Racconti Piccanti
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Sul terrazzo al mare

Sul terrazzo al mare

01 Aprile 2026·6 min di lettura

La casa al mare degli zii era un rifugio di mattoni bianchi e persiane azzurre, un luogo di ricordi d’infanzia per Giulio e Lorenzo. Quella sera d’agosto, l’aria era densa di salsedine e di una tensione che nessuno dei due aveva mai nominato. Erano soli, gli altri familiari partiti per una cena in paese. Sul terrazzo, tra sedie di plastica e un tavolo ingombro di bicchieri vuoti, una bottiglia di vodka e qualche lattina di birra testimoniavano la loro serata. Giulio, 29 anni, capelli castani spettinati e un corpo snello, sedeva con le gambe accavallate, cercando di ignorare il calore che gli saliva alle guance. Lorenzo, 21 anni, atletico, con una maglietta aderente che metteva in risalto i muscoli delle spalle, era appoggiato alla ringhiera, una birra in mano, un sorriso storto sul viso abbronzato.

«Cazzo, fa caldo stasera,» esordì Lorenzo, passandosi una mano sul collo sudato. La sua voce era roca, un po’ impastata dall’alcol. Giulio annuì, evitando il suo sguardo, ma Lorenzo non sembrava intenzionato a lasciar cadere il discorso. Si avvicinò, buttandosi su una sedia di fronte a lui, le gambe divaricate in modo spavaldo. «Ehi, cugino, perché sei sempre così teso con me? Non mordo mica.» Rise, un suono profondo che fece sobbalzare Giulio.

«Non sono teso,» rispose Giulio, ma la sua voce tradiva un’insicurezza che non riuscì a nascondere. Prese un sorso di birra, il liquido freddo che gli scivolava in gola, ma non bastava a spegnere il fuoco che sentiva dentro. Lorenzo lo fissava, gli occhi scuri che brillavano di qualcosa di pericoloso, di provocatorio.

«Stronzate,» ribatté Lorenzo, inclinandosi verso di lui. «Lo so che mi guardi da anni, cugino. Non fare il santarellino. Ti vedo, sai? Quando pensi che non ti noto, i tuoi occhi sono sempre lì.» La sua mano scivolò lentamente verso il cavallo dei pantaloncini, stringendo il pacco con un gesto sfacciato. «Stasera te lo faccio assaggiare.»

Giulio sentì il cuore martellargli nel petto, un misto di imbarazzo e desiderio che lo travolse. «Lorenzo, smettila, sei ubriaco,» mormorò, ma le sue parole mancavano di convinzione. L’alcol gli annebbiava la testa, e il modo in cui Lorenzo lo guardava, con quella sicurezza arrogante, gli faceva tremare le mani.

«Ubriaco un cazzo,» rispose Lorenzo, alzandosi in piedi. La sua figura torreggiava su Giulio, che rimase seduto, incapace di muoversi. Lorenzo si abbassò i pantaloncini quel tanto che bastava per liberare il membro, già mezzo duro, davanti agli occhi di Giulio. «Guardalo bene, frocio. È tutto tuo stasera.» La sua voce era un ringhio basso, carico di comando.

Giulio deglutì a fatica, il respiro corto. «Non… non possiamo fare questa cosa,» provò a dire, ma il suo sguardo era incollato al cazzo di Lorenzo, alla pelle tesa, alle vene che pulsavano. Sentiva il sangue ribollirgli nelle vene, un’erezione che premeva nei suoi pantaloni nonostante tutto.

«Chiudi quella bocca e vieni qui,» ordinò Lorenzo, afferrandolo per i capelli con una mano e tirandolo verso di sé. Giulio si ritrovò in ginocchio quasi senza rendersene conto, il pavimento ruvido del terrazzo che gli graffiava la pelle. Lorenzo gli spinse la testa in avanti, il cazzo che gli sfiorava le labbra. «Succhialo, cugino. Fammi vedere come fai la puttana.»

Giulio esitò solo un istante prima di aprire la bocca, la lingua che sfiorava la punta salata. Lorenzo gemette, un suono gutturale, e gli afferrò i capelli più forte, spingendo con decisione. Il cazzo gli scivolò in gola, riempiendola, e Giulio tossì, gli occhi che si inumidivano per lo sforzo. «Cazzo, sì, così,» ringhiò Lorenzo, iniziando a muoversi con spinte violente, sbattendogli le palle sul mento a ogni affondo. Il suono umido e ritmato dei colpi riempiva l’aria, mescolandosi al respiro affannoso di entrambi. «Guardati, frocio, ti piace prenderlo in gola, eh? Sempre saputo che eri una troia.»

Giulio si abbandonò, le mani appoggiate sulle cosce di Lorenzo per reggersi, la bocca spalancata mentre lasciava che il cugino lo usasse. Ogni spinta era brutale, ogni insulto un colpo che lo eccitava di più. Sentiva il membro di Lorenzo pulsare contro la sua lingua, il sapore forte che lo invadeva, e il suo stesso cazzo duro nei pantaloni, implorante attenzione.

