Racconti Piccanti
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Un disastro di seta, pizzo e vergogna

Un disastro di seta, pizzo e vergogna

28 Marzo 2026·8 min di lettura

Giorgio, ventiquattro anni, un tipo robusto con la faccia da schiaffi e un ghigno che sa di guai, era appena rientrato a casa dopo una giornata passata a spaccarsi la schiena in cantiere. Puzzava di sudore e cemento, e l’unica cosa che voleva era una birra gelata e il divano. La casa era silenziosa, troppo per i suoi gusti. Sua madre era fuori per il weekend con quel coglione del suo nuovo compagno, e Federico, il suo fratellastro di ventidue anni, avrebbe dovuto essere in giro a fare chissà cosa con i suoi amici sfigati. Ma qualcosa non tornava. C’era un odore strano nell’aria, un misto di profumo dolce e tessuto vecchio, e un rumore di tacchi che ticchettavano piano proveniva dal corridoio.

“Ma che cazzo…” mormorò Giorgio, appoggiando la borsa da lavoro sul pavimento. Si avvicinò alla porta della camera di sua madre, da dove arrivava il rumore, e la aprì senza bussare. E lì, in tutto il suo assurdo splendore, c’era Federico. Il ragazzo, magro come un chiodo e con la faccia da angioletto caduto, era in piedi davanti allo specchio a figura intera, vestito con un completo da donna che sembrava uscito da un mercatino dell’usato anni Ottanta. Una gonna a tubino nera, un po’ troppo stretta sui fianchi, una camicetta di seta rosa shocking sbottonata fino a mostrare un petto liscio e bianco, e un paio di tacchi a spillo che lo facevano barcollare come un puledro appena nato. Aveva persino una parrucca bionda, di quelle economiche che sembrano fatte di plastica, e un trucco pesante, con rossetto rosso fuoco spalmato in modo approssimativo sulle labbra.

Giorgio rimase a bocca aperta per mezzo secondo, poi scoppiò a ridere così forte che quasi si strozzò. “Oh, porca troia, Fede! Ma che cazzo stai facendo? Sembri una drag queen che ha perso il casting per un bordello di provincia!”

Federico si voltò di scatto, gli occhi spalancati dal terrore, e cercò di coprirsi con le mani, ma non c’era niente da fare. Era un disastro ambulante, e Giorgio non riusciva a smettere di ridere. “No, no, no, cazzo, non muoverti! Stai da dio, giuro. Sei proprio una gran fica, sai?” disse, avvicinandosi con un passo lento, quasi predatorio. Federico arrossì fino alle orecchie, balbettando qualcosa di incomprensibile mentre cercava di togliersi la parrucca, ma Giorgio gli afferrò il polso con una presa ferrea. “Eh no, tesoro. Questo spettacolo non finisce qui. Resti così, chiaro? Non ti azzardare a cambiare una virgola.”

“Ma… Giorgio, dai, non fare lo stronzo, è solo… è uno scherzo, un gioco del cazzo,” provò a giustificarsi Federico, con la voce che gli tremava. Ma Giorgio lo interruppe con un sorrisetto cattivo. “Un gioco del cazzo? Ma guarda come ti sei conciato, bella mia. Hai pure messo il profumo di mammà, eh? Sei proprio una troietta in calore, lo sai?”

Si avvicinò ancora di più, squadrandolo da capo a piedi come un macellaio che valuta un pezzo di carne. “Gira su te stesso, dai, fammi vedere bene.” Federico esitò, ma un’occhiata dura di Giorgio lo fece cedere. Si voltò lentamente, barcollando sui tacchi, mentre Giorgio si grattava il mento con aria soddisfatta. “Cazzo, hai un culo che con ‘sta gonna sembra scolpito. Peccato per le gambe, un po’ secche, ma ci possiamo lavorare.” Allungò una mano e gli diede una pacca sul sedere, facendolo sobbalzare. Federico aprì la bocca per protestare, ma Giorgio lo zittì con un dito sulle labbra. “Shh, zitta, principessa. Qua comando io, e tu fai la brava.”

