Racconti Piccanti
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Cena di compleanno con sorpresa del cazzo

Cena di compleanno con sorpresa del cazzo

11 Marzo 2026·8 min di lettura

Sono Martina, ho 24 anni e, diciamocelo, non sono mai stata una che spicca per sicurezza. Appena laureata in marketing, passo le giornate a cercare stage e a sentirmi un po’ una fallita. Il mio corpo? Non ne parliamo. Ho sempre pensato di avere i fianchi troppo larghi, le tette piccole e un culo che non sa decidere se essere piatto o no. Luca, il mio ragazzo, dice che sono bellissima, ma lui è di parte. Stiamo insieme da due anni, e anche se è un tipo estroverso e a volte un po’ troppo geloso, con me è sempre dolce. Non gli ho mai detto che sono vergine. Non so perché, mi imbarazza da morire. Ogni volta che ci proviamo, trovo una scusa per fermarmi. Lui non insiste, ma so che ci rimane male.

Oggi è il suo compleanno, e ho voluto fare qualcosa di speciale. Ho organizzato una cena intima a casa mia, un bilocale a Milano che divido con mia sorella, che però stasera non c’è. Ho passato tutto il giorno a cucinare: lasagne, arrosto, persino una torta che ho comprato perché non sono capace di farla. Ho messo un vestitino nero, semplice, che mi fa sentire un po’ meno a disagio con me stessa. Luca arriva alle otto, tutto sorridente, con una bottiglia di vino rosso. Ma non è solo. Con lui c’è Matteo, il suo migliore amico. Un tipo che non mi piace per niente. È troppo spavaldo, sempre con quella risata forte e quelle battute che mi fanno arrossire. È alto, muscoloso, con un tatuaggio che gli spunta dal collo della maglietta. Non capisco perché Luca lo abbia portato. “Non ti dispiace, vero, amore?” mi dice, dandomi un bacio sulla guancia. Io faccio di no con la testa, ma dentro sto già bollendo. Era la nostra serata.

Ci sediamo a tavola, mangiamo, beviamo. Il vino scende facile, troppo. Dopo un paio di bicchieri, comincio a sentirmi più leggera, meno tesa. Matteo racconta storie assurde sulle sue conquiste, e Luca ride come un idiota. Io cerco di sorridere, ma mi sento fuori posto. A un certo punto, Matteo si alza per prendere un’altra bottiglia dalla cucina e, passando, mi sfiora la spalla con la mano. Un gesto banale, ma mi fa rabbrividire. Non so se è il vino o cosa, ma sento un calore strano nello stomaco. Lo guardo mentre torna con la bottiglia, i muscoli delle braccia che si tendono sotto la maglietta. Poi guardo Luca, che sta raccontando non so cosa, e mi sento in colpa per aver anche solo notato Matteo.

La cena finisce, siamo tutti un po’ brilli. Matteo propone un gioco. “Niente di che, solo un modo per divertirci un po’,” dice con quel ghigno che mi fa venir voglia di tirargli uno schiaffo. Luca è subito d’accordo. Io non voglio, ma non so dire di no. “Va bene, ma niente di strano,” borbotto. Il gioco è semplice: a turno dobbiamo fare qualcosa che gli altri decidono. Una cazzata, penso. Il primo giro è innocuo: Luca deve cantare una canzone, Matteo si toglie la maglietta “perché fa caldo” e io devo fare un brindisi imbarazzante. Rido, ma dentro sono tesa. Al secondo giro, Matteo dice che devo bendarmi con una sciarpa e indovinare chi mi tocca. Luca ride, io protesto, ma alla fine cedo. Mi metto la sciarpa sugli occhi, il cuore che batte forte. Sento una mano sulla spalla, poi sul braccio. Non capisco chi sia, ma il tocco è fermo, deciso. “Chi è?” chiedo, con la voce che trema un po’. “Indovina,” risponde Matteo, e capisco subito che è lui. La sua voce è più profonda, più sicura di quella di Luca. Mi tolgo la benda, rossa in faccia. Luca sta ridendo, ma nei suoi occhi c’è qualcosa di strano, come se non fosse del tutto a suo agio.

Il gioco va avanti, e la tensione sale. A un certo punto, Matteo propone di legarmi al tavolo della cucina con le sciarpe, “solo per ridere”. Io dico di no, ma Luca insiste: “Dai, amore, è solo uno scherzo.” Non voglio deluderlo, non stasera. Mi lascio legare, le mani dietro la schiena, il corpo appoggiato al tavolo. Mi sento vulnerabile, esposta. Matteo si avvicina, troppo. Sento il suo respiro sul collo mentre sistema i nodi. “Stai ferma, piccola,” sussurra, e quelle parole mi fanno venire i brividi. Luca è lì, guarda, ma non dice nulla. Non so se è eccitato o incazzato. Io sono un mix di paura e qualcosa che non voglio ammettere. Un calore tra le gambe che non dovrebbe esserci.

Le cose degenerano piano, quasi senza che me ne renda conto. Matteo inizia a sfiorarmi il collo con le dita, poi scende lungo la schiena. “Che fai?” mormoro, ma la voce mi esce debole. “Rilassati,” dice lui, e sento Luca che si avvicina. “Va tutto bene, amore,” mi dice, ma la sua voce è incerta. Eppure non mi fermo. Non so perché. Forse è il vino, forse è la voglia di sentirmi desiderata per una volta. Matteo mi bacia il collo, e io chiudo gli occhi. Sento Luca che mi accarezza i capelli, poi mi bacia sulla bocca, forte, come per reclamarmi. Ma non si tira indietro. Le loro mani sono ovunque, mi sollevano il vestito, mi toccano le cosce. Io respiro pesante, il cuore che mi scoppia. Non ho mai fatto niente del genere, non ho mai nemmeno fatto sesso, e ora sono qui, con due uomini che mi vogliono. Mi vergogno, ma allo stesso tempo sono eccitata da morire.

