Il calore della sauna mi avvolge come una coperta soffocante, un misto di vapore e sudore che mi brucia la pelle. Sono piegato su una panca di legno ruvido, le ginocchia che tremano per lo sforzo, il corpo esposto e vulnerabile. Ho un cazzo in bocca, duro e insistente, che mi riempie fino alla gola, mentre un altro mi penetra da dietro, con spinte decise che mi fanno ansimare. Intorno a me, altri quattro ragazzi sono in piedi, i loro corpi lucidi di sudore sotto la luce fioca. Si masturbano con movimenti lenti e deliberati, gli occhi fissi su di me, in attesa del loro turno. Sento i loro respiri pesanti, i grugniti bassi, il suono bagnato delle loro mani che scorrono sulla carne.
Il sudore mi cola lungo la fronte, mescolandosi a qualcosa di più denso, più viscoso. È sperma, già versato da uno di loro poco prima, che mi scivola sugli occhi, bruciando leggermente mentre cerco di sbattere le palpebre. Ha un sapore amaro, appiccicoso, che mi riempie la bocca ogni volta che deglutisco. Il ragazzo davanti a me, un tipo robusto con una barba ispida, mi tiene la testa ferma con una mano, spingendo più a fondo. “Succhia, troia,” ringhia, la voce roca. “Lo so che ti piace. Guarda quanto sei affamato di cazzo.”
Dietro di me, l’altro non è da meno. Sento le sue mani afferrarmi i fianchi con forza, le unghie che quasi mi graffiano la pelle. “Cazzo, quanto sei stretto,” dice con un ghigno, dando una spinta più forte che mi fa gemere intorno al membro che ho in bocca. “Ti piace essere usato, eh? Solo un buco per noi.”
Gli altri ridono, un coro di voci derisorie che mi fa arrossire, anche se il calore della sauna nasconde il mio imbarazzo. Uno di loro, un ragazzo più giovane con i capelli rasati, si avvicina, il suo cazzo a pochi centimetri dalla mia faccia. “Guardatelo, è già un disastro,” dice, passandosi una mano sul membro con un movimento lento e provocatorio. “Non vede l’ora di essere inondato. Vero, puttanella? Vuoi tutta la nostra sborra?”
Non posso rispondere, non con la bocca così piena, ma il pensiero mi fa fremere. La sensazione di essere al centro della loro attenzione, di essere ridotto a un oggetto di piacere, mi travolge. Il vapore mi appesantisce i polmoni, ogni respiro è un sforzo, e il legno sotto di me è scivoloso di sudore e fluidi. Ogni spinta, ogni insulto, mi spinge più in profondità in un vortice di umiliazione e desiderio.
Ripenso a come tutto è iniziato, poche ore fa. Ero rimasto in palestra oltre l’orario di chiusura, un’abitudine che avevo preso per evitare la folla. Mi piaceva la quiete delle docce deserte, il silenzio rotto solo dal gocciolio dell’acqua. Ma quella sera, mentre mi insaponavo sotto il getto tiepido, avevo notato le occhiate. Prima uno, poi un altro, poi tutti. Ragazzi che non conoscevo, ma che mi guardavano con un’intensità che mi aveva fatto rabbrividire. Uno di loro, quello con la barba, aveva sorriso, un sorriso predatorio, mentre si asciugava a pochi passi da me. “Ti piace farti guardare, eh?” aveva detto a bassa voce, e io non avevo saputo cosa rispondere.
Non c’era stato bisogno di parole. Dopo le docce, mi avevano seguito nella sauna, un angolo nascosto della palestra che raramente qualcuno usava a quell’ora. Mi avevano circondato senza dire nulla, i loro corpi vicini, i loro sguardi che pesavano su di me come catene. “In ginocchio,” aveva ordinato uno di loro, il tono freddo e autoritario. Non avevo esitato. Il pavimento era caldo sotto di me, e in quel momento avevo capito cosa sarebbe successo. Non c’era via d’uscita, e una parte di me non la voleva nemmeno.
Torno al presente con un gemito strozzato quando il ragazzo davanti a me si tira indietro, il suo cazzo che schizza fuori dalla mia bocca con un suono bagnato. “Apri bene,” ordina, la voce tesa mentre si masturba furiosamente. Pochi secondi dopo, un fiotto caldo mi colpisce in faccia, colando lungo il naso e le guance, finendo sulle labbra. Il sapore è pungente, viscoso, e mi brucia leggermente la pelle già irritata dal sudore. “Cazzo, guarda come gli piace,” ride uno degli altri, avvicinandosi. “Non ne ha mai abbastanza.”
