Sono Giovanni, ho trent’anni e sto passando una settimana da sogno a Santorini, in Grecia. Non è il panorama a rendermi così eccitato, però. È quello che sta succedendo stasera, in una villa affittata da un gruppo di ragazzi che ho conosciuto ieri in un bar del centro. Siamo in sei: io, un altro italiano di nome Marco, due tedeschi, Lukas e Hans, un francese che si chiama Julien e un inglese, Tom. Sono tutti sui trent’anni, tipi normali, ma con un’energia selvaggia che mi ha attirato subito. Dopo qualche birra, ieri sera, hanno buttato lì l’idea di una partita a carte con un “premio” particolare. Io non ci ho pensato due volte.
Adesso sono qui, sotto il tavolo della cucina, in ginocchio, con il pavimento duro che mi preme contro le rotule. Sopra di me, i ragazzi sono seduti attorno al tavolo di legno, ridono, urlano, mischiano le carte. L’odore di birra e sudore maschile mi avvolge, e il cuore mi batte così forte che quasi lo sento nelle orecchie. Hanno stabilito le regole: chi vince il turno, vince anche la mia bocca per cinque minuti. Se qualcuno vince più turni di fila, resto con lui finché non perde. È un gioco, ma per me è molto di più. Sento già l’adrenalina scorrermi nelle vene.
“Dai, Marco, muoviti a giocare, non abbiamo tutta la notte!” grida Tom con il suo accento inglese marcato, mentre le carte sbattono sul tavolo. Marco ride, una risata profonda, e risponde: “Tranquillo, tanto so che vinco io. Giovanni, preparati, bello mio.” La sua voce mi arriva come un ordine, e io, sotto il tavolo, sento un brivido lungo la schiena. Non rispondo, ma so che mi sentono respirare. Sono già pronto, con la bocca che quasi trema dall’aspettativa.
Il primo turno lo vince proprio Marco. Sento la sua sedia scricchiolare mentre si sposta leggermente, poi la sua voce: “Vieni qua, dai, non farmi aspettare.” Mi sposto verso di lui, le ginocchia che strisciano sul pavimento, e trovo le sue gambe già aperte. Slaccio i suoi pantaloncini con mani veloci, e il suo cazzo salta fuori, già mezzo duro. È grosso, spesso, con una vena che pulsa lungo l’asta. L’odore è forte, un mix di sudore e mascolinità che mi fa girare la testa. Lo prendo in bocca senza esitazione, sentendo il calore della sua carne contro la lingua. È salato, la pelle liscia ma ruvida sulla punta. Comincio a succhiare, muovendo la testa avanti e indietro, mentre sopra di me lui grugnisce di piacere.
“Porca troia, sì, così,” mormora Marco, con la voce roca. Gli altri ridono, fanno battute, ma io non ci faccio caso. Sono concentrato sul suo cazzo, sul modo in cui si indurisce completamente nella mia bocca, sul sapore che si intensifica a ogni movimento. Ogni tanto lo tiro fuori per leccare l’asta, arrivando fino alla base, e lui geme più forte. I cinque minuti passano veloci, e quando il turno finisce, Marco mi spinge via con una mano sulla testa. “Basta, basta, sennò vengo subito. Vai a prendere un’altra birra, dai.”
Mi alzo da sotto il tavolo, con il fiato corto e la bocca ancora umida. Gli altri mi guardano, alcuni con un sorrisetto, altri con uno sguardo carico di desiderio. Vado al frigo, prendo una birra fredda e gliela porto. “Ecco qua,” dico, con la voce un po’ rauca. Marco la prende senza nemmeno guardarmi negli occhi. “Bravo, ora torna sotto. Vediamo chi vince stavolta.”
Il turno successivo lo vince Lukas, uno dei tedeschi. È alto, con gambe muscolose, e quando mi sposto verso di lui, sento il suo odore, più acre di quello di Marco. Slaccio i suoi jeans e tiro fuori il suo cazzo: è più lungo che spesso, con la punta già bagnata di precum. Lo prendo in bocca, sentendo il sapore amaro che mi esplode sulla lingua. Lukas non parla molto, ma i suoi gemiti sono profondi, gutturali, quasi animali. “Ja, ja, genau so,” mormora in tedesco, e io capisco che gli piace. Muovo la testa più veloce, succhiando con forza, mentre con una mano gli stringo la base. Il suo cazzo pulsa, e sento che potrebbe venire, ma i cinque minuti finiscono prima. Mi tira via con un grugnito, e io resto con la bocca aperta, ansimando.
