Racconti Piccanti
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Sesse con Melissa: una fantastica massaggiatrice

Sesse con Melissa: una fantastica massaggiatrice

23 Marzo 2026·9 min di lettura

Sono Lorenzo, ho 42 anni e una vita che sembra un tritacarne. Lavoro come dirigente in un’azienda che si occupa di logistica, e passo le giornate a inseguire scadenze, a risolvere problemi e a gestire persone che sembrano fare di tutto per complicarmi l’esistenza. Quando torno a casa, il massimo che riesco a fare è buttarmi sul divano con una birra in mano. Mia moglie, Giulia, è una donna che amo, ma siamo diventati due coinquilini che condividono lo stesso tetto. Lei ha il suo yoga, i suoi corsi, le sue amiche. Io ho i miei mal di schiena cronici e un collo che sembra di cemento armato.

Quel giorno avevo un bisogno disperato di rilassarmi. Non era solo il dolore fisico, ma una tensione che mi stringeva il petto, come se stessi per scoppiare. Un collega mi aveva consigliato una massaggiatrice freelance che faceva interventi a domicilio. “Melissa è brava, fidati. Ti rimette in sesto in un’ora,” mi aveva detto. Non ci avevo pensato due volte: ho preso il numero, l’ho chiamata e ho fissato un appuntamento per quel pomeriggio. Giulia sarebbe stata fuori per la sua lezione di yoga, quindi la casa era tutta per me. Perfetto, pensavo, un’ora di pace senza interruzioni.

Quando Melissa è arrivata, ho aperto la porta e sono rimasto un attimo spiazzato. Non so cosa mi aspettassi, ma non una ragazza di ventinove anni con un sorriso tranquillo e un’aria professionale. Era alta, con capelli castani legati in una coda alta, un grembiulino bianco da massaggiatrice sopra una maglietta aderente e dei leggings neri che lasciavano poco all’immaginazione. Aveva con sé una borsa con tutto l’occorrente e un lettino portatile che ha montato in salotto senza dire troppo.

“Ciao, Lorenzo, piacere di conoscerti,” ha detto con una voce calma ma decisa. “Hai qualche zona particolare che ti dà fastidio?”

“Sì, il collo e la schiena. Sono sempre contratto, non so nemmeno come faccio a muovermi certe volte,” ho risposto, cercando di non fissarla troppo. Non era solo il suo aspetto fisico, ma il modo in cui si muoveva, sicuro, come se sapesse esattamente cosa fare. Mi sono tolto la maglietta e mi sono sdraiato sul lettino a pancia in giù, con solo i boxer addosso. Lei ha messo un po’ di musica rilassante dal suo telefono e ha iniziato a lavorare sulle mie spalle.

Le sue mani erano forti, ma delicate. Sentivo i pollici premere sui nodi di tensione, sciogliendoli uno dopo l’altro. Ho chiuso gli occhi, cercando di concentrarmi solo sul sollievo, ma non ci riuscivo. Ogni volta che le sue dita scivolavano lungo la mia schiena, sentivo una specie di calore che non aveva niente a che fare con il massaggio. Il profumo del suo olio essenziale, un misto di lavanda e qualcosa di più dolce, mi entrava nel naso e mi faceva girare la testa. E poi c’era il suo respiro, regolare, vicino al mio orecchio mentre si chinava per lavorare sul mio collo.

“Dovresti rilassarti di più, sai?” ha detto a un certo punto, con un tono che sembrava quasi un rimprovero. “Sei un fascio di nervi. Non è solo il corpo, è anche la testa. Cosa ti stressa così tanto?”

Ho riso amaramente. “Tutto. Il lavoro, le responsabilità, il fatto che non ho un minuto per me. Non so nemmeno come sono arrivato a questo punto.”

Lei ha fatto un piccolo “mh” di comprensione, senza smettere di massaggiare. “Capisco. Ma sai, a volte basta prendersi un momento per lasciar andare. Non devi sempre controllare tutto.”

