Racconti Piccanti
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Mentre la moglie russa…

Mentre la moglie russa…

13 Marzo 2026·7 min di lettura

La serata a casa di Davide e Laura era iniziata come al solito: un gruppo di amici, qualche bottiglia di vino di troppo, risate rumorose e racconti di vecchie storie che tutti conoscevano già a memoria. La casa era un tipico appartamento di periferia, con un divano sgangherato nel salotto, un tavolo pieno di bicchieri sporchi e un odore di pizza takeaway che aleggiava nell’aria. Davide, 36 anni, era il classico marito medio: un po’ di pancetta sotto la maglietta aderente, capelli che iniziavano a diradarsi, ma con un sorriso ancora capace di fare colpo. Non che gli interessasse più di tanto: da tre anni il sesso con Laura era diventato un evento raro, quasi un dovere, e la frustrazione gli pesava come un macigno. Ogni tanto si sorprendeva a fantasticare su altre donne, ma non aveva mai pensato di passare all’azione. Non sul serio, almeno.

Chiara, 27 anni, era l’opposto. Single per scelta, passava da una storia all’altra senza mai legarsi davvero. Era la classica amica sfacciata del gruppo, quella che diceva sempre quello che pensava, spesso con una battuta sporca. E poi c’era il suo corpo: tette grosse, naturali, che sembravano sfidare la gravità, vita stretta e cosce piene che attiravano gli sguardi di tutti, anche se lei fingeva di non notarlo. Quella sera indossava una maglietta aderente e un paio di jeans stretti che non lasciavano nulla all’immaginazione. Rideva forte, beveva come gli altri e ogni tanto lanciava occhiate provocatorie a chiunque le capitasse a tiro.

Verso mezzanotte, il gruppo iniziò a disperdersi. Qualcuno tornò a casa, altri si sistemarono sui divani per dormire lì. Laura, la moglie di Davide, era crollata già da un po’. Dopo l’ennesimo bicchiere di vino, si era trascinata al piano di sopra, biascicando un “buonanotte” prima di sparire in camera da letto. Davide aveva scrollato le spalle, abituato a quelle scene. Rimase in salotto con Chiara, gli ultimi due ancora svegli. Si sedettero sul divano, un po’ troppo vicini per essere casuale, con una bottiglia di birra da dividere e un posacenere pieno di mozziconi.

“Beh, direi che la serata è ufficialmente morta,” disse Chiara, accendendo una sigaretta e soffiando il fumo verso il soffitto. “Tua moglie è KO, gli altri sono spariti. Che si fa ora?”

Davide rise, un po’ a disagio, ma con una scintilla negli occhi. “Non lo so, dimmelo tu. Sei quella piena di idee, no?”

Lei lo guardò, un sorrisetto malizioso sulle labbra. “Oh, di idee ne ho un sacco. Ma non so se reggi il colpo.” Fece una pausa, tirando un’altra boccata. “Tre anni senza una scopata decente devono averti arrugginito.”

Davide si irrigidì. “Chi ti ha detto che sono tre anni?”

“Lo vedo, scemo. Hai quella faccia da cane bastonato che urla ‘ho bisogno di una sveltina’.” Chiara rise, ma nei suoi occhi c’era una sfida. Si avvicinò appena, il ginocchio che sfiorava il suo. “Non fai niente per nasconderlo.”

Lui deglutì, sentendo il cuore accelerare. Non avrebbe dovuto lasciarsi provocare così, lo sapeva. Ma il vino, la frustrazione, il profumo dolce del suo profumo mischiato al fumo della sigaretta… tutto lo stava fregando. “E tu che ne sai di cosa mi serve?” rispose, cercando di sembrare sicuro, ma con la voce un po’ incerta.

Chiara si sporse in avanti, i suoi seni che premevano contro la maglietta. “So leggere le persone, Davide. E tu sei un libro aperto.” Fece un ghigno, poi, come se niente fosse, buttò lì: “Fammi vedere quanto ce l’hai duro, allora. Se sei così disperato, dimostra qualcosa.”

Il silenzio che seguì fu pesante. Davide sentì il sangue pompare nelle orecchie. Avrebbe dovuto riderci su, cambiare argomento, alzarsi e andarsene. Ma non lo fece. La guardò negli occhi, vedendo quella miscela di sfida e divertimento, e qualcosa dentro di lui scattò. “Sei seria?” chiese, la voce rauca.

“Serissima,” rispose lei, ma per un attimo il suo tono esitò, come se anche lei si fosse resa conto di aver tirato troppo la corda. Poi si riprese, scrollando le spalle. “O hai paura che Laura si svegli e ti becchi?”

Quella frase fu la goccia. Davide si avvicinò, il cuore che gli martellava nel petto. Le loro ginocchia si toccarono, poi le mani. Le sfiorò il braccio, e lei non si tirò indietro. Il contatto lo fece rabbrividire, e quando vide che anche lei aveva il respiro un po’ più veloce, capì che non c’era modo di tornare indietro.

“Non dovremmo,” mormorò lui, ma senza convinzione.

“Lo so,” rispose Chiara, e per la prima volta quella sera sembrò meno sicura di sé. Però non si mosse. Anzi, lasciò che la sua mano scivolasse lungo il braccio di lui, fino a posarsi sulla coscia. “Ma lo vuoi, no?”

