Racconti Piccanti
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Finalmente scopro quanto sono brava

Finalmente scopro quanto sono brava

13 Marzo 2026·7 min di lettura

Mi chiamo Debora, ho vent’anni e, diciamocelo, la mia vita sessuale non è esattamente un film da Oscar. Sto con Christian da quasi un anno, un ragazzo carino, ventidue anni, capelli castani spettinati, un corpo normale, né palestrato né flaccido. Però, ecco, ultimamente mi ha fatto sentire una merda. L’altra sera, dopo un tentativo maldestro di fargli un pompino sul divano di casa sua, mi ha guardato con quella faccia da stronzo e ha detto: “Deb, non ci siamo. Non sei per niente brava, sembri una che non ha mai visto un cazzo in vita sua”. Mi sono sentita morire. Ho provato a riderci sopra, ma dentro mi bruciava. Sono tornata a casa con un nodo in gola, chiedendomi se davvero fossi così scarsa.

Oggi è sabato e sono a casa di Christian, ma lui non c’è, è uscito con degli amici. Io sono rimasta con Paolo, il suo coinquilino, un ragazzo di ventitré anni, alto, magro, con un viso un po’ spigoloso ma simpatico, sempre con una battuta pronta. Abbiamo passato il pomeriggio a chiacchierare sul divano, tra una birra e uno snack, parlando di tutto e di niente. Non so come, ma a un certo punto mi sono lasciata sfuggire la frase di Christian. Gli ho raccontato tutto, con la faccia rossa dalla vergogna. Paolo mi ha guardato per un attimo, serio, poi è scoppiato a ridere. “Ma che cazzo dice? Christian è un idiota, non dargli retta. Magari non gli funziona bene l’attrezzatura e dà la colpa a te!” Ho riso anch’io, ma dentro mi sentivo ancora umiliata. Però parlare con Paolo mi ha fatto bene, mi ha distratta.

Verso sera, mentre fuori il cielo si tingeva di scuro, Paolo ha tirato fuori una bottiglia di rum e del succo d’ananas. “Facciamoci un cocktail, dai, che ci vuole?” ha detto con un ghigno. Abbiamo messo su un po’ di musica e preparato un mix che, diciamocelo, era una bomba alcolica. Dopo un paio di bicchieri mi sentivo la testa leggera, ridevo per qualsiasi stupidaggine, e anche Paolo sembrava su di giri, con gli occhi che brillavano e un sorrisetto scemo stampato in faccia. Eravamo seduti vicini sul divano, le gambe che si sfioravano ogni tanto, e non so perché, ma a un certo punto il discorso è tornato lì, sui pompini.

“Davvero ti ha detto quella roba? Ma che stronzo,” ha detto Paolo, scuotendo la testa mentre si versava un altro sorso. “Guarda, se vuoi un parere onesto, non devi chiedere a lui. Devi chiedere a qualcuno che non ha interesse a ferirti.” Mi ha guardato, un po’ sornione, e io ho sentito un calore strano nello stomaco. “E chi, tipo te?” ho chiesto, mezza scherzando, mezza seria. Lui ha fatto una faccia sorpresa, poi ha riso. “Beh, se me lo chiedi così… non dico di no.” Il tono era ironico, ma c’era qualcosa nei suoi occhi, un lampo di desiderio, che mi ha fatto battere il cuore più forte.

Non so se fosse l’alcol o il bisogno di dimostrarmi qualcosa, ma ho sentito una scarica di adrenalina. Mi sono avvicinata a lui, appoggiando una mano sulla sua coscia. “Dici sul serio?” ho chiesto, guardandolo dritto negli occhi. Paolo ha deglutito, il sorriso che gli moriva sulle labbra. “Deb, non voglio casini con Christian, ma… cazzo, sì, dico sul serio.” La sua voce era un po’ rauca, e ho sentito la sua gamba irrigidirsi sotto la mia mano. Dentro di me c’era un casino di pensieri: “Che sto facendo? È sbagliato, è il suo amico. Ma se Christian mi tratta come una nullità, perché non dovrei prendermi una rivincita?”. Ho fatto un respiro profondo e, senza pensarci troppo, mi sono alzata dal divano e mi sono inginocchiata davanti a lui.

Paolo mi guardava con gli occhi spalancati, le mani appoggiate sulle cosce come se non sapesse cosa fare. “Deb, sei sicura?” ha chiesto, ma la sua voce tradiva l’eccitazione. “Shh, stai zitto e lasciami fare,” ho detto, con un sorrisetto. Gli ho slacciato la cintura con mani un po’ tremanti, ho abbassato la zip dei jeans e ho tirato giù pantaloni e boxer in un colpo solo. Il suo cazzo è saltato fuori, già mezzo duro, lungo e leggermente curvato verso l’alto, con una vena grossa che correva lungo il lato. Ho sentito un brivido tra le gambe, ma anche un po’ di imbarazzo. “Cazzo, Deb, non devi…” ha iniziato lui, ma l’ho interrotto prendendolo in mano. Era caldo, duro al tatto, e ho iniziato a muovere la mano lentamente, su e giù, guardandolo negli occhi per vedere la sua reazione.