Le sue parole mi hanno colpito, ma non ho avuto il tempo di rifletterci sopra. Le sue mani sono scese lungo i fianchi, poi verso le cosce. All’inizio era solo un movimento professionale, ma poi ha iniziato a sfiorare l’interno delle gambe, vicino all’inguine. Non so se fosse intenzionale, ma ogni passaggio era un po’ più lento, un po’ più profondo. Ho sentito il sangue affluire dove non doveva, e ho cercato di ignorarlo, ma era impossibile. Ero imbarazzato, ma allo stesso tempo non riuscivo a smettere di notare ogni suo movimento.

Mi sono irrigidito, sperando che non se ne accorgesse. Ma poi, mentre lavorava sulla mia coscia destra, ha sfiorato con il braccio il mio inguine. Non era un tocco diretto, ma abbastanza da farmi capire che aveva sentito tutto. Ho aperto gli occhi, il cuore che batteva forte, e ho visto il suo sguardo. Non era sorpresa, né imbarazzata. Era… curiosa, direi. Ha continuato a massaggiare come se nulla fosse, ma il contatto non era più solo professionale. Ogni tanto il suo fianco sfiorava il mio, e io sentivo il tessuto dei suoi leggings contro la mia pelle.

“Scusa,” ho mormorato, la voce roca, cercando di tirarmi su un po’ per nascondere l’evidenza. “Non so perché… non volevo…”

Lei ha smesso di massaggiare per un attimo e mi ha guardato dritto negli occhi. Un sorrisetto le ha increspato le labbra. “Non devi scusarti,” ha detto piano, con una voce che sembrava quasi un sussurro. “Devi solo deciderti.”

Quelle parole mi hanno colpito come un pugno. Non c’era giudizio, solo una sfida. Mi sono sentito nudo, non solo fisicamente. Era come se avesse visto attraverso tutte le mie difese, i miei tentativi di mantenere il controllo. Ho deglutito, incapace di rispondere subito. “Cosa… cosa intendi?” ho balbettato, anche se sapevo benissimo cosa voleva dire.

Melissa non ha risposto subito. Si è chinata di nuovo, le sue mani sono tornate sulle mie cosce, ma stavolta i movimenti erano diversi. Più lenti, più decisi, come se stesse tracciando una linea invisibile sulla mia pelle. “Intendo che non sei qui solo per un massaggio, Lorenzo. E lo sai. Lo sento. Quindi, dimmi, cosa vuoi davvero?”

Ho chiuso gli occhi, il respiro corto. La mia mente era un casino, divisa tra il senso di colpa e un desiderio che non riuscivo più a ignorare. “Non lo so,” ho detto, ma la mia voce tradiva tutto. Lei ha riso piano, un suono che mi ha fatto rabbrividire.

“Allora lascia che ti aiuti a capirlo,” ha detto. Si è avvicinata ancora di più, e ho sentito il suo corpo premere contro il mio fianco mentre le sue mani continuavano a muoversi. Non era più un massaggio, era un’esplorazione. Le sue dita sfioravano l’elastico dei miei boxer, senza mai andare oltre, ma lasciandomi intendere che poteva succedere qualsiasi cosa. Ogni tocco era una domanda, e il mio corpo rispondeva senza che potessi controllarlo.

“Se vuoi che mi fermo, dimmelo,” ha sussurrato, il suo fiato caldo contro il mio orecchio. “Ma non credo che lo vuoi.”

Non ho detto nulla. Non potevo. Il desiderio mi stava mangiando vivo, e il pensiero di Giulia, del lavoro, di tutto il resto, era svanito. C’era solo lei, le sue mani, il suo profumo. Ho girato la testa appena, guardandola negli occhi. Non c’era più spazio per le scuse o le esitazioni.

Melissa ha capito. Con un movimento fluido, si è tirata indietro per un attimo, togliendosi i leggings ma tenendo addosso il grembiulino bianco da massaggiatrice. Sotto aveva un paio di slip neri, semplici, che contrastavano con la sua pelle liscia. Mi ha fatto cenno di alzarmi dal lettino e sedermi sul divano. Ero in trance, il cuore che mi martellava nel petto. Mi sono seduto, i boxer ancora addosso ma inutili a nascondere quello che provavo.

