Insegnami a godere con il culo (parte 3)
È la stessa sera, sono circa le 22:50, e io, Marco, sono ancora sul letto, il corpo tremante, la bocca umida di saliva e il culo spalancato dal dildo che Davide ha lasciato dentro di me. La camera da letto è un caos di odori e sensazioni: il lubrificante freddo che ormai si è scaldato sulla mia pelle, il sudore che mi cola lungo la schiena, il profumo maschio e pulito del corpo di Davide che mi avvolge. Le lenzuola scure sotto di me sono bagnate, un miscuglio di pre-sborra, sudore e gel che si è sparso ovunque. Mi sento sfatto, vulnerabile, ma c’è una fame dentro di me che non si è ancora spenta. Sembro una troia disperata, e non mi importa più. Voglio di più, voglio tutto.
Davide è in piedi davanti a me, il suo cazzo ancora duro e lucido della mia saliva, che pulsa a ogni battito del suo cuore. Mi guarda con quegli occhi calmi, da insegnante, un’espressione che è un misto di controllo e desiderio. “Sei pronto per l’ultima fase, Marco,” dice con quella voce morbida, l’accento del sud che mi accarezza come una carezza fisica. “Adesso ti scopo per davvero. Ti faccio sentire cosa significa venire col culo, tremare, lasciarti andare completamente.” Le sue parole mi fanno rabbrividire, il cuore che mi martella nel petto. Annuisco debolmente, incapace di parlare, il respiro corto.
Si posiziona dietro di me, le sue mani grandi e calde che mi sfiorano i fianchi. Sento il dildo che viene estratto con un movimento lento ma deciso, un “pop” umido e osceno che riecheggia nella stanza. Il vuoto improvviso mi fa gemere, il buco che pulsa, sensibile, come se chiedesse di essere riempito di nuovo. Davide non mi fa aspettare a lungo. Prende il flacone di lubrificante e ne versa un’altra dose abbondante sul suo cazzo, spalmando con gesti lenti mentre mi guarda negli occhi attraverso lo specchio davanti al letto. Poi aggiunge un po’ di gel sulle mie natiche, le dita che scivolano dentro di me per un istante, assicurandosi che sia ancora aperto e pronto. Il freddo del lubrificante mi strappa un sussulto, ma si trasforma subito in calore mentre il suo tocco mi prepara.
“Rilassati, Marco, respira profondo,” mi guida, come ha fatto dall’inizio di questa serata. Sento la punta del suo cazzo premere contro il mio buco, larga, calda, molto più viva e pulsante del dildo. Spinge piano, con una lentezza che mi fa impazzire, e la sensazione è diversa da qualsiasi cosa abbia provato finora. La cappella si fa strada, forzando lo sfintere con una pressione costante ma gentile, e io stringo i denti, un gemito acuto che mi sfugge dalle labbra. “Cazzo… è… enorme…” balbetto, ma Davide mi accarezza la schiena, un gesto rassicurante.
“Respira, lasciati aprire. Senti come ti riempie,” dice, e io faccio come mi dice, inspirando profondamente mentre lui scivola dentro, centimetro dopo centimetro. Quando è tutto dentro, fino alla base, lo sento premere sulla prostata con una forza che mi fa tremare le gambe. È diverso dal dildo, più caldo, più reale, e il peso del suo corpo sopra di me mi fa sentire posseduto in un modo che non avevo mai immaginato. Resta fermo per un momento, lasciandomi abituare, poi inizia a muoversi, un dentro-fuori lento e profondo che mi strappa gemiti sempre più acuti. Ogni spinta è un’onda di piacere, la prostata massaggiata a ogni colpo, e il mio corpo risponde in modo istintivo, il culo che si stringe intorno a lui, come se volesse trattenerlo.
“Bravo, Marco, così. Senti come il tuo culo mi succhia? Sei fatto per questo,” dice, e la sua voce è carica di approvazione, di calore. Aumenta il ritmo, le spinte che diventano più decise, complete, dentro e fuori con un movimento fluido che mi fa perdere la testa. Il rumore è osceno, uno schiocco bagnato a ogni affondo, il lubrificante che schizza lungo le mie cosce, mescolandosi al sudore. Il piacere è insostenibile, una pressione che si accumula dentro di me, e i miei gemiti diventano pianti di estasi, acutissimi, femminili. “Oddio… sto venendo… non fermarti… sììì, cazzo!” urlo, la voce spezzata, e sento il mio corpo tremare, il cazzo moscio che schizza getti trasparenti sul lenzuolo. È un orgasmo diverso, anale, profondo, che mi scuote tutto, facendomi contrarre intorno a lui.
Davide non rallenta. Mi afferra per i fianchi, le mani ferme, e continua a scoparmi con precisione, ogni spinta che colpisce il punto giusto. “Lasciati andare, Marco, bravo,” dice, e io lo faccio, abbandonato completamente al piacere. Vengo di nuovo, e poi ancora, orgasmi multipli che mi fanno tremare, il corpo in convulsioni, i versi che emetto ridicoli e disperati. Sento una pressione strana, un bisogno urgente, e urlo senza pensarci: “Mi scappa… cazzo, mi scappa da pisciare!” La prostata è stimolata oltre il limite, una sensazione che non riesco a controllare.
“Non trattenerti, Marco. Lasciati andare completamente,” mi incoraggia Davide, la voce calma ma carica di eccitazione. Non rallenta, le spinte che continuano a martellarmi, e io cedo. Un getto caldo mi sfugge, piscio che mi bagna le cosce, il lenzuolo sotto di me, un odore acre che si mescola al resto. La vergogna mi colpisce per un istante, ma è subito sopraffatta da una liberazione totale, un piacere che mi fa quasi svenire. Davide ride piano, un suono affettuoso, complice. “Ecco, proprio così, cagna che gode da dio,” dice, e quel “cagna” mi incendia, non c’è nulla di crudele, solo un calore che mi fa sentire voluto, desiderato.
Accelera ancora, i colpi più duri, il suo respiro che si fa pesante sopra di me. “Sto per venire, Marco,” mi avvisa, e con un’ultima spinta profonda si ritira improvvisamente. “Girati, in ginocchio,” ordina, e io obbedisco a fatica, il corpo tremante, le gambe che quasi cedono. Mi ritrovo in ginocchio davanti a lui, il viso alzato, e lui si masturba con pochi colpi decisi. Poi esplode: getti spessi, caldi, abbondanti mi colpiscono in faccia, sulle labbra, sulle guance, qualche schizzo che mi finisce negli occhi. Il sapore salato mi riempie la bocca, l’odore forte e maschio mi avvolge, e io resto lì, sfatto, tremante, bagnato di piscio, sborra, sudore e lubrificante. Non mi sono mai sentito così appagato in vita mia.
Davide si lascia cadere sulla poltrona accanto al letto, il respiro ancora affannoso, un sorriso soddisfatto sul viso. Mi guarda, e io gli sorrido debolmente, incapace di parlare. Mi sdraio sul letto, le lenzuola un disastro sotto di me, e chiudo gli occhi per un momento, lasciando che il piacere residuo mi scorra nelle vene. Sono esausto, ma dentro di me c’è una calma che non provavo da anni. Tre ore, una sera sola, e ho goduto col culo come sognavo da sempre. Non c’è dubbio: richiamerò Davide, e presto. Voglio sentire tutto questo di nuovo, voglio spingermi ancora oltre. Ma per stasera, sono semplicemente… completo.
