Prima volta nella barchetta del lago
Era un sabato pomeriggio di fine primavera, il sole che scaldava la pelle senza bruciare, e il lago di Bracciano luccicava come una lastra di vetro. Massimo, vent’anni, capelli neri spettinati e un fisico magro ma definito da qualche partita di calcetto, aveva convinto Chiara a fare una gita fuori porta. Lei, anche ventenne, era la sua fidanzata da sei mesi: capelli castani lunghi fino alle spalle, occhi verdi che sembravano sempre un po’ diffidenti, e un corpo snello con curve appena accennate. Erano una coppia normale, di quelle che si tengono per mano al cinema e si mandano messaggini sdolcinati. Ma c’era una cosa che li accomunava oltre ai soliti baci e alle carezze: nessuno dei due aveva mai fatto sesso. Non ne parlavano spesso, ma era un pensiero fisso, un misto di curiosità e paura che aleggiava tra loro.
Quel giorno Massimo aveva portato una bottiglia di vino bianco, di quello economico che si trova al supermercato, e un plaid per sedersi sulla riva. Parcheggiarono la vecchia Panda di suo padre vicino a una spiaggetta isolata, lontano dai turisti e dalle famiglie con i bambini. “Qui stiamo tranquilli,” aveva detto lui, con un sorrisetto che nascondeva un po’ di imbarazzo. Chiara aveva annuito, stringendosi nel giubbino leggero, anche se non faceva freddo. Si sedettero sul plaid, con il lago davanti e il silenzio intorno rotto solo dal canto di qualche uccello. Aprirono la bottiglia, bevendo a canna perché avevano dimenticato i bicchieri. Il vino era freddo e pizzicava sulla lingua, e dopo qualche sorso iniziarono a ridere per stupidaggini, rilassandosi un po’.
Massimo la guardava di sottecchi. Chiara aveva le guance arrossate dal vino e dal sole, e ogni tanto si scostava i capelli dal viso con un gesto che a lui sembrava incredibilmente sexy, anche se non avrebbe saputo spiegare perché. Sentiva una specie di calore nello stomaco, che non era solo l’alcol. “Ti va di fare un giro lì vicino?” le chiese, indicando una vecchia barchetta di legno abbandonata sulla riva, a pochi metri da loro. Era un relitto, con la vernice scrostata e un po’ di muschio sulle fiancate, ma sembrava solida. Chiara alzò le spalle. “E se ci vedono?” “Chi vuoi che ci veda? Siamo in mezzo al nulla,” rispose lui, cercando di sembrare sicuro di sé. In realtà, il cuore gli batteva forte. Non sapeva bene cosa stava cercando, ma voleva stare più vicino a lei, in un posto dove nessuno li potesse interrompere.
Si alzarono, lasciando il plaid e la bottiglia mezza vuota sulla riva, e si avvicinarono alla barchetta. Massimo ci salì per primo, assicurandosi che non cedesse sotto il suo peso, poi porse la mano a Chiara. Lei esitò un attimo, guardandosi intorno, ma alla fine accettò l’aiuto e salì. Dentro c’era poco spazio, appena due assi di legno come sedili, e un odore di umido e di terra. Si sedettero uno di fronte all’altra, le ginocchia che quasi si toccavano. “Sembra di essere in un film,” disse lei, con una risatina nervosa. Massimo sorrise, ma dentro di sé pensava che avrebbe voluto baciarla subito, lì, in quel momento. Però aveva paura di sembrare troppo diretto, di farla sentire a disagio. E se lei non voleva? E se lui avesse fatto una figura da idiota? Alla fine si avvicinò un po’, sfiorandole la mano con la sua. Lei non la ritirò, ma abbassò lo sguardo, mordendosi il labbro inferiore.
“Fa un po’ caldo, no?” disse Massimo, giusto per rompere il silenzio. Chiara annuì, e lui ne approfittò per toglierle delicatamente il giubbino. Sotto portava una maglietta aderente, di un azzurro chiaro, che le metteva in risalto il seno piccolo ma tondo. Lui deglutì, sentendo un’ondata di desiderio che lo colpì dritto al basso ventre. Anche Chiara sembrava accorgersene, perché il suo respiro era un po’ più veloce. Si avvicinò a lui, quasi senza pensarci, e gli appoggiò una mano sulla coscia. Quel contatto, anche se innocente, gli fece venire la pelle d’oca. La baciò, prima piano, con le labbra che si sfioravano appena, poi più deciso, infilandole una mano tra i capelli. Lei ricambiò, un po’ goffa ma entusiasta, e il bacio diventò più profondo, con le lingue che si cercavano.
Si fermarono un attimo, ansimando. “Aspetta, e se qualcuno ci vede davvero?” sussurrò lei, guardandosi intorno. “Non c’è nessuno, te lo giuro,” rispose Massimo, con la voce un po’ roca. Non era del tutto sicuro, ma in quel momento non gli importava. La voleva, e si vedeva che anche lei lo desiderava, nonostante l’insicurezza. Si baciarono di nuovo, e lui le fece scivolare una mano sotto la maglietta, accarezzandole la schiena. La pelle di Chiara era liscia e calda, e quando le sfiorò i fianchi lei rabbrividì. “Ti piace?” le chiese, con un tono che voleva essere scherzoso ma tradiva l’eccitazione. Lei annuì, arrossendo. “Sì, ma… non so, è strano.” “Strano in senso buono, no?” insistette lui, e lei rise piano. Massimo le sollevò la maglietta, scoprendole il reggiseno bianco di cotone, semplice ma aderente. Le accarezzò il seno sopra il tessuto, sentendo i capezzoli indurirsi sotto le dita. Lei emise un piccolo gemito, coprendosi la bocca con una mano, imbarazzata.