Un altro si fa avanti, e poi un altro ancora. Le loro mani si muovono veloci, i loro grugniti riempiono l’aria densa di vapore. “Prendila tutta, troia,” dice uno, mentre un altro getto mi colpisce, questa volta sul mento, scivolando lungo il collo e il petto. “Sei solo un buco per la nostra sborra, lo sai, vero?” aggiunge un altro, la voce carica di disprezzo. Le loro parole mi colpiscono come schiaffi, ma invece di ferirmi mi spingono a desiderare di più. Mi sento sporco, usato, e in qualche modo è esattamente ciò che voglio.
Dietro di me, il ragazzo che mi sta scopando aumenta il ritmo, le sue spinte diventano irregolari, selvagge. “Sto per venire,” ringhia, e con un ultimo affondo sento il calore dentro di me, un’esplosione che mi fa tremare. Si ritira con un grugnito, lasciandomi vuoto, ma non ho tempo di pensarci. Gli altri sono pronti, tutti e quattro in piedi davanti a me ora, i loro cazzi puntati come armi.
“Guardatelo, è un disastro,” dice quello coi capelli rasati, ridendo mentre si masturba a pochi centimetri dalla mia faccia. “Apri quella bocca, puttana. Vogliamo vederti bere tutto.” Obbedisco, la mascella dolorante, la lingua pesante di sapore amaro. Uno dopo l’altro, si svuotano su di me. Il primo mi colpisce sugli occhi, un fiotto denso che mi acceca temporaneamente, mentre un altro mi riempie la bocca, così tanto che non riesco a deglutire tutto e parte mi cola lungo il mento. “Cazzo, è una spugna,” ride uno di loro, mentre un terzo schizza sul mio petto, il liquido caldo che si mescola al sudore e scivola lungo il mio corpo.
L’ultimo, il più silenzioso del gruppo, si avvicina con un ghigno. “Ti piace essere coperto, vero?” dice, la voce bassa ma carica di scherno. “Guardati, sei patetico.” Il suo sperma mi colpisce in pieno volto, un getto abbondante che mi ricopre le guance, il naso, la fronte. Non riesco più a vedere nulla, solo una cortina bianca e appiccicosa che mi brucia la pelle. Il sapore mi riempie la bocca, il naso, ogni respiro è impregnato di quel sentore acre. Mi sento inondato, letteralmente sommerso, e il calore della sauna amplifica tutto, rendendo ogni sensazione più intensa, più insostenibile.
I loro grugniti si mescolano alle risate, un coro di derisione che mi fa avvampare. “Cazzo, sembra un quadro,” dice uno, passandosi una mano tra i capelli mentre mi guarda dall’alto. “Non ti basta mai, eh? Potremmo tornare domani e saresti ancora qui, in ginocchio, a implorare.” Un altro aggiunge: “Guardalo, non riesce nemmeno a parlare. Troppo pieno di sborra.” Ridono tutti, e io resto lì, tremante, il corpo che gocciola di fluidi, il respiro corto e affannoso.
Mi passo una mano sul viso, cercando di togliere almeno una parte di quello strato appiccicoso che mi ricopre, ma è inutile. È ovunque, sulla mia pelle, nei miei capelli, persino tra le dita. Il legno sotto di me è bagnato, scivoloso, e il vapore continua a soffocarmi, rendendo ogni movimento un’impresa. Non so quanto tempo resto così, piegato sulla panca, il corpo esausto e dolente. Sento i loro passi allontanarsi, le loro voci che si perdono nel rumore del vapore. Uno di loro, prima di andarsene, si volta e dice: “Ci vediamo presto, troia. Non dimenticarti di questo.”
Rimango solo, il silenzio che mi avvolge come il calore. Mi alzo con fatica, le gambe che tremano, e mi appoggio al muro. La sensazione di essere stato usato, di essere stato ridotto a un oggetto, mi pesa addosso come un macigno, ma c’è anche qualcos’altro. Una sorta di euforia, un brivido che non riesco a ignorare. Mi passo una mano sul petto, sentendo la consistenza appiccicosa sotto le dita, e chiudo gli occhi. Il sapore amaro mi resta in bocca, un promemoria di ciò che è appena successo.
Non so se tornerò qui, non so se li cercherò di nuovo. Ma mentre esco dalla sauna, il corpo ancora tremante, una parte di me sa che non dimenticherò mai questa notte. Il calore, il sudore, le loro voci, il peso del loro disprezzo e del loro desiderio. È tutto inciso nella mia pelle, come un tatuaggio invisibile che porterò con me per sempre.
