La confessione che cambiò tutto (parte 7)
Giovanni si era accucciato nell’angolo della stanza, contro il muro freddo vicino alla finestra. Nudo, con la gabbietta che gli stringeva il sesso come una morsa inutile, aveva passato la notte a tremare tra sonno e veglia. Il tappeto gli aveva lasciato segni rossi sulle ginocchia e sulla schiena. Ogni tanto sentiva i respiri regolari di Katia e Fabio sul letto king size, i loro corpi intrecciati sotto le lenzuola, mentre lui restava lì fuori, escluso, ridotto a un’ombra.
Verso le sette del mattino Fabio si stiracchiò con un grugnito. La vescica piena dopo la notte di alcol e sesso lo spinse fuori dal letto. Era nudo, il cazzo grosso che oscillava pesante mentre camminava scalzo sul tappeto. Katia aprì un occhio, lo guardò con un sorriso pigro.
«Dove vai?»
«Devo pisciare.»
Katia si tirò su sui gomiti, i capelli arruffati, il rossetto ancora sbavato sulle labbra.
«Aspetta.»
Fabio si fermò, inarcò un sopracciglio.
Katia indicò Giovanni con il mento, ancora raggomitolato nell’angolo.
«Usa lui.»
Fabio rise piano, mezzo assonnato, ma l’idea gli piacque subito.
«Cazzo… sei seria?»
«Mai stata più seria.»
Fabio si avvicinò a Giovanni, gli diede un colpetto con il piede sulla spalla.
«Ehi, cuckold. Sveglia.»
Giovanni aprì gli occhi di scatto, confuso, il corpo dolorante. Vide Fabio in piedi sopra di lui, il cazzo a pochi centimetri dalla sua faccia.
«Apri la bocca.»
Giovanni scosse la testa, istintivamente.
«No… per favore… non…»
Fabio si chinò, prese il telefono dal comodino – lo stesso con cui Katia aveva filmato tutto la sera prima – e lo accese. Fece scorrere il dito sullo schermo, trovò il video. Lo avviò. Il suono partì basso ma chiaro: i gemiti di Katia, le risate di Fabio, la voce di Giovanni che biascicava «grazie» mentre leccava i piedi sporchi.
Fabio avvicinò lo schermo alla faccia di Giovanni.
«Guarda bene. Questo lo mando a tutti i tuoi colleghi. A Marco, a Luca, a quella segretaria che ti guarda sempre con pietà. Lo posto su WhatsApp aziendale, lo mando alla chat del gruppo calcetto. O magari lo carico anonimo su un forum e tagggo il tuo profilo LinkedIn. Vuoi vedere quanto dura il tuo lavoro dopo che tutti ti vedono leccare sperma e crema dai piedi di un altro uomo?»
Giovanni tremò. Le lacrime gli salirono agli occhi.
«Ti prego… no…»
Fabio gli afferrò i capelli, tirò la testa all’indietro.
«Allora apri. Subito.»
Giovanni cedette. Aprì la bocca, le labbra che tremavano.
Fabio si posizionò, prese in mano il cazzo e puntò. Il getto caldo partì forte, diretto in gola. Giovanni tossì, ingoiò per non soffocare, il sapore acre e salato che gli riempiva la bocca, gli colava agli angoli delle labbra. Bevve tutto, singhiozzando piano, mentre Fabio sospirava di sollievo, svuotandosi completamente.
Quando finì, Fabio si scrollò le ultime gocce sulla faccia di Giovanni.
«Bravo. Pulito e tutto.»
Katia scoppiò a ridere dal letto, una risata acuta e trionfante.
«Visto? Non era difficile.»
Si alzò nuda, si stiracchiò come una gatta soddisfatta.
«Ora vai a lavarti. Doccia fredda, denti, vestiti puliti. Esci e portaci la colazione. Cornetti, cappuccini, succo d’arancia. Due di tutto. E fai in fretta, che abbiamo fame.»
Giovanni si alzò barcollando, le gambe molli. Andò in bagno, si lavò la faccia, si sciacquò la bocca più volte, ma il sapore restava. Si vestì in fretta con i vestiti della sera prima, prese la carta di credito dal portafoglio e uscì.
Tornò venti minuti dopo con un vassoio di cartone: due cornetti alla crema, due cappuccini, due bicchieri di succo, un paio di brioche vuote. Salì le scale, bussò piano alla 412.
Nessuna risposta.
Bussò di nuovo.
Silenzio.
Provò la maniglia: la porta era socchiusa.
Entrò.
La stanza era vuota.
Il letto disfatto, lenzuola aggrovigliate, odore di sesso e sudore ancora nell’aria. Il telefono di Katia non c’era più, la borsa sparita, i preservativi usati nel cestino. Solo un biglietto sul comodino, scritto con la calligrafia nervosa di lei:
“Grazie per la colazione, cucciolo. L’abbiamo presa al bar sotto. Torna a casa e aspetta. Stasera ti mando un altro video. Baci, K.»