Matteo mi sfila le mutandine con un gesto secco, e io sussulto. “Cazzo, sei già bagnata,” dice, con quella voce roca che mi fa tremare. Luca mi guarda, i suoi occhi pieni di una strana luce. “Ti piace, vero?” mi chiede, e io non rispondo, ma il mio silenzio è un sì. Matteo mi spalanca le gambe, e io mi sento nuda, esposta. Sono ancora legata, non posso muovermi. Lui si inginocchia tra le mie cosce, e sento la sua lingua che mi sfiora. Un gemito mi sfugge, non riesco a trattenerlo. È la prima volta che qualcuno mi tocca così, e il piacere è quasi doloroso. Luca mi guarda, si slaccia i pantaloni. “Vuoi anche me, vero?” dice, e io annuisco, incapace di parlare. Matteo continua a leccarmi, lento, profondo, mentre io gemo sempre più forte. Sento il suo respiro caldo, la sua lingua che mi esplora, e il mio corpo che si tende come una corda. Luca mi libera una mano, ma solo per farmi toccare il suo cazzo. È duro, caldo, e io lo stringo, incerta. Non so cosa sto facendo, ma lui geme, e questo mi dà coraggio.

Dopo quelli che sembrano minuti infiniti, Matteo si alza. Si slaccia i pantaloni, e vedo il suo cazzo, grosso, pronto. “Ti piace guardarlo?” mi chiede, e io arrossisco, ma non distolgo lo sguardo. Luca si sposta dietro di me, mi slega completamente, ma mi tiene ferma contro il tavolo. “Ora ti scopiamo, amore,” dice, e io tremo, ma non dico di no. Matteo si avvicina, mi penetra piano, e io urlo, un misto di dolore e piacere. È la mia prima volta, e fa male, ma allo stesso tempo è come se il mio corpo lo volesse. Lui spinge piano, poi più forte, e io mi aggrappo al bordo del tavolo, ansimando. Sento il suo odore, il sudore, il suono dei suoi fianchi che sbattono contro di me. “Cazzo, sei stretta,” ringhia, e io gemo, incapace di rispondere. Luca mi guarda, si masturba mentre Matteo mi scopa. Poi si avvicina, mi gira la testa verso di lui. “Apri la bocca,” dice, e io lo faccio, senza pensare. Lo prendo in bocca, sento il suo sapore salato, mentre Matteo continua a spingere dentro di me. Sono sopraffatta, i loro gemiti, i loro movimenti, il mio corpo che trema. Non capisco più nulla, solo il piacere che mi travolge.

Si alternano, uno dentro di me, l’altro in bocca. Matteo mi solleva una gamba, mi penetra più a fondo, e io urlo, il piacere che mi spacca in due. “Vieni, dai, troia,” mi dice, e quelle parole, invece di offendermi, mi spingono oltre. Sento un orgasmo che mi scuote, il primo vero della mia vita, e poi un altro subito dopo, mentre Luca mi scopa da dietro, le sue mani che mi stringono i fianchi. Urlo, non mi controllo, il mio corpo che si contrae senza sosta. Sono un disastro, sudata, ansimante, ma non voglio che finisca.

Alla fine, mi mettono in ginocchio sul pavimento. Sono distrutta, ma eccitata. Matteo e Luca sono davanti a me, si masturbano, e io li guardo, la bocca aperta, il respiro corto. “Prendilo tutto,” dice Matteo, e io sento il loro sperma caldo sul viso, sul petto. È sporco, umiliante, ma in qualche modo mi piace. Sto ancora tremando per gli orgasmi, il corpo che pulsa, quando sento la porta d’ingresso aprirsi. “Sorpresa!” urla una voce. È mia sorella, con la torta di compleanno in mano. Mi guarda, guarda noi tre, e la torta le cade quasi di mano. Io sono in ginocchio, nuda, coperta di sperma, con Luca e Matteo che si tirano su i pantaloni in fretta. Il silenzio è assordante. Poi lei balbetta qualcosa tipo “Scusate, non sapevo…” e scappa via, chiudendosi la porta alle spalle.

Mi alzo, le gambe che tremano, e mi pulisco alla meglio con un tovagliolo. Luca mi guarda, non sa cosa dire. Matteo ride, una risata nervosa, e dice: “Beh, questa è una sorpresa che non dimenticheremo.” Io non so se ridere o piangere, ma dentro di me non provo vergogna. Sono sconvolta, sì, ma anche… soddisfatta. Per la prima volta, mi sono sentita viva, desiderata. Non so cosa succederà con mia sorella, o con Luca, ma in questo momento non mi importa. Mi infilo il vestito, prendo un bicchiere di vino e lo bevo tutto d’un fiato. “Buon compleanno, amore,” dico a Luca, con un mezzo sorriso. Lui scuote la testa, ma vedo che sta cercando di non ridere. Matteo si avvicina, mi dà una pacca sul culo. “Sei stata una bomba,” dice, e io, per una volta, non arrossisco. Forse, dopotutto, non sono così male come penso.

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