Racconti Piccanti
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Il corso residenziale

Il corso residenziale

13 Marzo 2026·7 min di lettura

Eccomi qui, Chiara, 32 anni, responsabile risorse umane, incastrata in un matrimonio di otto anni che ormai sembra più un contratto di lavoro che una storia d’amore. Mio marito, Marco, mi vede come una compagna di squadra, una con cui organizzare cene e pagare bollette, ma il desiderio? Sparito. Non ricordo nemmeno l’ultima volta che mi ha guardata con quella fame negli occhi. E io, beh, cerco di non pensarci, di tenere tutto sotto controllo. Ma poi è arrivato questo corso di formazione, quattro giorni in un hotel di lusso, lontano da casa, e con esso è arrivato Stefano.

Stefano, 39 anni, sales director, un uomo che sembra uscito da un film vietato ai minori. Ha una voce calda, profonda, di quelle che ti fanno venire i brividi anche solo se ti chiede come stai. E il modo in cui mi guarda… Cristo, mi fa sentire nuda, esposta, come se potesse vedere ogni pensiero sporco che cerco di nascondere. Il primo giorno, durante la pausa caffè, ci siamo ritrovati spalla a spalla al bancone del bar dell’hotel. “Allora, Chiara, tuo marito sa che sei qui con uno come me?” ha scherzato, con un sorrisetto che mi ha fatto arrossire come una ragazzina. Io ho riso, un po’ nervosa, e ho balbettato qualcosa su quanto Marco si fidi di me. Lui ha alzato un sopracciglio, come a dire “povero illuso”.

I giorni successivi sono stati un’escalation di tensione. Durante le lezioni, i nostri sguardi si incrociavano e si trattenevano un po’ troppo a lungo. Mi sorprendevo a fissare le sue mani, grandi, con dita lunghe e curate, mentre stringevano una penna o gesticolavano. Mi immaginavo quelle mani su di me, e poi mi davo una mentalità, ricordandomi che sono sposata, che ho una vita stabile, che non posso permettermi cazzate. Ma Stefano non aiutava. Mi sfiorava il braccio “per caso” quando passavamo i fogli, si avvicinava per sussurrarmi battute sul fatto che Marco “non sa apprezzare ciò che ha”. Ogni parola era come benzina sul fuoco che cercavo di spegnere.

La terza sera, dopo una giornata infinita di presentazioni e discussioni, ci siamo ritrovati al bar dell’hotel. Avevo bevuto un paio di cocktail di troppo, il che non è da me, ma avevo bisogno di rilassarmi. Stefano era lì, con una birra in mano, e mi ha invitata a sedermi con lui. Abbiamo chiacchierato, riso, e a un certo punto mi sono resa conto che ero troppo vicina, che il suo profumo – un mix di legno e spezie – mi stava mandando fuori di testa. “Ti accompagno in camera,” ha detto, quando ho accennato che ero stanca. Non era una domanda.

Mentre camminavamo lungo il corridoio, il cuore mi batteva così forte che temevo lo sentisse. Davanti alla porta della mia stanza, ho tirato fuori la chiave elettronica con mani tremanti. Non so chi si è mosso per primo, ma in un attimo le sue labbra erano sulle mie. Un bacio lento, controllato, ma carico di una passione che mi ha fatto quasi cedere le ginocchia. Ho provato a respingerlo, posandogli una mano sul petto. “Stefano, non posso… sono sposata,” ho mormorato, ma la mia voce era debole, patetica. Lui mi ha guardata negli occhi, con un’intensità che mi ha paralizzata, e ha detto: “Lo so. Ma lo vuoi.” E poi è entrato, chiudendo la porta dietro di sé.

Non c’è stato tempo di pensare. Mi ha spinta contro il muro, con delicatezza ma con decisione, e ha iniziato a baciarmi il collo. Le sue labbra erano calde, la sua barba corta mi graffiava appena la pelle, mandandomi brividi lungo la schiena. Ho chiuso gli occhi, lasciando che il desiderio prendesse il sopravvento sul senso di colpa. Le sue mani sono scivolate sotto la mia camicetta, slacciando i bottoni uno a uno, con una lentezza che era quasi una tortura. Quando ha fatto cadere la camicetta a terra, ha tirato indietro la testa per guardarmi. “Sei bellissima, Chiara,” ha detto, e per la prima volta in anni mi sono sentita davvero desiderata.

