Guardami mentre godo, tu non puoi
Sono Sara, ho 34 anni e, diciamocelo chiaro, sono una bella donna. Non lo dico per vantarmi, ma perché lo so: ho un corpo che attira gli sguardi, curve al posto giusto, un culo sodo che si nota anche sotto i jeans larghi. Eppure, negli ultimi anni, la mia vita sessuale è stata una merda. Sposata da dieci anni con Marco, 37 anni, un impiegato qualsiasi, timido e insicuro. A letto? Un disastro. Due minuti, qualche spinta senza fantasia e via, fine della storia. Io resto lì, frustrata, a fissare il soffitto mentre lui già russa. Ho provato a parlargli, a suggerire qualcosa di diverso, ma niente, si chiude a riccio, diventa rosso e borbotta scuse. Così ho smesso di insistere. Ma la voglia, quella non sparisce. Brucia dentro, ogni giorno di più.
Tutto è cambiato un mese fa. Ero al computer per cercare una ricetta, e per sbaglio ho aperto una scheda che Marco aveva lasciato aperta. Un forum. Non uno qualsiasi, no. Un forum di cuckold. Gente che raccontava di come si eccitava a vedere la propria donna scopata da altri. Post su post, dettagli spinti, fantasie di umiliazione. Marco non solo leggeva, ma commentava pure. Scriveva robe tipo “Vorrei vedere mia moglie con un vero uomo, uno che la fa urlare, mentre io sto lì senza poter fare niente”. Sono rimasta di sasso. Il mio Marco, quel tipo noioso che a malapena mi guarda negli occhi quando parliamo, fantasticava su ‘sta roba? All’inizio ero incazzata. Poi, però, ci ho pensato. E se gli avessi dato quello che voleva? Non per lui, sia chiaro. Per me. Per sfogarmi, per sentire finalmente qualcosa di forte, qualcosa che mi facesse tremare le gambe.
Ho iniziato piano, senza dirgli niente. Al lavoro, in ufficio, ho cominciato a flirtare coi colleghi davanti a lui. Marco a volte passa a prendermi, e io facevo apposta a ridere troppo forte alle battute di Luca, un tipo alto, muscoloso, che non si fa problemi a fare complimenti spinti. Toccavo il braccio di Luca, gli sorridevo, e vedevo Marco dall’altra parte della stanza, rosso in faccia, che spostava il peso da un piede all’altro come un ragazzino imbarazzato. Non diceva una parola, ma lo vedevo nei suoi occhi: era eccitato. E io, cazzo, mi sentivo potente. Per la prima volta dopo anni, avevo il controllo. Non ero solo la moglie frustrata, ero una donna che poteva prendersi quello che voleva.
Dopo un paio di settimane di giochetti, ho deciso di fare il passo successivo. Ho detto a Luca che avevo bisogno di “parlargli in privato” e l’ho invitato a casa. Gli ho spiegato tutto senza giri di parole: “Mio marito ha ‘ste fantasie strane, vuole vedermi con un altro. Tu ci stai a fare ‘sto gioco?”. Luca ha ghignato, mi ha guardata dalla testa ai piedi e ha detto: “Ci sto eccome. Dimmi solo quando e dove”. Ho fissato per un sabato sera. Marco non sapeva niente, gli ho solo detto di restare a casa perché avevo una sorpresa. Quando è arrivato il momento, gli ho ordinato di spogliarsi e sedersi sulla poltrona in salotto. Lui mi guardava confuso, ma obbediva. Ho tirato fuori una cintura di castità che avevo comprato online, gliel’ho messa, stringendo bene. “Non ti muovi da qui, chiaro? E non fiatare”. Poi gli ho passato due plug, uno per il culo e uno per la bocca. “Mettili. Subito”. Ha esitato, tremava, ma alla fine ha fatto come gli dicevo. Era patetico, nudo, con quella roba addosso, ma nei suoi occhi c’era una luce strana, un misto di vergogna e voglia. Sapevo che gli piaceva.
