Racconti Piccanti
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Scoparsi il passato nel garage

Scoparsi il passato nel garage

07 Marzo 2026·5 min di lettura

Sono Edoardo, ho diciannove anni e sono appena tornato a casa per una licenza di una settimana dalla leva. La caserma è un inferno, tutto regole e ordini, e io non vedevo l’ora di respirare un po’ d’aria vera, di casa. Abito in un paesino di merda, dove non succede mai niente, ma almeno qui conosco tutti. Appena arrivato, ho rivisto Federico, un amico d’infanzia. Siamo cresciuti insieme, sempre appiccicati, a fare casino per strada o a giocare a pallone nei campi. Solo che ora lui è diverso. Qualche mese fa ha fatto coming out, ha detto a tutti che gli piacciono i maschi. Non me l’aspettavo, ma non sono tipo da giudicare. Solo che… boh, mi ha fatto strano.

Ci siamo rivisti per caso al bar del paese due giorni fa. Lui mi ha sorriso, un sorriso aperto, come ai vecchi tempi. Abbiamo chiacchierato, bevuto una birra, e a un certo punto mi ha detto: “Se ti va, passa da casa mia. Magari ci fumiamo una sigaretta tranquilli”. Io ho annuito, ma dentro di me c’era qualcosa che mi rodeva. Non so, un misto di curiosità e disagio. Federico è sempre stato un bel ragazzo, con quegli occhi chiari e i capelli mossi, ma non ci avevo mai pensato in quel modo. Eppure, quella sera, mentre tornavo a casa, non facevo altro che pensarci.

Il giorno dopo, sono andato da lui. Non so bene perché. Forse perché mi sentivo solo, o perché avevo bisogno di parlare con qualcuno che mi conoscesse davvero. Siamo scesi nel suo garage, un posto sporco e incasinato, con un divanetto vecchio e puzzolente di muffa. C’erano attrezzi sparsi ovunque, una luce al neon che tremolava. Abbiamo iniziato a parlare del passato, di quando facevamo le cazzate da ragazzini. Poi, silenzio. Lui mi guardava in un modo strano, intenso. Io mi sentivo il cuore in gola, ma non riuscivo a staccare gli occhi dai suoi. “Edo, ti devo dire una cosa”, ha mormorato. “Mi sei sempre piaciuto. Sempre.” Io sono rimasto fermo, un blocco di cemento. Non sapevo che dire. Una parte di me voleva andarsene, un’altra… voleva restare.

Mi sono avvicinato, non so nemmeno come. Eravamo seduti sul divanetto, spalla a spalla. Lui ha messo una mano sulla mia gamba, piano, quasi temendo che lo spingessi via. Io non l’ho fatto. Ho sentito il calore della sua mano attraverso i jeans, e il mio stomaco si è contratto. “Fede, non so che cazzo sto facendo”, ho detto, con la voce che tremava. Lui ha sorriso appena. “Nemmeno io. Ma voglio provarci.” Si è chinato verso di me, e ci siamo baciati. Un bacio goffo, impacciato, con i denti che sbattevano e il fiato corto. Non era come con le ragazze, era diverso, più crudo, più vero. Mi sentivo confuso, ma anche eccitato. Non capivo un cazzo, ma non volevo smettere.

Abbiamo continuato a baciarci, le mani che si cercavano. Io gli ho toccato il collo, poi il petto, sotto la maglietta. Lui ha fatto lo stesso, con più decisione. Mi ha tirato verso di sé, e ci siamo sdraiati su quel divanetto del cazzo, con le molle che scricchiolavano sotto di noi. Le sue mani sono scese più in basso, sui miei fianchi, e io ho sentito un fuoco dentro. “Aspetta, Fede, non correre”, ho detto, con il respiro pesante. Lui si è fermato, mi ha guardato negli occhi. “Dimmi se vuoi smettere.” Non ho detto niente. Non potevo. Lo volevo, anche se mi spaventava.

Si è inginocchiato davanti a me, tra le mie gambe. Ha aperto la zip dei miei jeans con una calma che mi ha fatto impazzire. Io ero duro come il marmo, e lui lo ha notato. Ha sorriso, un sorriso da stronzo che sapeva cosa stava per fare. Mi ha tirato fuori, e quando ha iniziato a leccare, ho chiuso gli occhi. Non avevo mai provato niente del genere. La sua bocca era calda, bagnata, e si muoveva piano, con una lingua che sembrava sapere esattamente cosa fare. Mi succhiava la punta, poi scendeva più giù, prendendomi tutto. Io guardavo il soffitto del garage, con quelle macchie di umidità, e gemevo come un idiota. “Non l’avevo mai fatto… oddio… Fede, cazzo, continua…” Lui non si fermava, mi stringeva le cosce con le mani, e io sentivo che stavo per esplodere. Ma non volevo, non ancora. Lo volevo dentro di me, o io dentro di lui, non lo so.

Gli ho messo una mano sulla testa, l’ho fermato. “Aspetta, voglio provare… voglio scoparti.” Lui mi ha guardato, sorpreso, poi ha annuito. Si è tolto i pantaloni, mostrando un corpo magro ma definito, con qualche pelo sul petto. Io ero nervoso, non avevo idea di cosa fare. Lui si è sdraiato sul divanetto, a pancia in giù, con un cuscino sotto i fianchi per alzare il culo. “Vai piano, ok? Usa la saliva, non abbiamo altro.” Io ho fatto come diceva, ho sputato sulle dita, ho provato a prepararlo. Tremavo, e lui gemeva piano, un suono che mi faceva impazzire. Poi mi sono messo sopra di lui, tenendomi con le mani ai braccioli del divanetto. Ho spinto, piano, ma era stretto, troppo. “Cazzo, Fede, fa male?” ho chiesto, con la voce rotta. “Un po’, ma vai avanti. Piano.” Ho continuato, entrando poco alla volta, sentendo ogni centimetro. Era caldo, strettissimo, e io sudavo come un maiale. L’odore del garage, di olio e polvere, si mischiava al nostro, un misto di sudore e sesso. Finalmente ero tutto dentro, e ho iniziato a muovermi, goffo, senza ritmo. Lui si lamentava sotto di me, ma mi incitava: “Così, Edo, cazzo, spingi.” Io spingevo, sempre più forte, con il fiato corto e i muscoli che bruciavano. Ogni colpo era un’esplosione, sentivo il suo corpo che si contraeva sotto di me, i nostri gemiti che riempivano quel buco di garage. Alla fine, non ce l’ho fatta più. Sono venuto dentro di lui, con un verso che sembrava un ringhio, e sono crollato sulla sua schiena, ansimando.

Siamo rimasti così per un po’, senza dire niente. Poi mi sono tirato su, mi sono rivestito, e lui ha fatto lo stesso. Non c’era imbarazzo, non so perché. Ci siamo guardati, abbiamo sorriso. “È stato strano, ma… bello”, ho detto, grattandomi la nuca. Lui ha riso. “Già. Se vuoi, possiamo rifarlo.” Io ho annuito, senza pensarci troppo. Non so cosa succederà domani, ma ora come ora, mi va bene così. Ho voglia di rivederlo, di rifare tutto. E per ora mi basta questo.

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