La vacanza che cambiò tutto
Sono Giorgio, ho 45 anni, un lavoro da dirigente che mi sta succhiando l’anima e, diciamocelo, un problemino là sotto che mi fa venire i sudori freddi. Non è che non voglia, è che a volte il mio amico non collabora, e questo mi fa sentire un mezzo uomo. Mia moglie Sofia, 29 anni, è una biondina da capogiro: tette piene, culo sodo, un corpo che sembra fatto apposta per essere guardato. E lei lo sa, cazzo se lo sa. Le piace mettersi in mostra, camminare sulla spiaggia con quei bikini minuscoli che lasciano poco all’immaginazione. E io? Beh, ammetto che mi eccita da morire vedere gli altri uomini che la fissano, ma allo stesso tempo mi rode il fegato. È una sensazione strana, un misto di orgoglio e gelosia che mi fa venire il sangue al cervello… e a volte anche da un’altra parte, quando funziona.
Siamo in vacanza in un residence sul mare, un posto carino con piscina e spiaggia privata. Io sono qui per staccare, per cercare di rilassarmi un po’, ma Sofia non sta ferma un attimo. Ogni mattina si piazza in spiaggia, si spalma la crema solare con quelle mosse lente e provocanti, e io vedo gli occhi degli altri che le si incollano addosso. “Smettila di fare la stronza,” le dico ogni tanto, ma lei ride e mi risponde: “Dai, Giorgio, lo sai che ti piace.” E ha ragione, porca miseria.
Un giorno, mentre siamo sdraiati sotto l’ombrellone, si avvicina un tizio. È l’animatore del residence, un ragazzo nero, alto due metri, con un fisico che sembra scolpito nel marmo. Spalle larghe, addominali da paura, e un sorrisetto che dice “so cosa vuoi”. Si presenta come Jamal, 27 anni, e ha una voce profonda che ti entra dentro. “Tutto bene, ragazzi? Se vi serve qualcosa, sono qua,” dice, guardando Sofia dritta negli occhi. Lei si tira su, si aggiusta il bikini che le scopre mezzo seno, e gli sorride. “Grazie, Jamal, magari un cocktail più tardi?” Io stringo i denti, sento il cuore che mi batte forte. Non so se voglio spaccargli la faccia o vedere dove va a finire questa cosa.
Nei giorni successivi, Jamal diventa una presenza fissa. Porta drink, organizza giochi in spiaggia, e ogni volta trova una scusa per parlare con Sofia. Lei ci sta, ride alle sue battute, gli tocca il braccio muscoloso come se fosse la cosa più normale del mondo. Io sono un fascio di nervi, ma non dico nulla. Una parte di me vuole fermarla, un’altra parte… beh, vuole vedere. Una sera, dopo cena, siamo al bar del residence e Jamal si siede con noi. “Allora, Sofia, ti stai divertendo?” le chiede, ignorandomi completamente. Lei si morde il labbro, fa la civetta: “Sì, ma potrebbe andare meglio.” Io deglutisco, sento un calore strano nello stomaco. “Che vuoi dire?” le chiedo, con la voce che trema un po’. Lei mi guarda, maliziosa. “Dai, Giorgio, lo sai. Magari una serata diversa.” Jamal sorride, capisce al volo. “Se volete, posso venire da voi più tardi. Solo per un drink, eh.” Io sto zitto, ma il mio silenzio è un sì.
Torniamo in camera, il cuore mi batte a mille. Sofia è elettrica, si cambia e mette un vestitino leggero che non nasconde niente. “Non sei obbligato a fare niente, amore,” mi dice, ma nei suoi occhi c’è una voglia che non vedevo da tempo. Quando Jamal bussa alla porta, entro in un’altra dimensione. Entra, si siede sul divano come se fosse casa sua, e iniziamo a bere. L’atmosfera si fa pesante, l’aria sembra carica di elettricità. Sofia si avvicina a lui, gli mette una mano sulla coscia. Io guardo, immobile, con un misto di rabbia e desiderio che mi brucia dentro. Jamal le accarezza la schiena, scende fino al culo, e lei non si tira indietro. “Ti piace?” gli chiede, con quella voce da gatta in calore. “Cazzo, sì,” risponde lui, e io sento una fitta al petto, ma anche un’erezione che non avevo da mesi, anche se non dura.