Quando Luca è arrivato, l’ho accolto con un sorriso. Era figo, cazzo, con una maglietta aderente che mostrava i muscoli delle braccia e del petto. Marco ci guardava dalla poltrona, muto, con il plug in bocca che gli impediva di parlare. Io ho preso Luca per mano e l’ho portato sul divano, proprio davanti a Marco. “Siediti qui, dai”, gli ho detto, con una voce che grondava malizia. Luca si è seduto, io mi sono messa vicino a lui, le gambe accavallate, il vestito corto che saliva sulle cosce. Ho iniziato a chiacchierare, a ridere, a toccargli il braccio, la spalla. Ogni tanto guardavo Marco, vedevo il suo sguardo fisso su di noi, il respiro corto. Mi sono avvicinata a Luca, gli ho sussurrato qualcosa all’orecchio, una cazzata qualsiasi, solo per far vedere a Marco quanto ero a mio agio. Lui ha messo una mano sulla mia coscia, l’ha stretta forte, e io ho sentito un brivido. Non era solo il gioco, era reale. Lo volevo.
Mi sono girata verso Marco, gli ho fatto un sorrisetto. “Vedi come mi tocca? Tu non l’hai mai fatto così”. Marco ha abbassato lo sguardo, ma io sapevo che stava morendo dalla voglia di guardare. Ho lasciato che la mano di Luca salisse ancora, sotto il vestito, fino a sfiorarmi le mutande. Mi sono morsa il labbro, ho chiuso gli occhi per un attimo. Era una sensazione che non provavo da anni. Forte, diretta, senza vergogna. Ma non volevo correre. Non ancora. Ho spinto via la mano di Luca, ridendo. “Aspetta, non essere così frettoloso”. Mi sono alzata, ho preso un bicchiere di vino per me e uno per lui, lasciando Marco lì, escluso da tutto. Mentre bevevo, mi sono messa a cavalcioni su Luca, proprio sul divano. Il vestito era salito, si vedevano le cosce nude. Ho sentito le sue mani sui miei fianchi, che mi stringevano con forza. Mi sono chinata verso di lui, gli ho sfiorato le labbra con le mie, ma senza baciarlo. Lo stavo stuzzicando, e allo stesso tempo facevo impazzire Marco. Lo sentivo, anche senza guardarlo, il suo respiro pesante dall’altra parte della stanza.
Dopo un po’, non ce l’ho più fatta a trattenermi. Ho baciato Luca, un bacio lungo, profondo, con la lingua che esplorava la sua bocca. Sapeva di vino e di qualcosa di maschio, un odore che mi faceva girare la testa. Le sue mani erano ovunque, sui miei fianchi, sul culo, sotto il vestito. Io mi strusciavo contro di lui, sentivo la sua erezione sotto i jeans, dura come il marmo. Ogni tanto aprivo gli occhi e guardavo Marco, che stava lì, fermo, con le mani legate dalla cintura di castità, incapace di toccarsi. “Guarda, amore”, gli ho detto con una voce carica di scherno. “Questo è un uomo vero. Senti come mi stringe”. Marco ha emesso un mugolio soffocato dal plug in bocca, e io ho riso.
Ho slacciato la cintura di Luca, gli ho abbassato i jeans e i boxer con lentezza, lasciando che Marco vedesse tutto. Quando l’ho visto, sono rimasta senza fiato. Era grosso, molto più di quanto mi aspettassi. L’ho preso in mano, sentendo il calore, la durezza. Ho iniziato a muovere la mano su e giù, lentamente, guardandolo negli occhi. Luca ha grugnito, ha messo una mano nei miei capelli e mi ha tirata verso di lui per un altro bacio. Io continuavo a toccarlo, sempre più veloce, mentre con l’altra mano mi abbassavo le mutande. Ero bagnata, cazzo, bagnata da morire. Mi sono messa sopra di lui, senza ancora farlo entrare, solo sfregandomi contro, sentendo la sua punta che premeva contro di me. Ogni movimento mi faceva tremare, mi faceva venir voglia di urlare, ma mi trattenevo. Non ancora.