Dopo qualche minuto, Lorenzo lo tirò su per i capelli, facendolo alzare. «Basta con la bocca, ora ti voglio tutto,» disse, la voce carica di desiderio crudo. Lo spinse verso la porta che conduceva in casa, entrambi barcollanti per l’alcol e l’eccitazione. Arrivarono in camera, un letto disfatto al centro della stanza, e Lorenzo non perse tempo. «Spogliati e sdraiati a pancia in giù. Alza quel culo per me.»

Giulio obbedì, le mani tremanti mentre si toglieva i vestiti, il cuore che gli batteva all’impazzata. Si posizionò sul letto, il viso premuto contro il materasso, il sedere sollevato come gli era stato ordinato. Sentì Lorenzo sputare sulle dita, un gesto rapido e rozzo, prima che una mano gli spalancasse le natiche. «Cazzo, sei stretto, ma ci penso io ad aprirti,» mormorò Lorenzo, infilandogli due dita senza preavviso. Giulio si irrigidì, un gemito di dolore e piacere che gli sfuggì dalle labbra.

«Non fare storie, troia,» lo ammonì Lorenzo, muovendo le dita con forza, preparando il terreno. Poi, senza ulteriori indugi, si posizionò dietro di lui, il cazzo duro e bagnato che premeva contro l’entrata. Con una spinta brutale, lo penetrò, affondando fino in fondo. Giulio urlò, il bruciore che lo attraversava, ma Lorenzo non si fermò, iniziando a scoparlo con colpi secchi e profondi. «Prendilo tutto, cugino. Il frocio che si fa sfondare dal cazzo di famiglia. Ti piace, eh?»

Ogni parola era accompagnata da uno sculaccione forte, il suono della mano che colpiva la carne che risuonava nella stanza. Giulio si aggrappava alle lenzuola, il corpo scosso dai colpi, il dolore che si mescolava a un piacere viscerale, primordiale. Lorenzo gli afferrò i polsi, bloccandoglieli dietro la schiena con una mano, mentre con l’altra gli stringeva un fianco, usandolo come leva per spingere ancora più forte. «Cazzo, sei mio, lo senti? Questo culo è mio,» grugniva, il ritmo implacabile.

Dopo un po’, Lorenzo lo fece girare, sdraiandolo di lato e sollevandogli una gamba per avere un accesso migliore. Lo penetrò di nuovo, guardandolo dritto negli occhi mentre lo sbatteva con forza. «Guardami, frocio. Voglio vederti godere mentre ti sfondo,» ordinò, i colpi che si facevano ancora più intensi. Giulio ansimava, il sudore che gli colava lungo la fronte, il cazzo duro che sfregava contro il materasso a ogni spinta. Le sculacciate continuavano, ritmate, ogni colpo un’esplosione di calore sulla pelle.

Poi Lorenzo lo rigirò ancora, mettendolo faccia a faccia. Gli afferrò le caviglie, sollevandogliele sopra le spalle, e si spinse dentro di lui con una forza che sembrava volerlo spezzare. «Guardami negli occhi mentre ti sborro dentro,» ringhiò, il viso contratto dal piacere, i muscoli tesi sotto la pelle sudata. Giulio non poté fare altro che obbedire, i loro sguardi incatenati mentre Lorenzo accelerava, il respiro spezzato, i gemiti che si mescolavano ai suoni umidi dei loro corpi che si scontravano.

Giulio sentiva tutto: la pressione del cazzo di Lorenzo che lo riempiva, la durezza che lo spingeva al limite, il calore che si accumulava dentro di lui. Lorenzo gli mollava schiaffi sul culo a ogni spinta, la pelle che bruciava, e le sue parole continuavano a colpirlo come frustate. «Sei una puttana, cugino. Il frocio della famiglia che si fa inculare così. Prendi tutto, cazzo, prendilo!»

Con un ultimo affondo, Lorenzo venne, un ruggito che gli uscì dal petto mentre si svuotava dentro di lui. Giulio sentì il calore del seme che lo riempiva, abbondante, caldo, mentre Lorenzo si fermava, ansimando, il cazzo ancora dentro. «Resta così,» gli ordinò, la voce bassa ma ferrea. «Dormi con la mia sborra nel culo. Voglio che te la senti tutta la notte.»

Giulio, esausto, non rispose. Il corpo gli tremava, il respiro ancora irregolare, ma non si mosse. Sentiva il peso di Lorenzo sopra di sé, il calore del suo seme dentro, e un misto di sfinimento e appagamento che lo avvolgeva. Lorenzo si tirò fuori lentamente, un ultimo schiaffo sul culo di Giulio prima di sdraiarsi accanto a lui. «Brava troia,» mormorò, un sorriso soddisfatto sul viso, prima che il silenzio li avvolgesse entrambi.

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