Sottomesso al fidanzato della sorella (parte 4)
Luciano aveva la bocca piena di Diego. La cappella grossa gli premeva contro il palato, la lingua schiacciata di lato, il sapore salato e un po’ amaro che gli invadeva tutto. Era la prima volta che succhiava un cazzo vero, e non era come nei video: era caldo, pesante, vivo. Pulsava contro la sua lingua ogni volta che Diego respirava più forte.
All’inizio Diego era stato rude, la mano dietro la nuca che spingeva piano ma decisa. Poi, man mano che Luciano imparava a rilassare la gola, a respirare dal naso, a far scivolare le labbra su e giù senza graffiare coi denti, il tono di Diego cambiò. Non era più solo un ringhio ubriaco. Diventò più basso, più morbido, quasi dolce – ma di quella dolcezza cattiva che si riserva a una puttanella che si comporta bene.
«Brava, piccola… così… succhia piano, fai vedere quanto ti piace averlo in bocca» gli sussurrava, accarezzandogli i capelli con le dita aperte. «Guarda che bella boccuccia da pompini… tutta bagnata per me. Sei proprio nata per questo, eh?»
Luciano mugolava piano intorno al cazzo, le guance rosse, gli occhi lucidi. Ogni parola lo faceva sentire più piccolo, più esposto, più eccitato. Il suo sesso premeva dolorosamente contro i boxer, bagnato fradicio, ma non osava toccarsi. Non ancora.
Poi si sentirono i passi.
Prima solo un fruscio di suole sulla ghiaia, poi voci basse, risate soffocate. Tre ragazzi, forse quattro, che camminavano lungo il vialetto principale del parco. L’odore di erba arrivò prima di loro: dolce, pungente, che si mischiava all’odore di sesso e sudore tra le gambe di Diego.
Luciano si irrigidì, fece per staccarsi, il panico che gli saliva in gola. Ma Diego fu velocissimo: entrambe le mani gli afferrarono la testa, dita forti infilate nei capelli, e lo tenne inchiodato lì, il cazzo affondato fino a metà gola.
«Shhh» gli sussurrò all’orecchio, chinandosi appena. «Non ti muovi. Fai il bravo. Se ti tiri via adesso ti sentono.»
Luciano ebbe un conato violento. Gli occhi gli si riempirono di lacrime, il naso che colava, la gola che si contraeva spasmodicamente intorno alla cappella. Diego non mollò. Anzi, spinse un po’ di più, tenendolo fermo mentre i passi si avvicinavano.
Le voci erano vicinissime ora. Ridevano di una battuta stupida, uno tossì, un altro disse «passami il joint, cazzo». Sembravano a pochi metri. Luciano sentiva il cuore esplodergli nel petto, il terrore che si mescolava al piacere malato di essere usato così, in pubblico, senza scampo.
Diego gli accarezzava la nuca con il pollice, un gesto quasi tenero, mentre gli teneva la testa bloccata.
«Bravo… respira col naso… non fare rumore… sei la mia troietta silenziosa stasera.»
I passi si allontanarono piano piano. Le voci si spensero. Il silenzio tornò, rotto solo dal respiro affannato di Luciano e dal rumore umido della sua bocca che ancora lavorava.
Quando furono sicuri che non c’era più nessuno, Diego finalmente allentò la presa.
Luciano si staccò di scatto, tossendo forte, prendendo aria a grandi boccate. Filo di saliva gli colava dal mento. Si pulì la bocca col dorso della mano, gli occhi rossi di lacrime e rabbia.
«Sei un pezzo di merda» gli sputò, la voce rauca. «Mi hai quasi soffocato. E se ci avessero visti? Se—»
Diego rise piano, si sistemò il cazzo ancora duro nei jeans per un secondo, poi allungò la mano e gli palpò il davanti dei pantaloncini. Luciano era durissimo, il tessuto bagnato.
«Smettila di fare storie» gli disse, stringendo appena. «Tanto ti piace. Guarda come sei bagnato. Hai goduto a stare con la bocca piena mentre quelli passavano, ammettilo.»
Luciano arrossì violentemente, abbassò lo sguardo.
Diego cambiò tono di colpo. La dolcezza sparì. Tornò crudele, diretto, senza filtri.
«Adesso ascolta bene, piccola. O mi succhi il cazzo fino in fondo, mi fai venire e bevi tutta la sborra che ti sparo in gola… oppure questo cazzo non lo vedi più in vita tua. Mai. Nemmeno per sbaglio. Te lo giuro.»
Luciano lo fissò. Umiliazione pura. Rabbia. Voglia. Tutto insieme. Sentì le lacrime risalire di nuovo, ma stavolta non erano solo di vergogna. Erano anche di resa.
Senza dire niente, si mise in ginocchio tra le gambe aperte di Diego, sulla panchina fredda. Diego si slacciò di nuovo, tirò fuori il sesso gonfio, lucido di saliva.
«Apri» ordinò.
Luciano aprì. Diego gli prese la testa con entrambe le mani e iniziò a scopargli la bocca. Non piano. Non dolce. Spingeva dentro e fuori, profondo, facendogli venire conati a ogni affondo. Luciano piangeva apertamente ora, le lacrime che gli rigavano il viso, ma non si tirava indietro. Succhiava, leccava, cercava di respirare quando poteva. Le mani aggrappate alle cosce di Diego, le unghie che affondavano nei jeans.
Diego gemette forte, la voce rotta.
«Cazzo… sì… così… prendilo tutto… sei proprio una buona puttanella…»
Poi venne. Improvviso, violento. Schizzi caldi e densi gli riempirono la gola. Luciano tossì, ingoiò quello che poteva, il resto gli colò dagli angoli della bocca. Diego lo tenne lì fino all’ultima goccia, mugolando piano.
Quando finì, lo lasciò andare. Luciano rimase in ginocchio un secondo, ansimante, la bocca gonfia, il sapore di sperma ovunque.
Fece per toccarsi, la mano che scivolava verso il pacco dolorante.
Diego gli afferrò il polso.
«No» disse secco. «Non davanti a me. Non te lo meriti ancora.»
Luciano lo guardò incredulo, ferito.
Si alzarono in silenzio. Diego si accese una sigaretta, tirò una boccata lunga. Camminarono verso casa senza parlarsi. Luciano sentiva il cazzo duro pulsare a ogni passo, il sapore amaro ancora in gola, le ginocchia sporche di terra. Diego fumava tranquillo, come se niente fosse successo.
Arrivati davanti alla porta, entrarono piano. La casa era buia e silenziosa.
Luciano salì in camera sua senza dire una parola. Si buttò sul letto, ancora vestito, il sesso dolorante, la mente in subbuglio.
Pochi minuti dopo sentì i passi di Diego nel corridoio. Poi la voce bassa, supplichevole.
«Sara… amore… aprimi… dai…»
Un silenzio. Poi il rumore della chiave che girava. La porta della camera di Sara che si apriva. Un bacio bagnato, un gemito soffocato. La porta che si richiudeva.
Luciano rimase sdraiato al buio, con le mani ferme lungo i fianchi, a sentire il silenzio della casa. A sentire che Diego era tornato da lei. Che lui era solo il segreto sporco della notte.
E nonostante tutto, il suo cazzo non si ammosciava.