“Ti piace, eh?”, ho detto a Luca, ma anche a Marco, guardandolo di sbieco. “Dimmi quanto ti piace”. Luca ha sorriso, un sorriso da stronzo sicuro di sé. “Mi fai impazzire, Sara. Dai, non farmi aspettare”. Io ho riso, mi sono sollevata un po’, ho preso il suo cazzo con una mano e l’ho guidato dentro di me, piano, molto piano. Ho sentito ogni centimetro che entrava, che mi allargava, che mi riempiva in un modo che non avevo mai provato. Ho chiuso gli occhi, ho buttato la testa indietro e ho lasciato uscire un gemito lungo, profondo. “Cazzo, quanto sei grosso”, ho detto, senza nemmeno pensare. Era vero. Mi sentivo piena, viva, finalmente.
Ho iniziato a muovermi, prima lentamente, poi sempre più veloce, cavalcandolo sul divano. Le sue mani erano sui miei fianchi, mi guidavano, mi stringevano così forte che sentivo quasi dolore, ma era un dolore che mi piaceva. Ogni spinta era un’esplosione, ogni movimento mi faceva perdere la testa. Guardavo Marco, lo vedevo tremare sulla poltrona, i suoi occhi fissi su di noi. “Guarda come mi riempie”, gli ho urlato, con una voce carica di disprezzo. “Tu non ci arrivi neanche a metà”. Lui ha chiuso gli occhi per un attimo, ma poi li ha riaperti, come se non potesse fare a meno di guardare. Io ridevo, godevo, sentivo il sudore sulla schiena, l’odore di sesso che riempiva la stanza, i rumori dei nostri corpi che sbattevano uno contro l’altro, i gemiti di Luca, i miei sospiri che diventavano urla. “Sì, cazzo, così, più forte”, gli dicevo, e lui obbediva, spingendo con una forza che mi faceva quasi male, ma era un male che volevo, che cercavo.
Siamo andati avanti così per un bel po’, cambiando posizione. Mi sono messa a quattro zampe sul divano, con il culo in aria, e Luca mi ha presa da dietro, afferrandomi i fianchi, sbattendomi con un ritmo che mi faceva girare la testa. Sentivo il suo respiro affannoso, i suoi grugniti, il rumore della sua pelle contro la mia. Io urlavo, non mi controllavo più. “Cazzo, sì, non fermarti”, gli dicevo, mentre con una mano mi toccavo, sentendo il piacere che cresceva, che mi portava sempre più in alto. Marco era a un metro da noi, lo vedevo con la coda dell’occhio, il suo corpo che tremava, le mani che si muovevano inutilmente contro la cintura. “Vieni più vicino”, gli ho ordinato, con voce dura. “Guarda da vicino come mi scopa”. Lui ha esitato, ma poi si è alzato, si è inginocchiato vicino al divano, con il plug in bocca che gli deformava la faccia. Io ho riso, un riso cattivo, mentre Luca continuava a spingere dentro di me. “Vedi? Questo è sesso, non le tue scopatine da due minuti”.
Non mi bastava. Volevo spingere Marco ancora più in fondo, farlo annegare in quella sua fantasia malata che aveva coltivato in segreto per chissà quanto tempo. Ho tirato Luca per la maglietta, facendolo chinare su di me mentre ero ancora a quattro zampe. “Diglielo tu”, gli ho sussurrato, con un tono che trasudava provocazione. “Digli come mi fai sentire”. Luca non si è fatto pregare, ha guardato Marco dritto negli occhi, con un ghigno strafottente, e ha detto: “Tua moglie è una bomba, amico. Non ho mai scopato nessuno così. Tu non sai cosa ti perdi”. Marco ha abbassato la testa, il viso rosso di vergogna, ma io vedevo il suo corpo che reagiva, il modo in cui stringeva i pugni, come se volesse liberarsi ma allo stesso tempo non potesse fare a meno di restare lì, prigioniero di quella scena. Io ho riso di nuovo, una risata forte, quasi crudele. “Hai sentito, amore? Questo è quello che succede quando un vero uomo prende il tuo posto”.