Non ci fu bisogno di rispondere. Davide le mise una mano dietro la nuca, attirandola a sé. Il primo bacio fu goffo, un po’ disperato, con il sapore di birra e sigaretta che si mescolava tra loro. Ma non si fermarono. Le mani di lui scesero lungo la schiena di Chiara, stringendo quel corpo che aveva desiderato per troppo tempo. Lei gli passò le dita tra i capelli, tirando appena, e un gemito gli sfuggì senza che potesse controllarlo.

“Dobbiamo fare piano,” sussurrò lei, tra un bacio e l’altro. “Se Laura scende, siamo fottuti.”

Davide annuì, ma la sua mente era altrove. Le fece scivolare una mano sotto la maglietta, sentendo la pelle calda e liscia. Quando arrivò al reggiseno, lo slacciò con una facilità che lo sorprese, e le sue tette si liberarono, pesanti e perfette sotto le sue dita. Chiara soffocò una risata nervosa. “Cazzo, sei veloce,” mormorò, ma il suo tono era eccitato.

Si baciarono ancora, più intensi, mentre le mani di lei scivolavano verso la cintura dei suoi jeans. Lo toccò sopra la stoffa, sentendo quanto fosse già duro, e un sorrisetto le illuminò il viso. “Beh, direi che non sei poi così arrugginito.” Lo guardò negli occhi, poi, senza preavviso, si inginocchiò davanti a lui sul divano. Davide trattenne il fiato mentre lei gli abbassava la zip, liberandolo con una lentezza che lo fece quasi impazzire.

Quando lo prese in bocca, fu come un’esplosione. Lo fece lentamente, con una calma che contrastava con l’urgenza che lui provava. La lingua si muoveva piano, esplorando ogni centimetro, mentre le sue labbra lo avvolgevano completamente. Davide strinse i braccioli del divano, cercando di non fare rumore, ma qualche gemito gli sfuggì lo stesso. Ogni tanto, un rumore dal piano di sopra – un cigolio del letto, un movimento – li faceva bloccare per un istante. Chiara alzava lo sguardo, gli occhi pieni di un misto di eccitazione e paura, e lui le metteva una mano sulla testa per rassicurarla, o forse per spingerla a continuare.

“Dio, sei… cazzo, sei incredibile,” sussurrò lui, la voce spezzata.

Lei si fermò un attimo, le labbra ancora umide, e gli fece un sorriso imbarazzato. “Zitto, scemo, ci sentono.” Poi riprese, più decisa, facendolo quasi perdere il controllo.

Dopo un po’, Chiara si alzò, asciugandosi la bocca con il dorso della mano. “Basta giochini,” disse, la voce bassa ma carica di desiderio. Si tolse i jeans con un movimento rapido, rivelando mutandine nere di pizzo che aderivano perfettamente alle sue curve. Poi si girò, appoggiandosi con le mani allo schienale del divano, mettendosi a pecora davanti a lui. Il suo culo era proprio lì, pieno e invitante, e Davide sentì un’ondata di pura lussuria.

Si posizionò dietro di lei, abbassandosi i jeans quel tanto che bastava. Le scostò le mutandine di lato con una mano, mentre con l’altra le afferrò i capelli, tirando appena per farle inarcare la schiena. Quando la penetrò, fu un movimento lento ma deciso, e il gemito che sfuggì a Chiara fu troppo forte. Lui le coprì subito la bocca con la mano libera, spingendo più forte. “Piano, cazzo,” grugnì, ma anche lui stava perdendo il controllo.

Il ritmo diventò selvaggio, quasi animale. Ogni spinta era accompagnata dal suono della loro pelle che sbatteva, dal respiro affannoso di entrambi, dall’odore di sudore e desiderio che riempiva il salotto. Chiara si muoveva contro di lui, assecondando ogni movimento, i suoi gemiti soffocati dalla mano di Davide. “Cazzo, sì, così,” mormorava lei quando riusciva a parlare, la voce spezzata dal piacere. Lui le stringeva i fianchi con forza, lasciando probabilmente dei segni, ma nessuno dei due ci badava.

Alla fine, quando sentì che non poteva più resistere, Davide si ritirò appena in tempo. “Sto per venire,” ansimò, e Chiara si voltò a guardarlo, il viso arrossato e gli occhi lucidi. “Fallo su di me,” disse, senza un briciolo di vergogna. Lui non se lo fece ripetere due volte: con un ultimo gemito, le venne sulle chiappe, il respiro che gli tremava nel petto.

Per un attimo rimasero immobili, ansimanti, con il silenzio della casa che sembrava improvvisamente assordante. Poi Chiara si tirò su, afferrando i jeans dal pavimento e rivestendosi in fretta. Rise, una risata nervosa che spezzò la tensione. “Beh, direi che non sei poi così fuori forma,” disse, cercando di sembrare disinvolta, anche se le sue guance erano ancora rosse.

Davide si sistemò i pantaloni, il cuore che batteva ancora all’impazzata. Non disse niente, ma un sorrisetto gli comparve sul volto mentre la guardava sparire verso il bagno.

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