Mi ha guidata verso il letto, facendomi sedere sul bordo, e si è inginocchiato davanti a me. Mi ha baciato il ventre, le mani che scivolavano sui miei fianchi per abbassarmi la gonna. Indossavo un reggiseno di pizzo nero e delle mutandine abbinate, niente di particolarmente sexy, ma il modo in cui mi guardava mi faceva sentire come se fossi la donna più provocante del mondo. Ha fatto scivolare le spalline del reggiseno lungo le braccia, liberando i miei seni. Sono piccoli, ma sodi, con capezzoli scuri che si sono induriti subito sotto il suo sguardo. Ha preso uno dei miei seni in bocca, succhiando piano mentre con l’altra mano mi accarezzava l’altro. Ho lasciato sfuggire un gemito, le mani nei suoi capelli scuri e mossi.

“Ti piace, vero?” ha sussurrato, alzando lo sguardo su di me. Io ho annuito, incapace di parlare. Ha continuato a scendere, baciandomi lungo il ventre, fino ad arrivare al bordo delle mutandine. Le ha abbassate con una lentezza esasperante, lasciandomi completamente nuda. Mi ha fatto sdraiare sul letto, le gambe che pendevano dal bordo, e si è posizionato tra di esse. “Guardami,” ha detto, e io ho obbedito, anche se ero imbarazzata da morire. Ha divaricato le mie cosce con le mani, esponendomi completamente, e poi si è chinato a baciarmi lì, proprio al centro. La sua lingua era calda, insistente, e io ho inarcato la schiena, stringendo le lenzuola tra le dita. Ogni movimento era preciso, come se sapesse esattamente cosa fare per portarmi al limite.

Dopo minuti che mi sono sembrati ore, si è rialzato, slacciandosi la camicia. Il suo petto era largo, con una leggera peluria scura che scendeva verso l’addome piatto. Si è tolto i pantaloni, rivelando un’erezione evidente sotto i boxer aderenti. Quando se li è tolti, ho visto il suo membro, duro, lungo, con una vena che correva lungo il lato. Non era esagerato, ma abbastanza da farmi deglutire a vuoto. Si è posizionato sopra di me, sostenendosi con le braccia, e mi ha baciata di nuovo, con forza. “Sei pronta?” ha chiesto, e io ho annuito, anche se una parte di me urlava di fermarmi.

Ha preso un preservativo dal portafoglio – meno male che uno dei due aveva la testa sulle spalle – e lo ha indossato con gesti rapidi. Poi si è posizionato tra le mie gambe, sollevandone una per appoggiarsela sulla spalla. Mi sono sentita vulnerabile, aperta, ma anche incredibilmente eccitata. Ha sfregato la punta del suo membro contro di me, facendomi gemere, prima di spingere piano dentro. È entrato lentamente, dandomi il tempo di abituarmi, e io ho sentito ogni centimetro che mi riempiva. “Cazzo, sei stretta,” ha mormorato, con un tono quasi reverente. Ha iniziato a muoversi, con spinte lente ma profonde, guardandomi negli occhi come se volesse leggermi dentro.

Dopo un po’, ha accelerato il ritmo, le sue mani che mi stringevano i fianchi mentre sbatteva contro di me. Il suono dei nostri corpi che si incontravano riempiva la stanza, insieme ai nostri respiri affannosi e ai miei gemiti. Ogni tanto si fermava, si chinava a baciarmi, accarezzandomi il viso con una tenerezza che strideva con la forza dei suoi movimenti. “Sei perfetta quando ti arrendi, Chiara,” ha detto, e quelle parole mi hanno colpita come un pugno, facendomi sentire allo stesso tempo umiliata e desiderata. “Sarai la mia amante aziendale, vero? Ogni volta che tuo marito ti abbraccerà, penserai a me che ti scopo così.”

Le sue parole, dette con quella voce calda e un tono quasi dolce, mi hanno mandato oltre il limite. Ho sentito l’orgasmo montare, un’ondata che mi ha travolta, facendomi singhiozzare mentre il mio corpo si contraeva attorno a lui. “Sì, cazzo, vieni per me,” ha ringhiato, e pochi secondi dopo l’ho sentito gemere, un suono basso e gutturale, mentre veniva dentro di me, il preservativo che tratteneva tutto. È rimasto sopra di me per un momento, il suo peso che mi schiacciava in modo piacevole, prima di rotolare di lato.

Mi ha tirata a sé, tenendomi stretta contro il suo petto. Sentivo il suo cuore battere forte sotto la mia guancia, il suo odore di sudore e sesso che mi avvolgeva. Mi accarezzava la schiena con movimenti lenti, lasciandomi piangere in silenzio. Le lacrime erano di vergogna, di senso di colpa, ma anche di un desiderio che già sentivo riaccendersi. Non so cosa succederà domani, ma stanotte sono sua, e non voglio che finisca.

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