Cominciò a toccarlo senza ritegno, palpandogli i fianchi, stringendo la stoffa della gonna per sentire cosa c’era sotto, e addirittura sollevandogli la camicetta per guardargli la pancia piatta. “Niente tette, eh? Peccato. Ma ci accontentiamo,” disse con un ghigno, pizzicandogli un capezzolo con una forza che fece sussultare Federico. “Giorgio, cazzo, smettila!” provò a ribellarsi il ragazzo, ma la sua voce era debole, quasi un sussurro. Giorgio lo ignorò completamente, continuando a esplorare con le mani callose, ruvide di lavoro, che contrastavano con la pelle liscia e delicata di Federico. “Oh, ma guarda come arrossisci, puttanella. Ti piace, eh? Ti piace essere trattata come una femmina da un vero uomo.”

Lo fece girare di nuovo, mettendolo di fronte allo specchio. “Guardati, Fede. Guarda che bella troia sei. Non sei contento di essere la mia bambolina?” Federico abbassò lo sguardo, imbarazzato, ma Giorgio gli sollevò il mento con forza, obbligandolo a guardarsi. “Non fare la timida, su. Sorridi per lo specchio.” Poi, con un movimento rapido, tirò fuori il telefono dalla tasca. “Sai che cazzo, facciamo un filmino. Qualcosa da riguardare quando mi annoio.” Federico spalancò gli occhi. “No, dai, non fare lo stronzo, Giorgio!” Ma Giorgio era già partito, con la telecamera puntata su di loro. “Zitta, troia. Ora fai la brava e obbedisci.”

Si posizionò dietro di lui, sempre davanti allo specchio, e con una mano gli abbassò la testa. “In ginocchio, bella. Ora mi fai vedere quanto sei brava con la bocca.” Federico esitò, il viso paonazzo, ma Giorgio non gli diede scelta, spingendolo giù con una mano sulla spalla. “Non fare storie, dai. Lo so che lo vuoi.” Con l’altra mano si slacciò i jeans, tirando fuori il cazzo già mezzo duro, e lo agitò davanti alla faccia di Federico. “Guarda qua, un bel giocattolo per te. Apri quella boccuccia rossa e succhia.”

Federico, con le guance che bruciavano di vergogna, obbedì, prendendo il membro di Giorgio tra le labbra maldestre. Giorgio emise un gemito soddisfatto, tenendo il telefono con una mano per riprendere tutto. “Cazzo, sì, così, brava. Guarda nello specchio mentre lo fai, guarda che bella puttana sei.” Federico alzò gli occhi, incrociando il proprio riflesso: il rossetto sbavato, la parrucca storta, e il cazzo di Giorgio che gli riempiva la bocca. Giorgio rideva, godendosi lo spettacolo. “Oh, porca troia, sei un fenomeno. Succhia più forte, dai, non fare la delicata.”

Lo guidava con una mano sulla nuca, spingendolo a prendere di più, mentre con l’altra zoomava sul viso di Federico per il video. “Guarda che faccia da troia, cazzo. Sembri nata per questo.” Federico tossì, cercando di respirare, ma Giorgio non mollava, continuando a spingere con un ritmo sempre più insistente. “Sì, così, bella mia, fai vedere quanto sei brava. Fammi venire in quella boccuccia da zoccola.” Ma prima che accadesse, si tirò indietro, ansimando. “No, cazzo, non ancora. Ho un’idea migliore.”

Lo fece alzare, barcollante sui tacchi, e lo spinse verso il tappeto al centro della stanza. “Mettiti a quattro zampe, troietta. Ora ti faccio vedere cosa succede alle femmine come te.” Federico, con il respiro corto e la faccia ancora rossa, obbedì, posizionandosi sul tappeto con le mani e le ginocchia. Giorgio gli sollevò la gonna con un gesto brusco, scoprendo un paio di mutandine di pizzo nero che doveva aver rubato dal cassetto di sua madre. “Porca troia, ma guarda qua. Hai pensato a tutto, eh? Sei proprio una puttana nata.” Gli abbassò le mutande con uno strattone, lasciandogliele a metà coscia, e sputò sulla mano per lubrificarsi il cazzo.

