Voglio il tuo cazzo sulla spiaggia
Sono Sara, ho vent’anni e fino a un mese fa non avevo mai fatto niente con un ragazzo. Niente di niente, capito? Non perché non volessi, ma perché non mi sentivo mai pronta, sempre lì a pensare troppo. Poi è successo. E giuro, non me l’aspettavo proprio. È stato durante una vacanza al mare, in un paesino di merda sulla costa, dove non c’è un cazzo da fare se non bere e guardare l’acqua. Ero lì con mio cugino Marco e qualche suo amico, gente più grande di me. Tra loro c’era Luca, 28 anni, uno che mi faceva girare la testa dal primo giorno. Alto, capelli mossi, un sorriso da stronzo che ti fa venir voglia di scoprire cosa nasconde. Non so, aveva un modo di guardarmi che mi faceva sentire nuda anche con il costume addosso.
I primi giorni stavamo sempre tutti insieme, grigliate, birre, cazzate. Luca ogni tanto mi cercava con gli occhi, mi faceva qualche battuta, tipo “Sara, ma non ti scotti con ‘sto sole? Vuoi che ti spalmi la crema?”. E io, scema, arrossivo e ridevo come una deficiente. Dentro di me però ci pensavo, eccome. Mi immaginavo le sue mani sulla schiena, sul culo. Mi sentivo una pervertita, ma non riuscivo a smettere. Ogni sera, tornando in camera, ero bagnata solo a pensarci. Però mi dicevo: “Sara, calmati, non è niente, lui scherza e basta”. E poi, cazzo, ero vergine, non sapevo neanche da dove cominciare.
Una mattina, dopo una settimana che ci giravamo attorno, Luca mi ha preso in disparte mentre facevamo colazione. “Oggi niente gruppo, Sara. Ti porto in un posto che non conosce nessuno, una spiaggia nascosta. Solo io e te, che dici?”. Il cuore mi è salito in gola. Avrei voluto dire di no, ma il suo sguardo, quel tono sicuro… ho detto sì senza neanche pensarci. Ero terrorizzata, ma anche eccitata da morire. Mi sembrava un’occasione, come se stessi per fare qualcosa di proibito. Ho preso lo zaino, costume, asciugamano, e siamo partiti con la sua moto. Sentire il suo corpo dietro di me, le mani che ogni tanto mi sfioravano i fianchi, mi faceva già tremare.
La spiaggia era davvero isolata, un angolo di paradiso tra rocce e mare, senza anima viva. Abbiamo steso gli asciugamani e ci siamo sdraiati al sole. Lui ha tirato fuori una birra, ne abbiamo bevuta una a testa, e piano piano ha iniziato a parlare di cose più intime. “Sara, dimmi la verità, sei mai stata con qualcuno?”. Io, rossa come un pomodoro, ho balbettato un “no”. Lui ha sorriso, non da stronzo, ma in un modo che mi ha fatto sentire a mio agio. “Non c’è niente di male, sai. Se vuoi, posso farti vedere come si sta bene”. Ero un mix di vergogna e voglia. Ho abbassato lo sguardo, ma ho annuito. Non so perché, forse perché lo desideravo da giorni, forse perché ero stufa di aspettare.
Si è avvicinato, lentamente, e mi ha messo una mano sul ginocchio. “Se non vuoi, dimmelo, ok?”. Ma io non ho detto niente, lo lasciavo fare. La sua mano è salita piano lungo la coscia, sotto il costume, e io sentivo il cuore che mi scoppiava. Mi ha baciato il collo, poi le labbra, un bacio lento, caldo, con la lingua che mi cercava. Io ero impacciata, ma mi lasciavo guidare. “Sei bellissima, Sara”, mi ha detto, e mi ha slacciato il pezzo sopra del costume. I miei seni erano lì, nudi sotto il sole, e lui li ha guardati con una fame che mi ha fatto bagnare ancora di più. Mi ha toccato i capezzoli con le dita, poi con la lingua, succhiandoli piano. Io ansimavo, non riuscivo a stare ferma, sentivo un fuoco dentro che non avevo mai provato.
“Girati un attimo”, mi ha detto, e mi ha fatto stendere a pancia in giù. Mi ha tolto il pezzo sotto del costume, lasciandomi completamente nuda. Ero imbarazzata da morire, ma anche eccitata. Sentivo l’aria calda sulla pelle e le sue mani che mi accarezzavano il culo, scendendo tra le gambe. “Cazzo, sei già fradicia”, ha mormorato. Ha iniziato a toccarmi lì, con le dita, prima piano, poi più deciso, trovando quel punto che mi faceva impazzire. Io gemevo, non riuscivo a controllarmi, spingendo il bacino contro la sua mano. “Ti piace, eh? Dimmi quanto ti piace”, mi sussurrava, e io, tra un gemito e l’altro, balbettavo “Sì, tanto… non smettere”. Mi ha fatto aprire le gambe di più, e con due dita ha iniziato a entrare dentro di me, piano, per non farmi male. Era una sensazione strana, un po’ di fastidio ma tanto piacere. Mi massaggiava anche il clitoride con il pollice, e io sentivo che stavo per venire. “Luca… sto per…”, non ho neanche finito la frase che sono esplosa, un orgasmo fortissimo, con le gambe che tremavano e il fiato corto.
Non mi ha dato tempo di riprendere fiato. Si è tolto il costume, e ho visto il suo cazzo, duro, grosso, che mi ha fatto un po’ paura. “Tranquilla, andiamo piano”, ha detto. Mi ha fatta mettere sopra di lui, a cavalcioni, così potevo controllare io. Mi ha guidata, tenendomi per i fianchi, e piano piano mi sono abbassata su di lui. Sentivo la punta che mi entrava, un po’ di dolore, ma lui mi accarezzava e mi diceva: “Brava, così, piano… sei una troietta perfetta, lo sai?”. Quelle parole, così crude, mi eccitavano ancora di più. Ho spinto di più, sentendolo entrare tutto, e ho stretto i denti per il fastidio. Ma poi, muovendomi su e giù, ha iniziato a essere bello, un piacere profondo. “Cazzo, sei stretta, mi fai impazzire”, mi sussurrava all’orecchio, mordendomi il lobo. Io gemevo forte, il suono del mare che copriva i nostri versi, l’odore di salsedine mischiato al sudore. Lui mi stringeva il culo, guidandomi nei movimenti, e poi ha accelerato, spingendo dal basso. “Vieni ancora per me, dai”, mi ha detto, e io sentivo quella pressione crescere di nuovo. Quando sono venuta, urlando il suo nome, anche lui è esploso dentro di me, con un grugnito che mi ha fatto rabbrividire.
Siamo rimasti lì, sdraiati, sudati, con il sole che ci bruciava la pelle. Mi sentivo diversa, come se avessi perso qualcosa ma guadagnato molto di più. “Tutto ok?”, mi ha chiesto, e io ho annuito, un po’ in imbarazzo. Ci siamo rivestiti in silenzio, ma non era un silenzio pesante. Tornando indietro, sulla moto, mi teneva stretta, e io sorridevo come una scema. Non so cosa succederà ora, ma quel giorno sulla spiaggia non me lo dimenticherò mai.