Dopo un po’, ho voluto cambiare ancora. Mi sono sdraiata sul divano, a gambe aperte, invitando Luca a venire sopra di me. Lui si è posizionato, il suo corpo massiccio che mi sovrastava, e ha ricominciato a spingere, questa volta con un ritmo più lento ma profondo, ogni movimento calcolato per farmi impazzire. Io lo guardavo negli occhi, ansimando, le mani che gli graffiavano la schiena. “Sì, così, cazzo, non ti fermare”, gli dicevo, mentre sentivo un altro orgasmo montare dentro di me, un’onda che cresceva inarrestabile. Marco era ancora inginocchiato lì accanto, così vicino che poteva vedere ogni dettaglio, ogni goccia di sudore sulla mia pelle, ogni espressione di piacere sul mio viso. “Guardami mentre vengo”, gli ho ordinato, con la voce spezzata dal piacere. “Guardami e ricordati che non sei tu a farmi sentire così”. E poi è esploso, un orgasmo che mi ha fatto urlare, il corpo che si contorceva sotto Luca, le unghie che si piantavano nella sua carne. Lui ha continuato a spingere, prolungando il mio piacere, finché non ho sentito il suo corpo irrigidirsi di nuovo, un altro grugnito profondo, un altro calore dentro di me.
Quando Luca è venuto, l’ho sentito, un calore improvviso dentro di me, un grugnito profondo che mi ha fatto rabbrividire. Io ero già venuta, due volte, con urla che probabilmente hanno sentito i vicini. Mi sono accasciata sul divano, ansimando, con il corpo che ancora tremava. Luca si è tirato fuori, si è seduto accanto a me, passandosi una mano tra i capelli sudati. Io ho guardato Marco, ancora inginocchiato lì, patetico, con gli occhi lucidi. “Vieni qui”, gli ho detto, con un tono che non ammetteva repliche. Mi sono sdraiata, ho aperto le gambe. “Lecca. Pulisci tutto”. Lui ha esitato di nuovo, ma poi ha tolto il plug dalla bocca con mani tremanti e si è chinato su di me. Ho sentito la sua lingua, timida all’inizio, poi più decisa, mentre mi leccava, pulendo il seme di Luca. Io lo guardavo dall’alto, con un sorrisetto. “Questo è l’unico modo in cui contribuisci”, gli ho detto, con voce fredda. Lui non ha risposto, continuava a leccare, e io vedevo che tremava, che avrebbe voluto toccarsi, ma non poteva. E in quel momento, ho capito che gli piaceva. Gli piaceva essere uno zero, essere umiliato, essere usato così.
Dopo, Luca si è rivestito, mi ha dato un bacio sulla fronte e mi ha detto: “Quando vuoi, sai dove trovarmi”. Io ho annuito, sorridendo. Marco era ancora lì, nudo, con la cintura che gli stringeva il cazzo, il viso sporco, gli occhi bassi. Non gli ho detto niente, non serviva. Mi sono alzata, sono andata a farmi una doccia, lasciandolo da solo in salotto. Sotto l’acqua calda, ho sorriso tra me e me. Finalmente avevo avuto quello che volevo. Un piacere vero, intenso, senza compromessi. E Marco? Be’, aveva avuto la sua fantasia. Non c’era niente da dire, niente da giudicare. Era andata così, e io sapevo che non sarebbe stata l’ultima volta. Anzi, era solo l’inizio. Nei giorni successivi, non ne abbiamo parlato. Marco evitava il mio sguardo, ma io sentivo il suo desiderio nell’aria, un’energia tesa, come se aspettasse che io facessi il passo successivo. E io lo farò, cazzo. Ho già in mente altre idee, altri modi per prendermi quello che voglio, per farlo impazzire ancora di più. Ho scoperto un lato di me che non conoscevo, un potere che non avevo mai usato. E ora che l’ho assaporato, non ho nessuna intenzione di fermarmi.