Paolo ha buttato la testa indietro, chiudendo gli occhi per un attimo. “Oh, merda,” ha mormorato. Ho sorriso tra me e me, sentendomi un po’ più sicura. Mi sono chinata in avanti, i capelli che mi cadevano sul viso, e ho passato la lingua sulla punta, sentendo il sapore leggermente salato della sua pelle. Lui ha emesso un gemito basso, e io ho continuato, leccando lungo l’asta, lentamente, assaporando ogni centimetro. “Cazzo, Deb, sei… continua così,” ha detto, la voce spezzata. Ho aperto la bocca e l’ho preso dentro, succhiando piano all’inizio, lasciando che la mia lingua girasse intorno alla punta mentre lo facevo scivolare più in profondità. Sentivo il suo respiro accelerare, le sue mani che si muovevano incerte vicino alla mia testa.

Dopo un po’, ho accelerato il ritmo, succhiando più forte, lasciando che facesse dei piccoli suoni umidi mentre lo muovevo dentro e fuori. Paolo ha aperto gli occhi e mi ha guardato, il viso arrossato, gli occhi pieni di desiderio. “Cazzo, sei una troia, lo sai?” ha detto, con un tono che era un misto di eccitazione e sorpresa. Quelle parole mi hanno colpita come una scarica elettrica: mi sono sentita umiliata e allo stesso tempo incredibilmente eccitata. Ho sentito la mia fica bagnarsi sotto i leggings, un calore che mi faceva quasi male. Non ho risposto, ho solo continuato a succhiarlo, più avidamente, lasciando che mi riempisse la bocca.

A un certo punto, Paolo ha messo una mano tra i miei capelli, stringendo leggermente. “Ti piace, eh? Ti piace succhiarmelo così?” ha detto, la voce più dura. Ho annuito appena, senza staccarmi, e lui ha stretto più forte, guidandomi il ritmo. “Brava, così, prendilo tutto.” Ha iniziato a spingere un po’ con i fianchi, facendomelo arrivare più in fondo, e io ho sentito un leggero senso di soffocamento, ma non mi sono fermata. Poi ha tirato fuori il cazzo dalla mia bocca con un movimento deciso e me l’ha sbattuto sulla guancia, un colpo leggero ma umiliante. “Guarda come sei troia,” ha detto, con un ghigno. Io ho aperto la bocca di nuovo, lasciandolo fare, sentendo la mia eccitazione crescere a ogni insulto.

“Vediamo quanto resisti,” ha detto, e me l’ha spinto di nuovo in bocca, tenendomi la testa ferma con entrambe le mani. L’ho sentito premere contro la gola, e ho cercato di rilassarmi per non soffocare, gli occhi che mi lacrimavano un po’. Lui mi guardava, ansimando. “Cazzo, sì, resisti, troia.” Ha tenuto la posizione per qualche secondo, poi mi ha lasciata andare, e io ho tirato il fiato, con la saliva che mi colava sul mento. “Sei un maiale,” ho detto, con la voce roca, ma stavo sorridendo, e lui ha riso. “E tu sei una che ci sta, guarda come sei bagnata, scommetto.” Ha ragione, lo ero, ma non gliel’ho detto.

Sono tornata a succhiarlo, più forte, più veloce, le mani che gli stringevano le cosce mentre lui continuava a parlarmi in quel modo. “Sì, dai, succhia, cazzo, non ti fermare.” Sentivo il suo cazzo pulsare nella mia bocca, i suoi gemiti diventare più forti, il suo respiro spezzato. “Sto per venire, Deb, cazzo, sto per venire,” ha detto, stringendo i miei capelli con forza. Io non mi sono fermata, ho continuato a muovermi, succhiando con tutta la forza che avevo. Poi l’ho sentito irrigidirsi, un gemito profondo che gli usciva dalla gola, e un fiotto caldo mi ha riempito la bocca, salato e denso. “Bevi tutto, troia,” ha detto, ansimando, e io l’ho fatto, deglutendo mentre lui si svuotava, il cazzo che ancora pulsava contro la mia lingua.

Quando ha finito, mi sono tirata indietro, pulendomi la bocca con il dorso della mano, il respiro corto. Paolo mi ha guardato, ancora un po’ stordito, poi ha sorriso. “Cazzo, Deb, sei bravissima. Christian non sa un cazzo, non ti merita.” Mi sono alzata, le gambe che tremavano un po’, e mi sono seduta accanto a lui sul divano, sentendo ancora il sapore di lui in bocca. Non ho detto niente, ma dentro di me sorridevo.

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