Racconti Piccanti
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Un pomeriggio al fiume

Un pomeriggio al fiume

28 Marzo 2026·8 min di lettura

Mattia, un ragazzo di 24 anni con un fisico scolpito da ore di palestra e un sorriso un po’ sfrontato, non aveva mai pensato che un incontro casuale potesse portarlo a tanto. Il giorno prima, mentre sollevava pesi in una palestra di quartiere, aveva incrociato lo sguardo di Luca, un tipo di 28 anni, più robusto, con spalle larghe e un’aria da spaccone che non passava inosservata. Luca gli aveva fatto un cenno, un mezzo sorriso, mentre asciugava il sudore con un asciugamano. “Ehi, ti alleni bene, vuoi un consiglio per la schiena?” aveva detto, rompendo il ghiaccio. Mattia, che non rifiutava mai un’occasione per fare due chiacchiere, aveva annuito, e in dieci minuti erano passati dai discorsi sui sollevamenti alle battute spinte, con Luca che gli lanciava occhiate che non lasciavano molto spazio all’immaginazione.

“Domani vai da qualche parte? Magari ci si vede per un giro,” aveva buttato lì Luca, mentre si infilava la felpa. Mattia, che non aveva piani se non starsene a casa a scrollare il telefono, aveva risposto con un’alzata di spalle. “Boh, potrei fare un salto al fiume, c’è un posto tranquillo dove si sta bene.” Luca aveva ghignato. “Perfetto, ci sto. Portati il costume, o anche no.” La battuta era stata accompagnata da una strizzata d’occhio che aveva fatto arrossire Mattia, anche se aveva cercato di nasconderlo con una risata.

Il giorno dopo, verso le tre del pomeriggio, si erano ritrovati al parcheggio vicino al fiume, un tratto isolato dove la gente non passava quasi mai. Mattia era arrivato in maglietta e bermuda, con un asciugamano buttato sulla spalla. Luca era già lì, appoggiato alla macchina, con una birra in mano e un paio di pantaloncini aderenti che lasciavano poco all’immaginazione. “Ce l’hai fatta, pensavo mi tirassi un bidone,” aveva detto, porgendogli una lattina fredda. Mattia aveva riso, scuotendo la testa. “Nah, non sono uno che scappa. E poi, mi sa che qui ci si diverte.”

Si erano incamminati lungo un sentiero sterrato fino a una piccola radura vicino all’acqua, un angolo nascosto da cespugli e alberi bassi. Avevano steso gli asciugamani e si erano seduti, sorseggiando le birre e chiacchierando di cazzate. Luca non perdeva occasione per lanciare frecciatine, con quel tono mezzo serio mezzo scherzoso che faceva battere il cuore di Mattia un po’ più forte. “Sai, non sembri il tipo che si fa problemi,” aveva detto a un certo punto, guardandolo dritto negli occhi. Mattia aveva sentito un calore salirgli alla testa, ma aveva fatto il duro. “Dipende. Tu sembri uno che parla tanto, ma poi?” Luca aveva riso, una risata profonda, e si era avvicinato di un passo, posandogli una mano sulla gamba. “Poi vediamo chi parla di più, no?”

Mattia aveva deglutito, sentendo la mano di Luca stringere appena sopra il ginocchio. Non c’era più spazio per le battute, l’aria si era fatta densa, carica di una tensione che entrambi sapevano come sarebbe finita. “Fatti sotto, allora,” aveva mormorato Mattia, con un mezzo sorriso che nascondeva il cuore che gli martellava nel petto. Luca non se l’era fatto dire due volte. Si era chinato verso di lui, avvicinando il viso, e in un attimo le loro labbra si erano sfiorate, un bacio breve ma deciso, che sapeva di birra e sudore. Mattia aveva sentito un brivido corrergli lungo la schiena, ma non si era tirato indietro. Anzi, aveva ricambiato con più foga, lasciando che la lingua di Luca esplorasse la sua bocca senza remore.

In pochi secondi, le mani di Luca erano già sotto la maglietta di Mattia, accarezzandogli il torso con movimenti decisi, quasi possessivi. “Cazzo, sei proprio tonico,” aveva grugnito, mentre gli sollevava la stoffa per togliergliela del tutto. Mattia aveva riso, un po’ imbarazzato ma eccitato da morire. “Pure tu non scherzi, eh.” Non aveva neanche finito di parlare che Luca gli aveva già slacciato i bermuda, facendoli scivolare giù insieme agli slip. Mattia era rimasto nudo davanti a lui, con il cazzo già mezzo duro che spuntava senza vergogna. Luca aveva fatto un fischio basso, un ghigno sul viso. “Porca troia, non perdi tempo.”

Senza aggiungere altro, Luca si era tirato giù i pantaloncini, mostrando un uccello già pronto, grosso e teso, che aveva fatto spalancare gli occhi a Mattia. “Cazzo, e tu parli di me?” aveva detto, con una risata nervosa. Luca gli aveva afferrato una mano, portandola sul suo membro, e aveva stretto, guidandolo in un movimento lento ma deciso. “Tocca un po’, vediamo se sai fare.” Mattia non si era fatto pregare, stringendo con forza e iniziando a muovere la mano su e giù, sentendo la pelle liscia e calda sotto le dita. Luca aveva emesso un gemito basso, chiudendo gli occhi per un attimo, prima di tornare a guardarlo con un’espressione che non ammetteva esitazioni.

