Racconti Piccanti
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Riempiimi, mio marito non arriva neanche vicino

Riempiimi, mio marito non arriva neanche vicino

13 Marzo 2026·6 min di lettura

Martina aveva 32 anni, un corpo scolpito da ore di palestra, con tette sode che sembravano sfidare la gravità e un culo tonico che attirava sguardi ovunque andasse. Era sposata da sei anni con Alessandro, un uomo di 35 anni, normale sotto ogni aspetto: fisico medio, pene medio, carattere medio. Non era un cattivo marito, ma ultimamente la gelosia lo divorava, anche se non aveva il coraggio di dirlo apertamente. La vacanza al mare, in un resort di lusso con spiagge dorate e acqua cristallina, doveva essere un momento di relax per entrambi, un modo per staccare dalla routine. Ma già dal secondo giorno, qualcosa era cambiato.

Martina aveva deciso di fare lezioni private di fitness in spiaggia, organizzate dall’hotel. Il suo istruttore era Nico, un trentenne abbronzato con muscoli che sembravano cesellati nella pietra e un sorriso che poteva sciogliere chiunque. Alto, sicuro di sé, aveva un’aura da seduttore naturale, di quelli che non devono nemmeno sforzarsi per attirare attenzione. Martina si era iscritta per tenersi in forma durante la vacanza, ma già dalla prima lezione, Alessandro, che osservava da lontano sotto un ombrellone, aveva notato una chimica pericolosa. Lei rideva troppo forte alle battute di Nico, si avvicinava troppo quando lui le correggeva la postura, e lui… be’, lui non toglieva mai gli occhi di dosso dal suo corpo. Alessandro si sentiva un idiota a spiare, ma non riusciva a smettere. Ogni sguardo tra i due era un pugno nello stomaco.

La tensione cresceva giorno dopo giorno. Durante le lezioni, Nico trovava sempre una scusa per toccarla: una mano sulla schiena per “guidarla”, un braccio che sfiorava il suo mentre dimostrava un esercizio. Martina, all’inizio, cercava di mantenere le distanze, ma dentro di sé sentiva un fuoco che non provava da anni. Con Alessandro il sesso era diventato meccanico, un dovere più che un desiderio. Con Nico, invece, bastava uno sguardo per farle battere il cuore all’impazzata. Si sentiva in colpa, ma quel brivido era irresistibile. Pensava: “È solo una cotta stupida, non succederà niente.” Eppure, ogni volta che Nico le sorrideva, le sue difese crollavano un po’ di più.

Una sera, dopo cena, Martina disse ad Alessandro che sarebbe andata a bere qualcosa con “un’amica dell’hotel”. Lui, con un nodo in gola, annuì, fingendo di crederle. Sapeva che non era vero. Quando lei uscì, con un vestitino leggero che le aderiva al corpo e un profumo dolce che gli rimase nelle narici, Alessandro aspettò qualche minuto e poi la seguì. Scoprì che le loro stanze, per un errore dell’hotel, avevano balconi comunicanti, separati solo da una sottile ringhiera. Si appostò al buio, col cuore che gli martellava nel petto, e vide Martina entrare nella camera di Nico.

Dentro, l’atmosfera era carica di elettricità. Nico le offrì un bicchiere di vino, ma nessuno dei due sembrava davvero interessato a bere. Si sedettero sul letto, le loro ginocchia che si sfioravano. Martina rideva nervosamente, giocherellando con una ciocca di capelli. “Sai, non dovrei nemmeno essere qui,” disse, con un tono che sembrava più un invito che un rimpianto. Nico ghignò, appoggiando una mano sulla sua coscia nuda. “E allora perché ci sei?” chiese, con una voce bassa che le fece venire i brividi. Lei non rispose, ma non spostò la mano. Lui si avvicinò, sfiorandole il collo con le labbra, e lei trattenne il fiato. Il primo bacio fu lento, quasi esitante, ma quando le loro lingue si incontrarono, ogni remora svanì.

Nico le fece scivolare una spallina del vestito, scoprendo la sua pelle abbronzata, mentre lei gli passava le mani sul petto, sentendo i muscoli tesi sotto la maglietta. Lui la tirò verso di sé, facendola sedere sulle sue gambe, e le baciò il collo, scendendo verso il seno. Martina ansimava leggermente, combattuta tra il desiderio e un vago senso di colpa che però svaniva a ogni tocco. Nico le alzò il vestito, scoprendo il bikini nero che portava sotto, e con un gesto lento le slacciò il reggiseno, lasciandolo cadere sul pavimento. I suoi seni erano perfetti, sodi, con i capezzoli già duri. Lui li sfiorò con le dita, poi li prese in bocca, succhiando piano mentre lei gli afferrava i capelli, emettendo un gemito basso.