Il gioco va avanti così per un po’. Passo da uno all’altro: Hans ha un cazzo più corto ma incredibilmente spesso, che mi riempie la bocca fino a farmi quasi soffocare; Julien è più delicato, ma i suoi gemiti in francese mi fanno impazzire; Tom, l’inglese, è il più rumoroso, mi insulta in inglese con parole dure ma eccitanti mentre glielo succhio, spingendomi la testa contro di lui. Ogni cazzo è diverso, ogni sapore unico, ogni odore un’ondata che mi travolge. Ogni tanto mi fanno uscire per prendere da bere, e io obbedisco, con le ginocchia che tremano e il cuore che martella.
Dopo un’ora, o forse più, sono tutti ubriachi. Hanno smesso di giocare a carte, e l’atmosfera è cambiata. Marco mi guarda con occhi lucidi e dice: “Basta giochi, ora si fa sul serio. Vieni qua.” Mi tira su da sotto il tavolo, e io mi alzo, con le gambe che quasi cedono. Mi spingono verso il divano, e in un attimo sono a quattro zampe, con i pantaloni abbassati. Non c’è tempo per pensare, non c’è tempo per niente. Marco è il primo. Sputa sulla mano, si lubrifica il cazzo e me lo spinge dentro senza troppi complimenti. Il dolore è acuto, bruciante, ma si mischia a un piacere profondo che mi fa gemere. È grosso, e sento ogni centimetro che mi apre, che mi riempie. “Cazzo, sei stretto,” grugnisce, mentre comincia a muoversi, spingendo con forza. Le sue mani mi stringono i fianchi, le unghie che affondano nella pelle. Ogni colpo è un’esplosione, un mix di dolore e godimento che mi fa tremare. Il suono dei suoi fianchi che sbattono contro il mio culo riempie la stanza, insieme ai suoi gemiti e ai miei.
Non ci mette molto. Dopo qualche minuto, sento il suo cazzo pulsare dentro di me, e poi il calore del suo sperma che mi riempie. “Oh, cazzo, sì,” ansima, mentre si svuota. Si tira fuori con un movimento brusco, e io sento il suo sperma colarmi lungo le cosce. Non ho nemmeno il tempo di respirare che Lukas prende il suo posto. Il suo cazzo lungo scivola dentro più facilmente, grazie al seme di Marco, ma la sensazione è comunque intensa. Mi scopa con ritmo costante, lento ma profondo, e ogni spinta mi fa gemere più forte. “Gefällt dir das?” mi chiede, e io annuisco, incapace di parlare. Il suo sperma si aggiunge a quello di Marco, caldo e abbondante, e io sento il culo sempre più pieno, sempre più bagnato.
Poi è il turno di Hans. Il suo cazzo spesso mi fa quasi urlare quando entra, allargandomi oltre ogni limite. È brutale, senza freni, e ogni spinta mi scuote tutto. Il dolore è forte, ma lo voglio, lo desidero. Sento il sudore colarmi lungo la schiena, il respiro affannoso, i gemiti che mi sfuggono senza controllo. Hans viene con un ruggito, e il suo sperma si mischia agli altri, un’onda calda che mi travolge.
Julien è più lento, quasi sensuale, ma comunque deciso. Mi scopa con movimenti fluidi, sussurrandomi parole in francese che non capisco ma che mi fanno impazzire. “Tu es magnifique,” dice, e io sento il suo cazzo pulsare mentre mi riempie. Infine, Tom. È il più selvaggio di tutti. Mi afferra per i capelli, tirandomi la testa indietro, e mi scopa con una furia che mi lascia senza fiato. “Take it, fucking take it,” ringhia, e ogni spinta è un colpo che mi fa tremare. Quando viene, è un’esplosione, e io sento il suo sperma unirsi al resto, un peso caldo e appiccicoso dentro di me.
Quando finiscono, sono distrutto. Mi lasciano lì, sul divano, con il culo che brucia e il corpo che trema. Non mi guardano nemmeno. Marco si rimette a giocare a carte con Julien, ridendo come se niente fosse. Lukas e Hans si siedono con i telefoni in mano, scrollando distrattamente. Tom sparisce in bagno, probabilmente per farsi una doccia. Io resto lì, sdraiato sul divano, con il respiro ancora pesante. Sento il loro sperma dentro di me, un misto di calore e appiccicosità che mi cola lentamente fuori. Non mi muovo, non dico niente. Chiudo gli occhi, e il mondo svanisce mentre scivolo in un sonno profondo, esausto, soddisfatto, con il corpo ancora pulsante di quello che è appena successo.
