Racconti Piccanti
Racconti Piccanti

Due grossi cazzi per roberto

Due grossi cazzi per roberto

13 Maggio 2026·5 min di lettura

Roberto, ventidue anni di pura fighetta repressa, era lì a quattro zampe sul pavimento del bagno come il coglioncello che era. Il culo pallido e depilato sporgeva all’indietro, ingoiando con avidità un plug di gomma nera spesso cinque centimetri alla base. La ventosa era ben attaccata alla parete e lui spingeva avanti e indietro il bacino come una troia in calore, facendo sbattere le palle contro le cosce a ogni movimento. Il plug entrava e usciva con un rumore osceno di risucchio, dilatandogli l’ano già lucido di lubrificante. Roberto ansimava piano, stringendo i denti, mentre la prostata gli mandava scariche di piacere dritto al cazzo mezzo duro che gli penzolava tra le gambe.

La porta del bagno si aprì di colpo.

«Ma guarda questo finocchio di merda» disse Massimo, il coinquilino napoletano di ventitré anni, con un ghigno enorme sulla faccia. Era alto, muscoloso, e già si stava palpando il pacco nei pantaloni della tuta. «Continua a muovere quel culone, non ti fermare. Voglio vedere come ti inculi da solo.»

Roberto diventò rosso fino alle orecchie, ma il tono di Massimo non ammetteva repliche. Continuò a spingere il culo sul plug, più veloce, mentre il napoletano si abbassava i pantaloni e tirava fuori un cazzo già mezzo duro, spesso e venoso, lungo quasi venti centimetri.

«Apri quella bocca da puttana.»

Roberto ubbidì. Massimo gli infilò il cazzo tra le labbra senza complimenti, spingendo fino a fargli toccare la gola. Il sapore era forte, muschiato, di maschio sudato dopo una giornata. Roberto succhiava avidamente, la lingua che girava intorno al glande, mentre il culo continuava a scoparsi sul plug con colpi ritmici e bagnati.

«Bravo, così. Succhialo bene mentre ti allarghi il buco. Sei proprio nato per questo, eh?» rideva Massimo, tenendogli la testa ferma con una mano e scopandogli la bocca con spinte profonde. I suoni erano volgari: glug, glug, glug mentre la saliva colava sul mento di Roberto e i risucchi del plug dal culo.

Massimo prese il telefono con l’altra mano e compose un numero. «Ehi Fra, vieni qua a casa. Ho trovato il nostro tappetino nuovo che si sta preparando il culo da solo. Sì, porta il cazzo carico. Veloce.»

Venti minuti dopo, durante i quali Roberto aveva continuato a succhiare e a muovere il culo senza sosta, suonò il campanello. Massimo tirò fuori il cazzo lucido di saliva dalla bocca del ragazzo.

«A quattro zampe, troia. Cammina fino al salotto.»

Roberto, con le labbra gonfie e l’ano che pulsava intorno al plug ancora infilato, obbedì. Strisciò carponi sul pavimento, il culo alto, il plug che ondeggiava a ogni movimento. Massimo e l’amico, un tipo robusto con un cazzo ancora più grosso, lo guardavano ridendo.

«Togliti quel cazzo di giocattolo, puttanella.»

Massimo gli strappò il plug con uno schiocco bagnato. L’ano di Roberto rimase aperto, rosso, invitante. Non persero tempo. Massimo si sputò sul cazzo e glielo spinse dentro in un colpo solo, fino alle palle. Roberto urlò, un misto di dolore e piacere brutale mentre quel grosso bastone gli dilatava le pareti interne.

«Cazzo… è stretto ma ci entra tutto» ringhiò Massimo, afferrandogli i fianchi e cominciando a sbatterlo con forza. Il suono delle palle che sbattevano contro il culo di Roberto riempiva la stanza: slap, slap, slap. Il cazzo entrava e usciva, lucido di lubrificante e succhi intestinali, aprendo quel buco sempre di più.

L’amico di Massimo si mise davanti e gli infilò il suo cazzo in bocca, più spesso, più lungo, che gli deformava le guance. Roberto veniva scopato da entrambe le parti, il corpo che sbatteva avanti e indietro come una bambola gonfiabile.

«Guardalo, Fra. Questo coglione si fa inculare come una vera zoccola. Muovi il culo, Roberto, spingi indietro.»

Roberto ubbidiva, spingendo il sedere contro Massimo mentre succhiava l’altro con foga. I sapori, gli odori, i suoni: cazzo sudato, culo dilatato, saliva che colava, gemiti soffocati e risate dei due che lo umiliavano.

Poi cambiarono. L’amico si sdraiò e tirò Roberto sopra di sé, impalandolo sul suo cazzo in posizione cowgirl inversa. Il grosso glande gli aprì di nuovo l’ano con un rumore osceno. Roberto scese fino in fondo, sentendo ogni vena, ogni centimetro che gli riempiva le budella. Massimo si avvicinò e gli spinse il cazzo in bocca mentre l’amico lo sbatteva dal basso, forte, veloce, facendogli rimbalzare il culo.

«Urla, puttana. Fammi sentire quanto ti piace avere due cazzi dentro.»

Roberto urlava davvero, la voce rotta dal cazzo in gola. L’amico lo scopava senza pietà, il cazzo che entrava e usciva dal buco ormai spalancato, rosso e gonfio. Ogni spinta mandava la prostata in fiamme. Roberto aveva il cazzo duro come marmo, che gocciolava filamenti di liquido preseminale sul petto dell’altro.

Massimo lo tirò via dalla bocca e si mise dietro. Roberto capì cosa stava per succedere e tremò. Due cazzi insieme. Massimo spinse la cappella contro l’ano già occupato e, con un grugnito, entrò. Lentamente ma inesorabilmente, il secondo cazzo si fece strada accanto al primo, stirando l’ano di Roberto fino al limite.

«Aaaahhh! Cazzooo!» urlò Roberto, gli occhi spalancati, la bocca aperta in un gemito continuo.

I due iniziarono a muoversi, prima alternati poi insieme, inculandolo con spinte profonde e brutali. Il buco di Roberto era una carne rossa dilatata, che stringeva due cazzi grossi e duri. I suoni erano fradici, sporchi: schiocchi bagnati, rutti intestinali, palle che sbattevano. L’odore di sesso riempiva l’aria: sudore, lubrificante, culo aperto.

«Senti come gli si allarga, Fra? Questo è il vero uso di un finocchio come lui.»

Scopavano senza sosta, cambiando ritmo, alternando posizioni. Roberto a pecorina, poi di lato con una gamba alzata, poi di nuovo a cavalcioni. Ogni volta due cazzi gli riempivano il culo, strofinandogli la prostata fino a fargli colare sborra chiara senza nemmeno toccarsi. Urlava di piacere, la voce rauca, il corpo che tremava.

Alla fine Massimo ringhiò: «Prendi tutto, puttana.»

Entrambi vennero dentro di lui, quasi nello stesso momento. Schizzi caldi e densi che gli inondavano le budella, pompando fino all’ultima goccia. Roberto venne a sua volta, il cazzo che schizzava sul pavimento mentre il culo contratto strizzava i due cazzi ancora dentro.

Quando uscirono, il buco rimase aperto, rosso fuoco, con il seme che colava fuori in rivoli densi.

Massimo gli diede una pacca sul culo umiliato. «Bravo, Roberto. Domani ricominciamo da capo.»

E il coglioncello, con il sorriso da troia soddisfatta, non vedeva l’ora.

Lascia un commento