elastiche dalla borsa e, prima che lui potesse protestare, gliele avvolse intorno ai polsi e alle caviglie, legandolo al lettino. “Ma che fai?” chiese lui, con il cuore che gli batteva all’impazzata. “Shh, rilassati. È per il tuo bene. Non voglio che ti muovi mentre lavoro,” rispose lei, con un tono che non ammetteva discussioni. Davide si sentiva vulnerabile, esposto, ma anche eccitato da quella situazione che sfuggiva al suo controllo. Elena si chinò su di lui, il suo profumo di vaniglia e sudore che gli arrivava dritto al cervello. Gli passò le mani sulle spalle, poi sul petto, con movimenti lenti ma decisi. “Hai la pelle di un bimbo, ma sei teso come un vecchio. Devi lasciarti andare,” gli disse, mentre le sue dita scendevano sempre più in basso, sfiorandogli l’elastico dei boxer.
Il respiro di Davide si fece corto. Non riusciva a staccare gli occhi da lei, da quelle mani esperte che sembravano sapere esattamente cosa fare. Elena, con un movimento rapido, gli abbassò i boxer, lasciandolo completamente nudo. “Ecco, così va meglio,” disse, con un ghigno. Davide sentì il sangue affluirgli dappertutto, soprattutto lì sotto, e cercò di girare la testa dall’imbarazzo. Ma Elena non gli diede tregua. Si versò dell’olio sulle mani e iniziò a massaggiargli l’interno coscia, avvicinandosi pericolosamente al suo membro, che ormai era duro come il marmo. “Guarda che reazione, ragazzino. Non hai mai visto una donna vera, eh?” lo provocò, ridendo piano. Lui non rispose, troppo concentrato a non cedere del tutto sotto quel tocco.
Dopo un po’, Elena cambiò strategia. Si inginocchiò accanto al lettino, avvicinando la bocca al suo inguine. “Vediamo se riesci a resistere a questo,” mormorò, prima di prenderlo in bocca con una lentezza studiata. Davide emise un gemito strozzato, stringendo i pugni nelle fasce elastiche. La bocca di Elena era calda, umida, e si muoveva con una sicurezza che lo faceva impazzire. Lo succhiava con forza, alternando movimenti lenti e profondi a piccole pause in cui lo guardava negli occhi, con un’espressione di puro potere. “Non venire subito, eh. Sennò mi arrabbio,” lo ammonì, con la voce rauca, prima di riprendere. Davide era al limite, il corpo teso come una molla, ma lei si fermò proprio un attimo prima, lasciandolo ansimante e frustrato. “Brutto stronzo, ti piace torturarmi, vero?” riuscì a dire, con un filo di voce. Elena rise forte. “Oh, tesoro, non hai ancora visto niente.”
Si alzò, si tolse le scarpe e si sedette ai piedi del lettino. Versò dell’olio sui suoi piedi, che erano piccoli ma curati, con le unghie dipinte di rosso fuoco. Poi iniziò a massaggiargli il membro con le piante dei piedi, muovendoli su e giù con una pressione perfetta. Davide non aveva mai provato niente di simile. Ogni tanto, Elena gli dava un piccolo schiaffo sul viso, leggero ma deciso. “Guardami mentre ti faccio godere, ragazzino. Non abbassare gli occhi,” gli ordinava, con un tono che lo faceva tremare di eccitazione. Lui obbediva, ipnotizzato da quella donna che sembrava avere il controllo totale su di lui. L’odore dell’olio, mischiato al sudore e all’eccitazione, riempiva la stanza. I suoni dei loro respiri pesanti e dei movimenti ritmici erano l’unica cosa che si sentiva.
Alla fine, Elena si alzò e si tolse i jeans e la maglietta, restando in un completo di pizzo nero che metteva in mostra le sue curve mature ma ancora invitanti. Salì sul lettino, posizionandosi sopra di lui a cavalcioni. Si abbassò lentamente, guidandolo dentro di sé con una mano, mentre con l’altra si teneva al bordo del lettino. “Cazzo, sei stretto per essere così giovane,” gli disse, ridendo, mentre iniziava a muoversi su e giù. Davide sentiva ogni movimento, ogni contrazione del corpo di lei che lo avvolgeva. Era sopraffatto, incapace di fare altro che gemere e lasciarsi andare. Lei accelerò il ritmo, i seni che sobbalzavano a ogni spinta, le mani che ogni tanto gli pizzicavano i capezzoli o gli davano un altro schiaffetto. “Ti piace, eh? Dimmi quanto ti piace,” lo provocava. “Sì, cazzo, mi piace troppo,” rispondeva lui, con la voce spezzata dal piacere.
Dopo un po’, Elena rallentò, ruotando i fianchi in cerchio per farlo impazzire ancora di più. “Sto per venire, non ce la faccio,” ansimò Davide, con il corpo che tremava. “Allora vieni, dai, sporcami tutto,” gli ordinò lei, con un sorrisetto perfido. Pochi secondi dopo, Davide esplose dentro di lei, con un gemito lungo e profondo che sembrava venire dal fondo dell’anima. Elena si fermò, restando sopra di lui per qualche istante, ansimante e soddisfatta. Poi si alzò, pulendosi con un asciugamano che aveva preso dalla borsa. “Non male per essere la tua prima volta, ragazzino,” gli disse, slegandolo dalle fasce.
Davide, ancora con il fiato corto, la guardò con occhi lucidi. “Senti… puoi tornare? Tipo, ogni sabato? Voglio che mi torturi ancora,” chiese, con una timidezza che contrastava con quello che avevano appena fatto. Elena scoppiò a ridere, buttandosi i capelli indietro. “Torturami ogni sabato, eh? Vedremo, bel maschietto. Se fai il bravo, magari ci sto.”