“Rilassati, bella, che ora ti apro per bene,” disse con un ghigno, posizionandosi dietro di lui. Federico emise un gemito strozzato quando Giorgio cominciò a spingere, lento ma deciso, senza dargli il tempo di abituarsi. “Cazzo, sei stretto, eh? Ma tranquilla, ci pensa il tuo uomo a sistemarti.” Con una spinta più forte, entrò del tutto, facendo urlare Federico, che affondò la faccia nel tappeto per soffocare il suono. Giorgio rise, dandogli una sculacciata sonora. “Oh, sì, urla, troia. Fammi sentire quanto ti piace.”

Cominciò a muoversi con un ritmo brutale, senza riguardo, afferrando i fianchi di Federico con le mani ruvide mentre lo inculava senza sosta. “Cazzo, che bel culo, Fede. Sembri fatto apposta per prendere cazzi. Gemi più forte, dai, voglio sentirti fare la puttana come si deve.” Federico, con la voce rotta, non poté fare altro che obbedire, lasciando uscire gemiti acuti che sembravano usciti da un porno di serie B. Giorgio si chinò su di lui, mordendogli un orecchio mentre continuava a pompare. “Brava, così, urla per me. Fammi vedere quanto sei troia.”

Il tappeto ruvido graffiava le ginocchia di Federico, ma Giorgio non ci badava, perso nel suo piacere. Ogni tanto gli dava una pacca sul culo, lasciando segni rossi sulla pelle pallida, e rideva vedendolo sobbalzare. “Oh, cazzo, guarda come ti muovi, bella mia. Sembri una cagna in calore. Ti piace, eh? Dillo che ti piace.” Federico, con il fiato corto e la voce tremante, riuscì a malapena a mormorare un “sì”, ma tanto bastò a far sorridere Giorgio. “Brava, lo sapevo. Sei la mia puttanella preferita.”

Continuò a scoparlo senza sosta, cambiando ritmo solo per prolungare il divertimento, a volte lento e profondo, altre volte veloce e brutale, fino a far tremare Federico sotto di lui. “Cazzo, sto per venire, troia. Dove lo vuoi? Dentro o fuori?” chiese, più per provocazione che per reale interesse. Federico non rispose, troppo preso a gemere e a cercare di reggersi, e Giorgio decise per lui, stringendogli i fianchi con forza mentre si svuotava dentro di lui con un grugnito soddisfatto. “Ecco, bella, prendi tutto. Un bel regalino dal tuo uomo.”

Si tirò indietro lentamente, lasciando Federico accasciato sul tappeto, con la gonna sollevata e il trucco completamente sfatto. Giorgio si rialzò, aggiustandosi i jeans con un sorrisetto compiaciuto. “Cazzo, Fede, sei stato uno spettacolo. La prossima volta metti un completino più sexy, però. Questo fa un po’ vecchia zia.” Si chinò a raccogliere il telefono, che aveva appoggiato poco lontano, e controllò il video. “Oh, porca troia, è venuto benissimo. Questo lo tengo per le serate solitarie.”

Federico, ancora a terra, cercò di tirarsi su, ma le gambe gli tremavano troppo. “Sei uno stronzo, Giorgio,” mormorò, con la voce roca. Giorgio scoppiò a ridere, dandogli un colpetto sulla testa. “E tu sei una gran troia, Fede. Ma tranquillo, il tuo segreto è al sicuro con me. Basta che fai la brava e obbedisci.” Gli fece l’occhiolino, poi si voltò per andare a prendersi quella birra che sognava da ore, lasciando Federico sul tappeto, un disastro di seta, pizzo e vergogna.

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