Alessandro, dal balcone, vedeva tutto attraverso la tenda socchiusa. Il cuore gli batteva così forte che temeva lo sentissero. Avrebbe voluto urlare, rompere tutto, ma era paralizzato. E, cosa peggiore, si sentiva eccitato. Non riusciva a distogliere lo sguardo mentre Nico toglieva il resto del bikini a Martina, lasciandola nuda davanti a lui. Lei sembrava ipnotizzata, le mani tremanti mentre gli slacciava i pantaloni. Quando vide il suo cazzo, lungo e venoso, di almeno 22 centimetri, spalancò gli occhi. “Cazzo, è il più grosso che abbia mai visto,” sussurrò, con un mix di stupore e timore. Nico rise, compiaciuto, accarezzandole il viso. “Tranquilla, ci andiamo piano.”

Martina si abbassò, inginocchiandosi tra le sue gambe. Lo prese in mano, sentendo il peso e la durezza, e iniziò un pompino goffo, incapace di prenderlo tutto in bocca. La sua inesperienza con una dimensione del genere era evidente, ma Nico la guidava con una mano sulla testa, gemendo piano. “Brava, così, piano,” le diceva, mentre lei si sforzava, con le labbra strette intorno a lui e qualche conato che la faceva arrossire. Lui le accarezzava i capelli, guardandola dall’alto con un sorriso soddisfatto. L’odore di sesso iniziava a riempire la stanza, un mix di sudore e desiderio che arrivava persino al balcone dove Alessandro, nascosto nell’ombra, si era abbassato i pantaloni, masturbandosi lentamente, odiandosi per quello che provava.

Dopo lunghi minuti di preliminari, Nico la tirò su, baciandola con foga, e la fece stendere sul letto. Si posizionò sopra di lei, strofinando il cazzo contro la sua figa già bagnata. “Lo vuoi, vero?” chiese, con un ghigno. Martina annuì, mordendosi il labbro. “Sì, cazzo, lo voglio,” rispose, la voce tremante. Lui entrò piano, facendola gemere forte mentre si abituava alla sua grandezza. Ogni movimento era lento, deliberato, per farla sentire ogni centimetro. Poi la fece girare, mettendola a cavalcioni sopra di lui. Martina iniziò a cavalcarlo, prima con movimenti incerti, poi più veloci, le mani appoggiate sul suo petto per sostenersi. I suoi seni rimbalzavano a ogni spinta, e i gemiti si facevano più rumorosi. “Oh, cazzo, Nico, è troppo,” ansimava, ma non si fermava.

Lui la afferrò per i fianchi, guidandola con più forza, i loro corpi che sbattevano l’uno contro l’altro con un suono ritmico e bagnato. Poi la fece girare di nuovo, mettendola a quattro zampe sul letto. Le afferrò i fianchi con mani forti, spingendo da dietro con una potenza che la faceva urlare di piacere. “Ti piace, eh? Dimmi quanto ti piace,” ringhiò lui, dandole uno schiaffo leggero sul culo. Martina, con il viso affondato nel cuscino, gridò: “Sì, cazzo, è incredibile… riempiimi… mio marito non arriva neanche vicino!” Quelle parole colpirono Alessandro come una coltellata, ma invece di fermarsi, venne, schizzando sul pavimento del balcone, con il respiro spezzato e un misto di vergogna e piacere che lo travolgeva.

Dentro la stanza, Nico accelerò, il ritmo sempre più selvaggio, fino a quando Martina non urlò, tremando per un orgasmo che sembrava non finire mai. Lui uscì all’ultimo momento, venendo sulla sua schiena con un grugnito, mentre lei crollava sul letto, ansimante, con i capelli appiccicati al viso dal sudore. L’odore acre del sesso impregnava l’aria, e il silenzio che seguì era quasi assordante.

Martina si rivestì in fretta, senza dire molto. Nico le diede un ultimo bacio sulla fronte, con un sorrisetto. “Ci vediamo domani in spiaggia,” le disse, e lei annuì, uscendo dalla stanza con le gambe che le tremavano ancora. Quando tornò in camera sua, puzzava di sesso e sudore, ma Alessandro era già a letto, fingendo di dormire. Lei si infilò sotto le coperte senza dire una parola. Lui, però, non chiuse occhio. La notte successiva, mentre lei dormiva, non poté fare a meno di toccarla, con la mente piena di immagini di Nico e di quello che aveva visto.

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