“Girati,” aveva ordinato, con un tono che non lasciava spazio a discussioni. Mattia aveva sentito un’ondata di adrenalina, ma non aveva protestato. Si era messo a quattro zampe sull’asciugamano, con il culo esposto e il cuore che gli batteva all’impazzata. Luca si era posizionato dietro di lui, sputandosi sulle dita per inumidirle prima di passarle tra le natiche di Mattia. “Rilassati, ci penso io,” aveva detto, con una voce roca che tradiva l’eccitazione. Mattia aveva annuito, cercando di respirare a fondo, mentre sentiva un dito scivolare dentro di lui, lento ma deciso. “Cazzo,” aveva borbottato, stringendo i denti per il mix di disagio e piacere che gli faceva girare la testa.

Luca non aveva perso tempo, aggiungendo un secondo dito e iniziando a muoverli con più decisione, allargandolo con una pazienza che nascondeva a malapena la voglia di andare oltre. “Ti piace, eh? Lo sento che ti stai sciogliendo,” aveva detto, con una risata bassa. Mattia aveva mugugnato qualcosa di incoerente, troppo concentrato a gestire le sensazioni che gli esplodevano dentro. Ogni movimento di Luca sembrava accendere un fuoco, e quando le dita si erano ritirate, lasciando un senso di vuoto, Mattia aveva quasi protestato. Ma non aveva avuto il tempo di parlare, perché subito dopo aveva sentito la punta del cazzo di Luca premere contro di lui, dura e insistente.

“Ci siamo, pronto a farti sfondare per bene?” aveva chiesto Luca, con un tono che era più un’affermazione che una domanda. Mattia aveva annuito, stringendo l’asciugamano tra le mani. “Fallo, cazzo, non sto qui ad aspettare.” Luca non aveva bisogno di altri incoraggiamenti. Con un movimento lento ma inesorabile, aveva iniziato a spingere, entrando dentro di lui centimetro dopo centimetro. Mattia aveva emesso un gemito strozzato, sentendo il bruciore iniziale trasformarsi in un piacere profondo e travolgente. “Porca puttana, sei stretto da paura,” aveva ringhiato Luca, afferrandogli i fianchi con forza mentre si spingeva più a fondo.

Una volta dentro, Luca aveva iniziato a muoversi, prima con spinte lente e profonde, poi sempre più veloci, trovando un ritmo che faceva tremare Mattia sotto di lui. Ogni affondo sembrava colpire un punto che gli mandava scariche di elettricità lungo tutto il corpo, facendolo ansimare senza controllo. “Cazzo, continua così, non fermarti,” aveva rantolato Mattia, con la voce spezzata dal piacere. Luca aveva riso, un suono gutturale e soddisfatto, mentre gli dava una pacca sul culo che aveva risuonato nell’aria. “Tranquillo, non mi fermo finché non urli.”

Le spinte erano diventate sempre più violente, un assalto che Mattia accoglieva con gemiti sempre più forti, incapace di contenere quello che provava. Il suono dei loro corpi che si scontravano, il respiro affannoso di Luca, tutto si mescolava in una sinfonia oscena che li isolava dal mondo. Mattia sentiva il suo cazzo pulsare, duro e trascurato, sfregando appena contro l’asciugamano sotto di lui. Aveva provato a toccarsi, ma Luca gli aveva bloccato la mano con un grugnito. “No, ci penso io. Aspetta il tuo turno.”

Con un movimento rapido, Luca lo aveva fatto girare, mettendolo sulla schiena con le gambe sollevate. “Voglio guardarti in faccia mentre ti scopo,” aveva detto, con un sorriso predatorio, prima di rientrare in lui con una spinta secca che aveva strappato un urlo a Mattia. Da quella posizione, ogni movimento sembrava ancora più intenso, ogni affondo lo colpiva in un modo che lo faceva impazzire. Luca si era chinato su di lui, baciandolo con foga, mordendogli il labbro mentre continuava a pompare senza sosta. Mattia si aggrappava alle sue spalle, sentendo i muscoli tesi sotto le dita, completamente perso in quella tempesta di sensazioni.

“Cazzo, sto per venire,” aveva ansimato Luca dopo qualche minuto, con il respiro corto e il sudore che gli colava sulla fronte. Mattia aveva annuito, incapace di parlare, mentre sentiva il piacere montare dentro di lui come una marea. Con un’ultima serie di spinte brutali, Luca aveva raggiunto l’orgasmo, riempiendolo con un gemito profondo che sembrava un ruggito. Mattia aveva sentito il calore dentro di sé, un’esplosione che lo aveva portato oltre il limite. Senza neanche toccarsi, era venuto a sua volta, schizzando sul proprio stomaco con un’intensità che lo aveva lasciato senza fiato.

Per qualche istante, erano rimasti così, ansimanti e sfiniti, con Luca ancora sopra di lui, il peso del suo corpo un conforto strano ma piacevole. Poi, con una risata roca, Luca si era tirato indietro, dandogli un’altra pacca leggera sul culo. “Cazzo, sei stato da urlo. Altro che palestra, questo sì che è un allenamento.” Mattia aveva riso, passandosi una mano tra i capelli bagnati di sudore. “Porca troia, non me l’aspettavo così. Mi sa che domani non cammino.”

Si erano rivestiti con calma, scambiandosi battute e sguardi che dicevano più di mille parole. Il sole cominciava a calare, tingendo il fiume di riflessi dorati, ma nessuno dei due aveva fretta di andarsene. “Ci rivediamo, no?” aveva chiesto Luca, con un tono che era più un ordine che una domanda. Mattia aveva ghignato, annuendo. “Cazzo, sì. Ma la prossima volta tocca a te stare sotto, chiaro?” Luca aveva riso, alzando le mani in segno di resa. “Vedremo, stronzo. Vedremo.” E con quella promessa, erano tornati verso il parcheggio, già pensando a cosa sarebbe successo al prossimo incontro.

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