Vacanza greca da troia scatenata
Sono Elisa, ho 24 anni, e quest’estate ho deciso di mollare tutto e andare in vacanza da sola in Grecia. Ero stanca di routine, del lavoro in quel cazzo di ufficio, delle solite facce. Volevo sole, mare e, se possibile, un po’ di casino. Sono atterrata a Santorini con un bikini nuovo in valigia e la voglia di fare quello che mi pare. Non avevo un piano, solo un albergo decente e una settimana per spaccarmi.
Il secondo giorno, mentre me ne stavo sulla spiaggia a prendere il sole, ho notato due ragazzi che giocavano a pallavolo poco lontano. Due siciliani, mori, pieni di tatuaggi, con quei fisici da palestra che non passi inosservata. Mi guardavano, ridevano tra loro, e io ho fatto finta di niente, ma dentro già sentivo un prurito. Uno dei due, Marco, si è avvicinato per chiedere se volevo giocare. Aveva un sorriso da stronzo, di quelli che sanno di poterti avere. L’altro, Salvo, più silenzioso, mi squadrava con occhi che dicevano tutto. Ho detto di sì, più per curiosità che altro. Giocare con loro era un modo per vedere fino a dove potevo spingermi.
Dopo la partita, sudati e con la sabbia dappertutto, mi hanno offerto una birra al chiosco lì vicino. Abbiamo iniziato a chiacchierare, e il tono è diventato subito pesante. Marco mi faceva battute spinte, tipo “Con quel culo, sicuro che fai palestra, eh?”, e io ridevo, ma dentro mi sentivo accaldata. Salvo, invece, era più diretto, mi guardava le tette senza vergogna. Non so perché, ma non mi dava fastidio. Anzi, mi eccitava. Mi sentivo desiderata, e dopo mesi di nulla assoluto, quella sensazione mi faceva girare la testa. Quando mi hanno invitata a una festa in un locale sulla costa, ho detto sì senza pensarci due volte. Ero sola, in un posto che non conoscevo, e l’idea di fare una cazzata mi attirava da morire.
Al locale, la musica era alta, le luci strobo mi davano alla testa, e l’alcol scorreva a fiumi. Ballavamo stretti, i loro corpi contro il mio, e sentivo le loro mani che ogni tanto scivolavano sul mio culo o sui fianchi. Marco mi ha tirato più vicino, il suo fiato caldo sul collo, e mi ha sussurrato: “Sei una bella troietta, lo sai?”. Avrei dovuto incazzarmi, ma invece mi è salito un brivido. Salvo, dietro di me, mi stringeva la vita, e sentivo il suo cazzo duro contro la mia schiena attraverso i jeans. Ero in mezzo a loro, e più ci pensavo, più volevo che non si fermassero. Ma allo stesso tempo, una parte di me diceva “Elisa, che cazzo stai facendo?”. Non li conoscevo, eppure li desideravo da impazzire.
Alla fine della serata, quando Marco mi ha detto “Vieni in albergo con noi, dai”, non ho esitato. Ero ubriaca, eccitata, e non volevo tornare nella mia stanza vuota. Nel tragitto in taxi, Marco mi ha messo una mano sulla coscia, salendo piano verso l’interno, mentre Salvo mi guardava con un ghigno. Arrivati nella loro stanza, non c’è stato bisogno di parole. Marco mi ha spinto contro il muro e mi ha baciato con forza, la sua lingua che invadeva la mia bocca. Salvo, dietro, mi ha tirato su il vestito e ha iniziato a palparmi il culo con mani ruvide. “Che bel pezzo di carne che sei,” ha ringhiato Marco, e io, invece di offendermi, ho sentito la figa pulsare.
Mi hanno spogliata lentamente, godendosi ogni secondo. Marco mi ha tolto il reggiseno, prendendomi i capezzoli tra le dita e stringendo fino a farmi gemere. Salvo, in ginocchio, mi ha abbassato le mutandine e ha iniziato a leccarmi, la sua lingua che scivolava tra le labbra, lenta ma decisa. Mi tenevano ferma, e io mi sentivo una preda, ma cazzo, mi piaceva. Marco mi ha infilato due dita in bocca, facendomi succhiare mentre mi guardava negli occhi. “Brava, succhia bene, troia,” mi ha detto, e io ho obbedito, sentendo il calore tra le gambe aumentare. Salvo mi ha aperto di più le cosce, la sua lingua che ora si muoveva sul clitoride, e io tremavo, già vicina a venire. Ma loro non avevano fretta. Mi hanno fatto mettere in ginocchio sul letto, a quattro zampe, e hanno continuato a giocare con me, uno davanti e uno dietro, come se fossi un giocattolo.
Quando finalmente si sono spogliati, ho visto i loro cazzi, duri e grossi, e non ho potuto fare a meno di leccarmi le labbra. Marco si è messo davanti a me, prendendomi la testa e infilandomelo in bocca senza troppi complimenti. “Succhialo tutto, puttana,” mi ha ordinato, e io ho aperto la bocca più che potevo, sentendo il sapore salato sulla lingua, mentre lui spingeva fino in gola. Salvo, dietro, mi ha penetrata con un dito nel culo, facendomi sobbalzare, ma poi ha iniziato a lubrificarmi con qualcosa di freddo, preparandomi. “Adesso ti spacchiamo,” ha detto, e io ho mugolato, con la bocca piena, desiderando solo che lo facessero.
Marco è rimasto in bocca, spingendo sempre più forte, mentre Salvo mi è entrato nella figa con una spinta decisa, facendomi urlare. “Cazzo, che stretta che sei,” ha grugnito, e ha iniziato a scoparmi con un ritmo lento ma duro, ogni colpo che mi faceva tremare. Poi, senza preavviso, è passato al culo, piano ma inesorabile, e il bruciore iniziale si è trasformato in un piacere assurdo. “Ti piace, eh, troia? Supplica per averne di più,” mi ha detto Marco, tirandomi i capelli. E io, con la voce rotta, ho balbettato: “Sì, cazzo, dammene di più, scopatemi forte.” Sentivo i loro gemiti, il rumore della carne che sbatteva contro carne, l’odore di sudore e sesso che riempiva la stanza. Marco mi ha sborrato in bocca, caldo e abbondante, mentre Salvo mi martellava il culo fino a venire dentro di me con un ruggito.
Alla fine, ero distrutta, sdraiata sul letto, il corpo appiccicoso e dolorante, ma con una soddisfazione che non provavo da anni. Loro si sono accesi una sigaretta, ridendo e dandosi pacche sulle spalle, mentre io riprendevo fiato. “Sei stata una gran troia, complimenti,” mi ha detto Marco, e io ho solo sorriso, ancora con il cuore che batteva forte. Non so se li rivedrò, ma quella notte è stata esattamente quello che cercavo. E non me ne frega niente di cosa pensa chiunque altro. Io ho goduto, e tanto mi basta.