Lei si è avvicinata, salendo a cavalcioni sulle mie gambe, ma senza toccarmi direttamente. Il suo grembiulino si è alzato un po’, lasciando intravedere le sue cosce. Ha messo le mani sulle mie spalle, guardandomi dritto negli occhi. “Ultima possibilità per tirarti indietro,” ha detto, con un tono serio ma provocatorio.

“Non voglio tirarmi indietro,” ho risposto, e stavolta la mia voce era ferma. Lei ha sorriso, poi si è chinata per baciarmi. Non era un bacio dolce, ma affamato, con la lingua che cercava la mia. Le sue mani sono scese sul mio petto, graffiando appena, mentre io le ho messo le mani sui fianchi, stringendola a me.

Abbiamo continuato a baciarci per un po’, le sue labbra morbide e calde, il suo respiro che si mescolava al mio. Poi si è tirata indietro, giusto il tempo di sfilarmi i boxer con un movimento deciso. Ero completamente esposto, e lei non ha fatto finta di niente. Ha guardato, senza vergogna, e ha detto: “Cazzo, Lorenzo, sei proprio pronto, eh?”

Ho riso, un po’ imbarazzato, ma il suo tono diretto mi ha fatto sentire a mio agio. “Sì, e tu non stai aiutando a calmarmi,” ho risposto.

“Non voglio calmarti,” ha ribattuto, togliendosi gli slip senza mai staccare gli occhi dai miei. Si è girata, dandomi le spalle, e si è posizionata sopra di me in reverse cowgirl, il grembiulino che le copriva appena il sedere. Sentivo il calore del suo corpo contro il mio, e quando si è abbassata lentamente, accogliendomi dentro di lei, ho dovuto mordermi il labbro per non gemere troppo forte.

“Porca puttana, sei così bagnata,” ho detto senza pensare, la voce roca, mentre lei iniziava a muoversi, un ritmo lento ma deciso. Ogni spinta era un’esplosione di sensazioni, il suo corpo che si adattava al mio, il rumore della nostra pelle che si incontrava.

“Senti quanto sono bagnata per te,” ha detto lei, girando appena la testa per guardarmi. “Tua moglie si bagna ancora così?”

Quelle parole mi hanno colpito come una scarica elettrica, ma non c’era spazio per il senso di colpa. Ero troppo preso da lei, dal suo movimento, dal modo in cui mi stringeva. Le ho messo le mani sul seno, sotto il grembiulino, sentendo i capezzoli duri contro i palmi. “Cazzo, no,” ho risposto, e lei ha riso, un suono basso e soddisfatto.

“Bene,” ha detto, aumentando il ritmo. “Allora goditela.”

Abbiamo continuato così, lei che si muoveva su di me, io che la stringevo, le mani ovunque sul suo corpo. Sentivo il suo odore, un misto di sudore e olio da massaggio, e il suono dei nostri respiri affannati riempiva il salotto. Non c’era nulla di delicato o romantico, solo un bisogno puro, fisico, che ci consumava entrambi. Ogni tanto lei si fermava, si girava appena per guardarmi e dirmi cose come “Ti piace, vero? Dimmi quanto ti piace,” e io rispondevo senza filtro, lasciando uscire tutto quello che provavo.

Alla fine, quando ho sentito che non ce la facevo più, le ho detto: “Sto per venire, cazzo.” Lei non si è fermata, ha solo detto: “Fallo, non mi fermo.” E così è stato, un’esplosione che mi ha lasciato senza fiato, mentre lei rallentava il ritmo, stringendomi ancora dentro di sé per qualche istante.

Siamo rimasti fermi per un po’, il suo corpo ancora sopra il mio, il respiro che tornava piano piano normale. Poi si è alzata, si è rivestita con calma, come se niente fosse successo, e mi ha guardato con un sorrisetto. “Allora, ti senti più rilassato ora?”

Ho riso, ancora stordito. “Sì, direi di sì.”

“Bene,” ha detto, raccogliendo le sue cose. “Se hai bisogno di un altro massaggio, sai dove trovarmi.” E con quello, se n’è andata, lasciandomi seduto sul divano, con il cuore che batteva ancora forte e la mente vuota, ma in un modo che non provavo da anni.

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