Passarono minuti così, a esplorarsi lentamente. Lui le slacciò il reggiseno con mani tremanti, e quando lo tolse vide i suoi seni nudi, piccoli ma perfetti, con i capezzoli rosa chiaro. Li baciò, prima uno e poi l’altro, succhiandoli delicatamente mentre lei gli stringeva i capelli. “Oh, cazzo,” sussurrò Chiara, sorpresa dalla propria reazione. Massimo alzò lo sguardo, sorridendo. “Ti piace, eh?” “Zitto,” rispose lei, ma rideva. Lui scese con le mani sui suoi jeans, slacciandole il bottone con un po’ di fatica. Lei lo aiutò, abbassandosi i pantaloni fino alle ginocchia insieme alle mutandine nere. Massimo sentì il sangue pulsargli nelle tempie: era la prima volta che vedeva una ragazza così, dal vivo, e il desiderio lo stava facendo impazzire. Le accarezzò le cosce, lisce e calde, e poi si avvicinò al suo sesso, coperto da un velo di peli castani. “Posso?” chiese, con un filo di voce. Lei annuì, chiudendo gli occhi.
Con le dita la sfiorò piano, sentendo l’umidità e il calore. Chiara sussultò, stringendo le gambe d’istinto, ma poi si rilassò. Lui continuò, muovendo le dita con cautela, mentre con l’altra mano le teneva un fianco. “Dimmi se ti faccio male, ok?” le disse, serio. “No, va bene… vai piano, però,” rispose lei, con la voce che tremava. Massimo si concentrò, cercando di capire cosa le piacesse, e dopo un po’ lei iniziò a muoversi contro la sua mano, ansimando. Era un suono che lo eccitava da morire. Anche lui si tolse i jeans e i boxer, rivelando la sua erezione. Chiara lo guardò, un po’ intimorita ma curiosa. “È… normale?” chiese, e lui scoppiò a ridere. “Sì, tranquilla. Vuoi toccarlo?” Lei esitò, poi lo fece, con movimenti incerti ma che a lui fecero quasi perdere la testa.
Alla fine si sdraiarono sul fondo della barchetta, che scricchiolava sotto il loro peso. Massimo si mise sopra di lei, tenendosi sui gomiti per non schiacciarla. “Sei sicura?” le chiese, guardandola negli occhi. Chiara annuì, anche se sembrava spaventata. “Sì, ma fai piano. Non so com’è.” Lui prese un preservativo dalla tasca dei jeans – lo aveva portato più per scaramanzia che per altro – e lo infilò con mani che tremavano. Poi si posizionò tra le sue gambe, sfregandosi contro di lei per lubrificarsi un po’. L’odore del suo corpo, un misto di sudore e di eccitazione, gli riempiva i sensi. Entrò piano, sentendo una resistenza iniziale. Chiara fece una smorfia, stringendogli le spalle. “Aspetta, fa male,” disse. “Scusa, scusa,” rispose lui, fermandosi subito. Aspettò che lei gli facesse un cenno, poi continuò, spingendo con più delicatezza. Quando fu dentro del tutto, entrambi restarono immobili un attimo, ansimando. “Cazzo, è… strano,” mormorò lei. “Strano buono?” chiese lui, e lei rise.
Iniziarono a muoversi, goffi all’inizio, cercando un ritmo. Massimo si muoveva piano, attento a non farle male, mentre lei gli stringeva i fianchi con le gambe, adattandosi al suo peso. Il legno della barchetta scricchiolava a ogni spinta, e l’odore di umido si mischiava a quello dei loro corpi sudati. “Ti piace?” le chiese lui, con il respiro affannoso. “Sì, ora sì… vai un po’ più forte,” rispose lei, sorprendendolo. Lui aumentò il ritmo, sentendo il calore e la stretta intorno a sé. Chiara gemeva piano, con la testa appoggiata al legno, i capelli sparsi intorno al viso. “Cazzo, sto per venire,” disse lui, dopo un po’, con la voce roca. “Anch’io… credo,” rispose lei, stringendolo più forte. Pochi secondi dopo, Massimo si lasciò andare con un grugnito, tremando sopra di lei, mentre Chiara si inarcava con un gemito soffocato.
Rimasero sdraiati così per un po’, ansimando, con il legno freddo della barchetta sotto di loro e il suono del lago che tornava a farsi sentire. Massimo si tirò su, togliendo il preservativo con attenzione e buttandolo in un angolo, un po’ a disagio. Chiara si rivestì in fretta, arrossendo. “Beh, è andata,” disse lui, con un mezzo sorriso, cercando di sdrammatizzare. “Già,” rispose lei, guardandolo con un’espressione che era un misto di imbarazzo e soddisfazione. Nessuno dei due sapeva bene cosa dire, ma non c’era bisogno di parole in quel momento.