I preliminari sembrano durare un’eternità. Jamal la bacia sul collo, le sue mani grandi le stringono i fianchi, mentre lei gli slaccia la camicia e gli passa le dita sugli addominali. “Dio, sei una roccia,” gli dice, e io mi sento minuscolo sulla poltrona. Lui le tira su il vestitino, scoprendo le mutandine di pizzo nero, e le accarezza tra le cosce. Sofia geme piano, si gira verso di me e mi guarda con un sorrisetto crudele. “Vedi, Giorgio? Questo è un uomo.” Mi brucia, ma non riesco a staccare gli occhi. Jamal le toglie il vestito, le sgancia il reggiseno, e i suoi seni pieni rimbalzano fuori. Lui li prende in mano, li stringe, le succhia i capezzoli rosa mentre lei si inarca contro di lui. Io stringo i braccioli della poltrona, il respiro corto. Lui le fa scivolare una mano nelle mutandine, la tocca, e lei si morde il labbro, chiude gli occhi. “Cazzo, sei già bagnata,” le dice, e lei ride piano. “Colpa tua.” Lui si toglie i pantaloni, e quando vedo il suo cazzo, grosso e duro, capisco che non c’è partita. Sofia lo guarda con gli occhi che brillano, lo prende in mano, lo accarezza lentamente, poi si china e glielo lecca, dalla base alla punta, con una lentezza che mi fa impazzire.
Quando arrivano al dunque, sono già fuori di me. Jamal la spinge sul letto, a pancia in giù, le tira giù le mutandine e le divarica le gambe. La sua pelle chiara contro quella scura di lui è uno spettacolo che mi fa girare la testa. Si mette dietro di lei, le sfrega il cazzo tra le cosce, e lei geme: “Dai, mettimelo dentro.” Lui non se lo fa dire due volte, la penetra piano, ma con decisione, e Sofia caccia un urlo soffocato. “Cazzo, è enorme,” dice, voltandosi verso di me. “Guarda come mi fa godere uno vero, Giorgio.” Ogni parola è un coltello, ma non riesco a smettere di guardare. Lui inizia a spingere, lento ma profondo, il letto cigola sotto i loro movimenti. Le sue mani le stringono i fianchi, il suo bacino sbatte contro il suo culo con un rumore secco. L’odore di sudore e sesso riempie la stanza, i loro gemiti si mischiano. “Ti piace, eh?” le chiede lui, dandole una sculacciata. “Sì, cazzo, non smettere,” risponde lei, ansimando. La gira sulla schiena, le alza le gambe sulle sue spalle, e la sbatte più forte. I seni di Sofia ballano a ogni spinta, il suo viso è rosso, i capelli biondi appiccicati alla fronte. Mi guarda di nuovo, con un ghigno. “Visto? Questo è scopare.” Io non dico niente, sono paralizzato, ma dentro di me sto bruciando.
Cambiano posizione più volte, come se fosse una maratona. La mette a pecorina, poi di lato, con una gamba sollevata, poi lei sopra di lui, che cavalca quel cazzo come se non ci fosse un domani. Ogni movimento è preciso, brutale, i loro corpi sudati che scivolano uno contro l’altro. “Sto per venire,” dice lei a un certo punto, con la voce rotta. “Fallo, troia,” risponde lui, e la sbatte ancora più forte finché lei non urla, tremando tutta. Lui continua per un’altra mezz’ora, instancabile, finché non viene dentro di lei con un grugnito animalesco. Sofia crolla sul letto, ansimante, con le cosce ancora aperte, il corpo lucido di sudore.
Jamal si alza, si riveste e se ne va con un “Ci vediamo in spiaggia.” Sofia si gira verso di me, abbronzata, spettinata, con un sorriso soddisfatto. “Vieni qui,” mi ordina, e io obbedisco come un cagnolino. Mi fa mettere in ginocchio tra le sue gambe, la sua fica è rossa, dilatata, ancora sporca di lui. “Leccami, Giorgio. E sappi che d’ora in poi lo faremo almeno due volte al mese.” Io non dico niente, abbasso la testa e faccio come dice, mentre il sapore amaro mi riempie la bocca.
